Comunque quell attivita' di scendere insieme al fiume attraverso la montagna, saltando con lui, cullandoci con lui, respirando con la sua forza silenziosa e rumorosa ma inarrestabile.
Ma senza correre per accelerare l'adrenalina, ma rallentando assaporando lo sforzo del momento.
La tensione della corda tesa, del tuo corpo appeso, dell acqua che ti sommerge, del vuoto che ti circonda, del fiume che ti aspetta di nuovo in basso di nuovo placido e sornione.
Non e' uno sport estremo, anche se non sono esperto di sport estremi, ma un viaggio nel cuore della montagna scavata dai secoli di acqua nuova e perenne e si puo' assaporare per un attimo il proprio respiro ed il proprio battito immerso nella natura piu' viva e forte.
Non c'e' bisogno di essere atleti, ne' sportivi per poter partecipare, ma di avere la voglia e la pazienza di andare oltre il nostro divano esistenziale, di non accoccolarci nel disagio di fare qualcosa di diverso.
Per i piu' vanitosi per dire io l ho fatto, per i piu' insicuri per dire IO ce l'ho fatta, per i piu' estroversi di calarsi con dei compagni di avventura e condividere le tensioni e le gioie, per i piu' paurosi per calarsi nella propria paura e risalirla, per i piu' introversi per ascoltare nuove sensazioni dimenticate dalla civilta' della comodita'.
Ed e' per questo, per scoprire e sentire di nuovo e non per le performance, che puo' farlo chiunque.
Quando alla domanda del cinico compagno di vita o genitore: ma chi te lo fa fare! si risponde con qualcosa di sconosciuto: io l' ho deciso.
Assumendo se stessi finalmente come maestri delle proprie scelte e seguendole su percorsi nuovi che abbandonano il dio della convenienza che uccide i ricercatori di se' e che possono dare dei squarci di consapevolezza o un respiro profondo che poi accompagna le scaramuccie quotidiane dell ego e della propria esistenza standardizzata.
Ma non per questo rinnegandola ma anzi riportandola alla sua giusta dimensione di lotta quotidiana per l'esistenza ma con ormai nella pancia la sensazione dell'altrove possibile, esistente ed accessibile in ogni momento con il ricordo e con la pratica.
Scegliendo di seguire l'acqua che corre a ricongiurgersi in un tutto indistinto ed unico che e' il mare e noi anche seguendo la sua corsa assaporando il nostro nuovo incontro con le sensazioni del corpo: senza terra sotto i piedi, del corpo immerso, galleggiante nell aria o nell acqua, del respiro che puo' mancare quando siamo sommersi dall acqua per poi ritrovarlo dopo un attimo che dura una eternita' come una nuova nascita quando siamo passati dal liquido della placenta all aria del mondo.
Non sara' una nascita nuova a totalizzante ma una piccola e potente che ci riavvicina alla vita.
E visto che siamo a Pasqua: buona rinascita a tutti.
Nessun commento:
Posta un commento