E' il titolo di un testo di un autore americano che ha ispirato Gandhi e Martin Luther King.
Possiamo disobbedire a leggi fatte da altri uomini come noi, anzi la questione e' che dobbiamo disobbedire quando queste leggi violano i principi di integrita' e di moralita' personale.
Altrimenti che differenza ci sarebbe fra ubbidire ad una legge ingiusta e che crea dolore ed ubbidire ad una legge nazista orribile e disumana?
E' sempre una nostra possibilita' di fare questa scelta e certo ne pagheremo le conseguenze.
Lo stesso Henry David Thoreau che si rifiuto' di pagare le tasse perche' destinate ad opere ingiuste come ad esempio la schiavitu' ed all invasione del Messico fu imprigionato e scarcerato solo quando qualcun altro pago' il suo debito.
Ma ubbidendo a leggi ingiuste ed ingrate si hanno effetti non immediati anche peggiori che bisogna tenere in considerazione.
Non ci si puo' rimettere alla maggioranza aspettando che altri la pensino come noi.
Bisogna agire secondo propria coscienza o scegliere di non farlo ma ricordandolo poi quando la nostra vita' si pieghera' al potere indifferente ai dolori delle persone.
Non voglio entrare nel merito dell anarchia e della validita' dello stato od il suo annullamento.
Ma senza scampo dobbiamo prendere atto che la funzione dello stato in questo momento e' di difficile condivisione.
Spesso lo stato e' stato visto come un freno all economia da parte dei liberisti o quindi come un paladino della classe piu' povera ed indigente, come una protezione per i diritti dei piu' poveri ed emarginati.
Ma adesso che i piu' poveri ed emarginati sono diventati gli sbarcati dai gommoni ecco che lo stato diventa un dissipatore di ricchezze ed un ingrato verso i suoi figli primogeniti: gli italiani.
Possiamo tirare la giacchetta al primo ministro di turno ma comunque gli interessi sono spesso in conflitto e comunque una garanzia per tutti non sara' mai rispettata da un ente che annulla l'individuo.
E allora sicuramente bisogna di nuovo formare un nuovo cittadino, di formare una nuova societa', una nuova forma di associazione fra gli individui ma per fare questo bisogna dichiarare ad alta voce che qualcosa qui non va, ed e' sicuramente difficile trovare la soluzione, ma lo stato autonomo dall individuo e dalla liberta' personale non serve a nulla.
E purtroppo ritirarsi in se stessi, lasciando fuori dalla nostra vita lo stato e le sue pretese e' impossibile:
siamo costretti a scegliere di dissobedire invece di nasconderci.
Gli anarchici scelgono la propaganda e la lotta continua contro il capitalismo e il governo che sono gli strumenti per il controllo di pochi nei confronti dei molti.
Ma chi sceglierebbe una lotta con dolore sicuro in nome di un benessere mai conosciuto? Solo i piu' disperati ed i piu' emarginati non riuscendo mai a ribaltare la forza del potere economico.
Serve invece una nuova classe che conosca gli strumenti economici, che possa agire trasversalmente da fuori il governo a dentro il governo, da fuori della produttivia' economica al cuore della produzione.
Bisogna che la classe operaia si modelli ad una nuova creazione di ricchezza materiale che non sia soggetta alle regole dello sfruttamento ma che abbia la capacita' di trattare il proprio potere, ma un potere nuovo che non sia di forza fisica o materiale, ma un potere di idee di maggior equilibrio naturale fra le parti.
Per poter formare una forza di trattativa serve che sia formata una legione di uomini che non sia arrabbiata e forte solo nel togliere ma diventi paladina della distribuzione della ricchezza in ogni atto fin da subito.

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