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domenica 29 marzo 2015

Un coach al giorno

Leva il Muccino di torno. Si hanno fatto un film sulla figura del "formatore" del motivatore, del guru o di come ognuno lo voglia chiamare. Insomma della figura fuori degli schemi occidentali del maestro di turno.
Dai tempi della newage a quella della crisi del sistema ci sono state persone che hanno segnalato la loro capacita' di risolvere i problemi e quindi di risolvere la vita propria e degli altri.
Ognuno sbandierando con personalita' e carisma la propria ricetta.
Alcune risuonano di piu' con le nostre idee e le nostre speranze, altre sembrano piu' lontane dalla nostra idea di felicita' ma di certo tutte sembrano possibili e realizzabili.
Ed ecco che le scuole di ricercatori di coscienze, di spiritualisti, alternativi, aspiranti maghi, sfigati sociali, si rivolgono a centri in cui sventola la bandiera della conoscenza.
Una bandiera come quella dei pirati che navigano a vista e tutti li sfuggono tanne quelli che vogliono andare oltre le barriere convenzionali della propria vita.
Ma puo' essere un errore cambiare bandiera per sfuggire alla vecchia bandiera del conformismo che non ci soddisfa appieno.
Puo' essere una rivoluzione a meta' che ci smonta le nostre ultime sicurezze senza per questo realizzare il sogno di potenza della propria personalita' che e' quella che ognuno cerca.
Ovvero un diritto alla felicita' ed alla comprensione della propria persona nella sua integralita' anche quella piu' originale ed unica.
E questo spesso accade perche' i nuovi centri di ricerca sono veramente interessati a te ed alla tua storia e quindi ti si ascolta e ti si accompagna verso una piena consapevolezza dei propri diritti.
Ma e' nel momento della risalita verso la propria determinazione che si scopre la nuova ragnatela di credenze e di nomenclature e di regole altre che permeano la nostra nuova consapevolezza.
E si riparte alla ricerca del nuovo guru e del nuovo maestro.
E fin qui tutto bene ma, secondo me, il punto di svolta e' nella domanda da porre ai maestri che si incontrano:
cosa fare e' quello che si chiede ma la domanda giusta e' come fare.
Perche' nessuno puo' indicarti cosa se non per manipolare la tua vita ma di certo ogni maestro puo' dirti come fare perche' sicuramente il metodo puo' essere uno strumento valido anche se poi va personalizzato per le esigenze di ognuno.
E poi parliamoci chiaro noi stiamo cercando proprio il maestro piu' importante: noi stessi.
La nostra storia, la nostra scoperta, la nostra realta', il nostro progredire (o regredire).
La figura del coach e' quella piu' bella ed ambita in ognuno di noi che abbiamo partecipato ad ogni forma di formazione extraufficiale.
Perche' se abbiamo un valore nel nostro pensiero questo ce lo da l'etichetta del nostro studio classico.
E se invece abbiamo fatto strade alternative di conoscenza la possibilita' di dire agli altri quello che devono fare, il fatto di avere ragione apriori e' un desiderio troppo bruciante per il nostro ego per non poterlo coltivare.
Quindi chiudiamo le orecchie ed apriamo gli occhi: seguiamo i nostri maestri e cerchiamone di nuovi ma seguiamoli per quello che fanno non per quello che dicono; spesso corrisponde e spesso no.
Ma prendiamo l'esempio delle azioni di chi stimiamo e seguiamole e cerchiamo di riprodurle se ci piacciono.
Le parole sono le azioni per i nostri pensieri, ma le azioni fisiche e reali sono l'espressione della nostra umanita' nella manisfestazione piu' divina di intervento nel e con il mondo.
Se vogliamo seguire dei maestri facciamo quello che fanno loro, se siamo in grado di farlo, se ci piace, se ci interessa.
Facciamoci indicare come fare le cose non le cose da fare, queste scegliamole noi e se non sappiamo cosa fare ancora meglio possiamo iniziare da subito.
Quale sara' la tua prossima azione?

domenica 15 marzo 2015

Sassolino nella scarpa

Uno degli esercizi piu' significativi fatti con il Maestro Menconi nel Blaster del Favaretto e' stato quello di mettere una noce sotto un piede nudo e di provare s muoverla e muoversi.
Dopo qualche minuto la piante del piede diventava sensibile e elastico e ricettivo in modo incredibile.
Camminiamo in scarpe che torturano e offendono i nostri piedi con la scusa di proteggerli, finendo cosi' per lasciarli strumenti solo di locomozione perdendo invece il contatto con la terra e i nostri sensi.
Mi piacerebbe camminare di piu' a piedi nudi per rimettere i piedi per terra...
Ma voglio soffermarmi sull altra parte della mia esperienza: quella della noce sotto il piede.
Che e' una esperienza che sara' capitata a tutti sotto forma di sassolino dentro la scarpa.
Fastidio, magari microscopico, eppure che raccoglie ogni nostra attenzione senza lasciarci fare il nostro percorso con la massima tranquillita', ad onore del piedequindi effettivamente sensibile, nonostante tutto.
E cosi' mi sono ricordato di una piccola magia, di cui non ricordo l'autore, ma che ho seguito ed ha funzionato.
Non mettere un sasso nella scarpa ma metterlo in tasca.
C'e' tutto il mondo della cristalloterapia con milioni di consigli e suggerimenti sulla scelta della pietra giusta ma questo ognuno puo' divertirsi e usare il mondo minerale, dovrebbe funzionare anche quel principio.
Ho scelta una pietra nera e l ho "programmata", ovvero quell oggetto reale doveva rappresentare la mia volonta', la mia azione, la mia direzione, ma non in modo generico, ma un obiettivo perfettamente stabilito e deciso ed immaginato e vissuto piu' volte nella mia immaginazione richiamando ogni sensazione ed emozione possibile ed immaginabile che avessi potuto vivere raggiungendo quell'obiettivo.
Non voglio dire che ha funzionato, sicuramente e' importante, ma la cosa piu' importante e' stata che io ogni mattina mettessi quella pietra in tasca e nel farlo e nel tastarlo durante il giorno avessi associato il mio desiderio.
Per me la scoperta piu' importante non e' stata quella di avere un desiderio e di realizzarlo ma il fatto che e' di una differenza enorme ricordarselo ogni giorno ed anche piu' volte al giorno.
Non voglio dire che basta questo, anzi, ma voglio dire che questo puo' essere il primo passo ed il secondo e' quello di farlo ogni giorno: di ricordare i nostri desideri, i nostri obiettivi, i nostri sogni.
Non possiamo non fare nulla per i nostri sogni se ce li portiamo appresso ogni giorno, vivi e solidi come un sasso nella tasca ed un emozione immaginata e vissuta che ci sta aspettando.
Ricordo ai polemici che il desiderio deve essere realizzabile e sopratutto riguardare la nostra azione:
per esempio possiamo decidere di amare una persona ma non che questa ci ami, anche se anche in questo possiamo sviluppare la nostra seduzione.
Non possiamo avere una intenzione che sia al di fuori della nostra volonta'.
Gli esercizi di volonta' sono inoltre esercizi che Gurdjeff insegnava nella sua scuola:
quella di agire per uno scopo in un preciso momento e senza un motivo.
Sembra un esercizio banale, ma e' un esercizio ed un allenamento all azione.
E' un esercizio di determinazione stupida e puerile eppure che ha reali difficolta' nello svolgersi.
Ma se impariamo a fare qualcosa di cui non ci importa, di cui non abbiamo nessun reale vantaggio ne' concreto ne' emotivo cosa potremmo fare quando la nostra volonta' incontra i nostri sogni?




domenica 8 marzo 2015

Numeri irrazionali

Ho sempre invidiato quelli bravi in matematica, che per me invece e' sempre stata troppo pignola e precisina per i miei gusti ribelli e sopratutto per la pigrizia mentale.
Non sono mai stato preciso ed il fatto che la matematica sia il fondamento del mondo e delle scoperte tecnologiche mi ha sempre lasciato all angolino dei romantici dell ineffabile verbo.
In teoria li ho studiati i numeri irrazionli insieme a tutti gli altri ed ad un bel po' di matematica ma sempre con risultati scarsi.
Ma oggi voglio vendicarmi un po': ma davvero ha senso parlare di numeri irrazionali?
Per non parlare dei numeri trascendentali...
Certo matematici da ogni parte del mondo possono usare i numeri per dimostrare come gira il mondo ma voglio richiamare e fissare la bandiera sul territorio sconosciuto dell irrazionalita' e della sua contraddizione in termini.
Per misurare il cerchio non possiamo essere precisi ma abbiamo bisogno del pi greco che e' un numero irrazionale.
La base della simmetria e e del rapporto delle cose del mondo, e del nostro corpo, e' dato dalla mitica sezione aurea che e' anch' esso un numero irrazionale.
E quindi siamo fregati: possiamo far viaggiare astronavi spaziali e mandare sonde e pilotarle su Marte; possiamo costruire macchine e robot e fare cose impensabili in molti romanzi di fantascienza ma nonostante questo abbiamo quel brividino di lontananza dalla verita' certa ed assoluta.
Come un gioco di prestigio abbiamo tutto sotto controllo eppure ci sfugge qualcosa.
Ho scoperto che quella grande mente che ha scoperto l'infinito matematico alla fine e' stato ricoverato in manicomio...
Dove e' andata a finire la sua mente per non comunicare piu' con noi con lo stesso linguaggio?
Tanto da diventare malato ed estraneo al mondo stesso?
I numeri sono magici, conoscerli e saperli manovrare e' davvero esperienza per grandi menti eppure anche loro si fermano sconfitti di fronte alla grandezza del mondo, della vita, di tutto.
Forse davvero bisogna diventare folli per diventare saggi.
Approssimiamo le nostre conoscenze e la nostra vita perche' andare oltre significa perdere i riferimenti che abbiamo ed a questo forse nessuno di noi e' veramente preparato.
Anche se e' il sogno di ogni giovane marmotta e casalinga disperata: rompere la certezza della quotidianita'.
Ma il mistero ci circonda sornione, sghignazzando delle nostre potenze terrene e tecnologiche e spesso noiose e compulsive.
Tanto e' vero che ci ritroviamo in cicli di insoddisfazione dopo aver fatto le stesse cose per ore e giorni e mesi ed anni.
Passati nella penombra della grotta platonica degli ideali, con qualche rara scintilla.
Fregati dalla scienza, fregati dalle certezze culturali, dalle comodita' borghesi e dagli orgasmi fisici.
Possiamo viverli sapendo che c'e' un oltre ed un diverso, che forse il risultato esatto non e' solo uno, che le nostre scelte possono essere irrazionali e non per questo sbagliate.

domenica 1 marzo 2015

Gelato al cioccolato

Dolce un po salato recita la canzone cantata da Pupo e scritta da Malgioglio per il suo amore nordafricano.
E cadiamo nel doppiosenso piu' puerile eppure di successo universale quello dell amore che e' dolce ed anche salato, in cui gli opposti si uniscono e si realizzano immagini altamente pornografiche insieme.
E quindi il linguaggio che parla in modo semplice dei sentimenti e che richiama il sesso funziona sempre, anche nelle canzoni di pupo ma realizzando un cortocircuito perche' e' una canzone omosessuale e nello stesso momento universale.
Si passa nella strettoia della visione dualistica che crea il conflitto binario che ognuno di noi conosce: gay si o gay mai.
E si rientra nelle sterili polemiche di una sessualita' allontata, disprezzata o compresa ed accettata con riserva ma in entrambi i casi di certo sopravvalutata.
Ovvero ci si perde l intera storia dell umanita' e delle sue battaglie e si ritorna ad una mente primitiva ed elementare di un dualismo, di un binario assolutamente inefficiente a farci crescere.
Nelle mie idee tendo ad essere relativista e quindi come principio di relativita' dovrei accettare anche il dualismo come scelta libera ed autodeterminata.
Ma voglio richiamare Howard Gardner con la sua scala di tipo di mentalita':
quella del bambino di 5 anni: perfettamente duale, bianco e nero, giusto e sbagliato;
quella del bambino di 10 anni che cerca un bilanciamento fra le due posizioni assumendo ora una ora l altra posizione del binario;
quella dell adolescente di 15 anni che invece scopre che ogni posizione ha le sue ragioni e che si puo' cambiare e passare da una posizione ad un'altra senza problemi;
quella del 25enne che consapevolizza la relativita' ed accetta le differenze;
quella del 50enne che pur conoscendo la relativita' sceglie una posizione e la difende strenuamente.
Secondo i suoi studi la maggior parte della popolazione si ferma ad uno sviluppo cognitivo di quello di un bambino di 5 anni con tutte le conseguenze del caso.
Voglio essere sincero: ho un pregiudizio nei confronti dei fondamentalisti, di coloro cioe' che sono sicuri delle loro idee e posizioni e assumono la maggioranza e la morale comune come scudo ad ogni eresia che vada fuori dal seminato.
Perche' se non riusciamo ad esprimere nuove possibilita' come potremo mai trovarne di nuove? di migliori?
come possiamo cambiare le cose se l unica opzione possibile e' l'opposto di qualcosa altro.
Diventa una soppressione di una parte e ci ritroviamo con una continua battaglia ideale da un campo all altro.
Partendo da quello piu' energizzato che e' quello del sesso, preponderante e prepotente in ogni nostra espressione, seguito immediatamente da quello dei soldi in qualita' di strumento di sopravvivenza, per non parlare del lavoro, l' attuale terreno di caccia che pero' non ci rende mai felici dei nostri risultati, ma ci proietta ad una costante ansia di nuova caccia senza lasciarci il tempo ed il merito della celebrazione dei nostri successi passati.
Si sta quindi in vacanza al telefono per lavoro, aumentando la schizofrenia del non essere dove si e', ma ricercando una espressione di valore e di riconoscimento quotidiano nella nostra attivita'.
E' sempre difficile fare la cosa giusta, ma credo che ritornare sul binario: famiglia-lavoro sia un altro di quei tasselli si cui ci incarrelliamo le esistenze in un conflitto esistente solo perche' lo alimentiamo noi con la nostra ansia di essere a caccia quando invece siamo intorno al fuoco a cucinare la preda gia' vinta.
Respiro e' formato da inspirazione ed espirazione se riusciamo ad accettare il flusso della vita possiamo divertirci molto di piu' e farci due risate sapendo che i binari non possono incastrarci ancora su un percorso gia' vissuto decine di volte.
Attiviamo lo scambio delle idee e faremo nuovi percorsi.


domenica 15 febbraio 2015

Uno nessuno e centomila

Una trappola in cui io sono caduto spesso e' la seguente:
se faccio qualcosa che non va bene per la dottrina cristiana allora non sono un buon cristiano.
Oppure: se non sono bravo in tutte le materie non sono un bravo studente.
Eppure i piu' grandi campioni e maestri della nostra storia hanno fatto e riconosciuto i loro errori.
Senza errore non puo' esserci salvezza.
Abbiamo bisogno di sbagliare tanto e spesso ma non solo per sentirci dei bastian contrari, di fare la parte delle pecore nere ma proprio per capire quale e' la cosa giusta.
Non possiamo affidarci a dei codici scritti da qualcun per qualche motivo a noi sconosciuto.
Ovvero possiamo seguire dei codici, delle leggi, una morale ma non la stiamo vivendo e comprendendo, ma solo seguendo ciecamente.
Non sto dicendo che bisogna uccidere per amare la vita, anzi sto dicendo che finche' non ci muore qualcuno a noi caro spesso non sentiamo lo spessore denso e magnifico del respiro della vita che ci accompagna in ogni istante.
Perche' dobbiamo davvero rischiare di perderla per riscoprirla?
Possiamo farlo con mille errori e seguendo i nostri desideri diversi da ogni regola cristiana, borghese ideologica e morale e non per questo perdendo le qualita' e le virtu' che invece vogliamo integrare.
Vogliamo sempre essere amati integralmente, per quelli che siamo, senza compromessi, un accettazione totale di un altro ma che non puo' che essere una violenza ed una prevaricazione.
Siamo una unita' formata da migliaia di esseri, da miliardi di cellule, perche' vogliamo costringere l'inclusione di tutto in ogni contesto?
Posso amare una persona ed a volte odiarla senza per questo definire questa una carenza di amore.
Questo e' un assolutismo fanatico che vizia ogni nostra iniziativa e ci rende insicuri nel mondo.
La diversita' la differenza l incostanza, l'incompletezza, sono il terreno fertile su cui seminare le nostre idee contrastanti e farle fiorire in tutta la loro complessita' ed incoerenza.
Possiamo vederci ed immaginarci come eroi di un film o di un romanzo ma poi sentire le mille altre pulsioni lontante dai nostri ideali e quindi rinunciare completamente a quel ruolo eroico ambito.
Possiamo fare delle cose che non ci piacciono e non per questo sentirci schiavi della situazione.
Possiamo dire una cosa e farne un'altra senza per questo essere bugiardi.
Possiamo essere qualcosa di molto piu' unico e diverso da ogni stereotipo e proprio quando vorremo rientrare in una cornice, una descrizione, un giudizio, ci ritroviamo a violentare le parti di noi che non accettano quella situazione e sentirci cosi' inadeguati.
Forse e' proprio quello che ci circonda a non essere adeguato a noi, iniziamo ad esercitare il nostro diritto divino alla nostra volonta' di appartenenza al genere unico di essere umano univoco, simile e diverso.
Peccatore e pio, risolutoma anche ambiguo, brutto ma anche bello, terribilmente intelligente proprio quando non si riesce ad esprimere con simboli inadeguati chiamate parole gli abissi di anime indescrivibili.
Rinunciamo al nostro voto sociale per una salute profondo e creatrice di vita:
una voglia e uno sforzo, di coinvolgere ogni parte di noi nelle nostre attivita' buttando via il metro del giudizio.
Non lo butteremo mai, ovviamente, e saremo sempre misurati nelle nostre azioni, ed in cerca di cornici identificative in cui sentirci contenuti, conosciuti e riconosciuti.
Ed ogni volta che ci riconosceremo o qualcuno riconoscera' una nostra virtu' stara' solo sezionando un pezzo di noi perdendo il magnifico tutto.
Come l'acqua di un ruscello con una foto coglieremo il suo attimo in quello spazio e in quel momento ed un attimo dopo sara' altra acqua a scorrere simile ma non la stessa.
Cosi' noi saremo simili ma diversi in ogni istante, come la vita stessa che si esprime in milioni di modi.
E noi possiamo esprimerci in modo simile a noi stessi ma in milioni di modi diversi e possiamo diventare quello che vogliamo.
Quindi la prima cosa che possiamo fare nel prossimo istante e' quella di coinvolgere ogni parte di te, nella tua prossima azione e cosi' sarai te stesso, nuovo ed unico e sempre lo stesso.
Nulla da cambiare, nulla da distruggere, ma anzi usando ogni parte di se' sia quella che si accetta che sopratutto quella nascosta, oscura e misteriosa che invece e' solo prigioniera del nostro giudizio, non di quello degli altri ma del nostro.

domenica 8 febbraio 2015

Palestra per coscienze

In genere e' proprio colui che ha maggiore bisogno di qualcosa che non la cerca affatto.
Cosi' come chi e' piu' fuori forma fisica non si iscrive in palestra, cosi' come proprio chi avrebbe una coscienza completamente addormentata non pensa a risvegliarla.
E quindi bisogna iniziare a parlare con chi, ogni tanto, senza apparente motivo, ha una malinconia che scende come un drappo, con chi ha rinunciato all'amore, con chi corre al cinema a veder film di fantascienza perche' sogna un nuovo mondo, l'insoddisfatto, la viaggiatrice compulsiva, l'amante distratto e con chiunque di noi si trovi a cercare coincidenze, simbologie nuovi significati.
Quando l' allievo e' pronto il maestro appare si dice. Ed io aggiungo, alleniamoci mentre aspettiamo il maestro. Potremmo fare delle scoperte veramente interessanti quando andiamo ad allenare i muscoli dell'anima.
Perche' ci vogliono far credere che l'anima e lo spirito sono cose da frocetti e da figli dei fiori e da casalinghe con i figli ormai grandi e un po' annoiate.
Si forse lo e' ma e' molto di piu': e' il fiume in piena che diventa una diga potente per la propria volonta', un viaggio avventuroso intorno a sentimenti profondi e potenti.
E' abbracciare la forza della vita che permea ogni nostro respiro, e che e' piu' forte di ogni idea, pensiero e nozione. E' un albero meraviglioso che si alza maestoso affondando le radici nella buia e nutriente terra.
E' una conoscenza non scolastica ma gnostica che salva l'uomo dalla sua oscurita' presuntuosa verso luminose stelle interiori, verso la folgore di una intuizione devastante come un fulmine.
Spesso si sente che qualcosa non va ma non si ha la forza di cambiare quello che sentiamo dovrebbe esserlo. E se riusciamo a cambiarlo usiamo la forza in modo esagerato distruggendo la nostra vita.
Questo perche' non siamo allenati.
Sentiamo le ingiustizie e le brutture del mondo come un qualcosa di incontrovertibile, di troppo grande per poterlo cambiare ed in fondo e' vero: non riusciamo nemmeno a cambiare un briciolo del nostro mondo, quello che ci circonda, del nostro essere.
Iniziamo a fare dei regali, spesso non diamo per paura di perdere e tratteniamo tutto per noi perche' ci sentiamo con poca energia vitale.
Iniziamo a fare il regalo piu' del mondo: affidiamoci al mondo, all altrui pensiero, seguiamo il maestro di turno ma solo per 10 minuti al giorno, non di piu'.
Non possiamo negare 10 minuti della nostra vita alla nostra coscienza, al nostro io piu' antico e meritevole.
O possiamo farlo certo, ma a quel punto avremmo rinunciato a scoprire l'universo, il divino, quello che di noi e' davvero meritevole di attenzione oltre i luoghi comuni e le apparenze.
Di scuole ce ne sono tante, di maestri e guru una infinita' e spesso si passa da uno all altro avendo sempre una sensazione di incompletezza.
Ma il primo ed unico passo reale per chi desidera conoscere l' uomo e' quello di riconoscere se stessi, che diventera' il vero ed unico maestro.
Non ci sara' bisogno di regole astruse e teorie pausibili.
Abbiamo solo un compito, semplice ed ineausiribile: riconoscere che noi e l'universo siamo la stessa meravigliosa cosa.
Per scoprirlo pero' abbiamo bisogno di molto lavoro ma per chi sente questa spinta a cercare non serve abbandonare il proprio mondo, anzi, il nostro mondo e' il nostro laboratorio alchemico e scopriremo che c'e' proprio tutto quello di cui abbiamo bisogno per il nostro lavoro.
Quello che ti manca, forse, adesso e per cui possiamo collaborare e' : una coscienza della palestra.
Iniziamo?

domenica 1 febbraio 2015

Resistenza e resilienza

Ho scoperto che: "La resilienza è la capacità di un sistema di superare cambiamento" come recita Wikipedia.
Ed ho pensato che sia una grande virtu' questa e che e' esattamente l'opposto della virtu' invece sempre ambita della Resistenza.
Ma sarebbe molto piu' conveniente e corretto parlare di resilienza perche' inevitabilmente la vita ci prepara e scarica il suo mondo proprio come vorremmo e quindi se resistiamo facciamo il primo errore ovvero quello di metterci in competizione con la vita: chi e' piu' forte? La mia volonta' o il mio destino? E gia' questo e' argomento da discutere per centinaia e centinia di articoli.
Ma qui partiamo dall' assunto invece che la vita ed il destino sono piu' forti della nostra volonta'.
Ed e' una vana presunzione opporre resistenza, anzi spesso le resistenze estreme comportano conseguenze inenarrabili.
Molto piu' ecologico secondo me accettare il fatto, l'evento, addirittura il cambiamento.
Sapere che da oggi quella cosa non sara' mai piu' la stessa.
E proprio con questa consapevolezza ricostruire la propria esistenza.
Ed e' questa una sfida che gia' di per se porta molto piu' ardore e consapevolezza della passiva ed eroica resistenza.
Anche perche' resistere con forza e' un rifiuto assoluto, cocciuto, delle cose ed invece ricostruirsi dopo il cambiamento esterno od interno indica una azione molto piu' divina ed evoluta.
Ma per fare questo dobbiamo divertirci ad immaginare che il nuovo, l'avanguardia, non sia qualcosa che ci viene a togliere qualcosa di caro.
E' vero' dobbiamo credere che il nuovo e' meglio del vecchio. E su questa barricata ideologica si costruisce gran parte delle nostre esistenze, dei nostri ideali.
Ma forse in fondo non ce ne e' bisogno.
Resistere ci chiama ad uno sforzo vuoto, mai costruttivo, sempre distruttivo, legato alla rinuncia di se' del proprio io piu' profondo in nome di una credenza di conoscenza fallace e pericolosamente circoscritta.
Ed invece iniziare a credere che la propria natura ha un diritto inalienabile ad esprimersi e quindi qualsiasi evento ed accadimento non potranno mai cambiare la propria natura, il proprio modo di essere, le proprie strategie di sopravvivenza.
Certo perdere l'equilibrio e riconquistarlo e' opera difficile ma stando su una palla chiamata terra che viaggia ad una velocita' impressionante e nonostante questo seguitare nella propria vita vuol dire che il proprio centro di gravita' funziona anche prima di Newton ed anche dopo la fisica quantistica.
Un nucleo assoluto, plasmabile, ecologico e potente.
Si puo' alzare anche volontariamente l'asticella della propria esistenza, senza bisogno di augurarsi eventi traumatici ma cercando la definizione del cambiamento di se come nuovo paradigma di esistenza, come un nuovo confine da esplorare in un viaggio chiamato vita.
E sara' esplorando nuovi confini e territori che potremmo esprimere la nostra capacita' di relazionarci con tutto agendo con la nostra resilienza.
E' come rompere il fiato durante una lunga corsa e sentire che il corpo sta correndo nonostante la nostra mente non creda possibile quello sforzo e scoprire che quel confine era solo ideale e non reale.
Superando i confini reale ed i confini ideali ed usando la resilienza ci formiamo alla creazione continua, spumeggiante, stancante, debilitante, a volte sconcertante ma viva.