Si continua a studiare il sistema per prevedere il futuro. Con la tecnologia, con la coscienza, con tutti gl strumenti possibili ed immaginabili. Poi c'e' il sistema piu' antico: quello del buon senso e del sesto senso.
E questo in fondo e' quello che funziona meglio anche se non viene mai riconosciuto pienamente.
Eppure lo vediamo nitida la situazione di chi ci e' vicino e a cui vogliamo bene, l 'errore che sta facendo, la fine che fara' e lo diciamo da buoni samaritani: guarda che se fai questo succede quello.
E funziona benissimo quando lo facciamo con altri ed invece non funziona mai quando riguarda noi stessi.
E' come avere la visione di Cassandra e non essere ascoltati, forse e' anche piu' terribile di non prenderne coscienza e poi in fondo in fondo serve davvero prevedere il futuro?
Forse possiamo essere ciechi anche quando e' lampante basta poi non recriminare.
Forse il futuro non esiste essendo, secondo me, solo probabilistico e come tale inutile da divinare.
E' una forma di esercizio del potere che vale solo nelle situazioni assoluta: scacchi o vita-morte.
In tutte le altre situazioni di vita il futuro non puo' che essere un presente da vivere pienamente in tutte le sue sfaccettature altrimenti e' frutto della fantasia. La cosa che vale come futuro riguarda solo la visione.
Ovvero il destino che si e' chiamati a compiere nella propria vita. Il futuro ha valore solo come rappresentazione della propria idea ed agire per la sua realizzazione. Attenzione perche' se non si ha una visione si sara' chiamati come elementi funzionali al futuro di altri.
Quindi invece di rappresentare il buon consiglio per gli altri impariamo ad esserlo per noi stessi ovvero non rappresentiamoci il consiglio del pericolo o della conseguenza delle nostre azioni, ma stabiliamo le nostre azioni in base alla nostra visione.. del futuro. Puo' sembrare un gioco di parole ma e' molto di piu'.
Il futuro puo' essere solo immaginato e creato e quando questo sara' allineato veramente a noi allora diventa il nostro destino. In ogni caso il nostro futuro e' il frutto delle nostre azioni che sono il frutto del nostro pensiero, quindi se non abbiamo una visione da seguire subiremo il destino, ovvero il karma di chi non ha futuro e si ritrova sommerso di problemi sempre piu' grandi perche' non avranno un senso ne' una direzione, ma dei macigni esistenziali inamobili. Insomma se non abbiamo chiara una intenzione un effetto ogni causa scatenera' delle reazione e degli effetti che bloccheranno il nostro cammino.
Quindi per chi e' indeciso o sopratutto non ha chiaro una visione il futuro sara' sempre sconosciuto per lui.
Per chi ha una intenzione il suo futuro e' solo atteso e creato ma esiste ed e' quasi sempre in linea con il suo essere piu' vero.
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domenica 21 febbraio 2016
domenica 14 febbraio 2016
Il momento del coglione
Quando all'improvviso succede qualcosa che non ti aspettavi e ti rendi conto che invece era altamente probabile che succedesse proprio quell errore.
Il momento del coglione e' veramente pericoloso perche' succede proprio in quel momento di fare ulteriori errori per porre rimedio al primo passando dal problema alla catastrofe in un attimo.
Invece il momento del coglione e' quello della sfida vera, quello che fa la differenza tra chi vuoi essere e chi sei. Spesso l errore e' frutto di una serie di situazioni che si accumulano rendendo l'errore inevitabile.
Ma la cosa piu' pericolosa e' proprio quella di sentirsi coglione, impotente, inadeguato, non pronto.
Perche' questo mette in moto lo stato d'animo piu' sbagliato per la soluzione del problema, non che lo stato d'animo sia la soluzione al problema ma senza quel punto di partenza la soluzione diventa quella piu' inadatta alla soluzione efficace del problema.
Spesso non si ha la soluzione al problema ed anzi appare una situazione disperata, ma e' proprio qui la crescita dell'uomo deve riflettere il suo punto di consapevolezza.
E' proprio l'ostacolo che misura la nostra grandezza: piu' e' grande la cazzata da risolvere, il problema piu' serve la piena lucidita' e la consapevolezza che se si e' rischiato un errore senza valutarlo attentamente, adesso abbiamo tutte le informazioni per procedere oltre.
E invece spesso si ricade nell urlo del bambino spaventato ed impotente.
Ma l'uomo nuovo che si sta costruendo ha invece tutte le risorse per poterlo risolvere, ha a questo punto il dovere di impegnare ogni parte di se alla soluzione. Dimenticare il problema ed ingegnarsi nella soluzione.
Non fissarsi come un rinoceronte sull errore prendendosi a schiaffi (quello va fatto solo nei primi 10 minuti).
Poi agire con una srategia efficace senza rabbia ma con costanza e determinazione.
A volte siamo stanchi e ci ritireremmo dalla situazione ma dimenticando che cambiando strada ed abbandonando i nostri sforzi non abbiamo fatto altro che scegliere le cose facili e possiamo farlo se il nostro in fondo e' un obiettivo facile. Ma se davvero abbiamo a cuore il nostro destino e la nostra espansione di consapevolezza allora dobbiamo agire abbandonando la paura, dimenticando l'errore e concentrandosi sul nostro percorso.
Altra questione e' se riconosciamo una matrice nel nostro errore che diventa ripetitivo, allora probabilmente e' un nostro punto debole o peggio una situazione di distanza fra la nostra volonta' ed il nostro agire e questo tipo di situazione allora diventa fondamentale nel nostro percorso metterla a fuoco. Se nelle strade della nostra esistenza ci ritroviamo nelle stesse trappole allora vuol dire che non siamo allineati completamente fra la parte razionale e la nostra parte non razionale e generalmente la nostra parte irrazionale e' quella che ha sempre piu' forza e cerca nella sua dinamica di non farci procedere nella direzione desiderata. Allora vuol dire che quel problema specifico non e' mai stato risolto ma solo spesso evitato e definitivamente ancora non risolto.
Ancora meglio: il nostro sforzo non sara' solo migliori.nella soluzione del problema ma anche nella soluzione del nostro atteggiamento nei confronti della situazione tale da renderci migliori, ovvero piu' capaci.
Fatemi sapere come vi andra' io vi diro' come andra' a finire.
Il momento del coglione e' veramente pericoloso perche' succede proprio in quel momento di fare ulteriori errori per porre rimedio al primo passando dal problema alla catastrofe in un attimo.
Invece il momento del coglione e' quello della sfida vera, quello che fa la differenza tra chi vuoi essere e chi sei. Spesso l errore e' frutto di una serie di situazioni che si accumulano rendendo l'errore inevitabile.
Ma la cosa piu' pericolosa e' proprio quella di sentirsi coglione, impotente, inadeguato, non pronto.
Perche' questo mette in moto lo stato d'animo piu' sbagliato per la soluzione del problema, non che lo stato d'animo sia la soluzione al problema ma senza quel punto di partenza la soluzione diventa quella piu' inadatta alla soluzione efficace del problema.
Spesso non si ha la soluzione al problema ed anzi appare una situazione disperata, ma e' proprio qui la crescita dell'uomo deve riflettere il suo punto di consapevolezza.
E' proprio l'ostacolo che misura la nostra grandezza: piu' e' grande la cazzata da risolvere, il problema piu' serve la piena lucidita' e la consapevolezza che se si e' rischiato un errore senza valutarlo attentamente, adesso abbiamo tutte le informazioni per procedere oltre.
E invece spesso si ricade nell urlo del bambino spaventato ed impotente.
Ma l'uomo nuovo che si sta costruendo ha invece tutte le risorse per poterlo risolvere, ha a questo punto il dovere di impegnare ogni parte di se alla soluzione. Dimenticare il problema ed ingegnarsi nella soluzione.
Non fissarsi come un rinoceronte sull errore prendendosi a schiaffi (quello va fatto solo nei primi 10 minuti).
Poi agire con una srategia efficace senza rabbia ma con costanza e determinazione.
A volte siamo stanchi e ci ritireremmo dalla situazione ma dimenticando che cambiando strada ed abbandonando i nostri sforzi non abbiamo fatto altro che scegliere le cose facili e possiamo farlo se il nostro in fondo e' un obiettivo facile. Ma se davvero abbiamo a cuore il nostro destino e la nostra espansione di consapevolezza allora dobbiamo agire abbandonando la paura, dimenticando l'errore e concentrandosi sul nostro percorso.
Altra questione e' se riconosciamo una matrice nel nostro errore che diventa ripetitivo, allora probabilmente e' un nostro punto debole o peggio una situazione di distanza fra la nostra volonta' ed il nostro agire e questo tipo di situazione allora diventa fondamentale nel nostro percorso metterla a fuoco. Se nelle strade della nostra esistenza ci ritroviamo nelle stesse trappole allora vuol dire che non siamo allineati completamente fra la parte razionale e la nostra parte non razionale e generalmente la nostra parte irrazionale e' quella che ha sempre piu' forza e cerca nella sua dinamica di non farci procedere nella direzione desiderata. Allora vuol dire che quel problema specifico non e' mai stato risolto ma solo spesso evitato e definitivamente ancora non risolto.
Ancora meglio: il nostro sforzo non sara' solo migliori.nella soluzione del problema ma anche nella soluzione del nostro atteggiamento nei confronti della situazione tale da renderci migliori, ovvero piu' capaci.
Fatemi sapere come vi andra' io vi diro' come andra' a finire.
domenica 31 gennaio 2016
Ora lege et labora
La regola benedettina e monastica pare che contenesse anche la lettura e non solo le preghiere ed il lavoro.
E questo mi fa molto piacere: perche' se la lettura dei monaci e' intesa nel senso della conoscenza della parola divina la lettura dei giorni di oggi dei laici sparsi nel mondo che io chiamerei ricercatori spirituali fa si che ci sia una sollecitazione continua alle riflessioni ed un esercizio all'ascolto che e' uno dei maggiori limiti della societa' attuale.
Dopo i regimi totalitari e la loro sconfitta successiva alla distruzione della grandezza dell essere umano confondendo il primato morale della saggezza con il primato della razza. Errore che rimane ancora vivo nella relazione con l'altro e diverso da noi, politamente sbandierato in modo diverso a seconda della volonta' politica. Non si fa in tempo a fraternizzare con i nostri ex nemici europei come i francesi e i tedeschi che gia' si riparte alla nuova divisione religiosa e di continente.
Ci troviamo in un momento di profonda rivoluzione tecnologica che ci cambia il mondo ogni dieci anni lasciandoci sempre impreparati come cittadini e lavoratori.
Leggevo della prossima rivoluzione robotica in cui da qui a dieci ventanni la maggior parte delle attivita' sara' svolta da robot che stanno diventano sempre piu' bravi e adesso lo stanno diventando anche piu' degli esseri umani.
Cosa faremo noi 7, 8, forse piu' miliardi di persone per sopravvivere?
Ci attendono sfide importanti per sopravvivere perche' il sistema attuale prevede il lavoro come la prima moneta per relazionarci nel mondo. I soldi sono l'altra moneta necessaria.
Se non abbiamo ne' soldi ne' lavoro cosa faremo mai?
La nostra forza fisica ed intellettuale sara' soppiantata dalle macchine, la popolazione mondiale che ha conosciuto il nostro benessere puo' produrre lavoro per molto di meno di quello a cui siamo abituati noi.
Ho la sensazione che questa crisi sia legata alla rinascita dei totalitarismi tecnologici che sommerge come una marea ogni forma di individualismo e di rappresentazione del proprio io nel mondo.
La prima rivoluzione industriale ci ha chiamato ad abbandonare la produzione del cibo nelle campagne, la rivoluzione informatica ha abbattutto le distanze rendendoci una popolazione mondiale e quindi abbassando la media dei nostri diritti civili.
La prossima rivoluzione robotica annullera' anche la nostra capacita' fisica ed intellettuale.
Saremo finalmente schiavi di un oligarchia di ricchi facenoci piombare in un medioevo illuminato dal progresso tecnologico a vantaggio di pochi e facendoci piombare in un oscurantismo degli individui troppo deboli ed insignificanti per poter scrivere la propria storia?
Possiamo confidare che qualcuno si prendera' cura di noi nonostante tutto.
Oppure possiamo prepararci ad un futuro di sfide titaniche con forze enormi e soverchianti.
Quindi dobbiamo preparci ad una guerra asimmetrica contro una finanza e una tecnologia al servizio di pochi.
L' Italia ultima nelle questioni economiche mondiali puo' fungere da timone ed indirizzare l'intero mondo.
Puo' farlo ognuno di noi impegnandosi nella propria azienda o supportando i piu' deboli con un esempio di azione quotidiana silenziosa ma costante.
E questo mi fa molto piacere: perche' se la lettura dei monaci e' intesa nel senso della conoscenza della parola divina la lettura dei giorni di oggi dei laici sparsi nel mondo che io chiamerei ricercatori spirituali fa si che ci sia una sollecitazione continua alle riflessioni ed un esercizio all'ascolto che e' uno dei maggiori limiti della societa' attuale.
Dopo i regimi totalitari e la loro sconfitta successiva alla distruzione della grandezza dell essere umano confondendo il primato morale della saggezza con il primato della razza. Errore che rimane ancora vivo nella relazione con l'altro e diverso da noi, politamente sbandierato in modo diverso a seconda della volonta' politica. Non si fa in tempo a fraternizzare con i nostri ex nemici europei come i francesi e i tedeschi che gia' si riparte alla nuova divisione religiosa e di continente.
Ci troviamo in un momento di profonda rivoluzione tecnologica che ci cambia il mondo ogni dieci anni lasciandoci sempre impreparati come cittadini e lavoratori.
Leggevo della prossima rivoluzione robotica in cui da qui a dieci ventanni la maggior parte delle attivita' sara' svolta da robot che stanno diventano sempre piu' bravi e adesso lo stanno diventando anche piu' degli esseri umani.
Cosa faremo noi 7, 8, forse piu' miliardi di persone per sopravvivere?
Ci attendono sfide importanti per sopravvivere perche' il sistema attuale prevede il lavoro come la prima moneta per relazionarci nel mondo. I soldi sono l'altra moneta necessaria.
Se non abbiamo ne' soldi ne' lavoro cosa faremo mai?
La nostra forza fisica ed intellettuale sara' soppiantata dalle macchine, la popolazione mondiale che ha conosciuto il nostro benessere puo' produrre lavoro per molto di meno di quello a cui siamo abituati noi.
Ho la sensazione che questa crisi sia legata alla rinascita dei totalitarismi tecnologici che sommerge come una marea ogni forma di individualismo e di rappresentazione del proprio io nel mondo.
La prima rivoluzione industriale ci ha chiamato ad abbandonare la produzione del cibo nelle campagne, la rivoluzione informatica ha abbattutto le distanze rendendoci una popolazione mondiale e quindi abbassando la media dei nostri diritti civili.
La prossima rivoluzione robotica annullera' anche la nostra capacita' fisica ed intellettuale.
Saremo finalmente schiavi di un oligarchia di ricchi facenoci piombare in un medioevo illuminato dal progresso tecnologico a vantaggio di pochi e facendoci piombare in un oscurantismo degli individui troppo deboli ed insignificanti per poter scrivere la propria storia?
Possiamo confidare che qualcuno si prendera' cura di noi nonostante tutto.
Oppure possiamo prepararci ad un futuro di sfide titaniche con forze enormi e soverchianti.
Quindi dobbiamo preparci ad una guerra asimmetrica contro una finanza e una tecnologia al servizio di pochi.
L' Italia ultima nelle questioni economiche mondiali puo' fungere da timone ed indirizzare l'intero mondo.
Puo' farlo ognuno di noi impegnandosi nella propria azienda o supportando i piu' deboli con un esempio di azione quotidiana silenziosa ma costante.
domenica 24 gennaio 2016
Il gran visionario
Il gran visir era il grado piu' alto sotto il sovrano dell impero ottomano e forse anche dell impero egizio sotto il faraone. E allora cercando la nuova visione che accompagnera' il mio percorso nel 2016 credo che la capacita' di disegnare nella mia immaginazione e di provare le emozioni associate a questa visione sia il grado piu' alto decisionale della mia attivita' quotidiana chiamata vita.
Se non hai una visione piu o meno chiara di quello che deve essere il tuo alla fine di un percorso, in qualsiasi ambito vuol dire che stai galleggiando sui flutti dell esistenza come un naufrago, senza meta e con poche speranze. E' vero: a volte anche le migliori visioni hanno una scarsa capacita' di diventare realta'.
Ma la giusta visione deve essere integrata completamente nel proprio io:
bisogna usare il cuore per crederci senza paura, bisogna usare la mente per scegliere la strategia migliore per far diventare la visione vita, si usa il proprio corpo come serbatoio di energia per resistere ai momenti difficili ed agire con continuita' e si usera' la propria anima per disegnare il simbolo del significato della propria visione. E la visione, quella vera' quella che fa battere il proprio cuore ogni momento e' quella che seduce chi non ne ha una, che seduce chi ha la propria e capisce il valore di un altra perche' la visione vera va oltre la competizione ma anzi crea nuovi equilibri nei rapporti fra le persone.
Si dice che i grandi leader siano innanzitutto dei visionari ma penso che i grandi leader siano innanzitutto dei buoni comunicatori e che quindi abbiano la capacita' di trasmettere la propria visione con l intensita' e la passione di chi ha una visione chiara e potete e sa comunicarla.
Ma chi e' un buon comunicatore se non colui che si interessa agli altri? Che riesce ad interagire pienamente con gli altri? ma interagendo pienamente non puo' che trasmettere con potenza il suo messaggio che viene accolto e riconosciuto o se non accolto di certo rispettato.
Chi puo' seguire un leader se non qualcuno che si sente veramente capito e riconosciuto dal leader o dalla sua visione?
Attenzione alla trappola della visione presa a prestito da altri di cui confondiamo i vantaggi con i presupposti ovvero si confonde la causa con la conseguenza.
Spesso le nostre visioni non sono le nostre ma imposte dai nostri genitori secondo i loro parametri, questa forse e' la crisi piu' grande del momento attuale: i valori ed i principi che valgono nel mondo attuale non sono gli stessi che ci hanno trasmesso i nostri genitori.
Servono nuove visioni, profonde, radicali ma sopratutto personali. Non si possono avere visioni generiche su un mondo migliore in cui tutti siamo buoni, ma potremmo avere una visione in cui noi siamo buoni e frequentiamo solo persone buone ma di certo non possiamo eliminare chi e' diverso da noi. Questa non sarebbe una visione ma una presunzione totalitaria che, per inciso, spesso procura grossi cambiamenti epocali con conseguenze disastrose.
O confondiamo il mezzo con il risultato: i soldi e la ricchezza. I soldi e la ricchezza sono solo il riconoscimento sociale della nostra visione. I soldi senza visione sono acqua non potabile, buona per essere puliti e carini ma non per dissetarci. Sopratutto domandiamoci pure che cosa i soldi rappresentano per noi: sicurezza? Potere? Rispetto? Amore, forse tutte insieme? Ma queste non sono delle visioni della nostra vita ideale, sono dei sentimenti che vorremmo provare e releghiamo al mondo economico. Sappiam con certezza che i soldi non procurano nessuna felicita' se non si ha gia'. Attenzione di certo non si puo' prescidere dal discorso economico nel mondo attuale, e' necessario come la caccia per gli uomini primitivi.
Ma la visione e' qualcosa di molto piu' profondo e' qualcosa che si vive sapendo che la nostra vita e' a prestito dall universo che non si quando bisogna restituire e quindi vale la pena di spendere la vita per quello che ci fa battere il cuore oltre i nostri bisogni di bambini incompresi. La visione e' il percorso dell uomo verso la sua vita.
Buona visione a tutti
Se non hai una visione piu o meno chiara di quello che deve essere il tuo alla fine di un percorso, in qualsiasi ambito vuol dire che stai galleggiando sui flutti dell esistenza come un naufrago, senza meta e con poche speranze. E' vero: a volte anche le migliori visioni hanno una scarsa capacita' di diventare realta'.
Ma la giusta visione deve essere integrata completamente nel proprio io:
bisogna usare il cuore per crederci senza paura, bisogna usare la mente per scegliere la strategia migliore per far diventare la visione vita, si usa il proprio corpo come serbatoio di energia per resistere ai momenti difficili ed agire con continuita' e si usera' la propria anima per disegnare il simbolo del significato della propria visione. E la visione, quella vera' quella che fa battere il proprio cuore ogni momento e' quella che seduce chi non ne ha una, che seduce chi ha la propria e capisce il valore di un altra perche' la visione vera va oltre la competizione ma anzi crea nuovi equilibri nei rapporti fra le persone.
Si dice che i grandi leader siano innanzitutto dei visionari ma penso che i grandi leader siano innanzitutto dei buoni comunicatori e che quindi abbiano la capacita' di trasmettere la propria visione con l intensita' e la passione di chi ha una visione chiara e potete e sa comunicarla.
Ma chi e' un buon comunicatore se non colui che si interessa agli altri? Che riesce ad interagire pienamente con gli altri? ma interagendo pienamente non puo' che trasmettere con potenza il suo messaggio che viene accolto e riconosciuto o se non accolto di certo rispettato.
Chi puo' seguire un leader se non qualcuno che si sente veramente capito e riconosciuto dal leader o dalla sua visione?
Attenzione alla trappola della visione presa a prestito da altri di cui confondiamo i vantaggi con i presupposti ovvero si confonde la causa con la conseguenza.
Spesso le nostre visioni non sono le nostre ma imposte dai nostri genitori secondo i loro parametri, questa forse e' la crisi piu' grande del momento attuale: i valori ed i principi che valgono nel mondo attuale non sono gli stessi che ci hanno trasmesso i nostri genitori.
Servono nuove visioni, profonde, radicali ma sopratutto personali. Non si possono avere visioni generiche su un mondo migliore in cui tutti siamo buoni, ma potremmo avere una visione in cui noi siamo buoni e frequentiamo solo persone buone ma di certo non possiamo eliminare chi e' diverso da noi. Questa non sarebbe una visione ma una presunzione totalitaria che, per inciso, spesso procura grossi cambiamenti epocali con conseguenze disastrose.
O confondiamo il mezzo con il risultato: i soldi e la ricchezza. I soldi e la ricchezza sono solo il riconoscimento sociale della nostra visione. I soldi senza visione sono acqua non potabile, buona per essere puliti e carini ma non per dissetarci. Sopratutto domandiamoci pure che cosa i soldi rappresentano per noi: sicurezza? Potere? Rispetto? Amore, forse tutte insieme? Ma queste non sono delle visioni della nostra vita ideale, sono dei sentimenti che vorremmo provare e releghiamo al mondo economico. Sappiam con certezza che i soldi non procurano nessuna felicita' se non si ha gia'. Attenzione di certo non si puo' prescidere dal discorso economico nel mondo attuale, e' necessario come la caccia per gli uomini primitivi.
Ma la visione e' qualcosa di molto piu' profondo e' qualcosa che si vive sapendo che la nostra vita e' a prestito dall universo che non si quando bisogna restituire e quindi vale la pena di spendere la vita per quello che ci fa battere il cuore oltre i nostri bisogni di bambini incompresi. La visione e' il percorso dell uomo verso la sua vita.
Buona visione a tutti
domenica 10 gennaio 2016
La morte si avvicina
Con un balzo, con la notizia del ricovero di un parente caro, anziano si ma in sostanziale buona salute.
La vita si ritrova in uno scocchio di medio e pollice alla sua fine. Nell attimo di incontro fra un respiro ed una ispirazione che non avverra mai. Come poi e' un po' la morte coscienziale, in cui espiriamo i nostri malumori ma non riusciamo piu' ad inspirare dal mondo intorno a noi nessuna idea o sentimento migliore di ieri e lo aspettiamo ad una svolta che non incontriamo mai perche' poi evitiamo gli angoli delle decisioni difficili e restiamo sui nostri binari sicuri, binari del nostro tran-tran quotidiano.
La storia, come argomento di studio puo' anche essere lineare, ed il potere si puo' distendere su una linea temporale retta verso l' infinito ma la nostra vita non e' che un cerchio chiuso su se stesso definitivamente.
Il simbolo temporale e' il quadrato e quello divino e' il cerchio e ad oggi la nostra scienza arrogante non ha ancora trovato il modo di trasformare il cerchio in quadrato. La scintilla divina e non in in nostro potere fa ottenere risultati diversi dal dio di tutti noi chiamato vita.
Non per nulla non riusciremmo mai a disegnare un cerchio perfetto, ed anche in natura esso non esiste, e' solo un' idea ben presente ma non riproducibile dall essere umano.
E allora il mio simbolo di ferma al triangolo, solido, al doppio di un'ascia bipenne stilizzata.
Ma la mia vita si disegna nel cerchio della vita aspirando alla spirale: ad un cerchio possibile, mai chiuso e sempre in estensione nello spazio piano della mente tridimensionale che proietta bidimensionalmente sul foglio bianco della volonta'.
La simbologia e' un argomento immenso ed affascinante ma mi fermo alle mie impressioni immediate, al rapporto fra la mia mente e le sensazioni dei miei sensi, questo forse il limite della mia ricerca dell oltre ma anche il mio punto di partenza per oltre.
Quindi assumendo la circolarita' della vita mi impegnero' da oggi in poi a cercare la spirale, e lo faro' aumentando il mio impegno e rendendo piu' difficili i miei obiettivi.
Sono abbastanza grande per poter rinunciare ad un sano fancazzismo giovanile che forse si e' trascinato per qualche tempo oltre il dovuto.
La ricerca del piacere e' da posizionare differentemente dalla ricerca dei significati.
Spesso si confonde il benessere con il significato ultimo della nostra esistenza rendendo i nostri corpi degli accessori scomodi e malati, le nostre menti delle discariche delle manipolazioni di psicologi del consumismo, del capitalismo e della produzione antiecologica.
Certo, puo' sembrare paradossale pensarlo dopo una settimana di vacanza, bevendo un the caldo e fumando un sigaro nel proprio studio caldo, con due micetti accoccolati sulla poltrona di fronte.
Ma oggi si celebra me, la mia fortuna ed i miei talenti e lo sto facendo secondo i miei ideali e lo sto facendo in piena coscienza e riconoscenza al dio della vita.
Quest'anno non avro' alibi e togliero' le ultime scuse per lottare per i miei ideali di vita e di benessere cercando la strada piu' difficile ma percorrendola con una nuova consapevolezza: che il percorso e' esso stesso la mia vita ed i risultati sono solo delle corone sociali che usiamo per farci amare nonostante tutto.
Ma ogni giorno rendero' degno il mio dono cercando di ottenere il massimo da me, di ispirare a dare il massimo chi e' intorno a me. Allarghero' il cerchio della vita spingendo affinche' sia una spirale coinvolgente ogni parte del mio mondo.
Quando la morte bussera' per me spero solo di aver vissuto degnamente la mia vita: e lo faro' ogni giorno, riempiendo il mio tempo con dovere e piacere ma con un impegno nuovo e reale.
La vita si ritrova in uno scocchio di medio e pollice alla sua fine. Nell attimo di incontro fra un respiro ed una ispirazione che non avverra mai. Come poi e' un po' la morte coscienziale, in cui espiriamo i nostri malumori ma non riusciamo piu' ad inspirare dal mondo intorno a noi nessuna idea o sentimento migliore di ieri e lo aspettiamo ad una svolta che non incontriamo mai perche' poi evitiamo gli angoli delle decisioni difficili e restiamo sui nostri binari sicuri, binari del nostro tran-tran quotidiano.
La storia, come argomento di studio puo' anche essere lineare, ed il potere si puo' distendere su una linea temporale retta verso l' infinito ma la nostra vita non e' che un cerchio chiuso su se stesso definitivamente.
Il simbolo temporale e' il quadrato e quello divino e' il cerchio e ad oggi la nostra scienza arrogante non ha ancora trovato il modo di trasformare il cerchio in quadrato. La scintilla divina e non in in nostro potere fa ottenere risultati diversi dal dio di tutti noi chiamato vita.
Non per nulla non riusciremmo mai a disegnare un cerchio perfetto, ed anche in natura esso non esiste, e' solo un' idea ben presente ma non riproducibile dall essere umano.
E allora il mio simbolo di ferma al triangolo, solido, al doppio di un'ascia bipenne stilizzata.
Ma la mia vita si disegna nel cerchio della vita aspirando alla spirale: ad un cerchio possibile, mai chiuso e sempre in estensione nello spazio piano della mente tridimensionale che proietta bidimensionalmente sul foglio bianco della volonta'.
La simbologia e' un argomento immenso ed affascinante ma mi fermo alle mie impressioni immediate, al rapporto fra la mia mente e le sensazioni dei miei sensi, questo forse il limite della mia ricerca dell oltre ma anche il mio punto di partenza per oltre.
Quindi assumendo la circolarita' della vita mi impegnero' da oggi in poi a cercare la spirale, e lo faro' aumentando il mio impegno e rendendo piu' difficili i miei obiettivi.
Sono abbastanza grande per poter rinunciare ad un sano fancazzismo giovanile che forse si e' trascinato per qualche tempo oltre il dovuto.
La ricerca del piacere e' da posizionare differentemente dalla ricerca dei significati.
Spesso si confonde il benessere con il significato ultimo della nostra esistenza rendendo i nostri corpi degli accessori scomodi e malati, le nostre menti delle discariche delle manipolazioni di psicologi del consumismo, del capitalismo e della produzione antiecologica.
Certo, puo' sembrare paradossale pensarlo dopo una settimana di vacanza, bevendo un the caldo e fumando un sigaro nel proprio studio caldo, con due micetti accoccolati sulla poltrona di fronte.
Ma oggi si celebra me, la mia fortuna ed i miei talenti e lo sto facendo secondo i miei ideali e lo sto facendo in piena coscienza e riconoscenza al dio della vita.
Quest'anno non avro' alibi e togliero' le ultime scuse per lottare per i miei ideali di vita e di benessere cercando la strada piu' difficile ma percorrendola con una nuova consapevolezza: che il percorso e' esso stesso la mia vita ed i risultati sono solo delle corone sociali che usiamo per farci amare nonostante tutto.
Ma ogni giorno rendero' degno il mio dono cercando di ottenere il massimo da me, di ispirare a dare il massimo chi e' intorno a me. Allarghero' il cerchio della vita spingendo affinche' sia una spirale coinvolgente ogni parte del mio mondo.
Quando la morte bussera' per me spero solo di aver vissuto degnamente la mia vita: e lo faro' ogni giorno, riempiendo il mio tempo con dovere e piacere ma con un impegno nuovo e reale.
sabato 19 dicembre 2015
Cenone di fine anno
L'abbondanza e' sempre stato una cosa che ho ricercato. E' come combattere una forma ossessiva di ansia: se ho di piu' di quello che mi serve posso stare tranquillo che forse ne ho abbastanza.
E mi son sempre ritrovato ad ammucchiare, perche' l'abbondanza in fondo non e' naturale o comunque non serve a nulla: un albero i cui frutti non vengono colti marciscono e l'albero l'anno successivo ne fa molti di meno. A fine anno si celebra lo spreco con cenoni luculliani fino allo stordimento.
Si accumulano oggetti in casa fino a stipare oggetti che non verranno usati per il resto della propria vita e meno che meno di quella dei nostri discendenti.
Si accumulano ricchezze inspendibili solo per una brama di sicurezza o di potere nelle relazioni umane.
Non voglio brindare alla decrescita felice: si puo' decrescere solo se si ha tanto, e tutto sommato se si ha tanto non si e' abituati ad avere poco e fa una strana sensazione quella mancanza di piccole abitudini di eccesso che diventano parte di noi.
L'avidita' diventa come riempire una buca grande come il mare: impossibile da finire, una sete che non si spegne mai perche' riempie di
beni materiali una mancanza emotiva: quella di sentirsi parte del tutto, una cellula di un universo che non ci rifiuta ma che ci accoglie indistintamente se siamo bravi o cattivi ragazzi.
E' un po' come la paura di morire: una paura che non puo' essere sconfitta ma come un macigno ci accompagna ogni giorni appesantendo la nostra vita.
Se riuscissimo almeno e solo per un attimo a sentire il respiro dell universo insieme al nostro, se per un solo attimo riuscissimo a sfuggire dalla gabbia dei pensieri potremmo riconoscere la nostra esistenza, il nostro essere, la nostra piccolezza insieme alla nostra grandezza di organismi viventi e pieni del diritto di respirare ogni attimo.
C'e' il famoso esercizio della fiducia nel prossimo che consiglio a tutti: quello di avere un compagno alle nostre spalle e di lasciarci cadere all indietro senza guardare. Dovremmo solo fidarci che il nostro compagno ci prenda con le braccia prima di cadere per terra.
Questo ci crea un nuovo equilibrio, fa scattare un meccanismo di assunzione dell altro diverso da noi come parte di un sistema che puo' reggere le nostre cadute fisiche ed in fondo anche psicologiche.
Se anche quest'anno andremo a prepare cenoni luculliani facciamolo lo stesso, ma usiamo l accortezza di invitare qualcun altro con noi, dividiamo il nostro benessere, questa e' una delle formule di ricchezza dello spirito.
Dividendo quello che abbiamo con altri sazieremo in parte il nostro spirito di insicurezza perche' se riusciamo a dare a qualcun altro avremo la capacita' di relazionarci e di essere in sintonia con l'universo.
Non siamo nati per stare da soli, anche se da soli nasciamo e moriamo e riconosciamo il nostro dolore esistenziale e' solo dividendo con altri che riusciamo a saziare la nostra sete di vita.
Se abbiamo abbondanza spargiamola al mondo o impieghiamola per craerne altra per noi e per gli altri.
Attenzione non parlo di carita' o di beneficienza, parlo di con-divisione della propria fortuna o del proprio talento solo questo ci rende piu' umani e piu' vicini alla nostra piccola vita e ci rende immortali perche' riusciamo ad andare molto oltre il nostro piccolo e debole io.
E mi son sempre ritrovato ad ammucchiare, perche' l'abbondanza in fondo non e' naturale o comunque non serve a nulla: un albero i cui frutti non vengono colti marciscono e l'albero l'anno successivo ne fa molti di meno. A fine anno si celebra lo spreco con cenoni luculliani fino allo stordimento.
Si accumulano oggetti in casa fino a stipare oggetti che non verranno usati per il resto della propria vita e meno che meno di quella dei nostri discendenti.
Si accumulano ricchezze inspendibili solo per una brama di sicurezza o di potere nelle relazioni umane.
Non voglio brindare alla decrescita felice: si puo' decrescere solo se si ha tanto, e tutto sommato se si ha tanto non si e' abituati ad avere poco e fa una strana sensazione quella mancanza di piccole abitudini di eccesso che diventano parte di noi.
L'avidita' diventa come riempire una buca grande come il mare: impossibile da finire, una sete che non si spegne mai perche' riempie di
beni materiali una mancanza emotiva: quella di sentirsi parte del tutto, una cellula di un universo che non ci rifiuta ma che ci accoglie indistintamente se siamo bravi o cattivi ragazzi.
E' un po' come la paura di morire: una paura che non puo' essere sconfitta ma come un macigno ci accompagna ogni giorni appesantendo la nostra vita.
Se riuscissimo almeno e solo per un attimo a sentire il respiro dell universo insieme al nostro, se per un solo attimo riuscissimo a sfuggire dalla gabbia dei pensieri potremmo riconoscere la nostra esistenza, il nostro essere, la nostra piccolezza insieme alla nostra grandezza di organismi viventi e pieni del diritto di respirare ogni attimo.
C'e' il famoso esercizio della fiducia nel prossimo che consiglio a tutti: quello di avere un compagno alle nostre spalle e di lasciarci cadere all indietro senza guardare. Dovremmo solo fidarci che il nostro compagno ci prenda con le braccia prima di cadere per terra.
Questo ci crea un nuovo equilibrio, fa scattare un meccanismo di assunzione dell altro diverso da noi come parte di un sistema che puo' reggere le nostre cadute fisiche ed in fondo anche psicologiche.
Se anche quest'anno andremo a prepare cenoni luculliani facciamolo lo stesso, ma usiamo l accortezza di invitare qualcun altro con noi, dividiamo il nostro benessere, questa e' una delle formule di ricchezza dello spirito.
Dividendo quello che abbiamo con altri sazieremo in parte il nostro spirito di insicurezza perche' se riusciamo a dare a qualcun altro avremo la capacita' di relazionarci e di essere in sintonia con l'universo.
Non siamo nati per stare da soli, anche se da soli nasciamo e moriamo e riconosciamo il nostro dolore esistenziale e' solo dividendo con altri che riusciamo a saziare la nostra sete di vita.
Se abbiamo abbondanza spargiamola al mondo o impieghiamola per craerne altra per noi e per gli altri.
Attenzione non parlo di carita' o di beneficienza, parlo di con-divisione della propria fortuna o del proprio talento solo questo ci rende piu' umani e piu' vicini alla nostra piccola vita e ci rende immortali perche' riusciamo ad andare molto oltre il nostro piccolo e debole io.
domenica 6 dicembre 2015
Sangue chiama sangue
I pacifisti sono stati sempre visti come degli ingenui da molti e dei sognatori da molti altri compresi cantanti morti ammazzati...
La pace e' diventata una condizione utopica, ormai, per le nostre coscienze come lo e' diventata il comunismo prima e l anarchia poi.
Ma in fondo l'equazione e' semplice: quando nessun potere supporta una posizione ideologica per i suoi scopi di predominio in poco tempo e con poche mosse quella posizione viene abbandonata dal supporto economico e quindi destinata ad una elite di intellettuali assenti dalle stanze dei bottoni, dagli intellettuali da salotto imboniti dal benessere materiale e dalle promesse demagogiche di politici, attori che improvvisano un ruolo difficile da mantenere nella successione di impoverimento materiale.
Anche stavolta, come nei periodi piu' bui, si smontano le condizioni di benessere materiale di chi riesce a mantenere se e la propria famiglia con il lavoro e l'ingegno e si premiano invece le aristocrazie parassitarie di un imprenditoria vampira di un sistema fallace e destinato alla matematica implosione. Vampiri che cercano di stare ai bordi dell esplosione sociale manovrando paraventi di comunicazione a volte molto furbi e spesso tristemente ignari delle loro firme su progetti di lobbismo economico e ingordi di monopolismo.
Si chiama un uomo nero e lo si spauracchia nel mondo cosi' da poterlo bersagliare dei problemi del mondo, dimenticando i crampi della fame di giustizia sociale ed economica.
L'ultimo decennio e' servito a smontare anche l'idea del diritto del lavoro, della dignita' materiale in un mondo governato da dei terreni e commerciali.
Possiamo certo rinunciare al lavoro se avessimo una vita comunque degna di essere vissuta.
Ma in questo mondo attuale senza la capacita' e la possibilita' di cedere il proprio tempo, gran parte della nostra giornata attiva in cambio di briciole di potere di acquisto e quindi dignita' di cittadini ogni discorso diventa vano. Ogni ricetta governativa si scontra contro il drenaggio del potere che elimina diritti spacciandoli per mali minori di un percorso di rinascita che invero non potra' mai esserci finche' il sistema sara' questo.
Mi trovo spesso nel dubbio su quali valori rappresentare e innalzare a mio figlio.
Mi trovo in difficolta' a sbandierare un etica kantiana di rispetto della maggioranza, dell altrui bisogno se questa diventa solo una rinuncia alla propria individuazione ed affermazione.
Mi trovo in difficolta' a richiamare principi svuotati di un valore quotidiano e su cui poter fare una difesa di un futuro migliore che e' inimmaginabile con le attuali regole di sopravvivenza pura in una civilta' che diventa arcaica ma solo per la violenza ogni giorno di piu'.
La competizione professionale e' diventata la nuova arena per i gladiatori del futuro che saranno i lavoratori, giudicati da una massa affamata ed impaurita.
Dovro' allenare mio figlio alla guerra richiamando la pace, cioe' trasmettendo un messaggio schizofrenico ed incomprensibile e di fondo forse anche sbagliato.
Il sangue richiama il sangue e la poverta' non puo' che richiamare miseria materiale e spirituale, in un avvitamento senza fine.
Mi sforzero' di cercare luoghi e persone di pace, di dare il buon esempio di fare come il buon samaritano.
Dovro' farlo non per principio cristiano ma per principio di vita.
Per un richiamo ad una fratellanza reale e non solo virtuale, spero di avere sempre abbastanza forza per aiutare chi amo e chi avra' bisogno.
L' egoismo puo' essere esercitato solo in periodi di abbondanza, quando in un paradiso in terra di abbondanza si puo' pretendere di avere ancora di piu' per una sazieta mai giunta.
Ma l egoismo in una societa' povera non e' che polvere da sparo, che non ricuce una possibile evoluzione.
Siamo costretti ad essere piu' buoni per salvare il nostro mondo, se siamo egoisti possiamo salvare solo noi stessi ma solo se siamo dalla parte giusta della societa', se siamo nella maggioranza affamata siamo costretti ad essere buoni fra di noi e severi con gli egoisti perche' il sangue chiama sempre e solo il sangue.
Ma l'unico sangue che e' degno di essere versato e' quello sacrificale per tutti ma agito solo come azione libera ed autonoma ed espressa come reale volonta'e non come trappola moralistica.
La pace e' diventata una condizione utopica, ormai, per le nostre coscienze come lo e' diventata il comunismo prima e l anarchia poi.
Ma in fondo l'equazione e' semplice: quando nessun potere supporta una posizione ideologica per i suoi scopi di predominio in poco tempo e con poche mosse quella posizione viene abbandonata dal supporto economico e quindi destinata ad una elite di intellettuali assenti dalle stanze dei bottoni, dagli intellettuali da salotto imboniti dal benessere materiale e dalle promesse demagogiche di politici, attori che improvvisano un ruolo difficile da mantenere nella successione di impoverimento materiale.
Anche stavolta, come nei periodi piu' bui, si smontano le condizioni di benessere materiale di chi riesce a mantenere se e la propria famiglia con il lavoro e l'ingegno e si premiano invece le aristocrazie parassitarie di un imprenditoria vampira di un sistema fallace e destinato alla matematica implosione. Vampiri che cercano di stare ai bordi dell esplosione sociale manovrando paraventi di comunicazione a volte molto furbi e spesso tristemente ignari delle loro firme su progetti di lobbismo economico e ingordi di monopolismo.
Si chiama un uomo nero e lo si spauracchia nel mondo cosi' da poterlo bersagliare dei problemi del mondo, dimenticando i crampi della fame di giustizia sociale ed economica.
L'ultimo decennio e' servito a smontare anche l'idea del diritto del lavoro, della dignita' materiale in un mondo governato da dei terreni e commerciali.
Possiamo certo rinunciare al lavoro se avessimo una vita comunque degna di essere vissuta.
Ma in questo mondo attuale senza la capacita' e la possibilita' di cedere il proprio tempo, gran parte della nostra giornata attiva in cambio di briciole di potere di acquisto e quindi dignita' di cittadini ogni discorso diventa vano. Ogni ricetta governativa si scontra contro il drenaggio del potere che elimina diritti spacciandoli per mali minori di un percorso di rinascita che invero non potra' mai esserci finche' il sistema sara' questo.
Mi trovo spesso nel dubbio su quali valori rappresentare e innalzare a mio figlio.
Mi trovo in difficolta' a sbandierare un etica kantiana di rispetto della maggioranza, dell altrui bisogno se questa diventa solo una rinuncia alla propria individuazione ed affermazione.
Mi trovo in difficolta' a richiamare principi svuotati di un valore quotidiano e su cui poter fare una difesa di un futuro migliore che e' inimmaginabile con le attuali regole di sopravvivenza pura in una civilta' che diventa arcaica ma solo per la violenza ogni giorno di piu'.
La competizione professionale e' diventata la nuova arena per i gladiatori del futuro che saranno i lavoratori, giudicati da una massa affamata ed impaurita.
Dovro' allenare mio figlio alla guerra richiamando la pace, cioe' trasmettendo un messaggio schizofrenico ed incomprensibile e di fondo forse anche sbagliato.
Il sangue richiama il sangue e la poverta' non puo' che richiamare miseria materiale e spirituale, in un avvitamento senza fine.
Mi sforzero' di cercare luoghi e persone di pace, di dare il buon esempio di fare come il buon samaritano.
Dovro' farlo non per principio cristiano ma per principio di vita.
Per un richiamo ad una fratellanza reale e non solo virtuale, spero di avere sempre abbastanza forza per aiutare chi amo e chi avra' bisogno.
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| The life of David Gale |
Ma l egoismo in una societa' povera non e' che polvere da sparo, che non ricuce una possibile evoluzione.
Siamo costretti ad essere piu' buoni per salvare il nostro mondo, se siamo egoisti possiamo salvare solo noi stessi ma solo se siamo dalla parte giusta della societa', se siamo nella maggioranza affamata siamo costretti ad essere buoni fra di noi e severi con gli egoisti perche' il sangue chiama sempre e solo il sangue.
Ma l'unico sangue che e' degno di essere versato e' quello sacrificale per tutti ma agito solo come azione libera ed autonoma ed espressa come reale volonta'e non come trappola moralistica.
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