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lunedì 17 febbraio 2014

A Carnevale ogni scherzo vale

Studiosi e ricercatori hanno collegato la festa di carnevale agli antichi saturnali romani o ancora prima alle feste per l inizio dell anno agricolo.
Ma voglio solo invitarvi a festaggiarlo.
Ormai e' spesso diventata una festa di poco conto, riservata ai bambini. E noi adulti perdiamo qualche giornata per conoscere meglio le nostre parti piu' nascoste.
Come facciamo a scoprirci se non indossando la nostra maschera migliore?
Come possiamo assumere forme mostruose o invereconde se non quando possiamo farlo a nome di qualcuno o qualcos' altro?
Festeggiamo un altro io, ridiamo di parti di noi nascoste e vilipese.
Tiriamo fuori i nostri mille volti e rendiamoli pubblici, rendiamo ridicoli i nostri tic e facciamo offendere le nostre virtu'.
Comportiamoci da ricchi se siamo poveri e da poveri se siamo ricchi.
Entriamo nel mondo parallelo del diverso, dell altero, dell' altro, del contrario.
Viviamo le nostre nuove giornate in una nuova maschera.
Le nostre parti nascoste prenderanno aria e si rifocilleranno prima di tornare a riposarsi per un altro anno.
Da che mi vesto? Scegliamolo il nostro vestito anche senza attenzione, le nostre parti inconsce sapranno trovare la giusta risposta fra il caso e l'opportunita' di farsi vive per un momento, di presentarsi a noi.
Oppure gia' sai quale ruolo interpretare?
Ogni licenza e' lecita, ogni regola smessa, ogni rispetto per il potere abolito.
Si puo' andare oltre l'ordine costituito per un momento.
E si puo' fare, e non farlo non ci allena ad essere nuovi, completi.
Le grasse risate, gli scherzi infantili sono un toccasana per i nostri equilibri interiori.
Girare il mondo al contrario puo' liberare la nostra parte luciferina e smessa.
Un vestito nuovo, una personalita' nuova, un gioco innocente da fare per essere piu' seri e piu' uomini completi durante il resto dell'anno.
Non perdere l'occasione recita un film di carnevale, scegli un vestito e vai, come su una simulazione di psicologia psicocorporea: esprimi e troverai nuove parole e nuove strade.


lunedì 10 febbraio 2014

Giustiziare

Ormai la giustizia e' diventata ostaggio di chi urla meglio o con piu' mezzi di comunicazione a sua disposizione.
Una volta giustiziare era il polso duro del potere che richiamava la paura per seguire le proprie regole a tutti i cittadini.
Eppure la giustizia nasceva come dike grega, una forma di civilta' opposta e sensata alla tracotanza barbara, alla hybris, condannata per sempre come superbia.
Possiamo parlare di tutte le virtu' ma lo spartiacque fra la civilta' e la barbaria la da proprio la giustizia, il senso di un ordine degli uomini sugli uomini.
Scrollandosi di dosso la giustizia della natura si da finalmente un potere all'uomo e lo si rende simile a Dio.
Spesso il dio cristiano ci da la grazia della giustizia, e siamo richiamati a rimettere ai nostri debitori per rispetto di un dio, che nei secoli e' stato avvicinato alla civilta', alla morale, alla coscienza, alla liberta, all opportunismo.
E il nostro cinismo non basta per essere indifferenti alle ingiustizie.
Uno sdegno profondo brucia nelle nostre vene.
Eppure i piu' furbi che si fanno giustiziare, richiamano ancora la giustizia, per dimostrare che la giustizia applicata e' malata e contorta e che esiste una giustizia superiore, non divina, ma una giustizia libertaria in cui la morale ha solo un valore di convenienza, un valore di normalizzazione, di sopraffazione del potere nei confronti del debole.
Certo chi detiene il potere di esercitare la giustizia puo' truccare la bilancia come vuole, in nome di una giustizia naturale piu' alta, ma spesso questi trucchi servono solo a guadagnare qualche tempo di vantaggio nei confronti dell inevitabile.
A meno che non si abbia cosi' tanta forza da cambiare il senso di giustizia e renderlo come una misura di equilibrio nella civilta', come una moderazione delle differenze, come una prigionia del talento e delle novita'.
La giustizia si confonde con il proprio interesse, che trova sempre una "giustificazione".
Conviene stare all erta nel sollevare la bilancia e nel brandire la spada.
E avere la forza di poggiare nei piatti della bilancia i nostri errori, i nostri orrori prima di pesare quelli altrui.
E possiamo farlo proprio nel momento in cui urliamo il nostro sdegno: possiamo scacciare la nostra hybris piu' violenta e richiamare la virtu' piu' profonda che ci avvicina al nostro dio pensante.
Senza giustizia non c'e' futuro per l'umanita', possiamo esercitarla nelle nostre giornate di scontri quotidiani con i nostri simili e poi richiamarla senza decapitazione ma come richiamo al nostro senso di appartenenza ad una comunita' superiore che lotta nella materia ispirandosi al mondo delle idee: giustizia senza giustiziare, difficile certo.

E come recita il Bushido:
義, Gi: Onestà e Giustizia
Sii scrupolosamente onesto nei rapporti con gli altri, credi nella giustizia che proviene non dalle altre persone ma da te stesso. Il vero Samurai non ha incertezze sulla questione dell'onestà e della giustizia. Vi è solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
(Yukio Mishima)


martedì 4 febbraio 2014

You start me up

Windows ci ha messo il bottone per decenni e quando l ha tolto erano tutti scontenti:
il bottone START !
Dove e' il nostro? Spesso si schiaccia ma il nostro sistema e' impallato, lento e non succede nulla.
Molte volte non lo troviamo nemmeno piu' e lo cerchiamo senza successo e languiamo cosi' tra una ...procedura e l'altra.
Eppure adesso lo montano anche sulle automobili quel bel bottone start grande con cui possiamo iniziare il nostro percorso, percorso stradale, percorso di vita.
Il manuale di istruzioni non ce l'hanno dato, si riesce a strappare qualche pagina su come funzioniamo biologicamente ma che cosa muove il corpo, cosa accende il nostro cuore veramente possiamo solo dopo averlo vissuto e spesso non sappiamo nemmeno ritrovarlo.
E' come avere un tesoro nel deserto, dove tutta la nostra meraviglia non si puo' spendere.
E allora prima di cercare libretti alchemici di istruzioni, mappe psicologiche, neuronali, neuroscienze, pratiche meditative, cambi di stati di coscienza, ipsnosi, giochi mentali, allenamenti di volonta' abbiamo bisogno di trovare il primo bottone del nostro abito di vita: il pulsante start.
Pui' essere anche una canzone che ci rimanda a quella estate famosa, puo' essere un odore che ricorda sensazioni di calore e di accoglienza, puo' anche essere un panorama, una passeggiata lenta, uno sguardo rubato al semaforo.
Il nostro pulsante start puo' essere nascosto ovunque ma bisogna trovarlo adesso.
Prima lo troviamo, prima lo accendiamo, prima iniziamo, prima diventiamo iniziati, prima avviene il passaggio.
Attenzione, mettendo in moto il nostro start non diventiamo maghi, non abbiamo sconti dalle nostre pene, ma abbiamo una strada da percorrere, abbiamo un calvario da percorrere che avra' un monte Golgota dove arrivare.
E con il pulsante start acceso, le frustate della vita, le bastonate degli invidiosi, l'asse della croce, l' aceto, la lancia, la corona, vivendole tutte fino in fondo senza sconti potremo andare ancora oltre.
Nella nostra cultura intrisa di religione pragmatica, di gnosticismo mondano ogni conoscenza, ogni informazione e' un passaggio obbligato verso la salvezza della nostra vita, appunto non come perdono divino, ma come arrivo di un percorso iniziato molto tempo fa con un bottone: start.
Troviamo il nostro start, basta un attimo per iniziare a vivere, soffrire, capire, perdonare, morire e risorgere.

lunedì 27 gennaio 2014

Strategia e tattica

Nelle piccolezze, nelle ripetizioni quotidiane, si nasconde la grandezza dell'essere umano:
animale che si adatta continuamente alle strategie del potere.
A volte si dice che si e' un uomo di mondo quando si conoscono le regole, a volte si dice che cambiare le cose e' solo un'utopia, a volte si dice che dopo ogni rivoluzione e progresso si torna sempre allo stato precedente di una civilta' inferiore ed ingiusta.
Ed infatti abbiamo gia' questa "fortuna" di essere passati da momenti di aspettativa del futuro come momento in cui le cose sarebbero migliorate sicuramente ad un futuro incerto che non ci garantisce nessun miglioramento rispetto ad oggi e che anzi minaccia altre lacrime altro sudore, come un rinnovato peccato capitale.
Ovvero si possono chiamare vizi del capitale, come un gioco di parole il capitale torna come vitello d'oro per le nostre venerazioni quotidiane a cui ciecamente ci sottomettiamo.
Ma questa sottomissione apparente non e' forse il modo migliore di rispondere al potere?
A volte alziamo il pugno rabbioso verso un "sistema", una istituzione, un governo indifferente alle nostre sofferenze e che ciecamente corre verso un furto continuo della ricchezza e della serenita' dei suoi fautori, come una macchina impazzita senza piu'controllo.
Eppure qualcuno i bottoni li schiaccia, e ci dice che questi sono mali necessari per un bene superiore futuro, ovvero torniamo a promesse che sono logicamente menzogne in nome di una sofferenza immediata.
Quindi quando qualcuno mente ha una strategia, ovvero un piano in cui il tempo non conta ma lentamente ed inesorabilmente realizza il proprio piano.
Come un profeta che vede gia' il futuro perche' ha gia' letto le strategie del potere.
E noi che invece non possiamo scegliere strategie ci adattiamo quotidianamente alla giungla urbana, agli stati di polizia, alla poverta' che dilaga a macchia d'olio con un senso di colpa instillato nel benessere vissuto come un furto fatto al mondo ed adesso accontentarsi di una decrescita felice.
Ma decrescere per chi paga le bollette in ritardo vuol dire scaldarsi col fiato e mangiare pezzi di intonaco di case all'asta in un tessuto sociale smembrato e livido.
E la rabbia pero' diventa violenza ingiustificabile, e il suicidio diventa fuga dolorosa di chi vede i propri errori e non ha letto invece la strategia del potere.
Noi possiamo usare tattiche, ovvero non considerare il tempo, non disegnare scenari futuri ma inserirci negli ingranaggi del mondo ogni giorno cercando il nostro spazio vitale.
Non possiamo cambiare il mondo ma possiamo ritagliarci la nostra sopravvivenza e maggiore sara' la spinta verso un futuro ignoto maggiore sara' la nostra forza nella tattica di sopravvivenza.
Perderemo la qualifica di geni e la grandezza dei profeti ma con tattiche veloci, decise, manterremo la nostra dignita' di esseri umani comunque.
La nostra vita e' la moltiplicazione delle nostre giornate, ogni nostro giorno e' il riassunto della nostra vita, quello che facciamo, come lo facciamo, perche' lo facciamo ci dipinge con una vernice fosforesciente ed indelebile.
In ogni nostro atto quotidiano possiamo trovare lo spazio, il momento, l' attimo di liberta' dalla strategia del potere e ogni attimo ripetuto porta l'eternita'.
Rinnoviamo l'arte del fare, aprendo gli occhi possiamo usare la tattica giusta per la nostra dignita' che va molto al di sopra delle leggi di chi applica le strategie per qualcuno.
Ulisse e il ciclope


lunedì 20 gennaio 2014

Sacrifici umani

Inorridiamo davanti a scheletri ritrovati in centro america e pensiamo alle barbarie di quella civilta' che sacrificava essere umani.
Eppure il sacrificio e' diventato la nostra regola da quando il figlio di Dio si e' sacrificato per l'umanita' ovvero ha sacrificato la sua umanita' per avvicinarsi al Dio padre e non essere piu' nostro fratello.
Eppure sacrifichiamo le nostre vite al lavoro, alla pensione, alla sicurezza, sacrifichiamo la nostra salute ad ingoiare rospi ogni giorno o ci ammaliamo di rabbia sfogandola o meno.
Per non parlare dei tristissimi sacrifici umani delle bombe intelligenti, delle mine antiuomo, di bombe atomiche lanciate e minacciate di continuo dalla civilta' dominante del pianeta terra.
Danni collaterali li chiamano i signori della Real politik.
(Repubblica) Palestina. Il corpo di
una bimba emerge dai resti della sua casa a Zeitun.
Barboni che muoiono di freddo effetti di non adattamento alla civilta' economica.
Intere popolazioni ridotte allo stremo per sottrarre le materie prime per i nostri consumi compulsivi e non ecologici.
E noi quanto ci sacrifichiamo in nome e per nome di qualcosa che spesso non riusciamo nemmeno ad avere?
Possiamo farlo, possiamo essere dei violenti ed indifferenti boia della nostra vita, e spesso se lo siamo con la nostra lo diventiamo anche con quella di chi ci ama perche' questa diventa la psicosi di massa di chi non apre la porta alla conoscenza e all ignoto.
Se Gesu' si e' sacrificato per raggiungere il padre possiamo farlo anche noi, avendo il coraggio di non rinnegare le frustate della vita, di non nascondere la nostra croce, o di gettarla intorno a noi rinnegandola o nascondendola nella sabbia o urlare il nostro dolore al mondo indifferente.
Eppure il sacrificio ha il significato originale di fare sacro, di una attivita' sacra.
Non e' solo dolore o rinuncia ma puo' essere un fare sacro.
Se si recupera il respiro profondo possiamo sacrificare il dono della nostra vita, possiamo sacrificare qualsiasi cosa ma chiederci un attimo prima se questo sacrificio ne valga davvero la pena, se Gesu' si e' sacrificato per salvare il mondo riusciamo noi almeno a salvare il nostro mondo personale?
Possiamo provarci in nome di un presente completo invece di un futuro tranquillo che tanto ci riguardera' comunque il giorno che lasceremo la forma mortale.
Un tempo le attivita' sacre erano numerose e riguardavano tutti gli aspetti della nostra vita, dalla nascita alla puberta', adesso ogni attivita' sacra, ogni richiamo al sacro e' deviato da un lezzo di vizio temporale e meschinita' cattolica lontana dal cristo, dai dei pagani e dagli archetipi mitici.
Adesso librandoci dai lacci morali e religiosi siamo liberi di essere materiali ma abbiamo perso la nostra parte sacra e il sacrificio diventa una lunga inutile inedia.

lunedì 13 gennaio 2014

Questione di centimetri

Si, e' sempre una questione di centimetri, forse millimetri, ma di certo e' qualcosa che abbiamo alla nostra portata.
Centimetri di altezza, centimetri di cellulite, centimetri di fuorigioco, centimetri e piccoli spazi intorno a noi che possiamo misurare con le dita e percorrere con un piccolo passo.
Ed ogni grande viaggio inizia sempre e solo con un piccolo passo.
Voglio dire che ogni azione e' alla nostra portata, voglio far venire in mente l'immagine di un piccolo spazio con cui misuriamo le nostre sfide quotidiane.
Ma sopratutto i centimetri che percorriamo ogni giorno, non dico i chilometri ma i piccoli gesti, le attivita' le abitudini.
Le buone o cattive abitudini sono quelle che ci formano, sono quelle che ci esprimono.
Se qualcuno vuol capire chi e' basta che mette una sveglia sul telefonino e ogni ora e mezza e "ricordarsi di se", ovvero scoprire cosa stiamo facendo, cosa stiamo pensando.
Basta una giornata, una qualsiasi e verra' fuori il nostro quadruccio.
E se vogliamo magicamente diventare qualcosa di altro da noi?
E se aspettiamo anche noi quell evento magico che ci cambia la vita con uno scocchio di dita?
E' solo uno schiocco di dita che ci divide dalle nostre decisioni.
Ma quello che di divide dal nostro ideale e' una costante, noiosa ma costante ripetizione.
Possiamo anche diventare dei geni come Leonardo da Vinci o come Swarzenegger.
Ripetizione viene usata come un'attivita' noiosa eppure e' esattamente quella che invece possiamo iniziare ad apprezzare e ad usare per noi.
Possiamo usare il principio della goccia che scava sulla roccia per indicare che la ripetizione vince ogni resistenza, ma voglio andare oltre:
la ripetizione crea il cortocircuito della genialita'.
Alcuni ricercatori parlano dell insight come di un collegamento fra varie memorie, memorie attuali e magari memorie antiche, ma il solco della memoria vien scavato dalle nostre ripetizioni.
La ripetizione ci esprime nelle giornate e le nostre giornate risuonano nell'eternita'.
Che strumenti vogliamo far risuonare?
Non potremo mai fallire se perseguiamo una intenzione ripetendo le cose che ci portano in quella direzione.
Certo se cerchiamo l'alba e camminiamo verso ovest avremo sempre il tramonto e mai l'alba, ma il nostro intuito e' potente, puo' verificare se ci sono dei piccoli segnali.
E alleniamo la volonta' alla ripetizione e la ripetizione ci avvicina al livello energetico che ci avvicina al salto quantico del nostro desiderio.
Intenzione, ripetizione, intuito e costanza e scolpiamo il nostro destino come un blocco di marmo su cui modellare la nostra opera d'arte: la nostra vita.
Ripetiamo, con costanza, una ripetizione con profonda intenzione ed acquisiremo l'abilita' e la sensibilita' dell' artista ed arrivare ad esprimere oltre la conoscenza l inconscio e i suoi lampi universali.

(Immagine presa da http://marcocamedda.blog.tiscali.it/2008/04/)


lunedì 6 gennaio 2014

Donne e serpenti dei paesi tuoi

Donna, serpenti, gatti, tori, dragoni, per fortuna li abbiamo sempre combattuti, combattute.
A volte si dice che la storia insegna, certo ma infatti ci sarebbe da fare una domanda in piu': ma la storia non e' che Una storia?
Qualcuno l'ha scritta, qualcuno ha confermato la sua veridicita' e qualcuno l'ha insegnata e noi infine l'abbiamo imparata.
E tutto cio' che non fa parte della storia diventa "mistificazione", teoria complottistica, idee di 4 amici al bar, di una confraternita' di massoni, di illuminati, di deviati, di streghe...
E allora anche oggi mi voglio unire anche io a questa minoranza, forse diventata ormai maggioranza? Chi conta? e chi conta chi?
E quindi a quale eta' abbiamo sentito che il serpente provocando la donna Eva ci ha procurato un sacco di guai per tutta l'eternita'? E quanto spesso sentiamo che le donne, per quanto vogliano essere alla pari, sono di fondo piu' deboli, piu' emotive, insomma meno adatte al "governo".
Per non parlare della nascita della civilta' greca, quindi della nostra occidentale, ovvero la piu' progredita con l'uccisione del toro?
E quanti draghi ci hanno spaventato? Quanti santi hanno la loro lancia infilzata nei draghi?
Non parliamo dei luoghi comuni sui gatti..
Ho avuto la fortuna di leggere il libro "Il calice e la spada", che parla di un'altra civilta', di una Atlantide, molto piu' vicina, di una civilta' basata sulla mutualita' e non sulla gerarchia.
Anche io ormai ho iniziato ad essere assuefatto al veleno dell ineluttabilita' delle cose e piego la testa al conformismo.
Ma ogni tanto qualche eroe mi fa battere il cuore piu' velocemente e allora cerco la ricerca di azione, di porre dei minuscoli sassolini nella strada di un mondo diverso, in cui si pagano interessi bancari ad anonimi rapinando i sogni di una civilta' sempre in bilico.
E allora voglio accendere una candela in un mare in tempesta che durera' un attimo ma questo intanto lo posso fare e vi invito a cercare altre "Storie"; ce ne sono milioni, in cui le donne erano divinita', in cui i serpenti, i draghi, i tori erano energia vitale, potere di creare la vita, potere di generare e rigenerare, potere di vita, non potere di morte.
E sopratutto togliendo il potere a chi genera, si permette che si mantenga un potere illeggitimo, non naturale, sterile e che si avvita su di se.
Il simbolo della nostra civilta', della nostra speranza e' quella di un uomo sanguinante, ferito a morte su una croce e abbiamo cancellato i simboli della vita terrena in attesa di una vita ultraterrena.
Possiamo scegliere di fare riferimento a chi ha il potere di dare la vita o chi ha il potere di dare la morte.
Possiamo davvero vivere in un mondo senza violenza, in un paradiso di abbondanza e felicita' e ne sono certo perche' la storia insegna e una volta era cosi'!
Anche se cercano disperatamente, continuamente, di cancellare ogni traccia.