Cerca nel blog

domenica 27 luglio 2014

Orgasmo ed estasi

MI sta venendo il dubbio che il fatto che la chiesa abbia sempre chiesto di procreare in ogni atto sessuale non sia proprio un principio per inibirlo o per ridurlo a puro mezzo di creazioni di vita ma al contrario per dargli una dignita' superiore e non sprecarlo come ginnastica quotidiana, chissa'...
Mi viene in mente questa provocazione perche' in genere gli uomini di forte religione hanno spesso un modo di godere che a molti e' sconosciuto: quello dell estasi.
Anche io ho il dubbio se ci sono mai stato in estati e certo mi viene da considerare molto simili quelle frazioni di secondo in cui non importa piu' di nulla, non si sente piu' distanza con nulla e nessuno, ma si respira con un respiro che in quel momento e' uguale a quello del mondo che ci circonda, momenti in cui finalmente dentro e fuori, io e l'altra siamo perfettamente la stessa cosa.
Certo succede spesso con un orgasmo fisico, ma succede a volte anche con dei scorci di panorami in cui l'occhio si perde all orizzonte, in certi sottoboschi durante un escursione in cui ci si ferma ad ascoltare il proprio respiro nell'immobilita' apparente che ci circonda indifferente eppure viva, in certi tramonti o albe che ci richiamano dalla distrazione della quotidianita', credo anche in qualche concerto.
Insomma un attimo in cui la serenita' la felicita' sono qualcosa superate da qualcosa di piu' imponente: l' estasi.
Ma come si fa a trovare l'estasi?
Da wikipedia:
L'estasi (dal greco ἐκ=ἐξ + στάσις, ex-stasis,[1] essere fuori) è uno stato psichico di sospensione ed elevazione mistica della mente, che viene percepita a volte come estraniata dal corpo (da qui la sua etimologia, a indicare un "uscire fuori di sé").
Nonostante la diversità delle culture e dei popoli in cui l'estasi è stata sperimentata, le descrizioni circa il modo in cui essa viene raggiunta risultano straordinariamente simili. Si afferma di provare in questi momenti una sorta di annullamento di , e di identificazione con Dio o con l'"Anima del mondo".
Psichicamente è caratterizzata dalla cessazione di ogni attività da parte dell'emisfero cerebrale sinistro (noto anche come emisfero dominante o della "razionalità discorsiva"), consentendo così all'emisfero destro (quello recessivo o passivo, detto anche "emotivo") di attivarsi. È uno stato di estrema concentrazione simile per certi versi all'ipnosi, quando ad esempio la mente rimane attonita nel fissare un punto o un oggetto, dimentica di ogni altro pensiero. Generalmente produce uno stato di notevole beatitudine e benessere interiore.
Andiamo a trovare l'estasi piu' famosa, quella di Teresa: Santa Teresa d’Avila (1515-1582), Vergine e Dottore della Chiesa che scrive:
“Gli vedevo nelle mani un lungo dardo d’oro, che sulla punta di ferro mi sembrava avere un po’ di fuoco. Pareva che me lo configgesse a più riprese nel cuore, così profondamente che mi giungeva fino alle viscere, e quando lo estraeva sembrava portarselo via, lasciandomi tutta infiammata di grande amore di Dio. Il dolore della ferita era così vivo che mi faceva emettere dei gemiti, ma era così grande la dolcezza che mi infondeva questo enorme dolore, che non c’era da desiderarne la fine, né l’anima poteva appagarsi che di Dio. Non è un dolore fisico, ma spirituale, anche se il corpo non tralascia di parteciparvi un po’, anzi molto. È un idillio così soave quello che si svolge tra l’anima e Dio, che io supplico la divina bontà di farlo provare a chi pensasse che io mento”.

Insomma un orgasmo spirituale e per chi non cerca Dio? Siamo fregati? Siamo costretti al sesso ossessivo dall orgasmo imperfetto? O dall orgasmo perfetto e fuggevole?
Un altro sistema e' quello che chiamano flow o flusso, entrare nel flusso e questo forse puo' essere altrettanto facile ma dura molto piu' a lungo di un orgasmo fisico.
Ovviamente ci sono persone che per loro natura sono più portate a vivere esperienze di flow. Mihaly Csikszentmihalyi, uno psicologo croato di matrice positivista, fondatore della teoria del flusso sostiene che le persone più predisposte sono quelle che possiedono curiosità, persistenza e poco egocentrismo.
Csikszentmihalyi sostiene che per avere un’esperienza ottimale si deve raggiungere un flusso continuo, attraverso il completo assorbimento dell’attenzione nel compito che si sta svolgendo.
Si ha il senso che le proprie abilità siano sufficienti a far fronte alle sfide dirette verso l’obiettivo a portata di mano e il azione associate forniscono indicazioni chiare su come si sta andando. La concentrazione è così intensa che non c’è spazio per in pensare a nulla di irrilevante o di cui preoccuparsi dei problemi. La coscienza di sé scompare, e il senso del tempo diventa distorto. Un’attività che produce tali esperienze è così gratificante che le persone sono disposte a farla per essa stessa, con scarsa preoccupazione per quello che risulterà, anche quando è difficile o pericolosa. 
Be' direi che possiamo farcela anche senza diventare frati e suore..

lunedì 21 luglio 2014

Immortale

Noi comuni mortali spesso ci dimentichiamo di una cosa molto semplice ma importante:
dobbiamo morire.
Rircodati che devi morire o memento mori e' qualcosa di cui oggi si parla poco eppure:
Memento mori (letteralmente: Ricordati che devi morire) è una nota locuzione in lingua latina.
La frase trae origine da una particolare usanza tipica dell'antica Roma: quando un generale rientrava nella città dopo un trionfo bellico e sfilando nelle strade raccoglieva gli onori che gli venivano tributati dalla folla, correva il rischio di essere sopraffatto dalla superbia e dalle smanie di grandezza. Per evitare che ciò accadesse, un servo dei più umili veniva incaricato di ricordare all'autore dell'impresa la sua natura umana: lo faceva pronunciando questa frase.
Tertulliano, nel suo Apologeticus, cita un'aspressione più complessa: Respice post te! Hominem te esse memento! Memento mori! (Guarda dietro di te! Ricordati che sei solo un uomo! Ricordati che devi morire!)
L'ordine di stretta clausura dei trappisti, fondato nel 1664, adottò questa frase come motto: i monaci di quest'ordine si ripetevano tra loro continuamente la frase, e si scavavano – un poco ogni giorno – la fossa destinata ad accoglierli, con lo scopo di tenere sempre presente l'idea della morte e quindi il senso della vita, destinata a finire.(da wikipedia).
Ed invece nella locuzione moderna "ti stai scavando la fossa" viene vissuto come un augurio negativo.
Ma quanto sapere abbiamo dimenticato in nome di una scienza preda di brevetti che impoveriscono il mondo e arricchiscono 4 stronzi, in cui il progresso e la tensione verso il futuro sono mercificati come ad un supermarket in cui si paga la speranza con la religione e le opere pie e si paga con la scienza e la sua medicina corrotta la battaglia con la malattia e con la chirurgia estetica nascondere i segni della sapienza del tempo che abbiamo rinnegato in nome di una giovinezza che viene paragonata al nuovo in cui il prodotto nuovo vale piu' dell usato e quindi una ruga che ci e' costata anni di fatiche e di cattivi pensieri deve essere nascosta per renderci di nuovo vergini sul mercato delle relazioni umane ed economiche.
E da oggi io inserire un nuovo prodotto piu' raffinato nella ricerca del nuovo e dell eterno, eterno inteso come immutabile, incorruttibile, sempre nuovo inteso come il sempre funzionante e performante, insomma un magnifico robot della cui anima poco ci si interessa in quanto addirittura questa migliorerebbe con il tempo: quale sacrilega qualita'..
Credo che una battaglia importante sia quella di liberare i nostri figli dalla nostra voglia di immortalita'.
Spesso noi genitori rivendichiamo un diritto di cui in verita' non lo abbiamo: quello della formazione ai nostri valori, in qualche forma un diritto di vita o di morte tradotto dal ipotetico diritto di vita, che in verita' non e' il nostro ma di cui siamo solo strumenti, infatti siamo ricompensati con un orgasmo liberatorio, perche' la vita nel maschio nasce dopo aver liberato il corpo dal dolore ed averlo innalzato al piacere orgasmico, dei sensi.
Insomma i figli li manipoliamo e modifichiamo a nostra immagine e somiglianza, anzi li modifichiamo proprio per non farci assomigliare in quello che non vogliamo ed invece innalzarsi ai nostri ideali piu' alti e difficili e sacrifichiamo le nostre vita affinche' in questa staffetta di psicosi i nostri figli portino avanti il nostro cognome, la nostra azienda, i nostri ideali, le nostre virtu'.
Soffochiamo il loro diritto alla vita piena in nome della nostra volonta' di immortalita'.
Perche' in fondo strozzando i nostri figli cerchiamo un passaggio per l eternita', di parte di noi e dei nostri fantasmi mentali e spesso rendiamo essi stessi dei fantasmi portatori ignari di un ideale astruso, anche perche' i nostri figli seguono i nostri esempi, non le nostre parole e quando azioni e parole non sono allineate nascono le fratture nello sviluppo.
E proprio volendo montare sul ponte per il futuro portando solo i bagagli intellettuali e non quelli emotivi e pratici soffochiamo il nostro futuro, una delle nostre emanazioni piu' limpide e potenti: la creazione della vita: i nostri figli.

lunedì 14 luglio 2014

Dimmi chi sei e ti diro' chi sei

Si cerchiamo di scoprirci negli altri. Di guardarci nei commenti degli amici, di riconoscerci in qualche tarocco od oroscopo giornaliero. I piu' dotati riescono a vedere chiaramente nella carta natale il proprio destino rimbalzando da un pianeta all altro tra  opposizioni ecc.
Eppure, almeno io, sono molto bravo a dare una perfetta descrizione di vizi e virtu' di tutti quelli che conosco e spesso anche di quelli che incontro per strada, giocando al mentalista dei poveri...
E tutte queste pagliuzze negli occhi altrui e non riesco proprio a vedere le travi nel mio occhio.
Alla ricerca di una cornice che finalmente mi immola come un quadro d'autore in una galleria di eroi moderni del capitalismo e dei bravi ragazzi.
Poi ci sono i guru che quando parlano di te lo fanno con il tono greve di chi ha visto nel profondo della animaccia tua e ci sono i mariti e mogli che vedono nel profondo delle loro miopie.
Tutti che vedono specchi su specchi che si frantumano con sette anni di disgrazie a cercare se stessi.
Chissa' se Dio puo' vedere se stesso o si riconosce solo dalle nostre preghiere accorate e meschine...
E se non puo' vedersi lo sapra' che e' uno veramente "in gamba"?
Eppure a molti orfani di padre o figlioli abbandonati gli prende una smania di farsi vedere che sono veramente bravi, vedi Steve Jobs, Jeff Bezos e molti altri.
Insomma se non ci facciamo ri-conoscere non va bene, ma facciamo in modo che si vedano solo alcune cosucce di bella presenza.
Ma cercando la nostra immagine negli altri finiamo per non trovare il nostro nemico, e tantomeno non troviameno nemmeno il nostro amico.
Torniamo ad essere una cellula che si duplica all infinito, assumiamo cioe' un motivo di moltiplicazione invece che di trasmutazione.
Attiviamo le nostre memorie antiche per proiettare negli altri la nostra immagine e cosi' facendo rinunciamo alla profonda unione fra il dentro ed il fuori, tra il sopra ed il sotto.
Ma restiamo un punto con un cerchio intorno, punto di partenza del cosmo alchemico ma che senza la potenza dell energia elettronica che cambia stato e genera la potenza atomica che genera morte per chi la usa per la morte e che genera stelle e galassie nell universo in un universo che genera vita.
Forse e' ora di smetterla con cercare se stessi, tanto non esistiamo se non esiste l'altro e quando ci troviamo siamo vuoti di fronte all eternita'.
Creiamo un'onda di vibrazione nuova che genera nuova musica nell universo:
magari in fondo non me ne frega un gran che di te ma chiedendo a te chi sei?
Posso trovare il mio confine, la mia identita', la mia unicita' nella differenza.
Rompiamo gli specchi dell egocentrismo e troviamo un nuovo mondo...

giovedì 19 giugno 2014

Affacciati alla finestra

La filosofia e' cosi': si parla del piu' e del meno e poi ad un certo punto una serie di filosofi decide che quella riflessione e' superiore alla filosofia e la ribattezza con nomi altisonanti: scienza, psicologia, antropologia, etc. Insomma si passa dal generale allo specifico e con questo assumendo un ruolo di maggior valore rispetto alle definizioni di filosofia che vengono ghetizzate come una perdita di tempo.
Eppure ogni attivita' mentale risponde a delle domande e il fatto che le risposte siano utili nella vita di tutti i giorni questo non vuol dire che la risposta sia superiore alla domanda ma esattamente che la domanda giusta porta a dei risultati enormi.
E quindi la domanda che ti faccio adesso: a quali domande rispondi con la tua vita?
Come avere maggiore amore? piu' soldi? piu' sicurezza? piu' tranquillita'? ogni domanda e' legittima ma a volte vale la pena di perdere 5 minuti di tempo per ricordarcela, perche' a volte ci troviamo a fare delle cose e non sappiamo perche'; e' come a volte ci capita di fare un discorso ed a un certo punto non ricordare piu' perche' si stava parlando di quell argomento...
Ma apriamo una nuova finestra nella nostra mente:
le nostre domande sono quelle che ci siamo permessi di fare, quelle che in verita' crediamo di poter dare una risposta, altre domande a cui crediamo di non poter dare una risposta vengono messe nel cassettino dei sogni e non si fa piu' nessuna azione o riflessione per potervi rispondere, anzi spesso proprio alle domande a cui non sappiamo dare una risposta diamo una accezione negativa, come la volpe che non arrivava all uva e diceva che era acida per mascherare la sua incapacita'..
Quindi in verita' non rispondiamo ad ogni domanda che ci poniamo ma solo a quelle a cui crediamo di poterlo fare e questo perche' abbiamo una finestra che sono le nostre credenze a cui ci affacciamo e da cui vediamo solo una serie di pensieri definendoli possibili e lasciando gli altri, quelli che non vediamo da questa finestra immaginaria della nostra mente, come sogni-desideri ovvero domande senza risposta..
Ma proviamo ad immaginare di aprire una nuova finestra da cui vedere un nuovo panorama di idee e credenze. Come il barbone ubriaco che viene portato a corte e risvegliato e trattato come un re, questi in poche ore si sente re.
Ma se un re fosse trasformato di notte in un barbone quanto ci metterebbe ad abituarsi? Forse mai.
Perche' ogni trasformazione, ogni nuova finestra che si apre di possibilita', di credenze, di certezze e convinzioni deve comunque rispondere ad una domanda.
Infatti di base in ogni gruppo religioso o fanatico si risponde sempre ad una domanda di appartenenza, di riconoscimento, di fratellanza, affetto, comprensione, amore.
E si ricostruisce un nuovo panorama nella finestra delle nostre convinzioni.
Ma la possibilita' reale e' quella di aprire noi una nuova finestra di credenze, ovvero di fare un abuso edilizio-mentale, sfondando un muro e aprendo una nuova luce da cui poter osservare una nuova serie di credenze e di idee, dove poter iniziare a ricevere delle risposte; ma creando noi la nostra finestra e non facendo aprire una nuova identita' alla istituzione di turno, al santone, alla infatuazione del momento.
Se noi apriamo una nuova finestra di possibilita' in cui i sogni possono diventare realta' potremo avere nuovi occhi con cui guardare un nuovo panorama di pensieri ed idee e nuovi pensieri ed idee possibili vanno lentamente a cambiare la nostra mente e cambiando i pensieri si possono cambiare le percezioni e le sensazioni e i sentimenti che viviamo nella nuova relazione con il mondo esterno ed avere nuove aspettative e speranze.
A volte si vogliono evitare le speranze per paura della delusione, ma la speranza con la perseveranza aprono nuovi mondi a noi, mondi appena immaginati o visti in qualche film ma realmente possibili.
Disegna il mondo che vuoi vedere dalla nuova finestra della tua mente, un nuovo angolo in cui ricostruire un sogno chiamato vita.

domenica 8 giugno 2014

Gli esami non finiscono mai

E quando ce ne accorgiamo ci incazziamo. Un bel po'.
Perche' ogni esame e' un processo di apprendimento, di conoscenza, di comprensione, di pensiero, di ansia, di frustrazioni e paure, di pregiudizi e di aspettative.
Eppure appena sostenuto l'esame ed avendone avuto un risultato, positivo o negativo poco importa, ce ne aspetta un altro: lo stesso se non lo abbiamo superato, uno nuovo se siamo stati bravi a risolvere l' equazione del problema della vita che in quel momento ci ha presentato.
Eppure quell esame grande come un iceberg nel mezzo del cammin della nostra vita, una volta sorpassato non ci ha cambiato nemmeno di una virgola.
Tutto quel sapere, quelle informazioni sono rimaste appese alla memoria breve e dopo un po' sono state cancellate dalla marea della quotidianita'
Come una foca che al comando giusto risponde con la giusta risposta al suo addestratore e ne riceve un bel pesciolino da inghiottire, magari non aveva nemmeno tutta questa fame.
E noi foche ammaestrate rispondiamo agli esami con il massimo della nostra competitivita', assumendo tutto il nostro ego, tutto il nostro carattere a quella risposta.
E questo non ci fa crescere nemmeno un piccolo nuovo percorso mentale, una nuova idea, una nuova inziativa.
E quell esame che serve per capire se abbiamo capito o meno una serie di informazioni ci da un premio che vale solo in quel contesto, ma che non porta nemmeno una piuma di benessere al nostro io piu' profondo.
Superiamo gli esami scolastici e diventiamo bravi studenti, superiamo gli esami lavorativi in un assunzione e diventiamo bravi dipendenti, superiamo una gara sportiva e diventiamo bravi atleti.
Gioia, festa, ricchi primi e cotillones e dopo un po' ritorna la sete di nuove sfide in un corto circuito di soddisfazione mai sazia.
A volte la nostra fortuna puo' essere il senso di malinconia che scende dopo le nostre vittorie, questa ci avverte che questo percorso di esami perenni sono solo una trappola dimensionale, che esiste un'altra dimensione da cercare, magari da trovare.
Una dimensione che spesso e' solo sociale, importante, fondamentale per la nostra sopravvivenza fisica e psichica ma ormai, al giorno d oggi completamente insufficiente.
Una volta scoperta la base della convivenza civile abbiamo bisogno di scoprire la nostra natura piu' profonda.
Di cambiare il set di riferimento, come di una scenografia teatrale che non e' piu' adatta a contenere la commedia della nostra vita.
Ma di uscire fuori dal teatrino della pluralita' per il viaggio introspettivo e solitario alla ricerca della natura unica e di nuovo in relazione con il mondo ma in modo nuovo, con una comunicazione e con dei simboli che risuonano nel nostro cuore e non solo nella nostra mente, nella parte razionale e sociale.
E quindi con tutti gli esami del mondo non si riesce mai a trasferire quella conoscenza che e' solo convenzionale e non olistica, che e' solo rappresentantiva ma non esplicativa, che e' razionale ma non intuitiva, che insomma risponde egregiamente nel bisogno di relazione fra noi e il mondo fra noi e gli altri ma non risponde alla pressante richiesta di una connessione piu' profonda, piu' fusionale, con tutto e tutti.
Andiamo avanti a sostenere i nostri esami ma ricordiamoci che possiamo iniziare a sostenere esami con noi stessi, con la nostra coscienza e questi in verita' spesso non iniziamo mai.

giovedì 5 giugno 2014

Vacanze da amare

Credo che la rivoluzione industriale alla fine abbia vinto perche' ha creato il momento magico delle vacanze.
I contadini non avrebbero potuto mai allontanarsi dai propri terreni senza morir di fame.
E la vacanza e' diventata nei decenni il punto focale di un anno intero di sacrifici, tanto che spesso si fanno le rate pur di non rinunciare alla vacanza.
Anche se spesso accade che il momento delle vacanze sia proprio il momento prima di partire che, come una fuga, diventa un momento di ebbrezza e di apparente liberta' dai vincoli che ci siamo posti (e pensiamo che ci abbiano posto gli altri).
Spesso la vacanza diventa un nuovo momento di nervosismo e di lotta continua fra il momento che abbiamo idealizzato tutto l' anno e la realta' di una industria del turismo che ammassa le persone come sardine, costrette, questo si, alle vacanze non intelligenti, ad agosto, a ferragosto.
Mi fanno sorridere quelli che cercano il lastminute ad agosto, come se ci fosse possibilita' di fare qualche affare...
Ma la domanda di oggi e': vogliamo andare in vacanza, essere cioe' "vacanti" perche'?
Abbiamo cosi' tanto da togliere nella nostra vita da esser costretti a fuggire 1 settimana ogni 52 dalla nostra vita che ogni giorno decidiamo di non cambiare?
Come se ogni tanto aprissimo il coperchio della pentola delle nostre insofferenze per far "sbollire" i nostri risentimenti.
E cosi' dimentichiamo i viaggi, il viaggio della nostra vita ed aspettiamo il nulla esistenziale in cui finalmente siamo liberi dalle nostre prigioni e schiavitu' materiali e psicologiche.
La prova che sia una fuga e non un momento di reale godimento ce lo da il fatto che spesso, nel poco tempo libero non ci va di far nulla, non sappiamo cosa fare ed ogni attivita' sembra troppo impegnativa e ci limitiamo ad oziare in attesa del prossimo impegno di lavoro.
Problema del tempo libero che in molti paesi nemmeno esiste, dai paesi emergenti alla piu' liberale america del nord; paesi in cui il dipendente o viene sottopagato a se ha qualche conoscenza in piu' spremuto fino all'osso in aziende voraci di uomini e di soldi.
Credo che bisogni imparare a dare dignita' alla vacanza e non al lavoro, vacanza non dagli impegni e dagli obblighi ma vacanza dalla perdita di tempo di un lavoro sfruttato e sottopagato, una vacanza che passi da una settimana all anno ad almeno cinquanta.
Lasciando un paio di settimane ad attivita' noiose e ripetitive.
Sogno una civilta' di vacanza dal lavoro perenne, in cui la produzione sia affidata alle macchine e l uomo comici finalmente ad usare il suo potenziale.
Conviene a tutti: le macchine costano meno degli uomini a livello sociale, non a livello aziendale, e un uomo libero dalla sua schiavitu' di sopravvivenza puo' avvitare un avvio di idee e produzioni intellettuali e pratiche tali da rendere la vita degna di essere vissuta non solo nella vacanza ma sopratutto nella propria attivita'.

giovedì 29 maggio 2014

E' mio!

E' mio, sei mio, lo voglio io, mi appartiene, me lo merito, o mio o di nessun altro.
All inferno coloro che sono molto tirchi, gli avari, vengono gravati di un grande peso di cui non possono disfarsi.
Eppure sappiamo con certezza che il nostro tempo ha una fine eppure si tenta senza fine di accumulare soldi, oggetti, ricordi, scontrini, carta, fotografie, senza fine, fino a far scoppiare le nostre case e senza lasciare mai posto ad una nuova idea.
Un accumulo che appesantisce, e ci portiamo per una eternita' che dura un battito di ciglia, una sola velocissima vita.
Molti portano avanti le idea che il progresso sia legato al capitalismo e al diritto del possesso.
Ma le prove della storia sono esattamente opposte: tutte le grandi evoluzioni dell uomo sono avvenute in concomitanza con scoperte condivise con tutti, senza brevetti, senza possesso, senza proprieta'.
Non voglio parlare di comunismo e capitalismo ma vorrei mettere in evidenza che l' umanita' ha avuto i piu' grandi benefici da cio' che e' stato condiviso completamente ed in modo non prevaricatore o utilitaristico.
Il fuoco, il vapore, internet.
Anche il petrolio e' stata una rivoluzione ma come e' ben evidente essendo rimasto nelle mani di poche ha permesso una facilitazione di accesso all energia ma non ha veramente liberato l'umanita' dalla schiavitu'.
Anzi ad oggi la maggior parte della popolazione mondiale vive una vita indegna da poter indicare come un'epoca di civilta' e di progresso la nostra era.
E' un epoca di sfruttamento e di vincoli pesantissimi che in confrontro i vincoli medioevali fra signore e vassallo sono quasi convenienti.
Colui che ha inventato internet ha scelto di non brevettarlo e cosi' facendo ha reso un servizio unico all umanita'.Il fuoco per fortuna non cera bisogno di brevettarlo ma solo di tenerlo sempre acceso fino a capire come si potesse ricreare in modo magico ed unico, come la divisione divina della luce dalle tenebre.
Ogni volta che diciamo e' mio e' un modo di relazionarci con il mondo, un modo di indicare chi siamo, come siamo fatti e lo facciamo indicando qualcosa al di fuori di noi, qualcosa che in fondo ci appartiene certamente ma non in modo esclusivo.
Appartenere, avere e' lontano dall essere e purtroppo per poter essere non possiamo esercitare quello che abbiamo.
Possiamo usare quello che abbiamo, goderne, trarne beneficio, regalarlo o distruggerlo ma stiamo operando su cose che appartengono a tutti.
La nostra casa e' nostra certo ma si trova sul territorio di una nazione e siamo soggetti alla sua legge e se un domani bisogna far passare una autostrada al posto di casa tua, casa tua non c'e' piu'.
Tutti i soldi del mondo non ti potranno dare un attimo di felicita' in piu' di quella che ti permetti di vivere.
Certo le sensazioni di benessere sono indiscutibili ed avere bei oggetti intorno, vivere nel lusso e nella comodita' e' certamente preferibile che vivere nel disagio e nella penuria.
Ma non ci appartengono. Cosi' come noi non apparteniamo a nessuno ed a niente.
Abbiamo dei vincoli, dei contratti, degli accordi, delle promesse, delle speranze ma noi esistiamo anche senza di questi, siamo vivi sia rispettando la nostra parola che tradendo ogni attesa, ogni morale imposta.
Il possesso e' un isolamento, una morte per soffocamento di quello di cui ci appropriamo.
Piu' stringiamo quello che vogliamo piu' soffoca lui e noi.