Cerca nel blog

domenica 3 maggio 2015

Esperimenti con la realta'

Possiamo giocare ed essere seri, crederci o sperarci ma la realta' e' precisamente una.
E possiamo agire con tutta la nostra volonta' e tutta la nostra immaginazione ma la realta' conseguente sara' una ed unica ed ineccepibile ai nostri sensi ed ai nostri pensieri.
Possiamo modificare il giudizio della realta', i sentimenti legati ad essi, ribattezzarla con nuovi linguaggi e nuovi simboli ma essa sara' costante e perenne come il sole che sorge al mattino.
E quello che possiamo fare e' fare degli esperimenti e vedere cosa succede.
Di certo quando cerchiamo di cambiare qualcosa veramente il nostro intero corpo va in uno stato di stress e di ansia notevole. E qui il primo passaggio: se lo stress non diventa paura arriviamo ad una nuova realta' che sara' il risultato della nostra azione.
Se invece lo stress e' troppo e diventa paura la nostra azione sara' compromessa dal nostro sistema interno che non riconosce i motivi della nostra scelta o non li ritiene sufficienti allo sforzo.
E quindi possiamo allenarci ad essere la nostra guida, ma per guidare noi stessi dobbiamo prima capirci accettarci, riconoscerci e comprenderci profondamente. O almeno solo un po' alla volta.
La spiritualita', la razionalita', i sentimenti, le sensazioni, i desideri, i sogni possono tutti essere i nostri motori per fare gli esperimenti con la realta'.
Ma non possiamo escluderne qualcuno con uno sforzo imperioso di volonta' sorda e tirannica.
E' una mediazione fra le forze che ci governano e la nostra vita e' un concerto delle nostre componenti e quando riusciamo a trovare l'armonia in tutto il nostro essere allora si possiamo sperimentare la realta' come un territorio di scoperta enorme ed interessante ed iniziare ad essere esploratori del mondo.
Come nella creazione e pubblicazione di un testo, sia un libro, un blog si sviluppa la nostra componente narcisistica: quella di mostrarci, nelle nostre azioni, nelle nostre parole e pensieri.
Mostrandoci per essere riconosciuti manifestiamo un bisogno importante ma non dimentichiamo che un bisogno nasce da una carenza.
Se abbiamo bisogno di qualcosa e' perche' ci manca, a prescindere poi da indagare sul perche' ci manca.
Ed e' concetto che nella nostra attivita' ci riduce in catene di scarsita' e di insicurezza pesantissime.
In cui la realta' non e' il teatro dei nostri esperimenti ma la prigione in cui non riusciamo ad esprimere i nostri desideri.
In verita' i nostri esperimenti migliori sono quelli di cui non abbiamo veramente bisogno.
Il bisogno e' estraneo alla volonta', anzi e' il suo aguzzino.
Possiamo indicare i nostri obiettivi e le nostre intenzioni e le nostre volonta' con una moneta, a testa e croce:
conosco gente che si e' sposata scommettendo con amico di rimorchiare una data persona.
Non conta che il desiderio sia reale ed impellente per sperimentare la realta'.
Basta una decisione qualsiasi e perseguirla, come negli esercizi di Gurdjeff.
Esprimiamo noi stessi non in quello che desideriamo ma in quello che facciamo.
Facciamo il nostro cammino dimenticando quello che ci manca ma cercando e perseguendo una direzione.
Una ed una sola, finche' ci va e poi un'altra ed un'altra ancora, non inseguendo i nostri bisogni ma seguendo la nostra armonia, allora si che la vita diventa un laboratorio di creazione degli universi.

domenica 19 aprile 2015

Social e nosocial

Da ragazzo ero timido, forse lo sono ancora, ma di certo non piu' come prima, di sicuro la PNL mi ha aiutato: cambiando il mio modo di pensare ho iniziato a cambiare il mio comportamento.
Ricordo perfettamente tutti quei terribili momenti di timidezza bruciante e bloccante, come una corazza rigida che non mi permetteva di fare quel passo o raccontare quella barzelletta.
Mille piccoli drammi vissuti con una fatica enorme che solo un timido puo' capire nella sua angosciante irrazionalita'.
E credo che facebook o meglio tutte le chat online, possano veramente aiutare in qualche modo tutti i timidi del mondo, almeno in parte.
La cosa piu' difficile perchi ha paura degli altri e sopratutto del giudizio su di se' e' quella di instaurare un rapporto, ovvero vivere quei primi momenti dell incontro in cui ci si trovi ad essere conosciuto.
Con la chat abbiamo gia' stabilito un ponte di comunicazione con chi incontriamo poi realmente.
Abbiamo gia' passato la forca caudina dell accettazione e di fondo la paura del rifiuto.
Potra' ancora esserci un rifiuto nello stabilire un rapporto diverso da quello preventivato ma quello non crea il timore di essere rifiutati completamente.
Certo che poi ci sara', nel caso di un rapporto di coppia, il terribile momento del contatto fisico, della prestazione sessuale, della competizione del piacere e su quello ci possiamo fare poco se non ricordare le volte con cui ci siamo divertiti in passato.
Non voglio dare una ricetta, anche se ce ne sono molte, ma deve diventare veramente un'allenamento alla socializzazione. E per fare questo dobbiamo reimpostare tutta la dinamica relazionale con gli altri e sopratutto con noi stessi: se non siamo noi sicuri di piacere o di poter essere allegri o simpatici o comunque che la nostra compagnia sia gradita, come possiamo poi pretendere di stabilire una nuova relazione al di fuori delle mura amiche della famiglia e degli amici di vecchia data? In genere pochi?
Ovviamente a nessuno piace soffrire e di certo le situazioni di socializzazione tenderanno ad essere poche e minimizzate al massimo.
Se proprio tocca la festa si cerca il gancio dell amico, l'angolo piu' nascosto del locale, insomma un buco in cui rinchiuderci comunque anche quando siamo con gli altri, sopratutto quando siamo con gli altri.
Ricordo che una dei loop mentali piu' drammatici e' quello in cui ci si inquadra da una telecamera mentale e si vede un essere completamente inadatto e continua a riprendere ogni azione e sopratutto ogni reazione di chi sta vicino, come fosse un esame di recitazione in cui noi siamo tremendamente inadatti.
Pensa a un timido che becca un altro timido! Una postura del corpo, una rigidita' mentale e stronzate dette nella apoteosi della sofferenza psichica.
Se riusciamo iniziamo a spegnere la telecamera che registra noi ed accendiamo invece l'attenzione sull altro:
e' facile come camminare: un passo dopo l'altro. E contando mentalmente a uno si sorride, a due ci si avvicina e a tre si parla. Un ponte che sembra un salto nel vuoto. Ma un piccolo esercizio che provero' a fare anche io la prossima volta e cosi' vediamo se sono un po' piu' social live ...(continua).


domenica 5 aprile 2015

Appeso ad un filo

I ghiacciai si sciolgono, i fiumi si gonfiano e il gruppo e' pronto per una nuova stagione di torrentismo coscienziale, di canyoning come dicono i piu' sportivi o di canyoning consapevole, come lo chiamerei io.
Comunque quell attivita' di scendere insieme al fiume attraverso la montagna, saltando con lui, cullandoci con lui, respirando con la sua forza silenziosa e rumorosa ma inarrestabile.
Ma senza correre per accelerare l'adrenalina, ma rallentando assaporando lo sforzo del momento.
La tensione della corda tesa, del tuo corpo appeso, dell acqua che ti sommerge, del vuoto che ti circonda, del fiume che ti aspetta di nuovo in basso di nuovo placido e sornione.
Non e' uno sport estremo, anche se non sono esperto di sport estremi, ma un viaggio nel cuore della montagna scavata dai secoli di acqua nuova e perenne e si puo' assaporare per un attimo il proprio respiro ed il proprio battito immerso nella natura piu' viva e forte.
Non c'e' bisogno di essere atleti, ne' sportivi per poter partecipare, ma di avere la voglia e la pazienza di andare oltre il nostro divano esistenziale, di non accoccolarci nel disagio di fare qualcosa di diverso.
Per i piu' vanitosi per dire io l ho fatto, per i piu' insicuri per dire IO ce l'ho fatta, per i piu' estroversi di calarsi con dei compagni di avventura e condividere le tensioni e le gioie, per i piu' paurosi per calarsi nella propria paura e risalirla, per i piu' introversi per ascoltare nuove sensazioni dimenticate dalla civilta' della comodita'.
Ed e' per questo, per scoprire e sentire di nuovo e non per le performance, che puo' farlo chiunque.
Quando alla domanda del cinico compagno di vita o genitore: ma chi te lo fa fare! si risponde con qualcosa di sconosciuto: io l' ho deciso.
Assumendo se stessi finalmente come maestri delle proprie scelte e seguendole su percorsi nuovi che abbandonano il dio della convenienza che uccide i ricercatori di se' e che possono dare dei squarci di consapevolezza o un respiro profondo che poi accompagna le scaramuccie quotidiane dell ego e della propria esistenza standardizzata.
Ma non per questo rinnegandola ma anzi riportandola alla sua giusta dimensione di lotta quotidiana per l'esistenza ma con ormai nella pancia la sensazione dell'altrove possibile, esistente ed accessibile in ogni momento con il ricordo e con la pratica.
Scegliendo di seguire l'acqua che corre a ricongiurgersi in un tutto indistinto ed unico che e' il mare e noi anche seguendo la sua corsa assaporando il nostro nuovo incontro con le sensazioni del corpo: senza terra sotto i piedi, del corpo immerso, galleggiante nell aria o nell acqua, del respiro che puo' mancare quando siamo sommersi dall acqua per poi ritrovarlo dopo un attimo che dura una eternita' come una nuova nascita quando siamo passati dal liquido della placenta all aria del mondo.
Non sara' una nascita nuova a totalizzante ma una piccola e potente che ci riavvicina alla vita.
E visto che siamo a Pasqua: buona rinascita a tutti.

domenica 29 marzo 2015

Un coach al giorno

Leva il Muccino di torno. Si hanno fatto un film sulla figura del "formatore" del motivatore, del guru o di come ognuno lo voglia chiamare. Insomma della figura fuori degli schemi occidentali del maestro di turno.
Dai tempi della newage a quella della crisi del sistema ci sono state persone che hanno segnalato la loro capacita' di risolvere i problemi e quindi di risolvere la vita propria e degli altri.
Ognuno sbandierando con personalita' e carisma la propria ricetta.
Alcune risuonano di piu' con le nostre idee e le nostre speranze, altre sembrano piu' lontane dalla nostra idea di felicita' ma di certo tutte sembrano possibili e realizzabili.
Ed ecco che le scuole di ricercatori di coscienze, di spiritualisti, alternativi, aspiranti maghi, sfigati sociali, si rivolgono a centri in cui sventola la bandiera della conoscenza.
Una bandiera come quella dei pirati che navigano a vista e tutti li sfuggono tanne quelli che vogliono andare oltre le barriere convenzionali della propria vita.
Ma puo' essere un errore cambiare bandiera per sfuggire alla vecchia bandiera del conformismo che non ci soddisfa appieno.
Puo' essere una rivoluzione a meta' che ci smonta le nostre ultime sicurezze senza per questo realizzare il sogno di potenza della propria personalita' che e' quella che ognuno cerca.
Ovvero un diritto alla felicita' ed alla comprensione della propria persona nella sua integralita' anche quella piu' originale ed unica.
E questo spesso accade perche' i nuovi centri di ricerca sono veramente interessati a te ed alla tua storia e quindi ti si ascolta e ti si accompagna verso una piena consapevolezza dei propri diritti.
Ma e' nel momento della risalita verso la propria determinazione che si scopre la nuova ragnatela di credenze e di nomenclature e di regole altre che permeano la nostra nuova consapevolezza.
E si riparte alla ricerca del nuovo guru e del nuovo maestro.
E fin qui tutto bene ma, secondo me, il punto di svolta e' nella domanda da porre ai maestri che si incontrano:
cosa fare e' quello che si chiede ma la domanda giusta e' come fare.
Perche' nessuno puo' indicarti cosa se non per manipolare la tua vita ma di certo ogni maestro puo' dirti come fare perche' sicuramente il metodo puo' essere uno strumento valido anche se poi va personalizzato per le esigenze di ognuno.
E poi parliamoci chiaro noi stiamo cercando proprio il maestro piu' importante: noi stessi.
La nostra storia, la nostra scoperta, la nostra realta', il nostro progredire (o regredire).
La figura del coach e' quella piu' bella ed ambita in ognuno di noi che abbiamo partecipato ad ogni forma di formazione extraufficiale.
Perche' se abbiamo un valore nel nostro pensiero questo ce lo da l'etichetta del nostro studio classico.
E se invece abbiamo fatto strade alternative di conoscenza la possibilita' di dire agli altri quello che devono fare, il fatto di avere ragione apriori e' un desiderio troppo bruciante per il nostro ego per non poterlo coltivare.
Quindi chiudiamo le orecchie ed apriamo gli occhi: seguiamo i nostri maestri e cerchiamone di nuovi ma seguiamoli per quello che fanno non per quello che dicono; spesso corrisponde e spesso no.
Ma prendiamo l'esempio delle azioni di chi stimiamo e seguiamole e cerchiamo di riprodurle se ci piacciono.
Le parole sono le azioni per i nostri pensieri, ma le azioni fisiche e reali sono l'espressione della nostra umanita' nella manisfestazione piu' divina di intervento nel e con il mondo.
Se vogliamo seguire dei maestri facciamo quello che fanno loro, se siamo in grado di farlo, se ci piace, se ci interessa.
Facciamoci indicare come fare le cose non le cose da fare, queste scegliamole noi e se non sappiamo cosa fare ancora meglio possiamo iniziare da subito.
Quale sara' la tua prossima azione?

domenica 15 marzo 2015

Sassolino nella scarpa

Uno degli esercizi piu' significativi fatti con il Maestro Menconi nel Blaster del Favaretto e' stato quello di mettere una noce sotto un piede nudo e di provare s muoverla e muoversi.
Dopo qualche minuto la piante del piede diventava sensibile e elastico e ricettivo in modo incredibile.
Camminiamo in scarpe che torturano e offendono i nostri piedi con la scusa di proteggerli, finendo cosi' per lasciarli strumenti solo di locomozione perdendo invece il contatto con la terra e i nostri sensi.
Mi piacerebbe camminare di piu' a piedi nudi per rimettere i piedi per terra...
Ma voglio soffermarmi sull altra parte della mia esperienza: quella della noce sotto il piede.
Che e' una esperienza che sara' capitata a tutti sotto forma di sassolino dentro la scarpa.
Fastidio, magari microscopico, eppure che raccoglie ogni nostra attenzione senza lasciarci fare il nostro percorso con la massima tranquillita', ad onore del piedequindi effettivamente sensibile, nonostante tutto.
E cosi' mi sono ricordato di una piccola magia, di cui non ricordo l'autore, ma che ho seguito ed ha funzionato.
Non mettere un sasso nella scarpa ma metterlo in tasca.
C'e' tutto il mondo della cristalloterapia con milioni di consigli e suggerimenti sulla scelta della pietra giusta ma questo ognuno puo' divertirsi e usare il mondo minerale, dovrebbe funzionare anche quel principio.
Ho scelta una pietra nera e l ho "programmata", ovvero quell oggetto reale doveva rappresentare la mia volonta', la mia azione, la mia direzione, ma non in modo generico, ma un obiettivo perfettamente stabilito e deciso ed immaginato e vissuto piu' volte nella mia immaginazione richiamando ogni sensazione ed emozione possibile ed immaginabile che avessi potuto vivere raggiungendo quell'obiettivo.
Non voglio dire che ha funzionato, sicuramente e' importante, ma la cosa piu' importante e' stata che io ogni mattina mettessi quella pietra in tasca e nel farlo e nel tastarlo durante il giorno avessi associato il mio desiderio.
Per me la scoperta piu' importante non e' stata quella di avere un desiderio e di realizzarlo ma il fatto che e' di una differenza enorme ricordarselo ogni giorno ed anche piu' volte al giorno.
Non voglio dire che basta questo, anzi, ma voglio dire che questo puo' essere il primo passo ed il secondo e' quello di farlo ogni giorno: di ricordare i nostri desideri, i nostri obiettivi, i nostri sogni.
Non possiamo non fare nulla per i nostri sogni se ce li portiamo appresso ogni giorno, vivi e solidi come un sasso nella tasca ed un emozione immaginata e vissuta che ci sta aspettando.
Ricordo ai polemici che il desiderio deve essere realizzabile e sopratutto riguardare la nostra azione:
per esempio possiamo decidere di amare una persona ma non che questa ci ami, anche se anche in questo possiamo sviluppare la nostra seduzione.
Non possiamo avere una intenzione che sia al di fuori della nostra volonta'.
Gli esercizi di volonta' sono inoltre esercizi che Gurdjeff insegnava nella sua scuola:
quella di agire per uno scopo in un preciso momento e senza un motivo.
Sembra un esercizio banale, ma e' un esercizio ed un allenamento all azione.
E' un esercizio di determinazione stupida e puerile eppure che ha reali difficolta' nello svolgersi.
Ma se impariamo a fare qualcosa di cui non ci importa, di cui non abbiamo nessun reale vantaggio ne' concreto ne' emotivo cosa potremmo fare quando la nostra volonta' incontra i nostri sogni?




domenica 8 marzo 2015

Numeri irrazionali

Ho sempre invidiato quelli bravi in matematica, che per me invece e' sempre stata troppo pignola e precisina per i miei gusti ribelli e sopratutto per la pigrizia mentale.
Non sono mai stato preciso ed il fatto che la matematica sia il fondamento del mondo e delle scoperte tecnologiche mi ha sempre lasciato all angolino dei romantici dell ineffabile verbo.
In teoria li ho studiati i numeri irrazionli insieme a tutti gli altri ed ad un bel po' di matematica ma sempre con risultati scarsi.
Ma oggi voglio vendicarmi un po': ma davvero ha senso parlare di numeri irrazionali?
Per non parlare dei numeri trascendentali...
Certo matematici da ogni parte del mondo possono usare i numeri per dimostrare come gira il mondo ma voglio richiamare e fissare la bandiera sul territorio sconosciuto dell irrazionalita' e della sua contraddizione in termini.
Per misurare il cerchio non possiamo essere precisi ma abbiamo bisogno del pi greco che e' un numero irrazionale.
La base della simmetria e e del rapporto delle cose del mondo, e del nostro corpo, e' dato dalla mitica sezione aurea che e' anch' esso un numero irrazionale.
E quindi siamo fregati: possiamo far viaggiare astronavi spaziali e mandare sonde e pilotarle su Marte; possiamo costruire macchine e robot e fare cose impensabili in molti romanzi di fantascienza ma nonostante questo abbiamo quel brividino di lontananza dalla verita' certa ed assoluta.
Come un gioco di prestigio abbiamo tutto sotto controllo eppure ci sfugge qualcosa.
Ho scoperto che quella grande mente che ha scoperto l'infinito matematico alla fine e' stato ricoverato in manicomio...
Dove e' andata a finire la sua mente per non comunicare piu' con noi con lo stesso linguaggio?
Tanto da diventare malato ed estraneo al mondo stesso?
I numeri sono magici, conoscerli e saperli manovrare e' davvero esperienza per grandi menti eppure anche loro si fermano sconfitti di fronte alla grandezza del mondo, della vita, di tutto.
Forse davvero bisogna diventare folli per diventare saggi.
Approssimiamo le nostre conoscenze e la nostra vita perche' andare oltre significa perdere i riferimenti che abbiamo ed a questo forse nessuno di noi e' veramente preparato.
Anche se e' il sogno di ogni giovane marmotta e casalinga disperata: rompere la certezza della quotidianita'.
Ma il mistero ci circonda sornione, sghignazzando delle nostre potenze terrene e tecnologiche e spesso noiose e compulsive.
Tanto e' vero che ci ritroviamo in cicli di insoddisfazione dopo aver fatto le stesse cose per ore e giorni e mesi ed anni.
Passati nella penombra della grotta platonica degli ideali, con qualche rara scintilla.
Fregati dalla scienza, fregati dalle certezze culturali, dalle comodita' borghesi e dagli orgasmi fisici.
Possiamo viverli sapendo che c'e' un oltre ed un diverso, che forse il risultato esatto non e' solo uno, che le nostre scelte possono essere irrazionali e non per questo sbagliate.

domenica 1 marzo 2015

Gelato al cioccolato

Dolce un po salato recita la canzone cantata da Pupo e scritta da Malgioglio per il suo amore nordafricano.
E cadiamo nel doppiosenso piu' puerile eppure di successo universale quello dell amore che e' dolce ed anche salato, in cui gli opposti si uniscono e si realizzano immagini altamente pornografiche insieme.
E quindi il linguaggio che parla in modo semplice dei sentimenti e che richiama il sesso funziona sempre, anche nelle canzoni di pupo ma realizzando un cortocircuito perche' e' una canzone omosessuale e nello stesso momento universale.
Si passa nella strettoia della visione dualistica che crea il conflitto binario che ognuno di noi conosce: gay si o gay mai.
E si rientra nelle sterili polemiche di una sessualita' allontata, disprezzata o compresa ed accettata con riserva ma in entrambi i casi di certo sopravvalutata.
Ovvero ci si perde l intera storia dell umanita' e delle sue battaglie e si ritorna ad una mente primitiva ed elementare di un dualismo, di un binario assolutamente inefficiente a farci crescere.
Nelle mie idee tendo ad essere relativista e quindi come principio di relativita' dovrei accettare anche il dualismo come scelta libera ed autodeterminata.
Ma voglio richiamare Howard Gardner con la sua scala di tipo di mentalita':
quella del bambino di 5 anni: perfettamente duale, bianco e nero, giusto e sbagliato;
quella del bambino di 10 anni che cerca un bilanciamento fra le due posizioni assumendo ora una ora l altra posizione del binario;
quella dell adolescente di 15 anni che invece scopre che ogni posizione ha le sue ragioni e che si puo' cambiare e passare da una posizione ad un'altra senza problemi;
quella del 25enne che consapevolizza la relativita' ed accetta le differenze;
quella del 50enne che pur conoscendo la relativita' sceglie una posizione e la difende strenuamente.
Secondo i suoi studi la maggior parte della popolazione si ferma ad uno sviluppo cognitivo di quello di un bambino di 5 anni con tutte le conseguenze del caso.
Voglio essere sincero: ho un pregiudizio nei confronti dei fondamentalisti, di coloro cioe' che sono sicuri delle loro idee e posizioni e assumono la maggioranza e la morale comune come scudo ad ogni eresia che vada fuori dal seminato.
Perche' se non riusciamo ad esprimere nuove possibilita' come potremo mai trovarne di nuove? di migliori?
come possiamo cambiare le cose se l unica opzione possibile e' l'opposto di qualcosa altro.
Diventa una soppressione di una parte e ci ritroviamo con una continua battaglia ideale da un campo all altro.
Partendo da quello piu' energizzato che e' quello del sesso, preponderante e prepotente in ogni nostra espressione, seguito immediatamente da quello dei soldi in qualita' di strumento di sopravvivenza, per non parlare del lavoro, l' attuale terreno di caccia che pero' non ci rende mai felici dei nostri risultati, ma ci proietta ad una costante ansia di nuova caccia senza lasciarci il tempo ed il merito della celebrazione dei nostri successi passati.
Si sta quindi in vacanza al telefono per lavoro, aumentando la schizofrenia del non essere dove si e', ma ricercando una espressione di valore e di riconoscimento quotidiano nella nostra attivita'.
E' sempre difficile fare la cosa giusta, ma credo che ritornare sul binario: famiglia-lavoro sia un altro di quei tasselli si cui ci incarrelliamo le esistenze in un conflitto esistente solo perche' lo alimentiamo noi con la nostra ansia di essere a caccia quando invece siamo intorno al fuoco a cucinare la preda gia' vinta.
Respiro e' formato da inspirazione ed espirazione se riusciamo ad accettare il flusso della vita possiamo divertirci molto di piu' e farci due risate sapendo che i binari non possono incastrarci ancora su un percorso gia' vissuto decine di volte.
Attiviamo lo scambio delle idee e faremo nuovi percorsi.