Una trappola in cui io sono caduto spesso e' la seguente:
se faccio qualcosa che non va bene per la dottrina cristiana allora non sono un buon cristiano.
Oppure: se non sono bravo in tutte le materie non sono un bravo studente.
Eppure i piu' grandi campioni e maestri della nostra storia hanno fatto e riconosciuto i loro errori.
Senza errore non puo' esserci salvezza.
Abbiamo bisogno di sbagliare tanto e spesso ma non solo per sentirci dei bastian contrari, di fare la parte delle pecore nere ma proprio per capire quale e' la cosa giusta.
Non possiamo affidarci a dei codici scritti da qualcun per qualche motivo a noi sconosciuto.
Ovvero possiamo seguire dei codici, delle leggi, una morale ma non la stiamo vivendo e comprendendo, ma solo seguendo ciecamente.
Non sto dicendo che bisogna uccidere per amare la vita, anzi sto dicendo che finche' non ci muore qualcuno a noi caro spesso non sentiamo lo spessore denso e magnifico del respiro della vita che ci accompagna in ogni istante.
Perche' dobbiamo davvero rischiare di perderla per riscoprirla?
Possiamo farlo con mille errori e seguendo i nostri desideri diversi da ogni regola cristiana, borghese ideologica e morale e non per questo perdendo le qualita' e le virtu' che invece vogliamo integrare.
Vogliamo sempre essere amati integralmente, per quelli che siamo, senza compromessi, un accettazione totale di un altro ma che non puo' che essere una violenza ed una prevaricazione.
Siamo una unita' formata da migliaia di esseri, da miliardi di cellule, perche' vogliamo costringere l'inclusione di tutto in ogni contesto?
Posso amare una persona ed a volte odiarla senza per questo definire questa una carenza di amore.
Questo e' un assolutismo fanatico che vizia ogni nostra iniziativa e ci rende insicuri nel mondo.
La diversita' la differenza l incostanza, l'incompletezza, sono il terreno fertile su cui seminare le nostre idee contrastanti e farle fiorire in tutta la loro complessita' ed incoerenza.
Possiamo vederci ed immaginarci come eroi di un film o di un romanzo ma poi sentire le mille altre pulsioni lontante dai nostri ideali e quindi rinunciare completamente a quel ruolo eroico ambito.
Possiamo fare delle cose che non ci piacciono e non per questo sentirci schiavi della situazione.
Possiamo dire una cosa e farne un'altra senza per questo essere bugiardi.
Possiamo essere qualcosa di molto piu' unico e diverso da ogni stereotipo e proprio quando vorremo rientrare in una cornice, una descrizione, un giudizio, ci ritroviamo a violentare le parti di noi che non accettano quella situazione e sentirci cosi' inadeguati.
Forse e' proprio quello che ci circonda a non essere adeguato a noi, iniziamo ad esercitare il nostro diritto divino alla nostra volonta' di appartenenza al genere unico di essere umano univoco, simile e diverso.
Peccatore e pio, risolutoma anche ambiguo, brutto ma anche bello, terribilmente intelligente proprio quando non si riesce ad esprimere con simboli inadeguati chiamate parole gli abissi di anime indescrivibili.
Rinunciamo al nostro voto sociale per una salute profondo e creatrice di vita:
una voglia e uno sforzo, di coinvolgere ogni parte di noi nelle nostre attivita' buttando via il metro del giudizio.
Non lo butteremo mai, ovviamente, e saremo sempre misurati nelle nostre azioni, ed in cerca di cornici identificative in cui sentirci contenuti, conosciuti e riconosciuti.
Ed ogni volta che ci riconosceremo o qualcuno riconoscera' una nostra virtu' stara' solo sezionando un pezzo di noi perdendo il magnifico tutto.
Come l'acqua di un ruscello con una foto coglieremo il suo attimo in quello spazio e in quel momento ed un attimo dopo sara' altra acqua a scorrere simile ma non la stessa.
Cosi' noi saremo simili ma diversi in ogni istante, come la vita stessa che si esprime in milioni di modi.
E noi possiamo esprimerci in modo simile a noi stessi ma in milioni di modi diversi e possiamo diventare quello che vogliamo.
Quindi la prima cosa che possiamo fare nel prossimo istante e' quella di coinvolgere ogni parte di te, nella tua prossima azione e cosi' sarai te stesso, nuovo ed unico e sempre lo stesso.
Nulla da cambiare, nulla da distruggere, ma anzi usando ogni parte di se' sia quella che si accetta che sopratutto quella nascosta, oscura e misteriosa che invece e' solo prigioniera del nostro giudizio, non di quello degli altri ma del nostro.
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domenica 15 febbraio 2015
domenica 8 febbraio 2015
Palestra per coscienze
In genere e' proprio colui che ha maggiore bisogno di qualcosa che non la cerca affatto.
Cosi' come chi e' piu' fuori forma fisica non si iscrive in palestra, cosi' come proprio chi avrebbe una coscienza completamente addormentata non pensa a risvegliarla.
E quindi bisogna iniziare a parlare con chi, ogni tanto, senza apparente motivo, ha una malinconia che scende come un drappo, con chi ha rinunciato all'amore, con chi corre al cinema a veder film di fantascienza perche' sogna un nuovo mondo, l'insoddisfatto, la viaggiatrice compulsiva, l'amante distratto e con chiunque di noi si trovi a cercare coincidenze, simbologie nuovi significati.
Quando l' allievo e' pronto il maestro appare si dice. Ed io aggiungo, alleniamoci mentre aspettiamo il maestro. Potremmo fare delle scoperte veramente interessanti quando andiamo ad allenare i muscoli dell'anima.
Perche' ci vogliono far credere che l'anima e lo spirito sono cose da frocetti e da figli dei fiori e da casalinghe con i figli ormai grandi e un po' annoiate.
Si forse lo e' ma e' molto di piu': e' il fiume in piena che diventa una diga potente per la propria volonta', un viaggio avventuroso intorno a sentimenti profondi e potenti.
E' abbracciare la forza della vita che permea ogni nostro respiro, e che e' piu' forte di ogni idea, pensiero e nozione. E' un albero meraviglioso che si alza maestoso affondando le radici nella buia e nutriente terra.
E' una conoscenza non scolastica ma gnostica che salva l'uomo dalla sua oscurita' presuntuosa verso luminose stelle interiori, verso la folgore di una intuizione devastante come un fulmine.
Spesso si sente che qualcosa non va ma non si ha la forza di cambiare quello che sentiamo dovrebbe esserlo. E se riusciamo a cambiarlo usiamo la forza in modo esagerato distruggendo la nostra vita.
Questo perche' non siamo allenati.
Sentiamo le ingiustizie e le brutture del mondo come un qualcosa di incontrovertibile, di troppo grande per poterlo cambiare ed in fondo e' vero: non riusciamo nemmeno a cambiare un briciolo del nostro mondo, quello che ci circonda, del nostro essere.
Iniziamo a fare dei regali, spesso non diamo per paura di perdere e tratteniamo tutto per noi perche' ci sentiamo con poca energia vitale.
Iniziamo a fare il regalo piu' del mondo: affidiamoci al mondo, all altrui pensiero, seguiamo il maestro di turno ma solo per 10 minuti al giorno, non di piu'.
Non possiamo negare 10 minuti della nostra vita alla nostra coscienza, al nostro io piu' antico e meritevole.
O possiamo farlo certo, ma a quel punto avremmo rinunciato a scoprire l'universo, il divino, quello che di noi e' davvero meritevole di attenzione oltre i luoghi comuni e le apparenze.
Di scuole ce ne sono tante, di maestri e guru una infinita' e spesso si passa da uno all altro avendo sempre una sensazione di incompletezza.
Ma il primo ed unico passo reale per chi desidera conoscere l' uomo e' quello di riconoscere se stessi, che diventera' il vero ed unico maestro.
Non ci sara' bisogno di regole astruse e teorie pausibili.
Abbiamo solo un compito, semplice ed ineausiribile: riconoscere che noi e l'universo siamo la stessa meravigliosa cosa.
Per scoprirlo pero' abbiamo bisogno di molto lavoro ma per chi sente questa spinta a cercare non serve abbandonare il proprio mondo, anzi, il nostro mondo e' il nostro laboratorio alchemico e scopriremo che c'e' proprio tutto quello di cui abbiamo bisogno per il nostro lavoro.
Quello che ti manca, forse, adesso e per cui possiamo collaborare e' : una coscienza della palestra.
Iniziamo?
Cosi' come chi e' piu' fuori forma fisica non si iscrive in palestra, cosi' come proprio chi avrebbe una coscienza completamente addormentata non pensa a risvegliarla.
E quindi bisogna iniziare a parlare con chi, ogni tanto, senza apparente motivo, ha una malinconia che scende come un drappo, con chi ha rinunciato all'amore, con chi corre al cinema a veder film di fantascienza perche' sogna un nuovo mondo, l'insoddisfatto, la viaggiatrice compulsiva, l'amante distratto e con chiunque di noi si trovi a cercare coincidenze, simbologie nuovi significati.
Quando l' allievo e' pronto il maestro appare si dice. Ed io aggiungo, alleniamoci mentre aspettiamo il maestro. Potremmo fare delle scoperte veramente interessanti quando andiamo ad allenare i muscoli dell'anima.
Perche' ci vogliono far credere che l'anima e lo spirito sono cose da frocetti e da figli dei fiori e da casalinghe con i figli ormai grandi e un po' annoiate.
Si forse lo e' ma e' molto di piu': e' il fiume in piena che diventa una diga potente per la propria volonta', un viaggio avventuroso intorno a sentimenti profondi e potenti.
E' abbracciare la forza della vita che permea ogni nostro respiro, e che e' piu' forte di ogni idea, pensiero e nozione. E' un albero meraviglioso che si alza maestoso affondando le radici nella buia e nutriente terra.
E' una conoscenza non scolastica ma gnostica che salva l'uomo dalla sua oscurita' presuntuosa verso luminose stelle interiori, verso la folgore di una intuizione devastante come un fulmine.
Spesso si sente che qualcosa non va ma non si ha la forza di cambiare quello che sentiamo dovrebbe esserlo. E se riusciamo a cambiarlo usiamo la forza in modo esagerato distruggendo la nostra vita.
Questo perche' non siamo allenati.
Sentiamo le ingiustizie e le brutture del mondo come un qualcosa di incontrovertibile, di troppo grande per poterlo cambiare ed in fondo e' vero: non riusciamo nemmeno a cambiare un briciolo del nostro mondo, quello che ci circonda, del nostro essere.
Iniziamo a fare dei regali, spesso non diamo per paura di perdere e tratteniamo tutto per noi perche' ci sentiamo con poca energia vitale.
Iniziamo a fare il regalo piu' del mondo: affidiamoci al mondo, all altrui pensiero, seguiamo il maestro di turno ma solo per 10 minuti al giorno, non di piu'.
Non possiamo negare 10 minuti della nostra vita alla nostra coscienza, al nostro io piu' antico e meritevole.
O possiamo farlo certo, ma a quel punto avremmo rinunciato a scoprire l'universo, il divino, quello che di noi e' davvero meritevole di attenzione oltre i luoghi comuni e le apparenze.
Di scuole ce ne sono tante, di maestri e guru una infinita' e spesso si passa da uno all altro avendo sempre una sensazione di incompletezza.
Ma il primo ed unico passo reale per chi desidera conoscere l' uomo e' quello di riconoscere se stessi, che diventera' il vero ed unico maestro.
Non ci sara' bisogno di regole astruse e teorie pausibili.
Abbiamo solo un compito, semplice ed ineausiribile: riconoscere che noi e l'universo siamo la stessa meravigliosa cosa.
Per scoprirlo pero' abbiamo bisogno di molto lavoro ma per chi sente questa spinta a cercare non serve abbandonare il proprio mondo, anzi, il nostro mondo e' il nostro laboratorio alchemico e scopriremo che c'e' proprio tutto quello di cui abbiamo bisogno per il nostro lavoro.
Quello che ti manca, forse, adesso e per cui possiamo collaborare e' : una coscienza della palestra.
Iniziamo?
domenica 1 febbraio 2015
Resistenza e resilienza
Ho scoperto che: "La resilienza è la capacità di un sistema di superare cambiamento" come recita Wikipedia.
Ed ho pensato che sia una grande virtu' questa e che e' esattamente l'opposto della virtu' invece sempre ambita della Resistenza.
Ma sarebbe molto piu' conveniente e corretto parlare di resilienza perche' inevitabilmente la vita ci prepara e scarica il suo mondo proprio come vorremmo e quindi se resistiamo facciamo il primo errore ovvero quello di metterci in competizione con la vita: chi e' piu' forte? La mia volonta' o il mio destino? E gia' questo e' argomento da discutere per centinaia e centinia di articoli.
Ma qui partiamo dall' assunto invece che la vita ed il destino sono piu' forti della nostra volonta'.
Ed e' una vana presunzione opporre resistenza, anzi spesso le resistenze estreme comportano conseguenze inenarrabili.
Molto piu' ecologico secondo me accettare il fatto, l'evento, addirittura il cambiamento.
Sapere che da oggi quella cosa non sara' mai piu' la stessa.
E proprio con questa consapevolezza ricostruire la propria esistenza.
Ed e' questa una sfida che gia' di per se porta molto piu' ardore e consapevolezza della passiva ed eroica resistenza.
Anche perche' resistere con forza e' un rifiuto assoluto, cocciuto, delle cose ed invece ricostruirsi dopo il cambiamento esterno od interno indica una azione molto piu' divina ed evoluta.
Ma per fare questo dobbiamo divertirci ad immaginare che il nuovo, l'avanguardia, non sia qualcosa che ci viene a togliere qualcosa di caro.
E' vero' dobbiamo credere che il nuovo e' meglio del vecchio. E su questa barricata ideologica si costruisce gran parte delle nostre esistenze, dei nostri ideali.
Ma forse in fondo non ce ne e' bisogno.
Resistere ci chiama ad uno sforzo vuoto, mai costruttivo, sempre distruttivo, legato alla rinuncia di se' del proprio io piu' profondo in nome di una credenza di conoscenza fallace e pericolosamente circoscritta.
Ed invece iniziare a credere che la propria natura ha un diritto inalienabile ad esprimersi e quindi qualsiasi evento ed accadimento non potranno mai cambiare la propria natura, il proprio modo di essere, le proprie strategie di sopravvivenza.
Certo perdere l'equilibrio e riconquistarlo e' opera difficile ma stando su una palla chiamata terra che viaggia ad una velocita' impressionante e nonostante questo seguitare nella propria vita vuol dire che il proprio centro di gravita' funziona anche prima di Newton ed anche dopo la fisica quantistica.
Un nucleo assoluto, plasmabile, ecologico e potente.
Si puo' alzare anche volontariamente l'asticella della propria esistenza, senza bisogno di augurarsi eventi traumatici ma cercando la definizione del cambiamento di se come nuovo paradigma di esistenza, come un nuovo confine da esplorare in un viaggio chiamato vita.
E sara' esplorando nuovi confini e territori che potremmo esprimere la nostra capacita' di relazionarci con tutto agendo con la nostra resilienza.
E' come rompere il fiato durante una lunga corsa e sentire che il corpo sta correndo nonostante la nostra mente non creda possibile quello sforzo e scoprire che quel confine era solo ideale e non reale.
Superando i confini reale ed i confini ideali ed usando la resilienza ci formiamo alla creazione continua, spumeggiante, stancante, debilitante, a volte sconcertante ma viva.
Ed ho pensato che sia una grande virtu' questa e che e' esattamente l'opposto della virtu' invece sempre ambita della Resistenza.
Ma sarebbe molto piu' conveniente e corretto parlare di resilienza perche' inevitabilmente la vita ci prepara e scarica il suo mondo proprio come vorremmo e quindi se resistiamo facciamo il primo errore ovvero quello di metterci in competizione con la vita: chi e' piu' forte? La mia volonta' o il mio destino? E gia' questo e' argomento da discutere per centinaia e centinia di articoli.
Ma qui partiamo dall' assunto invece che la vita ed il destino sono piu' forti della nostra volonta'.
Ed e' una vana presunzione opporre resistenza, anzi spesso le resistenze estreme comportano conseguenze inenarrabili.
Molto piu' ecologico secondo me accettare il fatto, l'evento, addirittura il cambiamento.
Sapere che da oggi quella cosa non sara' mai piu' la stessa.
E proprio con questa consapevolezza ricostruire la propria esistenza.
Ed e' questa una sfida che gia' di per se porta molto piu' ardore e consapevolezza della passiva ed eroica resistenza.
Anche perche' resistere con forza e' un rifiuto assoluto, cocciuto, delle cose ed invece ricostruirsi dopo il cambiamento esterno od interno indica una azione molto piu' divina ed evoluta.
Ma per fare questo dobbiamo divertirci ad immaginare che il nuovo, l'avanguardia, non sia qualcosa che ci viene a togliere qualcosa di caro.
E' vero' dobbiamo credere che il nuovo e' meglio del vecchio. E su questa barricata ideologica si costruisce gran parte delle nostre esistenze, dei nostri ideali.
Ma forse in fondo non ce ne e' bisogno.
Resistere ci chiama ad uno sforzo vuoto, mai costruttivo, sempre distruttivo, legato alla rinuncia di se' del proprio io piu' profondo in nome di una credenza di conoscenza fallace e pericolosamente circoscritta.
Ed invece iniziare a credere che la propria natura ha un diritto inalienabile ad esprimersi e quindi qualsiasi evento ed accadimento non potranno mai cambiare la propria natura, il proprio modo di essere, le proprie strategie di sopravvivenza.
Certo perdere l'equilibrio e riconquistarlo e' opera difficile ma stando su una palla chiamata terra che viaggia ad una velocita' impressionante e nonostante questo seguitare nella propria vita vuol dire che il proprio centro di gravita' funziona anche prima di Newton ed anche dopo la fisica quantistica.
Un nucleo assoluto, plasmabile, ecologico e potente.
Si puo' alzare anche volontariamente l'asticella della propria esistenza, senza bisogno di augurarsi eventi traumatici ma cercando la definizione del cambiamento di se come nuovo paradigma di esistenza, come un nuovo confine da esplorare in un viaggio chiamato vita.
E sara' esplorando nuovi confini e territori che potremmo esprimere la nostra capacita' di relazionarci con tutto agendo con la nostra resilienza.
E' come rompere il fiato durante una lunga corsa e sentire che il corpo sta correndo nonostante la nostra mente non creda possibile quello sforzo e scoprire che quel confine era solo ideale e non reale.
Superando i confini reale ed i confini ideali ed usando la resilienza ci formiamo alla creazione continua, spumeggiante, stancante, debilitante, a volte sconcertante ma viva.
domenica 18 gennaio 2015
Piani inclinati
Si torna dalla mostra di Escher e le geometrie rimbalzano nella mente. Anche quelle irreali in cui piccoli trucchi cambiano le dimensioni del foglio da due a tre dimensioni, in cui il cervello non riconosce che le forme geometriche piu' semplici e regolari.
E quindi si tendiamo a semplificare e per questo e' facile imbrogliare i nostri sensi, la nostra percezione.
Ma se le nostre percezioni non sono affidabili che cosa resta della realta??
Una convenzione che puo' spesso essere messa in discussione od usata e manipolata.
In ogni caso della nostra realta' apparente o reale siamo intrisi e condizionati in modo irreversibile.
Possiamo combattere con tutte le nostre meditazioni per liberarci dal desiderio di realta' ma essa rimarra' impressa nel nostro corpo, nel nostro agire, nella nostra mente.
E allora la realta' stessa sara' condizionata dai nostri pensieri ma non modificata.
Ma di certo la nostra azione sara' profondamente modificata in base ai nostri pensieri.
E di certo all inizio dell anno siamo di nuovo a fare i buoni propositi dell'anno, della vita, dell universo.
Ma il desiderio viene spesso condannato in trasgressione, viene demonizzato come debolezza, opera del diavolo, come qualcosa di irresponsabile, meschino ed egoistico.
Eppure i desideri sono il motore dell' umanita', spesso sono strumento di manipolazione ma comunque lo sono di uno dei piu' grandi motivi dell esistenza: la ricerca della felicita', spesso contenuta nel realizzare i nostri desideri.
Ma capita che i propri desideri vengano rinosciuti come sogni e quindi distinti dalla realta', posizionati in un altro mondo e questo e' il primo passo verso l'abbandono della grandezza dell'uomo.
Se non inseguiamo i nostri desideri, i nostri sogni, la nostra felicita', che senso ha tutto cio?
E allora possiamo di nuovo riprendere lo scettro del diritto alla vita piena e vissuta fino in fondo, ovvero una vita alla ricerca della felicita', borghesemente alla ricerca della comodita', proletariamente alla ricerca del valore del proprio lavoro, oligarchicamente alla ricerca del potere conservato nelle mani giuste, religiosamente all ricerca del divino fuori di noi, misticamente alla ricerca del divino in noi.
Escher truccava le dimensioni ma noi possiamo fare molto piu' semplicemente inclinare il piano della nostra vita ai nostri desideri.
Un equilibrio di forze ci manda avanti e spesso ci troviamo dopo anni e decenni esattamente come eravamo anni e anni fa rispetto ad un nostro sogno, eppure e' rimasto li' intatto, commovente, sacro, unico ed importante e magari lo tramandiamo ai nostri figli per far in modo che almeno loro arrivino li' dove non siamo mai arrivati.
Eppure quest'anno faro' come Escher: cambiero' i piani geometrici, inclinero' la realta' al mio desiderio.
E come faccio? Con l'intenzione di.
Abbandono i termini di obiettivi, successo, impegno, tempo e uso al loro posto un unica parola: intenzione.
Secondo la Treccani e' un termine che: Talora si contrappone direttamente agli atti o ai fatti.
Questo puo' sembrare una indulgenza verso noi stessi e gia' che dovremmo esserlo molto di piu' verso noi stessi per poterlo poi essere anche con gli altri.
Ma qualsiasi persona sana che modifichi il suo sogno in una intenzione avra' un richiamo unico e distinto ad agire per la sua intenzione: agendo con una intenzione si inclinera' il piano della realta' verso la nostra intenzione.
Ed infatti molte volte i nostri desideri non ri realizzano perche' la nostra realta' non e' affatto inclinata o facilitata per arrivare ad esaudire quel desiderio, quella intenzione.
Spesso ci lamentiamo delle cose che non sono come vorremmo ma accettando di fondo che non possiamo farci nulla, quindi sicuramente non abbiamo intenzione di fare qualcosa per cambiare qualcosa.
"mi piacerebbe un lavoro in cui guadagnassi xyz.." potrebbe essere il nostro mantra ma se non lo ribattezziamo con :"ho intenzione di fare un lavoro in cui poter guadagnare xyz!" quando mai potremmo agire per quel desiderio?? Non basta il mantra, non basta il pensiero, serve l'intenzione con la sua azione.
E potra' succedere spesso che nonostante le nostre azioni i nostri desideri non si realizzino, ed allora dovremmo chiederci:"da che parte e' inclinato il piano?" e potremmo scoprire che e' inclinato proprio nella realta' che viviamo e non in un'altra e che in fondo la nostra intenzione era solo un desiderio fugace e non il sogno della nostra vita.
Incliniamo il piano dell esistenza verso la nostra intenzione con l'azione.
E quindi si tendiamo a semplificare e per questo e' facile imbrogliare i nostri sensi, la nostra percezione.
Ma se le nostre percezioni non sono affidabili che cosa resta della realta??
Una convenzione che puo' spesso essere messa in discussione od usata e manipolata.
In ogni caso della nostra realta' apparente o reale siamo intrisi e condizionati in modo irreversibile.
Possiamo combattere con tutte le nostre meditazioni per liberarci dal desiderio di realta' ma essa rimarra' impressa nel nostro corpo, nel nostro agire, nella nostra mente.
E allora la realta' stessa sara' condizionata dai nostri pensieri ma non modificata.
Ma di certo la nostra azione sara' profondamente modificata in base ai nostri pensieri.
E di certo all inizio dell anno siamo di nuovo a fare i buoni propositi dell'anno, della vita, dell universo.
Ma il desiderio viene spesso condannato in trasgressione, viene demonizzato come debolezza, opera del diavolo, come qualcosa di irresponsabile, meschino ed egoistico.
Eppure i desideri sono il motore dell' umanita', spesso sono strumento di manipolazione ma comunque lo sono di uno dei piu' grandi motivi dell esistenza: la ricerca della felicita', spesso contenuta nel realizzare i nostri desideri.
Ma capita che i propri desideri vengano rinosciuti come sogni e quindi distinti dalla realta', posizionati in un altro mondo e questo e' il primo passo verso l'abbandono della grandezza dell'uomo.
Se non inseguiamo i nostri desideri, i nostri sogni, la nostra felicita', che senso ha tutto cio?
E allora possiamo di nuovo riprendere lo scettro del diritto alla vita piena e vissuta fino in fondo, ovvero una vita alla ricerca della felicita', borghesemente alla ricerca della comodita', proletariamente alla ricerca del valore del proprio lavoro, oligarchicamente alla ricerca del potere conservato nelle mani giuste, religiosamente all ricerca del divino fuori di noi, misticamente alla ricerca del divino in noi.
Escher truccava le dimensioni ma noi possiamo fare molto piu' semplicemente inclinare il piano della nostra vita ai nostri desideri.
Un equilibrio di forze ci manda avanti e spesso ci troviamo dopo anni e decenni esattamente come eravamo anni e anni fa rispetto ad un nostro sogno, eppure e' rimasto li' intatto, commovente, sacro, unico ed importante e magari lo tramandiamo ai nostri figli per far in modo che almeno loro arrivino li' dove non siamo mai arrivati.
Eppure quest'anno faro' come Escher: cambiero' i piani geometrici, inclinero' la realta' al mio desiderio.
E come faccio? Con l'intenzione di.
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| Relativiteit-houtsnede di Escher |
Secondo la Treccani e' un termine che: Talora si contrappone direttamente agli atti o ai fatti.
Questo puo' sembrare una indulgenza verso noi stessi e gia' che dovremmo esserlo molto di piu' verso noi stessi per poterlo poi essere anche con gli altri.
Ma qualsiasi persona sana che modifichi il suo sogno in una intenzione avra' un richiamo unico e distinto ad agire per la sua intenzione: agendo con una intenzione si inclinera' il piano della realta' verso la nostra intenzione.
Ed infatti molte volte i nostri desideri non ri realizzano perche' la nostra realta' non e' affatto inclinata o facilitata per arrivare ad esaudire quel desiderio, quella intenzione.
Spesso ci lamentiamo delle cose che non sono come vorremmo ma accettando di fondo che non possiamo farci nulla, quindi sicuramente non abbiamo intenzione di fare qualcosa per cambiare qualcosa.
"mi piacerebbe un lavoro in cui guadagnassi xyz.." potrebbe essere il nostro mantra ma se non lo ribattezziamo con :"ho intenzione di fare un lavoro in cui poter guadagnare xyz!" quando mai potremmo agire per quel desiderio?? Non basta il mantra, non basta il pensiero, serve l'intenzione con la sua azione.
E potra' succedere spesso che nonostante le nostre azioni i nostri desideri non si realizzino, ed allora dovremmo chiederci:"da che parte e' inclinato il piano?" e potremmo scoprire che e' inclinato proprio nella realta' che viviamo e non in un'altra e che in fondo la nostra intenzione era solo un desiderio fugace e non il sogno della nostra vita.
Incliniamo il piano dell esistenza verso la nostra intenzione con l'azione.
domenica 21 dicembre 2014
Aver compagni al duo scema la pena
Cosi' recitava Dante nella Divina Commedia, oggi con la PNL chiameremo il Buddy il nostro compagno di avventure.
Spesso ne scegliamo uno, almeno uno e con lui condividiamo ogni prurito esistenziale, come se avessimo una forte spinta ad essere accettatti in ogni nostra sfaccettatura.
Come se cercassimo un rapporto di esclusivita' ed univocita' con un' altra persona.
Ma siamo dei mondi di pensieri e di emozioni, complessi ed enormi e ci relazioniamo alle altre persone in mille modi diversi.
Avere un amico per tutta la vita, una compagna, un compagno di vita diventa una routine devastante che ci mette in crisi nelle nostre evoluzioni esistenziali.
Non puo' esistere un compagno di vita, e' una trappola esistenziale di cui spesso siamo vittime.
Possiamo essere sposati per cento anni ma questo vuol dire che sicuramente avremo avuto degli amici e delle amiche che abbiamo sentito molto piu' vicini nella nostra vita che il nostro compagno di vita.
E questo spaventa, umilia, ci mette in ansia.
Ma come possiamo pretendere che il nostro partner, che sia moglie, marito, convivente o concubino condivida tutto noi stessi? Tutti i nostri pensieri, tutte le nostre emozioni??
Non puo' esistere un dio che unisce che non diventi un aguzzino ed un carceriere.
Quello che era meraviglioso dieci o venti anni fa puo' diventare un incubo insopportabile oggi, in linea di principio puo' succedere anche il contrario: che un rapporto pessimo con il tempo diventi meraviglioso, ma per fare questo serve un gran lavoro.
Il bivio che confonde e' quello dell intrgralita' del rapporto di coppia in ogni aspetto della vita: ridicolo!
E' esattamente il contrario: la famiglia, l'affetto, l'amore che spesso nasce come eros e poi si considera finito quando non c'e' piu', quando invece l'amore si tinge di tante tinte sfumate negli anni della convivenza e che, certo, bisogna apprezzare come una brace quasi spenta ma che si ravviva ad ogni smossa di carboni dimenticando le fiamme della conquista del nuovo a cui spesso si anela come a qualcosa di perso nella coppia matura.
Ma la sfida del rispetto e della convivenza non puo' nascere nella nostra civilta' se prima non viene coltivata nella coppia prima e nella famiglia poi.
Si cerca il nuovo, il trasgressivo, il brivido del desiderio di desiderare ed essere desiderati e questo dovrebbe mettere a repentaglio tutta la coppia ed il suo vissuto?? Ma e' una castrazione terribile per l'uomo e la donna che siano sani e vitali.
La coppia va sempre mantenuta e rinsaldata ad ogni passo di vita, ad ogni conquista maturata, ad ogni evoluzione psicologica od emotiva.
Certo se sentiamo che la persona con cui condividiamo una parte della nostra vita e' completamente assente al rapporto possiamo e dobbiamo verificare se non sia una distrazione di un desiderio od invece una lontanza completa in ogni parte del nostro essere.
Ma possiamo rendere estraneo quello che e' stato dentro di noi?
Se per andare avanti ci rendiamo costretti ad eliminare quello che ha fatto parte della nostra vita forse questo e' davvero necessario, ma deve essere il frutto di una completa verifica di non avere piu' nessuno scopo in comune, di non avere piu' nessun piacere nella vicinanza, nella intimita' che con gli anni non e' piu' una coppia di gambe incastrate ma un plaid sul divano un po' bisunto ma caldo e comodo.
Il mio desiderio e' di conitnuare a condivedere tutta la mia vita con la persona con cui sono al fianco adesso. E questa scelta si rinnova ogni giorno, non viene messa in discussione ma ha bisogno ogni giorno di un incontro, spesso di uno scontro ma di una relazione fra persone per mantenere l istituto della famiglia che ha valore non come ordine divino ma come espressione di comunione fra gli esseri umani.
E non una famiglia esclusiva che elimina gli altri e quindi elimina anche il partner.
Una famiglia in cui ogni partecipante ha i suoi amici per andare a giocare a pallone, fare shopping o qualsiasi altra cosa.
La coppia e' il primo principio di evoluzione della razza umana, non solo come l' espressione di vita e di conitnuazione della vita ma come espressione psicologica della crescita personale.
Ma puo' contenere anche tutto il mondo vissuto da ogni partner in modo autonomo ed indipendente senza nulla togliere alla coppia anzi arricchendola come puo' fare un figlio fisico, una esperienza.
E se scopriamo che non possiamo condivere tutto allora vuol dire che la coppia funziona,che siamo in due nel mondo legati indissolubilmente nonostante ogni ordine divino o morale.
La coppia come compagna nella vita, non l'altro. Ma la coppia come nuova entita' superiore alla somma delle parti.
Spesso ne scegliamo uno, almeno uno e con lui condividiamo ogni prurito esistenziale, come se avessimo una forte spinta ad essere accettatti in ogni nostra sfaccettatura.
Come se cercassimo un rapporto di esclusivita' ed univocita' con un' altra persona.
Ma siamo dei mondi di pensieri e di emozioni, complessi ed enormi e ci relazioniamo alle altre persone in mille modi diversi.
Avere un amico per tutta la vita, una compagna, un compagno di vita diventa una routine devastante che ci mette in crisi nelle nostre evoluzioni esistenziali.
Non puo' esistere un compagno di vita, e' una trappola esistenziale di cui spesso siamo vittime.
Possiamo essere sposati per cento anni ma questo vuol dire che sicuramente avremo avuto degli amici e delle amiche che abbiamo sentito molto piu' vicini nella nostra vita che il nostro compagno di vita.
E questo spaventa, umilia, ci mette in ansia.
Ma come possiamo pretendere che il nostro partner, che sia moglie, marito, convivente o concubino condivida tutto noi stessi? Tutti i nostri pensieri, tutte le nostre emozioni??
Non puo' esistere un dio che unisce che non diventi un aguzzino ed un carceriere.
Quello che era meraviglioso dieci o venti anni fa puo' diventare un incubo insopportabile oggi, in linea di principio puo' succedere anche il contrario: che un rapporto pessimo con il tempo diventi meraviglioso, ma per fare questo serve un gran lavoro.
Il bivio che confonde e' quello dell intrgralita' del rapporto di coppia in ogni aspetto della vita: ridicolo!
E' esattamente il contrario: la famiglia, l'affetto, l'amore che spesso nasce come eros e poi si considera finito quando non c'e' piu', quando invece l'amore si tinge di tante tinte sfumate negli anni della convivenza e che, certo, bisogna apprezzare come una brace quasi spenta ma che si ravviva ad ogni smossa di carboni dimenticando le fiamme della conquista del nuovo a cui spesso si anela come a qualcosa di perso nella coppia matura.
Ma la sfida del rispetto e della convivenza non puo' nascere nella nostra civilta' se prima non viene coltivata nella coppia prima e nella famiglia poi.
Si cerca il nuovo, il trasgressivo, il brivido del desiderio di desiderare ed essere desiderati e questo dovrebbe mettere a repentaglio tutta la coppia ed il suo vissuto?? Ma e' una castrazione terribile per l'uomo e la donna che siano sani e vitali.
La coppia va sempre mantenuta e rinsaldata ad ogni passo di vita, ad ogni conquista maturata, ad ogni evoluzione psicologica od emotiva.
Certo se sentiamo che la persona con cui condividiamo una parte della nostra vita e' completamente assente al rapporto possiamo e dobbiamo verificare se non sia una distrazione di un desiderio od invece una lontanza completa in ogni parte del nostro essere.
Ma possiamo rendere estraneo quello che e' stato dentro di noi?
Se per andare avanti ci rendiamo costretti ad eliminare quello che ha fatto parte della nostra vita forse questo e' davvero necessario, ma deve essere il frutto di una completa verifica di non avere piu' nessuno scopo in comune, di non avere piu' nessun piacere nella vicinanza, nella intimita' che con gli anni non e' piu' una coppia di gambe incastrate ma un plaid sul divano un po' bisunto ma caldo e comodo.
Il mio desiderio e' di conitnuare a condivedere tutta la mia vita con la persona con cui sono al fianco adesso. E questa scelta si rinnova ogni giorno, non viene messa in discussione ma ha bisogno ogni giorno di un incontro, spesso di uno scontro ma di una relazione fra persone per mantenere l istituto della famiglia che ha valore non come ordine divino ma come espressione di comunione fra gli esseri umani.
E non una famiglia esclusiva che elimina gli altri e quindi elimina anche il partner.
Una famiglia in cui ogni partecipante ha i suoi amici per andare a giocare a pallone, fare shopping o qualsiasi altra cosa.
La coppia e' il primo principio di evoluzione della razza umana, non solo come l' espressione di vita e di conitnuazione della vita ma come espressione psicologica della crescita personale.
Ma puo' contenere anche tutto il mondo vissuto da ogni partner in modo autonomo ed indipendente senza nulla togliere alla coppia anzi arricchendola come puo' fare un figlio fisico, una esperienza.
E se scopriamo che non possiamo condivere tutto allora vuol dire che la coppia funziona,che siamo in due nel mondo legati indissolubilmente nonostante ogni ordine divino o morale.La coppia come compagna nella vita, non l'altro. Ma la coppia come nuova entita' superiore alla somma delle parti.
domenica 14 dicembre 2014
La domenica delle agende
Girovagavo nella libreria sfogliando maniacalmente le agende del prossimo anno.
Cercando ormai da decenni l'agenda perfetta, che poi sarebbe quella che ti scrive gli appuntamenti e te li ricorda, qualcuno ci sta riuscendo con i telefonini.
Ma a me piace comporre la settimana, infatti scelgo sempre le agende con visione settimanale, come un mosaico, incastonando i miei appuntamenti lavorativi e i miei hobby.
E mi rendo conto di una cosa gravissima: sabato e sopratutto domenica sono buttati li' in spazi ristrettissimi.
Come se al di fuori della settimana lavorativa non esistesse nulla!
E allora mi rendo conto che non potro' mai avere una domenica fitta di impegni divertenti se non posso nemmeno metterli in agenda.
Infatti nella domenica e nei fine settimana ci si incastra in tutte quelle cose che non si possono fare durante la settimana: spesa al supermercato, visita parenti, lavoretti domestici e cosi' via... cazzo meglio il lavoro!
Nei paesi anglosassoni la settimana inizia con la domenica ma voglio andare a scoprire un'agenda e vedere se abbiamo tutte le ore segnate e libere come tutti gli altri giorni.
O forse il messaggio e' che visto che tutta la settimana ci sono mille impegni la domenica meglio non avere impegni?...uhm Quindi cade anche l' ultimo alibi che la si lavora per una migliore qualita' del tempo libero come la domenica? Che pero' non viene indicata ne' registrata nella nostra agenda e quindi nella nostra mente e quindi scivola via fra una partita di calcio, parrucchiere e cena al ristorante?
Per non parlare dei compiti a casa dei bambini che vanno a scuola! e che cazzo un'altra volta, ma che anche i giorni dedicati ad altro devono rientrare nell esercizio lavorativo dello studente.
Secondo me stiamo esagerando, l' unico compito che darei ad un mio allievo sarebbe: come organizzare un week end perfetto che realizzi i miei desideri e che possa vivere pienamente come vivrei la mia vita ideale.
Io non so voi, ma forse qualcun altro si ritrova il sabato e la domenica stremato dalla settimana di lavoro e gia' col fiato corto per le imcombenze familiari??
Vacanze, viaggi, feste, eventi, giornate di goliardia pura si possono ancora organizzare? o sono diventate anche quelle un lusso??
Riprendiamoci il tempo libero come un contenitore dei nostri desideri e non come una pausa fra una settimana di lavoro ed un' altra.
Mettiamoci in agenda un sabato ed una domenica bella grande da riempire per bene con tutto quello che ci piace.
La tecnologia ha portato solo dei guadagni strepitosi ai vertici della catena sociale del capitalismo e una beata fava alla maggioranza del mondo.
Con il cellulare trovo solo persone che lavorano e risolvono problemi oltre l'orario di lavoro, ma non ho mai sentito che qualcuno non va al lavoro perche' tanto col cellulare puo' lavorare solo mezza giornata!
Ma davvero non suona strano un po' anche a voi come a me??
Voglio pari dignita' per tutti i giorni della settimana, in special modo quelli in cui posso esprimere qualcosa d'altro oltre all ambito del lavoro.
Io adesso mi faccio sto blog di masturbazioni mentali la domenica, ma voglio fare molto, tanto altro di piu'.
Cercando ormai da decenni l'agenda perfetta, che poi sarebbe quella che ti scrive gli appuntamenti e te li ricorda, qualcuno ci sta riuscendo con i telefonini.
Ma a me piace comporre la settimana, infatti scelgo sempre le agende con visione settimanale, come un mosaico, incastonando i miei appuntamenti lavorativi e i miei hobby.
E mi rendo conto di una cosa gravissima: sabato e sopratutto domenica sono buttati li' in spazi ristrettissimi.
Come se al di fuori della settimana lavorativa non esistesse nulla!
E allora mi rendo conto che non potro' mai avere una domenica fitta di impegni divertenti se non posso nemmeno metterli in agenda.
Infatti nella domenica e nei fine settimana ci si incastra in tutte quelle cose che non si possono fare durante la settimana: spesa al supermercato, visita parenti, lavoretti domestici e cosi' via... cazzo meglio il lavoro!
Nei paesi anglosassoni la settimana inizia con la domenica ma voglio andare a scoprire un'agenda e vedere se abbiamo tutte le ore segnate e libere come tutti gli altri giorni.
O forse il messaggio e' che visto che tutta la settimana ci sono mille impegni la domenica meglio non avere impegni?...uhm Quindi cade anche l' ultimo alibi che la si lavora per una migliore qualita' del tempo libero come la domenica? Che pero' non viene indicata ne' registrata nella nostra agenda e quindi nella nostra mente e quindi scivola via fra una partita di calcio, parrucchiere e cena al ristorante?
Per non parlare dei compiti a casa dei bambini che vanno a scuola! e che cazzo un'altra volta, ma che anche i giorni dedicati ad altro devono rientrare nell esercizio lavorativo dello studente.
Secondo me stiamo esagerando, l' unico compito che darei ad un mio allievo sarebbe: come organizzare un week end perfetto che realizzi i miei desideri e che possa vivere pienamente come vivrei la mia vita ideale.
Io non so voi, ma forse qualcun altro si ritrova il sabato e la domenica stremato dalla settimana di lavoro e gia' col fiato corto per le imcombenze familiari??
Vacanze, viaggi, feste, eventi, giornate di goliardia pura si possono ancora organizzare? o sono diventate anche quelle un lusso??
Riprendiamoci il tempo libero come un contenitore dei nostri desideri e non come una pausa fra una settimana di lavoro ed un' altra.
Mettiamoci in agenda un sabato ed una domenica bella grande da riempire per bene con tutto quello che ci piace.
La tecnologia ha portato solo dei guadagni strepitosi ai vertici della catena sociale del capitalismo e una beata fava alla maggioranza del mondo.
Con il cellulare trovo solo persone che lavorano e risolvono problemi oltre l'orario di lavoro, ma non ho mai sentito che qualcuno non va al lavoro perche' tanto col cellulare puo' lavorare solo mezza giornata!
Ma davvero non suona strano un po' anche a voi come a me??
Voglio pari dignita' per tutti i giorni della settimana, in special modo quelli in cui posso esprimere qualcosa d'altro oltre all ambito del lavoro.Io adesso mi faccio sto blog di masturbazioni mentali la domenica, ma voglio fare molto, tanto altro di piu'.
domenica 30 novembre 2014
Here's to you, Nicola and Bart
Morire per mano dello stato assassino.
Succedeva quasi cento anni fa in america e succede oggi in una questura di Roma ad un ragazzo qualsiasi.
Se uno stato, una istituzione, una invenzione dell uomo diventa qualcosa che assume il diritto di uccidere e' come idolatrare un Dio sanguinario.
E' una barbaria al di sopra di ogni barbaria storica perche' perpretata in nome della giustizia e delle regole.
L' anarchia e' diventata una utopia e accettiamo di buon grado che qualcuno ci governi e ci dia le regole in virtu' di un bene comune alquanto immaginario rispetto ad un comportamento violento.
Attenzione vorrei portare alla attenzione di tutti che le liberta' e le regole non sono sempre state esercitate sullo stesso piano e per tutti.
Il nostro caro capitalismo ha dato una grande liberta' alle aziende di generare il profitto e ovviamente l'aumento del profitto ha portato aumento del potere di sopravvivenza delle stesse.
E' elementare ed e' scontato che nel capitalismo le aziende siano libere di esercitare il loro oggetto sociale se questo non arreca danno. Eppure le multinazionali hanno sempre piu' esercitato pressioni ed azioni contrarie al principio della liberta' e del danno in nome del profitto.
A volte sono state condannate, ma di fondo e' accettato un atteggiamento che comporti un legittimo uso di ogni risorsa per potere aumentare il proprio profitto.
E vabbe' e cosi' sia.
Pero' e' alquanto singolare che la stessa liberta' non venga data all essere umano, cioe' a coloro che creano aziende.
Gli esseri umani sono ormai imprigionati in una fitta rete di doveri e di vincoli da cui non si e' avuto nessun beneficio.
L' umanita' non ha avuto nessuno sviluppo prodigioso come lha avuto la scienza e la tecnologia, che sono gli strumenti base delle aziende per aumentare il loro profitto.
Anzi.
Rispetto ad una migliore condizione di salute data sopratutto e solo da una maggiore igiene e non gia' da condizioni di vita migliori null'altro e' sostanzialmente migliorato.
Stessi affanni e stesse melanconie di centinaia e centinaia di generazioni.
Una scala gerarchica ben stabilita in cui la situazione sociale rimane sostanzialmente legata alla nascita, come ai quarti di nobilta' medioevali.
Ci dicono che non siamo in grado di governarci senza poteri esterni alla nostra volonta'.
Ci dicono che l'ordine e la disciplina sono per la salvezza della societa'.
E certo il dubbio che non siamo capaci di governarci ci viene forte quando assistiamo a quello che avviene sugli spalti degli stadi italiani, quando partecipiamo a infuocate riunioni di condominio.
Ma e' ovvio che una qualita' mai esercitata non puo' svilupparsi autonomamente.
Come insegna la storia dell evoluzione, le qualita' che vengono usate e risultano vincenti nella guerra di specie vengono mantenute ed evolute generazione dopo generazione.
E ci troviamo qui ometti ed omuncoli spaventati dal potere che in teoria deve rispondere alle nostre esigenze.
Possiamo abbattere il potere costituito solo da un assunzione di responabilita' civile, civile nel senso piu' etimologico del termine di colto e gentile contrapposto al barbaro che usa il potere a sua discrezione.
E' tempo di battaglie epiche e possiamo farlo oggi stesso, combattendo nel campo di battaglia piu' importante di tutti: la nostra esistenza quotidiana.
Le nostre relazioni, i nostri vicini di scrivania e di casa.
Possiamo scegliere la strada del confronto in cui si innesca una relazione di potere appunto, in cui si esercita il proprio potere o pretendiamo che venga riconosciuto.
Oppure possiamo scegliere la strada della comunione e della gentilezza.
Ormai le questioni personali possono essere affrontate solo con il potere o personale o delle leggi e cosi' facendo perdiamo ogni rapporto umano, quello profondo che fa di noi degli animali straordinari quando trovano la strada della cooperazione, del riconoscimento del vicino, come parte di noi.
Il potere e' un' arma, averlo, esercitarlo, richiamarlo porta inevitabilmente al conflitto.
Ma se deve essere conflitto spostiamo completamente nel nostro comportamento e sconfiggiamo la voglia di potere e di prevaricazione, per una volta soltanto, per qualcosa di poco importante.
Alleniamo il nostro essere all unione reale senza bisogno di leggi e di istituzioni ormai vetrificate e pericolose.
Liberiamoci dei nostri assassini, abbracciando l'assassino che e' in noi ogni istante e che possa andare a dormire senza ulteriore scopo nell esistenza.
Succedeva quasi cento anni fa in america e succede oggi in una questura di Roma ad un ragazzo qualsiasi.
Se uno stato, una istituzione, una invenzione dell uomo diventa qualcosa che assume il diritto di uccidere e' come idolatrare un Dio sanguinario.
E' una barbaria al di sopra di ogni barbaria storica perche' perpretata in nome della giustizia e delle regole.
L' anarchia e' diventata una utopia e accettiamo di buon grado che qualcuno ci governi e ci dia le regole in virtu' di un bene comune alquanto immaginario rispetto ad un comportamento violento.
Attenzione vorrei portare alla attenzione di tutti che le liberta' e le regole non sono sempre state esercitate sullo stesso piano e per tutti.
Il nostro caro capitalismo ha dato una grande liberta' alle aziende di generare il profitto e ovviamente l'aumento del profitto ha portato aumento del potere di sopravvivenza delle stesse.
E' elementare ed e' scontato che nel capitalismo le aziende siano libere di esercitare il loro oggetto sociale se questo non arreca danno. Eppure le multinazionali hanno sempre piu' esercitato pressioni ed azioni contrarie al principio della liberta' e del danno in nome del profitto.
A volte sono state condannate, ma di fondo e' accettato un atteggiamento che comporti un legittimo uso di ogni risorsa per potere aumentare il proprio profitto.
E vabbe' e cosi' sia.
Pero' e' alquanto singolare che la stessa liberta' non venga data all essere umano, cioe' a coloro che creano aziende.
Gli esseri umani sono ormai imprigionati in una fitta rete di doveri e di vincoli da cui non si e' avuto nessun beneficio.
L' umanita' non ha avuto nessuno sviluppo prodigioso come lha avuto la scienza e la tecnologia, che sono gli strumenti base delle aziende per aumentare il loro profitto.
Anzi.
Rispetto ad una migliore condizione di salute data sopratutto e solo da una maggiore igiene e non gia' da condizioni di vita migliori null'altro e' sostanzialmente migliorato.
Stessi affanni e stesse melanconie di centinaia e centinaia di generazioni.
Una scala gerarchica ben stabilita in cui la situazione sociale rimane sostanzialmente legata alla nascita, come ai quarti di nobilta' medioevali.
Ci dicono che non siamo in grado di governarci senza poteri esterni alla nostra volonta'.
Ci dicono che l'ordine e la disciplina sono per la salvezza della societa'.
E certo il dubbio che non siamo capaci di governarci ci viene forte quando assistiamo a quello che avviene sugli spalti degli stadi italiani, quando partecipiamo a infuocate riunioni di condominio.
Ma e' ovvio che una qualita' mai esercitata non puo' svilupparsi autonomamente.
Come insegna la storia dell evoluzione, le qualita' che vengono usate e risultano vincenti nella guerra di specie vengono mantenute ed evolute generazione dopo generazione.
E ci troviamo qui ometti ed omuncoli spaventati dal potere che in teoria deve rispondere alle nostre esigenze.
Possiamo abbattere il potere costituito solo da un assunzione di responabilita' civile, civile nel senso piu' etimologico del termine di colto e gentile contrapposto al barbaro che usa il potere a sua discrezione.
E' tempo di battaglie epiche e possiamo farlo oggi stesso, combattendo nel campo di battaglia piu' importante di tutti: la nostra esistenza quotidiana.
Le nostre relazioni, i nostri vicini di scrivania e di casa.
Possiamo scegliere la strada del confronto in cui si innesca una relazione di potere appunto, in cui si esercita il proprio potere o pretendiamo che venga riconosciuto.
Oppure possiamo scegliere la strada della comunione e della gentilezza.
Ormai le questioni personali possono essere affrontate solo con il potere o personale o delle leggi e cosi' facendo perdiamo ogni rapporto umano, quello profondo che fa di noi degli animali straordinari quando trovano la strada della cooperazione, del riconoscimento del vicino, come parte di noi.
Il potere e' un' arma, averlo, esercitarlo, richiamarlo porta inevitabilmente al conflitto.
Ma se deve essere conflitto spostiamo completamente nel nostro comportamento e sconfiggiamo la voglia di potere e di prevaricazione, per una volta soltanto, per qualcosa di poco importante.
Alleniamo il nostro essere all unione reale senza bisogno di leggi e di istituzioni ormai vetrificate e pericolose.
Liberiamoci dei nostri assassini, abbracciando l'assassino che e' in noi ogni istante e che possa andare a dormire senza ulteriore scopo nell esistenza.
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