Ormai la giustizia e' diventata ostaggio di chi urla meglio o con piu' mezzi di comunicazione a sua disposizione.
Una volta giustiziare era il polso duro del potere che richiamava la paura per seguire le proprie regole a tutti i cittadini.
Eppure la giustizia nasceva come dike grega, una forma di civilta' opposta e sensata alla tracotanza barbara, alla hybris, condannata per sempre come superbia.
Possiamo parlare di tutte le virtu' ma lo spartiacque fra la civilta' e la barbaria la da proprio la giustizia, il senso di un ordine degli uomini sugli uomini.
Scrollandosi di dosso la giustizia della natura si da finalmente un potere all'uomo e lo si rende simile a Dio.
Spesso il dio cristiano ci da la grazia della giustizia, e siamo richiamati a rimettere ai nostri debitori per rispetto di un dio, che nei secoli e' stato avvicinato alla civilta', alla morale, alla coscienza, alla liberta, all opportunismo.
E il nostro cinismo non basta per essere indifferenti alle ingiustizie.
Uno sdegno profondo brucia nelle nostre vene.
Eppure i piu' furbi che si fanno giustiziare, richiamano ancora la giustizia, per dimostrare che la giustizia applicata e' malata e contorta e che esiste una giustizia superiore, non divina, ma una giustizia libertaria in cui la morale ha solo un valore di convenienza, un valore di normalizzazione, di sopraffazione del potere nei confronti del debole.
Certo chi detiene il potere di esercitare la giustizia puo' truccare la bilancia come vuole, in nome di una giustizia naturale piu' alta, ma spesso questi trucchi servono solo a guadagnare qualche tempo di vantaggio nei confronti dell inevitabile.
A meno che non si abbia cosi' tanta forza da cambiare il senso di giustizia e renderlo come una misura di equilibrio nella civilta', come una moderazione delle differenze, come una prigionia del talento e delle novita'.
La giustizia si confonde con il proprio interesse, che trova sempre una "giustificazione".
Conviene stare all erta nel sollevare la bilancia e nel brandire la spada.
E avere la forza di poggiare nei piatti della bilancia i nostri errori, i nostri orrori prima di pesare quelli altrui.
E possiamo farlo proprio nel momento in cui urliamo il nostro sdegno: possiamo scacciare la nostra hybris piu' violenta e richiamare la virtu' piu' profonda che ci avvicina al nostro dio pensante.
Senza giustizia non c'e' futuro per l'umanita', possiamo esercitarla nelle nostre giornate di scontri quotidiani con i nostri simili e poi richiamarla senza decapitazione ma come richiamo al nostro senso di appartenenza ad una comunita' superiore che lotta nella materia ispirandosi al mondo delle idee: giustizia senza giustiziare, difficile certo.
E come recita il Bushido:
義, Gi: Onestà e Giustizia
Sii scrupolosamente onesto nei rapporti con gli altri, credi nella
giustizia che proviene non dalle altre persone ma da te stesso. Il vero
Samurai non ha incertezze sulla questione dell'onestà e della giustizia.
Vi è solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
(Yukio Mishima)

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