Ci si ferma affannati, arrabbiati, frustrati dalla nostra vita.
Si respira a fatica, i respiri piu' profondi sono solo sospiri di malinconia, di accettazione di un destino che non ci appartiene ma che si ' incollato a noi e non si riesce a staccarsi di dosso; pesante come un cappotto bagnato, filamentoso e silenzioso come la nostra ombra alla sera, implacabile come le lancette dell orologio che avanzano come zombie, lenti ma inarrestabili.
E allora socchiudiamo gli occhi, sfogliamo le riviste di gossip, clicchiamo sui diari degli altri, ci perdiamo dietro filmati di you tube, di you porn in una ossessione che vuole cancellare il nostro presente, richiamando un mondo diverso, un mondo nuovo, una nuova vita, in cui poter sistemare tutti gli errori e riniziare da capo.
Una seconda possibilita', perche' per come stanno le cose adesso ormai e' troppo tardi...
O magari un miracolo, un gratta e vinci, un principe azzurro, una fata.
E vediamo gia' il nostro destino segnato finalmente aprirsi ad un nuovo mondo di opportunita' di felicita', di gioia, di esperienze felici ed appaganti.
Poi si riaprono gli occhi e nella penombra della nostra esistenza riprendiamo le nostre croci e ripartiamo stanchi e spenti.
I piu' evoluti oltre a sognare cercano la meditazione, la trascendenza dalla identificazione, si immaginano nelle mille vite reincarnate, i piu' fedeli si immaginano a giocare a cuscinate sulle nuvole del paradiso.
Ma questa e' una allucinazione del nostro pensiero, solo il pensiero riesce a concepire il tempo e con esso si sposta nel futuro la nostra felicita' epicurea e psicologica.
Ma c'e' solo uno strumento che annulla il tempo, annulla il futuro, il passato ed anche il presente: e' l'azione.
Ogni nostra azione compiuta per nostra completa libera scelta e' un atto di eternita'.
Attenzione spesso ci meravigliamo di compiere azioni e scelte che non sono razionali, non sono esattamente quello che vorremmo.
Ma queste azioni arrivano direttamente dalla nostra parte nascosta e non le riconosciamo come nostre, ma se una scelta, un gesto, un'azione viene compiuta non puo' essere di una nostra parte nascosta ma anzi e' ben visibile.
E' il nostro pensiero, le nostre regole che non la riconoscono.
Cosi' come non viene riconosciuta l'enorme grado di possibilita' di cambiare in ogni momento il nostro mondo, anzi spesso l'opportunita' reale viene disattesa perche' preferiamo essere infelici in qualcosa che e' noto, che e' conosciuto, che diciamo che ci appartiene e che e' in noi invece di respirare nuove opportunita', nuove felicita' perche' a noi non sono conosciute, non ci appartengono, in verita' le etichettiamo come sogni e le impacchettiamo nel pensiero del futuro, invece di compierle adesso e compiendole, agendole facendole diventare realta'.
Insomma una profezia che si autoavvera, ovvero uno schema di comportamento che ci fa restare nella sofferenza.
Non possiamo cambiare le cose, ovvero dovremmo essere maghi per poterle cambiare, ma possiamo fare una cosa molto piu' facile: ampliare le nostre possibilita', riconoscendo che quello che non conosciamo in verita' non lo ri-conosciamo ma esiste esattamente nello stesso istante insieme a quello che conosciamo.
Quello che non conosciamo non esiste, ma quello che conosciamo esiste eccome ed e' nella nostra possibilita' ri-conoscerlo, ovvero conoscere di nuovo, conoscere come nostra possibilita':
se conosciamo una possibile vita di soddisfazioni vuol dire che ci appartiene tanto quanto una vita di sofferenza e dobbiamo sforzarci, questo si, di riconoscerla, di agirla, di renderla eterna.
Cerca nel blog
venerdì 2 maggio 2014
lunedì 14 aprile 2014
Lo stronzo quotidiano
Una delle cose che nessuno puo' negare in ogni parte del mondo e' di conoscere uno stronzo.
Per stronzo si intende proprio quella persona che come il cosidetto escremento si considera un rifiuto da cui volersi allontanare il prima e il piu' lontano possibile.
Ma il vero stronzo e' esattamente quello quando avverte questo tentativo di discarica e si appropingua con tutte le sue meschinita' e i comportamenti che noi odiamo.
E lo stronzo, ovviamente sottintendo con stronzo sia la figura maschile che femminile senza distinzione sessista, tanto piu' non e' desiderato tanto piu' impesta la nostra vita.
Calma, tappiamoci il naso e tiriamo un bel respiro.
Innanzitutto da dove esce fuori? Siamo sicuri che in qualche modo non abbiamo legato con questo stronzo in passato? No, no mai, anzi si e' ben chiarito di mantenere le distanze; in fondo come potrebbe essere altrimenti lo stronzo lui e' completamente diverso da noi, proprio un'altro mondo, un'altra mentalita'.Ma scherziamo! non ci possono essere dubbi che una persona del genere sia uno stronzo.
In fatti anche parlando con i colleghi, gli amici, i conoscenti, confermano tutti lo stesso fatto: e' proprio uno stronzo! certo ogni tanto qualcuno spezza una lancia a suo favore ma lo fa solo per fare dispetto a me, e' ovvio.
Si cerca di espellerlo dal cerchio piu' ristretto con la stessa potenza con cui si cerca di espellerlo da dentro di noi e solo quando lo vediamo isolato sentiamo una chiara soddisfazione.
Certo non si puo' negare che qualche atteggiamento da parte nostra sia stato esagerato ma e' tutto pienamente giustificato da uno stronzo del genere.
Che fa finta di non capire, che non rispetta minimamente le nostre esigenze.
E' un egoista alla ennessima potenza: tutto gli e' dovuto e quello che non gli e' dovuto perche' comunque non darglielo? Cosi' ragiona lo stronzo.
Infatti spesso il piu' grande stronzo e' il capo che comanda come fosse un gerarca senza pensare che ognuno di noi ha una vita, una dignita'... pensa solo ai suoi sentimenti, nel caso di uno stronzo in una relazione affettiva: non fa mai nulla per me, e' un egoista, ogni volta che gli chiedo qualcosa non la fa e se la fa la fa sbuffando e facendomela pesare.
Ah e poi da quando l ho lasciato? capirai sempre a chiamare, messaggi, un assillo continuo il maledetto.
E quell altro stronzo del barista? col suo sorrisino che non batte lo scontrino e intasca ed intasca.E quell altro stronzo in televisione? coi soldi nostri a dire tutte quelle cavolate?
E quello stronzo incredibile al governo???? Chissa se e' piu' stronzo quello o quello dell opposizione?? E quello stronzo del padreterno che si fa sempre e solo i cazzi suoi???
E il prete? E liciogelli?? elaP2? PSI PRI??
Ma con tutti sti stronzi va a finire che siamo in un mondo di merda???
E come mai siamo finiti in un mondo di merda se noi non siamo stronzi????
....No? Vogliamo farla finita di pensare di cavarcela con un po' di zucchero a velo?
Per stronzo si intende proprio quella persona che come il cosidetto escremento si considera un rifiuto da cui volersi allontanare il prima e il piu' lontano possibile.
Ma il vero stronzo e' esattamente quello quando avverte questo tentativo di discarica e si appropingua con tutte le sue meschinita' e i comportamenti che noi odiamo.
E lo stronzo, ovviamente sottintendo con stronzo sia la figura maschile che femminile senza distinzione sessista, tanto piu' non e' desiderato tanto piu' impesta la nostra vita.
Calma, tappiamoci il naso e tiriamo un bel respiro.
Innanzitutto da dove esce fuori? Siamo sicuri che in qualche modo non abbiamo legato con questo stronzo in passato? No, no mai, anzi si e' ben chiarito di mantenere le distanze; in fondo come potrebbe essere altrimenti lo stronzo lui e' completamente diverso da noi, proprio un'altro mondo, un'altra mentalita'.Ma scherziamo! non ci possono essere dubbi che una persona del genere sia uno stronzo.
In fatti anche parlando con i colleghi, gli amici, i conoscenti, confermano tutti lo stesso fatto: e' proprio uno stronzo! certo ogni tanto qualcuno spezza una lancia a suo favore ma lo fa solo per fare dispetto a me, e' ovvio.
Si cerca di espellerlo dal cerchio piu' ristretto con la stessa potenza con cui si cerca di espellerlo da dentro di noi e solo quando lo vediamo isolato sentiamo una chiara soddisfazione.
Certo non si puo' negare che qualche atteggiamento da parte nostra sia stato esagerato ma e' tutto pienamente giustificato da uno stronzo del genere.
Che fa finta di non capire, che non rispetta minimamente le nostre esigenze.
E' un egoista alla ennessima potenza: tutto gli e' dovuto e quello che non gli e' dovuto perche' comunque non darglielo? Cosi' ragiona lo stronzo.
Infatti spesso il piu' grande stronzo e' il capo che comanda come fosse un gerarca senza pensare che ognuno di noi ha una vita, una dignita'... pensa solo ai suoi sentimenti, nel caso di uno stronzo in una relazione affettiva: non fa mai nulla per me, e' un egoista, ogni volta che gli chiedo qualcosa non la fa e se la fa la fa sbuffando e facendomela pesare.
Ah e poi da quando l ho lasciato? capirai sempre a chiamare, messaggi, un assillo continuo il maledetto.
E quell altro stronzo del barista? col suo sorrisino che non batte lo scontrino e intasca ed intasca.E quell altro stronzo in televisione? coi soldi nostri a dire tutte quelle cavolate?
E quello stronzo incredibile al governo???? Chissa se e' piu' stronzo quello o quello dell opposizione?? E quello stronzo del padreterno che si fa sempre e solo i cazzi suoi???
E il prete? E liciogelli?? elaP2? PSI PRI??
Ma con tutti sti stronzi va a finire che siamo in un mondo di merda???
E come mai siamo finiti in un mondo di merda se noi non siamo stronzi????
....No? Vogliamo farla finita di pensare di cavarcela con un po' di zucchero a velo?
giovedì 10 aprile 2014
Guancia a guancia
Quando ci si sente affiatati con qualcuno un gesto simpatico e' quello di mettersi guancia a guaincia come se in quel momento si fosse dei gemelli.
Due parti di un insieme unico e in effetti tutto il nostro stesso corpo e' a' specchio, tanto che spesso la bellezza viene calcolata, se possibile, come una simmetria fra la parte destra e sinistra del viso e del corpo, certamente mister universo e le gare di body building tengono in considerazione, fra i vari fattori, anche quello della simmetria fra la parte destra e sinistra del corpo.
Ed il luogo per eccellenza della simmetria e che assume notevoli significati in tutta la storia e' il culo.
Il principe dei significati e'quello sessuale, dato che gli uomini primitivi, come gli animali, avevano il contatto diretto col culo della partner durante il rapporto sessuale.
Con fianchi larghi per la presa prima e per la gestazione dopo.
E secondo alcune statistiche anche molte donne scelgono l'uomo in base ai glutei che sono fra i muscoli piu' grandi del corpo e quindi danno i dea di uomini forte vigorosi per il rapporto prima e per la sicurezza fisica poi.
E questi sono i richiami antichi mischiati ancora nelle nostre cellule e di cui non possiamo non tenerne conto.
Il bello e' che il culo rientra in una vasta raccolta di modi di dire:
non mi prendere per il ... (non mi dileggiare)
mi rode il .... (sono nervoso)
me lo stanno mettendo nel.... (si sta subendo una truffa)
culo... (omosessuale)
rotto in ... (omosessuale in tono dispregiativo)
adesso ti rompo il ... (minaccia di aggressione violenta)
parati il ... (proteggiti)
culo e camicia (due persone sempre insieme)
hai un gran ...(persona molto fortunata).
Insomma tutto sommato andando su altri piani da li' escono anche escono i nostri rifiuti, che sono un concime per la terra, un canale che collega la nostra interiorita' alla terra e mentre con la meditazione andiamo in nuove dimensioni dal nostro culo si verifica la connessione con il nostro mondo, certo serve anche la bocca per alimentarsi.
Insomma un circuito in cui il mondo esterno attraverso la nostra bocca ci alimenta e tramite il nostro culo chiude il cerchio di contatto.
Se tutto fluisce allora l energia aumenta, ma se qualcosa non va l energia del mondo si sottrae e entriamo in quello stato di scarsa lucentezza, di pesantezza, svogliatezza e magari di apatia. E comunque nel rapporto con la nostra defecazione abbiamo uno specchio del rapporto col il nostro mondo.
Quindi il culo diventa un centro importante di relazione con gli altri ed il mondo...
E come diceva Freud il tipo anale ha certe caratteristiche diverse dal tipo orale o fallico sulla base di come e' il suo rapporto con la defecazione sviluppato da bambino.
E la sua importanza e' confermata inoltre dalla tecnica di tortura ed uccisione dell impalamento che, pare, venga usata fin dagli antichi egizi per punire reati gravissimi.
E richiamando il concetto di fortuna, molto legato al culo vorrei inoltre ricordare che Le fonti antiche affermano che esistevano due statue della Dea Fortuna: una di bronzo dorato e una di marmo bianco, nella posa di allattare Giove bambino. Questo sottolinea il lato Primigenio della Dea, come antica Grande Madre da cui tutti gli Dei provengono.
Due parti di un insieme unico e in effetti tutto il nostro stesso corpo e' a' specchio, tanto che spesso la bellezza viene calcolata, se possibile, come una simmetria fra la parte destra e sinistra del viso e del corpo, certamente mister universo e le gare di body building tengono in considerazione, fra i vari fattori, anche quello della simmetria fra la parte destra e sinistra del corpo.
Ed il luogo per eccellenza della simmetria e che assume notevoli significati in tutta la storia e' il culo.
Il principe dei significati e'quello sessuale, dato che gli uomini primitivi, come gli animali, avevano il contatto diretto col culo della partner durante il rapporto sessuale.
Con fianchi larghi per la presa prima e per la gestazione dopo.
E secondo alcune statistiche anche molte donne scelgono l'uomo in base ai glutei che sono fra i muscoli piu' grandi del corpo e quindi danno i dea di uomini forte vigorosi per il rapporto prima e per la sicurezza fisica poi.
E questi sono i richiami antichi mischiati ancora nelle nostre cellule e di cui non possiamo non tenerne conto.
Il bello e' che il culo rientra in una vasta raccolta di modi di dire:
non mi prendere per il ... (non mi dileggiare)
mi rode il .... (sono nervoso)
me lo stanno mettendo nel.... (si sta subendo una truffa)
culo... (omosessuale)
rotto in ... (omosessuale in tono dispregiativo)
adesso ti rompo il ... (minaccia di aggressione violenta)
parati il ... (proteggiti)
culo e camicia (due persone sempre insieme)
hai un gran ...(persona molto fortunata).
Insomma tutto sommato andando su altri piani da li' escono anche escono i nostri rifiuti, che sono un concime per la terra, un canale che collega la nostra interiorita' alla terra e mentre con la meditazione andiamo in nuove dimensioni dal nostro culo si verifica la connessione con il nostro mondo, certo serve anche la bocca per alimentarsi.
Insomma un circuito in cui il mondo esterno attraverso la nostra bocca ci alimenta e tramite il nostro culo chiude il cerchio di contatto.
Se tutto fluisce allora l energia aumenta, ma se qualcosa non va l energia del mondo si sottrae e entriamo in quello stato di scarsa lucentezza, di pesantezza, svogliatezza e magari di apatia. E comunque nel rapporto con la nostra defecazione abbiamo uno specchio del rapporto col il nostro mondo.
Quindi il culo diventa un centro importante di relazione con gli altri ed il mondo...
E come diceva Freud il tipo anale ha certe caratteristiche diverse dal tipo orale o fallico sulla base di come e' il suo rapporto con la defecazione sviluppato da bambino.
E la sua importanza e' confermata inoltre dalla tecnica di tortura ed uccisione dell impalamento che, pare, venga usata fin dagli antichi egizi per punire reati gravissimi.
E richiamando il concetto di fortuna, molto legato al culo vorrei inoltre ricordare che Le fonti antiche affermano che esistevano due statue della Dea Fortuna: una di bronzo dorato e una di marmo bianco, nella posa di allattare Giove bambino. Questo sottolinea il lato Primigenio della Dea, come antica Grande Madre da cui tutti gli Dei provengono.
mercoledì 2 aprile 2014
Valsalva
In palestra li riconosci subito quelli che veramente fanno sul serio: li riconosci dai muscoli che portano con baldanza ed orgoglio ma sopratutto dal respiro.
Trattengono il respiro, compensano lo sforzo con il respiro "idraulico" o compensazione di Valsalva. Un trattenimento del respiro con riempimento dell addome, e con la laringe e l'ano perfettamente sigillati (come da descrizione di Wikipedia).
Secondo alcuni studi questa respirazione aumenta la pressione sanguigna a livelli enormi e crea condizioni critiche per distacco della retina, infarto etc etc.
Eppure cosi' l'aria gonfia il nostro corpo come una macchina idraulica che sposta la massa dei pesi su e giu' per ogni centimetro per ogni vittoria per ogni aumento del limite.
L'abbiamo fatto tutti nella vita, ogni volta che abbiamo dovuto compensare le salite e le discese in aereo o in auto, quando otturando l orecchio cercavamo tappandoci il naso di liberarlo dalla pressione esterna.
E quanta pressione riusciamo a sopportare? quanto peso riusciamo a muovere come dei piccoli muletti da magazzino? Quanto possiamo gonfiarci?
Come possiamo usare il nostro respiro come un carburante per i nostri esercizi fisici?
Come possiamo usare il nostro respiro nelle nostre giornate?
Ci sono enciclopedie su come respirare, non posso darvi nessuno spunto se non quello di ricordarci di farlo....
Si si certo, anche se ci dimentichiamo per fortuna lui va avanti lo stesso.
Ma infatti oggi possiamo ricordarci di respirare nuovamente, profondamente.
Ogni percorso di conoscenza inizia con il nostro respiro, osservandolo, modificandolo, giocandoci un po' per sentire le differenze tra i tipi di respirazione.
Ne' troppo ne' poco, con tempi diversi fra ispirazione ed espirazione, giocando un po' con la apnea fra l espirazione totale e il tempo di riniziare l inspirazione, cercando l'ispirazione.
Appunto, come il piu' grande inventore della storia, un nostro contemporaneo Dr. Nakamats.
Fa proprio cosi' si immerge nella sua piscina in apnea e cerca nel momento con minore ossigeno di entrare in uno stato alterato di coscienza che lo ha portato alle 4 lauree e oltre 3000 brevetti.
Possiamo anche rinunciare ad allungare a dismisura la nostra apnea, ma di certo proprio il respiro, l'unica cosa che la la differenza tra la vita e la morte si nasconde qualche segreto.
Riprendiamo il nostro repiro, puo' farci sballare piu' e meglio di droghe penose, anche senza arrivare a praticare il respiro olotropico, riprendiamoci il nostro respiro per inspirare qualche fiore se riusciamo a stare lontano da qualche smog, riprendiamoci il nostro respiro per lenire la nostra ansia, riprendiamo il nostro respiro per rientrare in sintonia tra quello che e' fuori di noi e quello che e' dentro, con l energia: pare che qualcuno possa vivere senza cibo ma solo respirando correttamente.
Con il naso, con la bocca, con i polmoni, il diaframma, possiamo danzare con il nostro respiro, possiamo fare yoga, liberare i chakra, sentire il battito del cuore, parlare, cantare, meditare, colpire, godere e rimanere senza fiato di fronte alla meraviglia.
Trattengono il respiro, compensano lo sforzo con il respiro "idraulico" o compensazione di Valsalva. Un trattenimento del respiro con riempimento dell addome, e con la laringe e l'ano perfettamente sigillati (come da descrizione di Wikipedia).
Secondo alcuni studi questa respirazione aumenta la pressione sanguigna a livelli enormi e crea condizioni critiche per distacco della retina, infarto etc etc.
Eppure cosi' l'aria gonfia il nostro corpo come una macchina idraulica che sposta la massa dei pesi su e giu' per ogni centimetro per ogni vittoria per ogni aumento del limite.
L'abbiamo fatto tutti nella vita, ogni volta che abbiamo dovuto compensare le salite e le discese in aereo o in auto, quando otturando l orecchio cercavamo tappandoci il naso di liberarlo dalla pressione esterna.
E quanta pressione riusciamo a sopportare? quanto peso riusciamo a muovere come dei piccoli muletti da magazzino? Quanto possiamo gonfiarci?
Come possiamo usare il nostro respiro come un carburante per i nostri esercizi fisici?
Come possiamo usare il nostro respiro nelle nostre giornate?
Ci sono enciclopedie su come respirare, non posso darvi nessuno spunto se non quello di ricordarci di farlo....
Si si certo, anche se ci dimentichiamo per fortuna lui va avanti lo stesso.
Ma infatti oggi possiamo ricordarci di respirare nuovamente, profondamente.
Ogni percorso di conoscenza inizia con il nostro respiro, osservandolo, modificandolo, giocandoci un po' per sentire le differenze tra i tipi di respirazione.
Ne' troppo ne' poco, con tempi diversi fra ispirazione ed espirazione, giocando un po' con la apnea fra l espirazione totale e il tempo di riniziare l inspirazione, cercando l'ispirazione.
Appunto, come il piu' grande inventore della storia, un nostro contemporaneo Dr. Nakamats.
Fa proprio cosi' si immerge nella sua piscina in apnea e cerca nel momento con minore ossigeno di entrare in uno stato alterato di coscienza che lo ha portato alle 4 lauree e oltre 3000 brevetti.
Possiamo anche rinunciare ad allungare a dismisura la nostra apnea, ma di certo proprio il respiro, l'unica cosa che la la differenza tra la vita e la morte si nasconde qualche segreto.
Riprendiamo il nostro repiro, puo' farci sballare piu' e meglio di droghe penose, anche senza arrivare a praticare il respiro olotropico, riprendiamoci il nostro respiro per inspirare qualche fiore se riusciamo a stare lontano da qualche smog, riprendiamoci il nostro respiro per lenire la nostra ansia, riprendiamo il nostro respiro per rientrare in sintonia tra quello che e' fuori di noi e quello che e' dentro, con l energia: pare che qualcuno possa vivere senza cibo ma solo respirando correttamente.
Con il naso, con la bocca, con i polmoni, il diaframma, possiamo danzare con il nostro respiro, possiamo fare yoga, liberare i chakra, sentire il battito del cuore, parlare, cantare, meditare, colpire, godere e rimanere senza fiato di fronte alla meraviglia.
lunedì 24 marzo 2014
Il mutaforme
Ho incontrato il dio Proteo, era appena nato e correva giu' dalla montagna verso il suo stato di lago di Corbara.
Ero nella forra di Prodo e l'ho visto: "Lo vedrete mutare parvenza, e assumere quante sian sulla terra; e in acqua cangiarsi e in rutilo fuoco."
Ma questo dio astuto che conosce presente passato e futuro non svela mai la sua intera saggezza. Egli rispondera' solo alla domanda rivoltagli, e cio' che rivelera' sara' grande o meschino, secondo il tenore della domanda.
E Proteo viene sempre rappresentato sopra la materia, e per interrogare la sua conoscenza bisogna imprigionarlo mentre si trasforma in ogni cosa.
Perche' nella materia scavata dall acqua si ritrova il presente il passato ed il futuro.
E si possono avere le risposte alle proprie paure.
Del vuoto, del profondo, del punto di non ritorno, degli altri, del freddo, della corrente, della forza dell acqua che schiaffeggia e modella la materia, che scava la montagna enorme.
Sono quasi tutte insieme le nostre paure e, come nella nostre mitologie e nelle nostre fiabe,
si trasformano da amichevoli in trappole senza scampo, in errori sacrificali da compiere nel nostro percorso.
Percorriamo la materia seguendo il flusso delle emozioni e veniamo travolti dal flusso dell acqua impetuoso, instancabile, a momenti placido a momenti violento.
Ma sopratutto possiamo agire sulla materia.
Il principio che la non forma puo' agire sulla forma e' intorno a noi.
E' il mondo onirico della forra che rispecchia il cosmo.
E se la forma e' apparenza, se la paura e' apparenza, imprigionarla ci da la risposta alle nostre paure: cortocircuiti mentali, distrazioni dall essenza, dal vaticinio Proteo che va oltre la apparenza alla materia primigenia.
Un incontro difficile da fare cosi' intensamente.
Forse un emozione come incontrare le opere del plasmatore di pietra Gaudi'.
Una materia inerte che pero' viene accarezzata, ammorbidita, scavata dalla corrente.
E' una allegoria del nostro mondo interiore che e' una rappresentazione del mondo esteriore.
Non piu' forma ma materia.
Perdendo la forma si arriva alla materia, possiamo cambiarla con i nostri ruoli, possiamo specchiare le nostre etichette nella societa' e cerchiamo di nuove e di originali ma cambiando le nostre forme arriviamo alla conoscenza di Proteo.
Possiamo farlo facendoci guidare dalle nostre domande piu' sonore ed importanti.
Calatevi anche voi lungo i fiumi della vita: si vivranno avventure straordinarie, mutando tutte le forme possibili, incontrandole o vivendole ed andando oltre verso la materia prima.
Ero nella forra di Prodo e l'ho visto: "Lo vedrete mutare parvenza, e assumere quante sian sulla terra; e in acqua cangiarsi e in rutilo fuoco."
Ma questo dio astuto che conosce presente passato e futuro non svela mai la sua intera saggezza. Egli rispondera' solo alla domanda rivoltagli, e cio' che rivelera' sara' grande o meschino, secondo il tenore della domanda.
E Proteo viene sempre rappresentato sopra la materia, e per interrogare la sua conoscenza bisogna imprigionarlo mentre si trasforma in ogni cosa.
Perche' nella materia scavata dall acqua si ritrova il presente il passato ed il futuro.
E si possono avere le risposte alle proprie paure.
Del vuoto, del profondo, del punto di non ritorno, degli altri, del freddo, della corrente, della forza dell acqua che schiaffeggia e modella la materia, che scava la montagna enorme.
Sono quasi tutte insieme le nostre paure e, come nella nostre mitologie e nelle nostre fiabe,
si trasformano da amichevoli in trappole senza scampo, in errori sacrificali da compiere nel nostro percorso.
Percorriamo la materia seguendo il flusso delle emozioni e veniamo travolti dal flusso dell acqua impetuoso, instancabile, a momenti placido a momenti violento.
Ma sopratutto possiamo agire sulla materia.
Il principio che la non forma puo' agire sulla forma e' intorno a noi.
E' il mondo onirico della forra che rispecchia il cosmo.
E se la forma e' apparenza, se la paura e' apparenza, imprigionarla ci da la risposta alle nostre paure: cortocircuiti mentali, distrazioni dall essenza, dal vaticinio Proteo che va oltre la apparenza alla materia primigenia.
Un incontro difficile da fare cosi' intensamente.
Forse un emozione come incontrare le opere del plasmatore di pietra Gaudi'.
Una materia inerte che pero' viene accarezzata, ammorbidita, scavata dalla corrente.
E' una allegoria del nostro mondo interiore che e' una rappresentazione del mondo esteriore.
Non piu' forma ma materia.
Perdendo la forma si arriva alla materia, possiamo cambiarla con i nostri ruoli, possiamo specchiare le nostre etichette nella societa' e cerchiamo di nuove e di originali ma cambiando le nostre forme arriviamo alla conoscenza di Proteo.
Possiamo farlo facendoci guidare dalle nostre domande piu' sonore ed importanti.
Calatevi anche voi lungo i fiumi della vita: si vivranno avventure straordinarie, mutando tutte le forme possibili, incontrandole o vivendole ed andando oltre verso la materia prima.
lunedì 17 marzo 2014
Tanti tanti auguri
In genere si fanno gli auguri di buone feste, di buon anno, di felicita' eccetera.
Ma vorrei mettere a fuoco gli auguri e dargli molta piu' importanza di quella che spesso hanno: non ti piacerebbe ricevere gli auguri ogni giorno? Forse dopo un po di stuferemmo ma di certo fra un augurio ed un malaugurio non avremmo dubbi a scegliere.
Eppure per poter ricevere tutti gli auguri che meritiamo abbiamo bisogno solo di una piccola, grande cosa: un tempio...
Si forse esagero un po'... ma mi piace farlo perche' esagerando ci si ritrova in posti nuovi:
"...il tempio e' un posto dedicato agli dei e gli antichi etruschi avevano uno o piu' augure che in uno spazio preciso, il tempio appunto, interpretava i segni degli dei sulle decisioni GIA' prese dagli uomini...".
Abbiamo colto questa sottile differenza?
Cioe' oggi ci si rivolge all'avvocato al commercialista al dottore allo psicologo al maestro al coach al prete e invece un tempo ci si rivolgeva direttamente agli dei!
Ma non solo ci si rivolgeva agli dei ma questi ci rispondevano anche!!!
Superstizione? Magia? Suggestione? Empiaggine?
Da wikipedia, Augure:
Il compito degli auguri era quello di trarre auspicia dall'osservazione del volo, del comportamento e del verso degli uccelli per capire se gli dèi approvavano o no l'agire umano sia nell'ambito pubblico che in quello privato, sia in pace che in guerra (auspicia deriva da aves specere, cioè "osservare gli uccelli"). L'augure non doveva predire quale fosse la cosa migliore da fare, ma solo se un qualcosa su cui si era già deciso incontrasse o meno l'approvazione divina.[4]
L'arte degli auguri era chiamata augùrio o auspìcio. L'àugure, come insegna, aveva un bastone ricurvo a forma di punto interrogativo: il lituo.
Niente tavole della legge? Niente Bibbie, Corano, Vangelo? Accidenti che mancanza di regole. No adesso per fortuna ogni religioso sa bene quello che si puo' e quello che non si puo' fare, ogni cittadino modello ha un bel codice civile che si puo' studiare e addirittura ci sono i religiosi piu' religiosi che leggono le regole meglio degli altri e i giudici che battono martelli.
Tu di chi hai bisogno? Ci facciamo un tempio? piccolo, segreto, magari un ermo colle, magari il colle Palatino, dove nacque Roma e dove Romolo uccise Remo dopo aver cercato deciso di essere lui l' unico e trovato i segni degli dei al suo piano.
Possiamo dire che ha sbagliato? Possiamo dire che e' solo leggenda?
E noi quando scriviamo la nostra laggenda? Segnamo il nostro tempio:
una stanza, un quaderno, un luogo dove poter osservare i nostri auspici e tornare a parlare con gli dei, nascosti ai nostri occhi dai mercanti del tempio, scacciamoli, riprendiamo il nostro tempio per riprendere le nostre forze piu' vitali, le nostre decisioni piu' profonde in cui possiamo anche sfidare gli dei se ci sentiamo abbastanza forti.
O rinunciare anche alle nostre idee, ma ritrovando un dialogo interiore che puo' essere comunicazione con gli dei ma sempre e certamente dopo aver deciso: non chiediamo il confronto prima di decidere, questo e' solo una corrosione di tempo e forza.
Decidiamo e chiediamo parere agli dei, chiediamo i loro auguri e se invece ci malediranno sapremo che dovremo essere ancora piu' forti.
Io oggi inizio a costruire il mio tempio: il mio rettangolo nel cielo e domani andro' a cercare gli auguri degli dei e dopodomani continuero' a costruirlo. Ettu'?
Ma vorrei mettere a fuoco gli auguri e dargli molta piu' importanza di quella che spesso hanno: non ti piacerebbe ricevere gli auguri ogni giorno? Forse dopo un po di stuferemmo ma di certo fra un augurio ed un malaugurio non avremmo dubbi a scegliere.
Eppure per poter ricevere tutti gli auguri che meritiamo abbiamo bisogno solo di una piccola, grande cosa: un tempio...
Si forse esagero un po'... ma mi piace farlo perche' esagerando ci si ritrova in posti nuovi:
"...il tempio e' un posto dedicato agli dei e gli antichi etruschi avevano uno o piu' augure che in uno spazio preciso, il tempio appunto, interpretava i segni degli dei sulle decisioni GIA' prese dagli uomini...".
Abbiamo colto questa sottile differenza?
Cioe' oggi ci si rivolge all'avvocato al commercialista al dottore allo psicologo al maestro al coach al prete e invece un tempo ci si rivolgeva direttamente agli dei!
Ma non solo ci si rivolgeva agli dei ma questi ci rispondevano anche!!!
Superstizione? Magia? Suggestione? Empiaggine?
Da wikipedia, Augure:
Il compito degli auguri era quello di trarre auspicia dall'osservazione del volo, del comportamento e del verso degli uccelli per capire se gli dèi approvavano o no l'agire umano sia nell'ambito pubblico che in quello privato, sia in pace che in guerra (auspicia deriva da aves specere, cioè "osservare gli uccelli"). L'augure non doveva predire quale fosse la cosa migliore da fare, ma solo se un qualcosa su cui si era già deciso incontrasse o meno l'approvazione divina.[4]
L'arte degli auguri era chiamata augùrio o auspìcio. L'àugure, come insegna, aveva un bastone ricurvo a forma di punto interrogativo: il lituo.
Niente tavole della legge? Niente Bibbie, Corano, Vangelo? Accidenti che mancanza di regole. No adesso per fortuna ogni religioso sa bene quello che si puo' e quello che non si puo' fare, ogni cittadino modello ha un bel codice civile che si puo' studiare e addirittura ci sono i religiosi piu' religiosi che leggono le regole meglio degli altri e i giudici che battono martelli.
Tu di chi hai bisogno? Ci facciamo un tempio? piccolo, segreto, magari un ermo colle, magari il colle Palatino, dove nacque Roma e dove Romolo uccise Remo dopo aver cercato deciso di essere lui l' unico e trovato i segni degli dei al suo piano.
Possiamo dire che ha sbagliato? Possiamo dire che e' solo leggenda?
E noi quando scriviamo la nostra laggenda? Segnamo il nostro tempio:
una stanza, un quaderno, un luogo dove poter osservare i nostri auspici e tornare a parlare con gli dei, nascosti ai nostri occhi dai mercanti del tempio, scacciamoli, riprendiamo il nostro tempio per riprendere le nostre forze piu' vitali, le nostre decisioni piu' profonde in cui possiamo anche sfidare gli dei se ci sentiamo abbastanza forti.
O rinunciare anche alle nostre idee, ma ritrovando un dialogo interiore che puo' essere comunicazione con gli dei ma sempre e certamente dopo aver deciso: non chiediamo il confronto prima di decidere, questo e' solo una corrosione di tempo e forza.
Decidiamo e chiediamo parere agli dei, chiediamo i loro auguri e se invece ci malediranno sapremo che dovremo essere ancora piu' forti.
Io oggi inizio a costruire il mio tempio: il mio rettangolo nel cielo e domani andro' a cercare gli auguri degli dei e dopodomani continuero' a costruirlo. Ettu'?
lunedì 10 marzo 2014
Si puo' fare la scarpetta?
Mio nonno mi diceva sempre di non farla quando qualche ospita veniva a trovarci.
Eppure era il boccone piu' prelibato di qualsiasi pranzo luculliano e vario.
E' un senso di piena soddisfazione, e' un punto di arrivo di qualsiasi sensazione piu' naturale eppure pulire il piatto e' spesso considerato come un senso di appetito antico, mai sopito, e' sintomo di non aver mangiato abbastanza e chissa' quando ricapitera'...
E fare le scarpe? E' come fare la scarpetta? Un desiderio di andare oltre la propria portata? Il proprio piatto e quindi di prendere qualcosa che, in genere, e' nel piatto di un altro?
Un tempo per andare al lavoro bisognava andarci a piedi e avere le scarpe permetteva di arrivarci prima e meglio e quindi le scarpe erano il nostro passaporto per la sopravvivenza.
E quindi ancora adesso quando possiamo cerchiamo di fare le scarpe.
Ovviamente possiamo farle solo a chi e' vicino a noi, tanto vicino da potergliele rubare mentre dorme...
Dobbiamo usare la nostra scaltrezza, la nostra sagacia e ogni artefizio per poter prendere le scarpe di un altro e farle nostre e nonostante questo il gesto e' vissuto sempre come un tradimento da chi lo subisce e con un piccolo senso di colpa per chi lo effettua.
E' come un Esau' vendiamo il nostro diritto al regno per un piatto di lenticchie.
Per un piatto di lenticchie facciamo le scarpe a chi ci e' vicino.
Giusto o sbagliato poco importa e certo non posso essere io a dirlo ma di certo considero la competizione come una evoluzione della schiavitu'.
La competizione nasce su una base di scarsita', e' quando si compete per la vita si sa che il piu' forte sopravvive ma questa ansia esistenziale di sopravvivenza quanto ci ha fatto rinunciare a riconoscere che spesso non serve rubare le scarpe, che anzi cooperando i risultati possono essere molto maggiori di qualsiasi competizione individulista.
Si puo' essere i migliori e forse si puo' dedicare ogni respiro ad essere il migliore, il piu' forte, ma spesso per farlo si cerca di essere unici e si rimane soli e tristi.
Oppure iniziare a godere dei propri successi, iniziare a godere degli insuccessi altrui.
E passare da una scarpetta colle dita unte ad un nuovo piatto da ingozzare.
Possiamo scegliere in ogni momento di fare la scarpetta e goderci la nostra razione o di fare le scarpe per nuovi piatti prelibati da mangiare ancora.
Fermiamoci un secondo a riflettere e poi facciamo la nostra scelta ma ricordandoci che e' solo e semplicemente una scelta e non un obbligo, non una necessita'.
Scarpe o scarpetta?
Eppure era il boccone piu' prelibato di qualsiasi pranzo luculliano e vario.
E' un senso di piena soddisfazione, e' un punto di arrivo di qualsiasi sensazione piu' naturale eppure pulire il piatto e' spesso considerato come un senso di appetito antico, mai sopito, e' sintomo di non aver mangiato abbastanza e chissa' quando ricapitera'...
E fare le scarpe? E' come fare la scarpetta? Un desiderio di andare oltre la propria portata? Il proprio piatto e quindi di prendere qualcosa che, in genere, e' nel piatto di un altro?
Un tempo per andare al lavoro bisognava andarci a piedi e avere le scarpe permetteva di arrivarci prima e meglio e quindi le scarpe erano il nostro passaporto per la sopravvivenza.
E quindi ancora adesso quando possiamo cerchiamo di fare le scarpe.
Ovviamente possiamo farle solo a chi e' vicino a noi, tanto vicino da potergliele rubare mentre dorme...
Dobbiamo usare la nostra scaltrezza, la nostra sagacia e ogni artefizio per poter prendere le scarpe di un altro e farle nostre e nonostante questo il gesto e' vissuto sempre come un tradimento da chi lo subisce e con un piccolo senso di colpa per chi lo effettua.
E' come un Esau' vendiamo il nostro diritto al regno per un piatto di lenticchie.
Per un piatto di lenticchie facciamo le scarpe a chi ci e' vicino.
Giusto o sbagliato poco importa e certo non posso essere io a dirlo ma di certo considero la competizione come una evoluzione della schiavitu'.
La competizione nasce su una base di scarsita', e' quando si compete per la vita si sa che il piu' forte sopravvive ma questa ansia esistenziale di sopravvivenza quanto ci ha fatto rinunciare a riconoscere che spesso non serve rubare le scarpe, che anzi cooperando i risultati possono essere molto maggiori di qualsiasi competizione individulista.
Si puo' essere i migliori e forse si puo' dedicare ogni respiro ad essere il migliore, il piu' forte, ma spesso per farlo si cerca di essere unici e si rimane soli e tristi.
Oppure iniziare a godere dei propri successi, iniziare a godere degli insuccessi altrui.
E passare da una scarpetta colle dita unte ad un nuovo piatto da ingozzare.
Possiamo scegliere in ogni momento di fare la scarpetta e goderci la nostra razione o di fare le scarpe per nuovi piatti prelibati da mangiare ancora.
Fermiamoci un secondo a riflettere e poi facciamo la nostra scelta ma ricordandoci che e' solo e semplicemente una scelta e non un obbligo, non una necessita'.
Scarpe o scarpetta?
Iscriviti a:
Post (Atom)






