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domenica 20 settembre 2015

La scuola dell'anima

Partecipare ad un congresso sulla coscienza e' davvero cosa interessante e illuminante.
Si incontrano persone curiose, gentili a volte spocchiose, ma che sicuramente hanno dedicato la vita alla ricerca del buco nero chiamato anima.
Non voglio usare termini come coscienza, inconscio e tutti quelli che indicano in breve quello che non conosciamo ma che ci riguarda perche' nonostante abbia cercato molto, alla fine, di certo non ho interesse alla corretta definizione ne' alla conoscenza ma alla comprensione: quel brodo caldo che ti rilassa dalla tensione del dolore e della mancanza di qualcosa che non si sa'.
Che calma dall ossessione del sapere le cose che ci chiediamo da millenni con milioni di risposte, nessuna valida fino in fondo.
Perche' forse come dice qualcuno la fede e' un dono che hai o non hai.
E se ce l hai puoi scegliere il tuo governatore dell oltresensibile: che si chiami Cristo, Budda, Maometto, Nello Mangiameli, Osho poco importa: potrai credere a qualcosa che ti mette in pace la parte fuori dalla tua razionalita'.
Ma, alla fine, se sei un eretico come me, se poi la tua parte spirituale placa la tua sete ma ti lascia vittima della materia e degli altri esseri umani, se ti porta a chiudere gli occhi e pregare quando stai soffrendo invece di agire sulla materia allora bisogna combattere nel mondo materiale prima di avventurarsi in quello spirituale.
Ovvero come si puo' pretendere di essere illuminati quando la propria luce non brilla per nessuno, spesso nemmeno per te stesso?
E' un gioco dialettico e logico da cui non si scampa: tutto cio' che crea l'illusione della materia e' la stessa che crea il mondo altro, etereo, spirituale a cui possiamo accedere solo con erculee fatiche.
Ma se davvero dobbiamo faticare cosi' tanto per un regno dei cieli giustifichiamo il sacrifico per il regno materiale.
Ma il mondo materiale possiamo davvero misurarlo, trasformarlo, cambiarlo, migliorarlo ed e' questa la vera unica possibilita' di salvezza della nostra vita.
Per certo alcune delle persone piu' ricche della terra donano miliardi di dollari, curano e aiutano milioni di persone, molte di piu' di quelli che professano di voler salvare il mondo senza muovere un dito.
Il mondo materiale e' basato sull energia fisica del lavoro e sull'energia spirituale del denaro.
Le idee e le emozioni sono i nostri strumenti ma non sono la nostra energia, anzi la assorbono, consumandoci.
Dobbiamo entrare nel sistema completamente riconoscendolo come un sistema iniquo e sbagliato ma se non si ha la forza di cambiarlo siamo come lupi che ululano alla luna.
Meglio e' per un lupo cacciare, difendere la propria famiglia, il proprio branco ed usare tutta la sua forza annusando la terra, correndo prendendo quello che serve, come e' nella natura.
Se scegliamo di lasciare senza prendere e' solo un alibi alla nostra pigrizia ed incapacita'.
Se siamo lupi possiamo ululare alla luna ma solo se questa rappresenta il mondo che non vediamo, minacciandolo con la nostra voce, con la nostra forza, con il nostro sacro fare quotidiano.
Se invece davvero non vogliamo misurarci e interagire con il mondo materiale, possiamo cercare il nostro angolo di paradiso da qualche parte nel mondo e goderci il dono della vita ma senza frignare, sano puro egoismo, legittimo ma tutto sommato forse un po' codardo.

domenica 13 settembre 2015

Foto in bianco e nero

Sembra quasi che le foto in bianco e nero abbiano un valore maggiore nonostante abbiano qualcosa che gli manca. Forse sara' per l'eta' che dichiarano, per il fatto di avere tra le mani oggetti che hanno almeno trenta se non quarant'anni, sara' perche' sembrano dei piccoli quadri invece che riproduzioni meccaniche.
Ma di certo se ci sei tu in queste foto ti rendi conto che hai fatto un bel viaggio ad arrivare fin qui, oggi, almeno io lo credo, lo vivo cosi'.
Di me bambino con la madre gia' un po' tesa per quello che probabilmente stava vivendo che avrebbe rovinato il suo cuore fino a farlo cedere prima che io diventassi uomo, e con un padre fantasma prima morto senza colpe e poi scoperto come rinnegato per le sue enormi colpe di padre, di marito e di altre nefandi storie inventate da giornalisti forse troppo fantasiose o forse solo troppo poco.
Avevo gli occhi vispi e spancati al mondo e ancora il sorriso pieno di ogni bambin sano e felice che puo' godersi la vita come una scoperta continua.
Quella voglia di vita che si e' trasformata in voglia di avventura, avventura parziale, avventura urbana e che oggi vivo nelle mie avventure commerciali e che spero ognuno viva in qualche ambito della sua vita, senza bisogno di diventare Indiana Jones.
E risfogliando le foto di una vita, seppure con i momenti tristi, che spesso coincidono a quelli senza foto, senza ricordi, perche' quando lo spirito e' assente la materia si svuota di contenuto e non si riproduce nemmeno piu' nelle foto.
E vedi le facce tue, di quelli che ti erano intorno e noti particolari e fai considerazioni che non avevi mai fatto prima.
Come se ti conoscessi per la prima volta, come se tu fossi un estraneo a te stesso.
Se non ricordi le emozioni e i pensieri di quel momento della tua vita questa diventa un altra vita, vissuta chissa quando e spesso provi simpatia.
Rivedere le vecchie foto e' un attivita' che va fatta almeno una volta ogni cinque anni, ogni dieci, non piu' spesso perche' sarebbe un cercare altrove.
Ma intuire il percorso che hai fatto. le espressioni, i corpi che hai vissuto, questo si che diventa un avventura fantastica.
Salerno luci d'artista: Tappeto magico
Tutto cio' che non uccide rinforza: avendo la fortuna di vivere in un paese non in guerra si puo' dimenticare il dolore subito e ricucire invece i momenti di bellezza, di simpatia, di semplice vita allegra e spensierata e bisogna farne una trama per un tappeto magico che ci puo' condurre ovunque noi vogliamo.
Dal punto in cui siamo proprio in questo momento con il tappeto intrecciato solo dei momenti di benessere, dei momenti significativi, in cui sorridiamo speranzosi alla vita che ci immortala in un flash per sempre, possiamo partire per andare dove vogliamo a prescindere da quello che succede e nonostante quello che ci succede.
Intrecciamo i nostri magic moments, ci porteranno ovunque.


mercoledì 2 settembre 2015

Solve et coagula

Per decenni ho divorato testi e formatori alla ricerca della ricetta segreta e mi ritrovo alla fin fine come il giovane Santiago che viene derubato per l'ennesima volta verso il suo sogno.
E mi ritrovo a camminare verso questo nuovo sentiero dell escursionismo con compagni che portano il loro Io come lo faccio io. Ad affrontare problemi e cercare soluzioni usando i propri mezzi e le proprie strategie:
chi usa la prestanza fisica per scalare montagne dalla parte in cui non vogliono essere penetrate, altri che usano spaghi per misurare cartine ed io che mi ritrovo a mediare la mia stanchezza con l indifferenza della grande montagna che abbraccia il sole per portarlo dentro di se al riparo dagli sguardi avidi di uomini piccoli ed insignificanti come le formiche per noi.
E cosi' abbiamo in mano un testo di un maestro che ha gia' fatto la strada, di una mappa del territorio che ci da i riferimenti necessari per muoverci.
E nonostante questo l'accesso alla forra degli scaloni, ovvero quello che cerchiamo ormai da due giorni e oltre venti ore di cammino in salita e discesa percorrendo decine di chilometri in linea orizzontale e diversi anche in ascesa ed ascesa inversa resta nascosta al nostro io: e' ancora non conosciuto.
E mi chiedo di quanti insegnamenti ci sia un reale progresso dell allievo.
Certo farsi indicare la strada da qualcuno che l ha gia' fatta e' un gran risparmio di tempo, rispetto ad una ricerca senza parametri e riferimenti.
Ma questo risparmio di tempo non ci regala nemmeno un millimetro di fatica in meno, anzi spesso i numerosi bias cognitivi si impongono silenti e pericolosi, riconosciuti solo postumi, a volte, meditando sugli accadimenti.
E la differenza tra mappa e percorso si fa sudore vero, come nella vita, dove ogni maestro non puo' darci nessun sollievo alla nostra fatica, ma solo indicarci la direzione da prendere, sperando di non aver capito male, e di non fare troppi errori e che il maestro dia una direzione sincera e non intrisa da falsi segnali per alimentare rigurgiti di potere.
Eppure la mattina si parte pieni di energia, e si va avanti per tentativi, sbagliando, bestemmiando, incontrando tutti gli animali della nostra mente come la stanchezza, la paura, la vigliccheria, la presunzione, la richiesta di riconoscimento, la lotta di supremazia e del potere, cosi' come qualsiasi animale senza coscienza (forse).
Ma il giorno passa veloce e di pomeriggio inizia l'affanno decuplicato dalle ombre piu' lunghe e dalla demoralizzazione della mancanza di riuscita.
Leggevo tempo fa che la prima causa di morte dopo smarrimento nei boschi e' dovuta alla depressione immediata e forte di aver perso i riferimenti, che fa desistere dal continuare a cercare con la dovuta attenzione e costanza la via di casa.
E quindi si interrompe a malincuore la ricerca e si torna verso il punto di fuga della propria automobile e, ci si rende conto di aver fatto tanta strada, perche' si va molto piu' veloci ma si sente ogni passo come un macigno sui muscoli.
E la giornata finisce cosi' con gli occhi pieni della vita che scorre, della natura imperiosa, dei pochi esploratori, sempre gentili, della grandezza della materia poco incontaminata, selvaggia e fortissima.
E ogni mappa, ogni informazione, ogni riflessione, ogni sentimento si stempera nella stanchezza calda ed accogliente di averci provato, di essere andati oltre le indicazioni, di aver percorso sentieri veri e non tracce digitali, di aver fatto qualcosa di profondamente inutile ma di senso ...compiuto.

domenica 2 agosto 2015

Conoscenza e comprensione

Lo so, lo so! Mille volte lo abbiamo detto, milioni di volte l'abbiamo sentito.
Sei personaggi in cerca d'autore
Ma questo mi conferma che spesso la conoscenza e' uno schema di riferimento che si riferisce solo ad una dimensione, dimenticando le altre che tutte insieme fanno la reale comprensione.
Imparare a pappagallo e' quello che si diceva a scuola ed e' quello che ci succede spesso.
Bombardati da milioni di input ogni istante il nostro cervello sovraccarico da una etichettatura veloce a tutte le nozioni, con enorme approssimazione e sopratutto senza una reale attivita' di indagine.
Attenzione alla prima trappola classica che i nostri nonni conoscono fin dai tempi di carosello: la ripetizione diventa familiare, familiare vuol dire conosciuto, conosciuto vuol dire verosimile, ovvero vero.
Quindi ci ritroviamo nel mercato della informazione digitale a subire non chi urla di piu' ma chi ci ripete mille volte le stesse cose fino a farle diventare parte di noi e della nostra vita.
La verita' a quel punto non esiste piu'. Ma non e' questo il puno che vorrei analizzare ma il fatto che abituiamo noi stessi ad analisi iperveloci di informazioni senza esercizio di verifica e di studio.
Senza lo sforzo della comprensione siamo cuccioli mediatici imboccati dai grandi predatori che portano il cibo che dicono loro. E non impareremo mai a procacciarci il nostro cibo spirituale, mentale, emotivo.
Ed e' questo il reale rischio che io vorrei richiamare.
Come si fa a sapere se non ci abituiamo a conoscere fino in fondo? Ovvero a comprendere, ovvero a richiamare i principi profondi dei messaggi e della comunicazione umana, anche se mediata dal digitale?
Fra cento anni di tastiere e video solitari avremo ancora la capacita' di mostrare le nostre emozioni o avremo dimenticato come si fa?
Ed oggi sappiamo ancora come si fa ad imparare quello che vogliamo conoscere senza bisogno del maestro e del professore e del dante autorevolezza esterno al nostro percorso?
Siamo davvero in grado di affrontare un argomento, una materia e di studiarla e capirla e comprenderla fino in fondo? Fino a confondere la nostra conoscenza con tutta la nostra identita'? A mischiare le nozioni con le azioni? A dare un nuovo risultato alla nostra vita grazie ai nuovi studi?
Quanto sacrificio occorre? Quanto tempo, energia, desiderio, volonta' serve allo scopo di espandere la nostra identita' oltre la autorevolezza per arrivare alla comprensione di quello che ieri ci era veramente sconosciuto?
Sto cercando di cambiare la mia conoscenza, imparando cose nuove e dimenticando le cose inutili, a formare una nuova identita' con nuove etichette ma sopratutto una nuova mappa di archivio e connessioni nella mia mente, ma quanto davvero ci riesco?
La prova e' semplice: basta risolvere problemi di cui una volta non conoscevo nemmeno l'esistenza.
Ed e' qui che eserciti di alibi si schierano in posizione non permettendo un profondo cambiamento inteso come un profondo rinnovo di conoscenze.
Si dice che ogni sette anni le cellule si rinnovino completamente, e noi? Riusciamo a rinnovare il nostro bagaglio di esperienze, conoscenze, comprensioni, intuizioni, azioni e reazioni?
Diciamo che io ci sto provando, e prometto che aggiornero' voi, ovvero me stesso, con onesta' e costanza.
Un autore che sta disegnando un nuovo personaggio, un io che sta formando un altro io, clonando solo alcune parti e innestando nuove conoscenze.... to be continued

domenica 19 luglio 2015

Artista del tempo

Oggi ho perso, forse mi hanno rubato, il cellulare. Il bene piu' prezioso e' quello che riconosciamo quando lo
perdiamo. E non mi riferisco al cellulare, quello puo' essere solo un fastidio contrattempo.
Mi riferisco agli amori della nostra vita. Come fece Buscetta che smonto' una mafia violenta ed impazzita che fini' i suoi figli e parenti in un bagno di sangue perche' incapaci di proteggersi da lui e dalle sue dichiarazioni.
Mi riferisco a noi comuni mortali al dono piu' caro che ci viene dato: il nostro tempo.
Questa clessidra impossibile da rigirare che si chiama vita, di cui possiamo vedere solo la parte inferiore che si riempie di sabbia del tempo trascorso e altra sabbia che scende regolare senza sapere se sara' l'ultimo granello o meno.
A chi stiamo dando il nostro bene piu' prezioso? Il nostro tempo?
Forse le piu' forunate sono ancora le donne mamme che si sacrificano per i loro figli avendo riunito in una esperienza unica e difficilmente ripetibile la condizione creatrice piu' profonda: quella di essere creatrici di materia, di forma umana e di stare legati per sempre anche a mille miglia di distanza con il filo invisibile della memoria cellulare diretta e la memoria sentimentale dell accudimento e del sacrificio.
L'uomo deve dare se stesso per procreare e la donna deve concedersi completamente.
Non ci sono sconti, ne' trattative per realizzare l'umana natura della evoluzione e della vita stessa.
Ogni altra attivita' e' una sovrastruttura al nostro piu' profondo compito, quello di dare ed allevare la vita.
Eppure siam pronti a dare la morte se la nostra vita e' in pericolo ed anzi la invochiamo spesso.
Se ognuno potesse uccidere col pensiero la razza umana forse non durerebbe che un istante.
Ma nella mancanza di vita e di capacita' creativa quella che sovrasta l umana evoluzione e' il senso di morte e devastazione che richiama le nostre attivita' quotidiane.
Voglio ricordare che l'opposto dell amore non e' l odio ma la paura.
La paura ci porta ad eliminare il prossimo sconosciuto, straniero, lontano da noi, che ci toglie il nostro cibo, il nostro lavoro, il futuro, quello dei nostri figli.
E' la prima reazione, quella immediata, quella che viene in fondo premiata da chi ha instaurato un regime mondiale di scarsita' e di controllo delle fonti produttive e delle fonti di vita: c'e' chi si sta prendendo l'acqua, i semi delle nostre piantagioni, andando molto piu' in la del feudalesimo.
Le persone che stanno scappando dalla fame sono gia' state vittima di queste potenti corporazioni che stanno togliendo la vita ed il tempo ad interi continenti.
Dove potremo mai scappare noi fra anni in cui anche qui saremo completamene spogliati della nostra capacita' di creare ed alimentare la vita?
Saremo schiavi perenni senza nessuno che puo' venirci in aiuto e senza nessun posto in cui emigrare.
Sara' finita per noi ed i nostri figli.
Possiamo mettere bombe? Fumogeni e mazze alle manifestazioni non sono che punture di zanzare fastidiose per tutti ed utili a nessuno.
Non voglio cambiare il mondo, non sono abbastanza forte e forse in fondo anche io sono un ingranaggio nel meccanismo di distruzione del futuro e della liberta'.
Ma ho un unica piccola ma indistruttibile possibilita': cambiare la mia vita.
Posso usare ogni granello di sabbia del mio preziosissimo tempo per diventare sempre piu' forte, per poter proteggere me e chi amo, per poter piantare i semi del dubbio in ognuno di noi.
Posso creare la mia opera d'arte nel tempo che mi e' concesso in prestito dalla vita ed essere debitore solo nei suoi confronti, non nei confronti di un sistema che usa la morte e la privazione come elementi del controllo della massa mondiale.
Non sono catastrofista, anzi credo fermamente nella capacita' dell uomo di andare oltre i suoi limiti,
ma bisogna combattere ogn attimo per ricordare il diritto alla vita ed all amore e alla capacita' di creare ricchezza e benessere, in ogni modo possibile ed immaginabile, sempre e comunque e fino all ultimo respiro.
Come un artista che compie la sua opera continuamente, come una febbre, senza fermarsi mai perche' il tempo non aspetta.
Ma senza sacrificare nessun attimo all amore ed alle sue espressioni piccole e grandi ma innalzandolo ad emblema della lotta per la vita mia e di chiunque creda nell uomo.

domenica 12 luglio 2015

Super cafone

A volte ci si imbatte in persone volgari e la sensazione e' sempre quella di una distanza incolmabile.
E' un peccato che si mischi l etimologia del termine con popolare, comune, grossolano.
Esso non ha nulla a che vedere con il popolo illetterato ma con quello invece che non ha rispetto per altrui dignita' e differenza.
Eppure la volgarita' e' l' unita' di espressione che viene usata e confusa per espressione di vitalita' e mancanza di conformismo delle persone disagiate, quelle che fanno del coatto romano quella figura mitologica che vuole rappresentare un qualcosa che si e' perso o forse mai avuto dai tempi di Pasolini.
Solo uno studioso, sensibile ed attento poteva trovare nella espressione sincera e nei sentimenti e passioni di persone fuori dal contesto urbano ma abbandonate dai principi contadini una qualita' di liberta' e di anticonformismo vitale.
In verita' il coatto e' vero e profondo quando non si sottrae alle sue origini e le rivendica ma diventa migliore del conformista solo quando rifiuta le trappole sociali ma assolutamente imperdonabile quando rifiuta e ghetizza chi invece segue un regolamento urbano e di educazione noiosa ma formalmente corretta.
Si puo' mangiare alla stessa tavola dei principi e dei pirati senza per questo tradire chi sta di fronte a noi nella sua espressione piu' autentica, sia che sia triviale sia che sia ricercata.
Sto usando il termine coatto con chiara desinenza romana, diciamo che in Italia una persona cosi' la definiremmo dal nord al sud: cafone.
Colui che usa modi rozzi e ha bassi ed immediate esigenze, ma non per questo defineremmo mai un animale col termine cafone.
Non c'e' bisogno di essere dei letterati o degl urbanizzati per non essere dei cafoni.
Conosco gente che vive in centro ed e' piena di opere d'arte che diventa cafone appena ti incontra, appena cioe' cerca di soverchiare la tua idea, proposta senza nessuna considerazione di una possibile differenza rispetto al micromondo della sua idea apparentemente funzionante e funzionale ai suoi bisogni.
Non dico che bisogna rispettare chiunque ed in ogni caso per una questione di principio, dico esattamente il contrario: che bisogna rispettare se stessi e le proprie origini ma incontrando qualcun altro possiamo arricchirci in mille modi indagando le sue origini e i suoi schemi mentali e per fare questo non si puo' schiacciare le scelte altrui come sbagliate solo perche' non riconosciute.
Il cafone si chiude nel suo mondo, ignora altri mondi, rifiuta altre verita', e' una pietra al collo del progresso.
Per carita' ci sono fior di letterati cafoni, chiusi nella torre d'avorio delle proprie idee e impermeabili alla crescita ed alla conoscenza.
Avete mai visto un bambino cafone? Ovunque nel mondo qualsiasi bambino abbraccia la propria madre ma spia da dietro le gonnelline l'estraneo, il diverso, lo straniero.
Non tutti nasciamo marchesi e letterati, ricchi e potenti, ma ognuno di noi nasce in un luogo con regole scritte e dette, e possiamo rispettarle, criticarle o migliorarle.
Ma tutti abbiamo l'opportunita' di recitare nella nostra vita mille situazioni nuove oppure fermarci a ripetere i nostri vizi ed i nostri limiti imponendoli a tutto il mondo per essere amati nella nostra interezza, senza fare sconti, senza cedere nemmeno un grammo della nostra umanita' in cambio di quella altrui, dell'altro.
Cosi' facendo non esiste vita ma una scena ferma e senza vita.
Eppure domattina, magari solo per un giorno, potremmo svegliarci in un mondo nuovo, magari finira' ma possiamo divertirci molto di piu' andando oltre le nostre convinzioni, oltre le convenzioni.


lunedì 6 luglio 2015

Fare a pezzi il nemico

E' una dichiarazione che spesso si fa, magari non verbalmente ma che indica chiaramente una distruzione di qualcosa e sopratutto qualcuno che non ci piace.
M fare a pezzi puo' voler dire molto di piu' di una attivita' di distruzione ma diventare una attivita' di costruzione.
Ho un amica fantastica che per raccontarmi la sua normale giornata impiega circa venti minuti di chiacchierata fitta ed emozionante.
Io invece per descrivere la mia giornata ad un amico che gia' mi conosce impiego dai cinque ai dieci secondi massimo.
Nella PNL questa attivita' e' chiamata CHUNKING ovvero una singola parte di informazione gestita dal nostro cervello e questa attivita' ce la troviamo nella memoria a breve termine e nella memoria e nella progettazione, insomma in tutte le attivita' cognitive.
Diciamo che questa attivita' e' cosi' importante che la LEGO ci ha creato un impero con i suoi mattoncini ovvero tanti piccoli blocchi fisici, invece che di informazione!
E per rifarmi ai piu' storici ed universali vangeli ricordo che con un granello di senape di fede si puo' spostare una montagna, che sembra una frase da beoti credenti e che invece ha una base esattamente matematica:
una montagna per quanto grande e' formata da granelli che si possono spostare uno alla volta....
Non basta una vita? Forse no ma di certo UNA MONTAGNA SI PUO? SPOSTARE!!
Lavoraccio terribile che spero non capiti a nessuno ma il punto e' che e' possibile.
Quindi fare a pezzi qualcosa per ricordarlo, fare a pezzi qualcosa per digerirlo, fare a pezzi qualcosa per trasportarlo, per capirlo, per ogni attivita' e' la base della nostra attivita' umana.
Quanti saranno grandi questi pezzi dipende solo da noi e dalle nostre attitutini ed abitudini anche se sembra che il nostro cervello non riesca a gestire un numero maggiore di sette informazioni contemporaneamente.
Inoltre si puo' lavorare per definire un problema specificando una domanda sempre piu' dettagliata, definendo un problema con domande sempre piu' specifiche da un grosso aiuto alla soluzione del problema: ovvero una domanda specifica e ben formulata rende immediatamente la direzione da prendere per risolvere un problema.
Invece usando l chunking up si generalizza sempre di piu' andando ad assumere dei punti di incontro sempre piu' ampi ma possibili.
Ovvero possiamo esercitarci e chiederci di fare qualcosa che non ci va: immediatamente ci verranno alla mente tutte le cose negative relative a quell attivita' moltiplicando i fattori negativi, in questo caso meglio fare una divisione sommaria, pensado a qualcosa che ci piace fare, avremo un immagine unica e una sensazione piacevole, non una lunga lista di attivita' spiacevoli o noiose.
Ovviamente se qualcosa non ci piace tenderemo a moltiplicare gli aspetti ed il processo negativo, ma di fondo manchera' la motivazione che ci puo' spingere al risultato.
Quindi se qualcosa non ci piace non facciamola a pezzi, non ci servira' a risolverla.
Ma al contrario dobbiamo fare a pezzi proprio quello che ci piace e che vorremmo ottenere.
Ecco in questo caso funziona la distruzione perche' ci dara' tutti i pezzettini di lego alla nostra attivita' che potremo unire per lo scopo prefissato.
Ma quello che non ci piace, al contrario dovremo lasciarlo intero ed anzi inserirlo in un sistema piu' grande fino ad incontrare quello che ci piace.
Una montagna si puo' spostare? si se ci credo veramente ma sopratutto se ho un motivo valido per me.
Se non ho un motivo valido non sposteremmo nemmeno un granello di senape.
E non deve essere qualcosa come salvare il mondo, diventare immortali o qualcosa del genere.
Puo' e deve essere qualcosa di materiale, stupido, inutile, in fondo qualunque cosa faremo fra qualche tempo sara' inutile a meno che non ci alleniamo.
Allenandoci potremo ampliare la nostra sfera di competenza da noi stessi alla nostra famiglia e cosi via fino al mondo intero, ma il nostro banco di prova siamo noi, il vero laboratorio alchemico.