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domenica 15 novembre 2015

Bomba o non Bomba

Siam cresciuti in Italia in un paese ufficialmente non in guerra ma con decenni di terrorismo, attentati, stragi.
Poi il potere si e' trasformato e da quello militare si e' scoperto quello economico e quindi qui son finite le bombe e sono iniziati i furti, l'esproprio proletario impallidisce di fronte alla corruzione, ovvero le roialty che ogni attivita' produttive deve versare al potete di turno per esercitare il suo dovere, che invece diventa una concessione personale. Ovviamente pagando per fornire servizi pubblici questo costo si e' riversato ben bene su tutti noi.
L'europa unita adesso ci chiede di pagare un debito nazionale, i nostri politici stanno sforzandosi di farci pagare solo gli interessi...
Credo sia difficile rompere questo meccanismo perfetto, questa mano invisibile dell economia che invece di riequilibrare il mercato sta premiando il capitalismo piu' evoluto.
Il rigurgito evoluzionistico del web e' gia' stato assorbito dal sistema economico ed e' diventato una sua emanazione, l'arte rivoluzionaria e' diventata espressione del potere gia' dai tempi del fascimo.
Tant'e' che le opere fasciste possono essere apprezzate solo ora a distanza di 100 anni dalla sua realizzazione, adesso che la spinta comunicativa e la manipolazione dell estabilishment si e' esaurita.
E adesso, come allora le bombe ripiovono su di noi, non piu' in Italia ma in europa, a Parigi.
E' spaventoso diventare vittime mentre si guarda un concerto o si mangia una pizza al ristorante, ci viene tolto anche l'ultima briciola di dignita' civile di lavoratori schiavi ma consumatori ancora apparentemente liberi.
E invece il nemico ci colpisce proprio nella nostra identita' capitalista: prima fu il world trade center che tradotto e' centro di commercio mondiale mettendo un dito insanguinato nella nostra forza di occidente colto ed avanzato. Il nemico ci fa vedere morti ammazzati, giustiziati in modo sanguinoso e crudele, cosi' come vediamo nei migliori film di azione della nostra produzione cinematografica, anch'essa massima espressione della civilta' dell' immagine, che richiama la morte come espressione di potenza umana invece dell'amore.
E siamo in guerra, in vera guerra, una guerra senza confini, trincee, ma una guerra di religione o meglio in una guerra di nuovo ideologica, come fu quella degli anni settanza in Italia.
E ci ritroviamo a combattere una guerra in nome di chi da questo capitalismo ha solo vantaggi, difendendo con la nostra vita e sterminando migliaia di vite altrui in paesi lontani, esotici ma invisibili alle nostre coscienze.
Siamo sicuri di aver individuato il nemico? che sia davvero un bastardo e musulmano? E che non sia invece un libertario rivoluzionario che deve rompere un meccanismo che e' davvero impossibile aggiustare?
Ci ritroviamo ad anelare alla nostra apparente liberta' ad avere paura per i nostri cari senza realizzare che questi sono solo gli effetti collaterali di una guerra mondiale di un'economia che detiene e persegue il suo potere nonostante il bene morale della popolazione del mondo.
Possiamo sterminare l'isis e tutti i suoi membri ma se continuiamo ad affamare il mondo ci sara' sempre qualcuno che avra' come unica azione concreta per cambiare il mondo di uccidere.
Non ho la soluzione, ma son sicuro solo che bomba richiama altre bombe e dobbiamo trovare un'altra strada per il nostro futuro, trovare un futuro diverso dal presente e dal passato.

domenica 8 novembre 2015

La strada maestra

Anni fa in un momento in cui stavo iniziando a fare di nuovo business, dopo un pessimo periodo lavorativo, incontrai un concorrente che mi disse: "vedo che ti sei rimesso in carreggiata".
Quella frase mi resto' impressa perche' da allora mi fu piu' chiaro di prima che ci sono molti modi per fare le cose, ma alcuni sono quelli piu' convenienti e diretti, appunto come una strada maestra, ovvero una strada con carreggiate, ed esserci su vuol dire andare nella direzione giusta.
E ieri trovandomi senza respiro, sdraiato per terra, cercando, senza riuscirci, di arrivare sul ciglio del burrone, mi son reso conto che senza una strada segnata da seguire il percorso diventa difficile, forse impossibile.
Quindi se io non seguo la strada segnata da qualcun altro non riesco a muovermi? Mi perdo?
E perche' vicino al vuoto il terrore mi blocca in modo prepotente? E come si fa a salire in alto se c'e' tanta paura del vuoto sotto? Per salire bisogna muoversi in alto, ma alto esiste solo come distanza dal basso e quindi come riuscirci se il mio corpo rifiuta la verticalita'?
Seduto qui sulla mia sedia solo a ripensare alla vicinanza del precipizio si blocca il respiro di nuovo, come se davvero fossi in pericolo, quando poi non lo ero nemmeno li, sopra la montagna spaccata di Gaeta, anche se i pochi centimetri di distanza dal salto di 150 metri sul mare pulsavano adrenalina in circolo.
L'adrenalina ti stanca, e' come un turbo che scarica il tuo sistema in pochi secondi, che in una vita primitiva forse ti salvavano la vita ma adesso sono solo reazioni improprie, o forse no.
Come dice Jovanotti la vertigine, forse definitivamente, non e' paura di cadere ma paura di volare. E se si dice volere o volare... forse possiamo usare la nostra volonta' di Icaro per sfidare gli dei, ma dobbiamo usare la arguzia di Dedalo per non cadere con le nostre ali di cera della nostra volonta'.
Il respiro riusciva a riprendersi solo unendosi alla risacca del mare, respiro della terra incessante ed armonico, che riprendeva il mio corpo e lo salvava dalle trappole mentali delle nostre fatue volonta', del nostro smarrimento nel cammin di nostra vita, nel passare oltre il sentiero nel bosco indifferente alla volonta' umana.
Nella montagna spaccata di Gaeta c'e' un monastero e un giaciglio di pietra dove dormi' San filippo Neri che invita gli uomini a volare bassi, strana affermazione per chi ha vissuta una vita dormendo su una roccia a strapiombo sul mare.
E poco piu' su nel punto piu' alto del monte Orlando il Mausoleo di un console romano tenuto in perfetto stato, anche se svuotato dai suoi millenari tesori, circolare ed imponente come la vita del console che fece di Roma la storia con atti e gesta politiche e militari giuste.
E nella montagna spaccata dal dispiacere della morte di Gesu' cristo e' stata costruita un'opera ciclopica militare dalla nuova Italia sabauda alla fine dell’800, una batteria militare per poter colpire navi nemiche nascondendosi nella vegetazione ed usata durante la seconda guerra mondiale da basi tedesche che pero' non hanno sparato nessun colpo per difendere una postazione divenuta inutile appena costruita per il cambio delle tattiche di guerra.
L'opera e' pero' servita a tante coppiette di Gaeta per vivere l'amor profano, a detta della guida, volontaria, ed e' verosimile essendo una costruzione nel ventre della montagna completamente buia ed appartata ma come un budello lungo addirittura 600 metri che costruito per la guerra ha celebrato solo l'amore.
Infine la grotta del Turco in cui il respiro del mare si quieta invitando i corpi ad immergersi nel suo mare splendido, a ritrovare l'unione fra aria roccia ed acqua con il piccolo essere umano che spesso ha bisogno di guide e di esperti per conoscere l'opera di altri uomini, ma ha bisogno solo di respirare profondamente e svuotare la mente dai virus dei pensieri alieni per tornare a fondersi con una natura fiera libera e perfetta.



domenica 1 novembre 2015

Il dialogo muto

L' arte e' per la borghesia la ricerca della aristocrazia mancante, del peccato originale che oguno che ascende cerca di reinventare per annullare il punto oscuro di partenza che ancora vincola i suoi sensi di colpa.
Sensi di colpa del cristiano che non e' mansueto agnello da sacrificio e senso di colpa per la sua predatoria presenza nella societa' ingiusta e sostanzialmente incoerente verso la massa che dovrebbe rappresentare.
E ritorna l'ipocrisia di un'arte che dovrebbe esprimere una innovazione ed invece si ritrova vittima dei cartelloni sponsoristici delle banche massimo emblema del sistema che si vorrebbe rinnovare: inconciliabile.
La biennale di Venezia del 2015 si ispira ai futuri possibili e sono tutti futuri tecnologici, in cui la natura appare senza rimedio vittima. E l'uomo come essere naturale soccombe definitivamente.
Ci sono momenti in cui passeggiando fra le opere d'arte una brezza soffia nel nostro cuore, in cui la meraviglia si scompone in momenti di angoscia ricreata dall'artista ed altri di angoscia dettati dalla lontananza della comunicazione fra il normale e le ossessioni non codificate di artisti del mondo, nel mondo.
Messaggeri di messaggi antichi, filosofi della materia li definirei, nella ricerca della espressione si modella la materia in modi inusuali e non industriali.
Se domani qualcuno mi chiamasse dicendomi ti e' affidato il padiglione dell Italia, rappresenta il tuo futuro, immaginario o ipotetico lo farei? Avrei i miei strumenti?
Facile e' criticare la sconfitta degli anarchici che raccolgono i soldi dei capitalisti, adesso che non hanno piu' le sovvenzioni del pci e dei suoi amici.
Ma se oggi anche l'arte e' espressione dei predatori del mondo, e' gestita e pagata dai vincitori del sistema iniquo del capitalismo come possiamo uscire dalla trappola?
Come la maschera d'ossigeno del pilota russo essa vuole pilotare il mondo ma ha bisogno dell'ossigeno di chi lo controlla, una trappola di vetro infrangibile.
Sono soddisfatto comunque che tanta bellezza venga rappresentata, anche se facilmente rappresenta le brutture dell uomo come animale al guado fra l'animalita' della Grecia e l apoteosi della Slovenia, come l ancora che non mantiene fermo nessun progresso e si ritrova con la melanconia alchemica al suo fianco, antico compagno di esplorazione dell uomo e dell'umano.
Son contento di aver finalmente alla mia veneranda eta' aver assaporato una giornata di arte, di nuove espressioni, di aver portato le persone piu' care al mondo, mia moglie e mio figlio.
Spero che ognuno di noi trovi la propria capacita' di espressione di se', dell essere umano in noi e di tutte le nostre debolezze, richiamando anche le nostre grandezze.
Sono contento che ci sia nonostante tutto la possibilita' di sudare per le proprie idee, per le proprie emozioni, che lo possano fare cosi' tante persone e per cosi' tantissime persone amanti delle espressioni che vadano oltre le cornici dell ordinario, del quotidiano.
Per non far sembrare questo solo un sogno ma un orizzonte vastissimo per la mente, un orizzonte da voler e poter raggiungere con la propria intenzionalita', con la propria speranza e sperando che ci sia sempre abbastanza energia e consapevolezza per non farsi schiacciare dalla mano invisibile del capitalismo ingiusto.
Ma accarezzati da una reale capacita' di esprimere la propria rivoluzione la propria innovazione nonostante tutto e tutti.
Forse davvero l'uomo moderno si trova in un vicolo cieco di sviluppo e forse deve tornare indietro, ma sperando che non ci si fermi ad una epoca in cui predatori e predati tornino ad essere le antitesi che si sono sempre continuate ad esprimere nella civilta' conosciuta.
Ricordiamo con gli orrori i totalitarismi e siamo indulgenti con una democrazia paternamente ingiusta.
Andare eoni indietro, ad una cellula indivisa in un brodo primordiale e rinascere come abbracci nuovi, riprendendo l'energia universale e sufficiente per noi.
La domanda a cui dovro' rispondere come esploratore dell uomo: c'e' abbastanza energia per vivere la vita per tutti?

domenica 25 ottobre 2015

Non saremmo noi stessi senza i nostri segreti

Ogni mente ha chilometri di connessioni. Tanti e tali che riusciamo con gli occhi chiusi ad immaginare un mondo enorme, molto piu' grande di quello che potremmo esplorare fisicamente.
E quindi come pensiamo di poter davvero esistere senza avere dentro di noi delle zone di ombra? delle zone mai esplorate? e sopratutto, con gli altri, quanta parte di noi rimane nascosta e non espressa? Quante parole, emozioni, espressioni, sentimenti sono nascoste agli altri in nome di una norma comportamentale forse giusta?
Di fondo non potremmo mai essere completamente alla luce della conoscenza ne' con noi stessi, ne' tantomeno nel mondo civile e fisico.
Come ogni pianeta del cosmo ci sara' la nostra zona d'ombra, ed e' proprio quella che ci fa essere diversi dalla massa unificata, che ci rende individui, individuali ed individuabili.
Per questo si fanno i processi non alle intenzioni ma alle azioni, permettendo alle nostre zone d'ombra di vivere la loro esistenza basta che non interferiscano con la (apparente) luce della norma.
E quindi nel nostro percorso di vita a volte siamo attratti dalla luce ristoratrice e che scalda ed a volte cerchiamo l'ombra della solitudine della individuazione.
Il percorso nel bosco delle favole alla ricerca dei personaggi negativi che popolano la nostra mente ma che hanno enormi poteri.
Potremmo fare il nostro viaggio agli inferi sentendo che possiamo perdere la retta via e rimanere intrappolati nell oscurita'.
Abbiamo a volte il timore di perderci una volta oltre passati i cancella dell ombra ovvero i cancelli della follia ovvero i cancelli dell individualita' dell UNI-VERSO che e' il nostro essere completo.
L'altro giorno riguardavamo in casa un video di una recita di mio figlio a 3 anni, che piangeva per tutto lo spettacolo; gli ho chiesto se ricordasse perche' piangeva e non ricordava, ma poi mi ha detto che piangeva per la vergogna. Non sono uno psicologo ma un bimbo che piange perche' e' davanti ad un riflettore, davanti ad una platea secondo me perche' non ha ancora imparato a difendere e riconoscere la sua zona d'ombra.
Ovvero ci si puo' vergognare quando si ha paura di perdere le proprie debolezze, le proprie insicurezze, insomma tutta quella parte che nascondiamo sotto il tappeto per paura che venga scoperta.
Ed e' cosi' per tutti: difendiamo i nostri segreti con tenacia, per non confondere il mondo dell apparenza con quello piu' intimo. Ma se davvero un fascio di luce illuminasse le nostre parti piu' nascoste queste diventerebbero immediatamente normalizzate, illuminate e senza valore aggiuntivo per noi e per gli altri se non per la paura del giudizio. Il giudizio degli altri, simile al giudizio divino ci incute paura perche' in fondo abbiamo paura della nostra identita' della nostra unicita' della nostra diversita' dagli altri che ci sembrano fondamentali per la nostra esistenza. La paura e' quella di perderci nell abisso buio di noi stessi e vogliamo gli altri per rimanere nella luce della condivisione, della accettazione, sacrificando e abbandonando la nostra zona buia. Ma e' un rischio che possiamo correre, che anzi dobbiamo correre se vogliamo diventare quel qualcuno che e' noi stessi. Possiamo mantenere segreti i nostri segreti, o svelarli ma riconoscendo la nostra zona piu'buia e nascosta aiutiamo il nostro io a partorire. Tu sei disposto ad aprire la stanza segreta di Barbablu?

Ma mi faccia il coach

E' sempre piu' di moda fare il coach e fioccano corsi su corsi.
Sono cresciuto con Roberto Re e mo ci sta' Cere' un cognome un destino... da re moderni?
Non so, mi sembra che su Facebook le scuole di coaching siano in aumento ma e' un po' come la piramide o l'aereo dei miei tempi, in cui riesci a stare su finche' c'e' gente che si mette sotto di te gerarchicamente, economicamente fino a che non si smette di aumentare di numero (credo che oggi si chiami network marketing).
Per quanto mi riguarda sono stato sempre un eretico e un bastian contrario quindi ho partecipato a simili situazioni solo per brevi periodo di studio del sistema...
Ma quello che vorrei mettere in evidenza e' sempre un punto su cui sto cercando di lavorare personalmente: quello del rapporto simmetrico.
Non c'e' maschio alfa del gruppo, il coach dei tempi moderni o il re dei tempi andati (forse),
ma una relazione in cui il rapporto nasce alla pari e cambia gerarchia solo in specifici contesti e per determinati obiettivi e scopi.
Cerco di spiegarmi: se esiste un esercito e' naturale che ci sia un superiore che permetta la gestione di un gruppo di persone.
Se viviamo in una societa' evoluta complessa ci deve essere un sindaco o qualcuno che assuma le funzioni di guida e leadership e va bene.
Ma devono essere situazioni in cui veramente ci sia un governo del cittadino, e in altri ambiti di specializzazione che presume un mandato di leadership in un settore non deve bastare il titolo, che dovrebbe difendere la categoria ma una costante tensione di rinnovamento e di processo funzionale di evoluzione bloccato completamente da chi ha assunto il potere con regole di liberta' e adesso restringe la possibilita' a pochi intimi.
Ogni delega al comando deve poter essere confermata o annullata secondo parametri di piena liberta' di espressione, anche a costo di errori gravi.
Saranno errori con minori conseguenze di un sistema ormai statico e cristallizzato.
La crisi dei valori e' data dalla reale mancanza di capacita' di poter operare per il proprio mondo e quindi per tutto il mondo.
Supereroi come superman non sono piu' di moda, anzi i supereroi che prendono piede e possono essere emulati sono solo quelli distruttivi, ma questo perche' il potenziale di spinta ed evoluzione e' stato completamente soffocato da un sistema bloccato.
La specializzazione di competenze non puo' far nascere rapporti asimmetrici, se non per brevi periodi e con ruoli fluidi ed intercambiabili.
Difficile, forse impossibile, ma ormai necessario.
Non si possono creare leader se la massa non ha capacita' di nomina e di scelta e realmente di poter contribuire alla leadership perche' il ricambio generazionale e' ormai bloccato dall ultima ondata del 68.
Altrimenti si crea una nuova tensione rivoluzionaria che non fa altro che rafforzare il potere per difendere una maggioranza inerme silenziona ed inebetita dalla mancanza di azione reale nel mondo reale.
Creiamo delle scuole di coach ma cambiamo un sistema che fissa le gerarchie rendendole  non elastiche.
Torniamo al maiuta socratico, che non per nulla e' stato condannato a morte, che alleva la nascita di un nuovo sistema di espressione e di equilibrio.
Una leadership basata sull esempio congruo e coerente con una base di rinnovo e di dimostrazione perenne di capacita', senza rendite che non possono che essere a scapito di meriti altrui, ovvero a scapito di tutta l'umanita'.

domenica 4 ottobre 2015

Vivi la tua leggenda

E' una particolare coincidenza che sto leggendo e scoprendo con molto ritardo le esperienze di Messner e scoprire che un ragazzo simpatico e' morto scalando il kilimanjaro.
Non era un ragazzo qualsiasi ma un simpatico e motivante Scott Dinsmore che invita in tutto il mondo le persone a seguire la propria leggenda, inquadrando le proprie motivazioni ed ispirazioni ed alimentandole.
E' peculiare che proprio lui sia morto dopo aver venduto tutto ed essere partito con la moglie a fare il giro del mondo per crescere, fare nuove esperienze e vivere la sua leggenda. Ed e' morto facendo questo, a 33 anni l'eta' dei profeti. E leggendo Messner e della sua continua gestione del rischio, dell accoglienza dei fallimenti che gli hanno permesso i successi. Della morte del fratello, dei compagni di cordate e di alpinismo ricordandoci che in fondo le probabilita' di morire in citta' e per lavoro non sono cosi' remote, cosi' quanto le percepiamo.
E questa ricerca del limite, del confine e della liberta' DI, vera liberta' da non confondere con la idealizzata liberta' DA, questo allenamento ad esprimere il proprio potenziale umano e personale che da' un senso di pienezza.
E' difficile capire una persona che dedica la vita alla "conquista dell inutile" come lo ha definito lui sulla base di una definizione di un alpinista francese.
Ma vorrei ribadire che l' inutile non puo' essere altro che ogni azione umana.
Lo stipendio a fine mese, le responsabilita' familiari sono certo moralmente doverose ma definitivamente inutili al senso della vita come esperienza spirituale, come conoscenza di se' e dell'uomo.
Quindi lo scopo della nostra azione e' sostanzialmente inutile, anzi sarebbe da ricordare che ogni nostro sforzo ha vita breve, per quanta influenza possa avere nell immediato e nel lungo periodo.
Ma cio' non di meno l'opera umana, la sua azione e' esattamente l espressione della nostra grandezza, della cui dimensione sia noi in primo luogo responsabili.
Se tutti vivessimo ai confini delle possibilita' umane forse queste aumenterebbero immediatamente.
Ognuno di noi ha un potenziale energetico da spendere, nella maggior parte dei casi lo spendiamo nel compito a noi assegnato da terzi a cui rinonosciamo, o comunque deleghiamo, la nostra esistenza produttiva e spesso tutta la nostra esistenza delegandola per specifiche conoscenze: il prete per l'anima, il dottore per il corpo, il giudice per il rapporto con gli altri, al sindaco e al parlamento per le nostre funzioni di cittadini, al nostro datore di lavoro per il nostro pane quotidiano.
Ma giusto o sbagliato che sia il risultato e' che deleghiamo la nostra vita a vivere la leggenda di altri, non la nostra.
Certo scalare una montagna non ci libera dei nostri limiti ma anzi ce li fa conoscere, ci fa allenare la nostra volonta' come puo' esserlo qualsiasi attivita' che possiamo fare nel nostro tempo libero, almeno all inizio per tacitare gli altri e la nostra moralita'.
Scegliamo un azione, semplice, immediata, inutile e facciamola, iniziamo da quel piccolo limite a scoprire i nostri confini. Non importa quale sia, basta che sia una che ci piaccia, puro atto di egoismo per iniziare a scoprire il nostro potenziale umano.

domenica 20 settembre 2015

La scuola dell'anima

Partecipare ad un congresso sulla coscienza e' davvero cosa interessante e illuminante.
Si incontrano persone curiose, gentili a volte spocchiose, ma che sicuramente hanno dedicato la vita alla ricerca del buco nero chiamato anima.
Non voglio usare termini come coscienza, inconscio e tutti quelli che indicano in breve quello che non conosciamo ma che ci riguarda perche' nonostante abbia cercato molto, alla fine, di certo non ho interesse alla corretta definizione ne' alla conoscenza ma alla comprensione: quel brodo caldo che ti rilassa dalla tensione del dolore e della mancanza di qualcosa che non si sa'.
Che calma dall ossessione del sapere le cose che ci chiediamo da millenni con milioni di risposte, nessuna valida fino in fondo.
Perche' forse come dice qualcuno la fede e' un dono che hai o non hai.
E se ce l hai puoi scegliere il tuo governatore dell oltresensibile: che si chiami Cristo, Budda, Maometto, Nello Mangiameli, Osho poco importa: potrai credere a qualcosa che ti mette in pace la parte fuori dalla tua razionalita'.
Ma, alla fine, se sei un eretico come me, se poi la tua parte spirituale placa la tua sete ma ti lascia vittima della materia e degli altri esseri umani, se ti porta a chiudere gli occhi e pregare quando stai soffrendo invece di agire sulla materia allora bisogna combattere nel mondo materiale prima di avventurarsi in quello spirituale.
Ovvero come si puo' pretendere di essere illuminati quando la propria luce non brilla per nessuno, spesso nemmeno per te stesso?
E' un gioco dialettico e logico da cui non si scampa: tutto cio' che crea l'illusione della materia e' la stessa che crea il mondo altro, etereo, spirituale a cui possiamo accedere solo con erculee fatiche.
Ma se davvero dobbiamo faticare cosi' tanto per un regno dei cieli giustifichiamo il sacrifico per il regno materiale.
Ma il mondo materiale possiamo davvero misurarlo, trasformarlo, cambiarlo, migliorarlo ed e' questa la vera unica possibilita' di salvezza della nostra vita.
Per certo alcune delle persone piu' ricche della terra donano miliardi di dollari, curano e aiutano milioni di persone, molte di piu' di quelli che professano di voler salvare il mondo senza muovere un dito.
Il mondo materiale e' basato sull energia fisica del lavoro e sull'energia spirituale del denaro.
Le idee e le emozioni sono i nostri strumenti ma non sono la nostra energia, anzi la assorbono, consumandoci.
Dobbiamo entrare nel sistema completamente riconoscendolo come un sistema iniquo e sbagliato ma se non si ha la forza di cambiarlo siamo come lupi che ululano alla luna.
Meglio e' per un lupo cacciare, difendere la propria famiglia, il proprio branco ed usare tutta la sua forza annusando la terra, correndo prendendo quello che serve, come e' nella natura.
Se scegliamo di lasciare senza prendere e' solo un alibi alla nostra pigrizia ed incapacita'.
Se siamo lupi possiamo ululare alla luna ma solo se questa rappresenta il mondo che non vediamo, minacciandolo con la nostra voce, con la nostra forza, con il nostro sacro fare quotidiano.
Se invece davvero non vogliamo misurarci e interagire con il mondo materiale, possiamo cercare il nostro angolo di paradiso da qualche parte nel mondo e goderci il dono della vita ma senza frignare, sano puro egoismo, legittimo ma tutto sommato forse un po' codardo.