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martedì 23 giugno 2015

Nel mezzo del cammin di nostra vita...

Mi ritrovai in montagna con amici a cercare nuovi sentieri di avvicinamento al fiume...
Ovvero sapere come poter fare un percorso naturalistico sulla montagna per poi entrare direttamente e seguire il fiume nella sua discesa con la pratica del torrentismo.
Se a questo punto non sapete proprio di cosa stia parlando, vi perdono, e vi consiglio di cambiare articolo.
Per tutti gli amanti della natura e del contatto maggiore rispetto al picnic ed alla passeggiata nel giardino comunale eccoci qui.
Siam partiti per seguire dei sentieri tracciati e ci siamo ritrovati impreparati, scoraggiati e stanchi.
E mi son ricordato che questo accade spesso anche nelle cose della vita.
Eravamo baldanzosi e sicuri di noi, ridendo delle paranoie organizzative del Furio di Carlo Verdone e stavamo per pentircene in modo indelebile.
Ma stavolta la montagna e un incontro fortunato ci hanno dato una carezza alla nostra impreparazione.
L' unica cosa su cui abbiamo contato era il nostro corpo e per fortuna quello e' stato il supporto allo sforzo di dieci ore rispetto ad una passeggiata di quattro ore prevista in un luogo ben segnato e segnalato.
Non c'era un leader designato e quindi dopo quattro ore che ci trovavamo ad un altezza di 1200 metri rispetto ai 900 previsti, che avevamo ballato sui fianchi di frane potenti le nostre paure e strategie di sopravvivenza hanno iniziato a venir fuori non piu' mediate.
E quindi io ho iniziato ad assumere dei rischi non assolutamente calcolati, un altro correva in avanti alla ricerca di un segnale di riuscita dell impresa e la terza si bloccava cercando di tornare ad una posizione gia' conosciuta.
Chi aveva ragione? Chi torto? In questo caso nessuno o forse una maggiore prudenza sarebbe stata la scelta piu' ragionevole, ma la prudenza in quel contesto era decisamente in ritardo rispetto ai nostri piani di azione.
Quando abbiamo incontrato il sentiero giusto e persone esperte del luogo l effetto che ci hanno fatto era quello di salvatori della nostra esistenza, gia' dopo cosi' poco tempo.
E Mario settantaduenne esperto di montagna e delle montagne di Teramo ci ha chiesto meravigliato come mai non avessimo con noi bussola, altimetro e cartine.
In verita' io sfoggiavo un orologio supertecnologico che aveva tutte queste cose... ma non sapevo usarlo!
Rinfrancati, rilassati ed accompagnati da questi splendide persone al nostro percorso, abbiamo avuto la capacitta' di sbagliare ancora percorso e di ripetere gli stessi identici errori.
Insomma una lezione di escursionismo che per chi come noi lo ha gia' fatto decine di volte che deve diventare un punto di svolta nell approccio che abbiamo, senza sottovalutare che siccome e' solo per una giornata non abbiamo bisogno di nulla d particolare.
E quindi lampante come la stanchezza della giornata che nella vita si possono seguire segnali, si puo' avere un obiettivo, anche semplice ma senza preparazione mezzi e la giusta strategia non si va da nessuna parte: nemmeno a fare una passeggiata in montagna e non si riesce nemmeno a stare in gruppo!
Mi piace l'escursionismo: scoprire luoghi antichi ed eremi, boschi infiniti e panorami mozzafiato e cascate dove poter fare il bagno nascoste alla folla e' una attivita' che esce esce fuori dai canoni di impegni comuni ma puo' dare un senso della vita, quello delle piccole cose ma sudate e conquistate che e' sempre piu' raro.
Ma come nella vita di tutti i giorni, ogni passo da fare bisogna portare il bagaglio della preparazione o andare con qualcuno che il bagaglio gia' ce l ha.
E se comunque andare ad esplorare lo sconosciuto questo ha bisogno tantopiu' della massima organizzazione prima e durante.
O se crediamo di poter vivere secondo una nuova concezione in cui causa ed effetto non sono piu' sequenziali ma due facce della stessa medaglia allora possiamo non prepararci in modo razionale ma in modo emozionale e di stato di coscienza centrati ed allineati al mondo sconosciuto in cui stiamo entrando, come fosse una esplorazione di se'.
In ogni caso possiamo richiamare Thoreau ed il suo camminare:
"Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e raso terra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici [...]"

mercoledì 17 giugno 2015

La storia di se

Quando fra diecimila anni un uomo del futuro scoprira' il nostro corpo o i nostri testi come li leggera'?
Cosa vedra' e capira' di noi? del nostro tempo, delle nostre scelte, dei nostri desideri?
Forse tutto forse nulla, ma vorrei che diventassimo tutti eternauti della nostra storia, tramutando il quotidiano nella leggenda della nostra vita veloce come un bagliore nel tramonto.
Spesso facciamo piani e progetti che solo un immortale puo' portare a compimento, tralasciando il sospiro di oggi, l alito di vita che ci sfiora per un attimo, ignorandolo per una allucinazione chiamata idea, principio, regola, principio, morale, legge, anzi spesso facendolo in nome e per conto di pensieri che ci sono stati ispirati all orecchio da menti insane corrompendo la nostra verginita' cosmica.
E comunque ne scegliamo alcune di idee e le portiamo con noi come fossero le nostre bandiere e ci immoliamo in esse nei lunghi anni della esistenza corretta e giusta, in attesa che anche il nostro anelito interiore possa essere innalzato ad idea e principio assoluto, come una ragione kantina o come un principio platonico.
Possiamo farlo ma solo dopo aver ripreso il nostro respiro della vita, rilassato il nostro diaframma,
ampliato la gabbia toracica come una cassa di risonanza del nostro cuore.
Ma possiamo riiniziare proprio dalla nostra storia personale ad inseguire la leggenda dell eternita' che ci sovrasta con ghigno beffardo della morte che gioca a scacchi con noi, una morte alla fine liberatora della nostra chance di eternita' durata un eternita' solo nei pochi attimi in cui le emozioni sono sgorgate spontanee e senza rabbia dell ego ma come espressione della mancanza del pensiero e della volonta'.
Usare i sensi dimenticando il grande regista e lasciarli alle energie della vita senza timore in un sonno senza sogni, nella mente ferma dei meditatori felici.
Esprimendo come nella danza universale di Shiva le cinque energie che ci sono nel mondo e che regolano anche le nostre azioni:
la creazione, la conservazione, la distruzione, l occultamento e l'accettazione.
Quando iniziamo a fluire con il mondo dimenticando noi stessi, ovvero ricordando noi stessi come entita' che fa parte di un altra entita allora l eternita' della nostra azione si fissa nelle nostre cellule, riscrivendo il nostro corpo, la nostra memoria e la nostra storia.
Possiamo immaginarla e scriverla ma solo con le emozioni possiamo veramente scrivere una nuova storia.
Spesso confondiamo quello che siamo parlando di quello che ci e' accaduto e delle conseguenze, dimenticando che ogni accadimento e' una interpretazone che noi abbiamo scelto di dare, e richiamando alla memoria quel fatto legato a quella interpretazione ci da la nostra storia e sembra sia ineluttabilmente cosi'.
Ovviamente non lo e', possiamo scrivere una nuova storia, richiamando vivendo a fondo nuove passioni ed emozioni e se vissute con la mente libera possiamo finalmente scrivere una stora con un finale diverso.
Possiamo farlo adesso e dobbamo rifarlo migliaia di volte, ricordando a quante volte ci siamo sussurati la vecchia storia, coccolandoci nella comprensione e nell autocompatimento.
Forse non c'e' bisogno di farlo tutto sommato ma puo' essere un gioco potente come un terremoto che puo' scuotere le nostre fondamenta e verificare se sono deboli o forti.
Da oggi associamo una nuova emozione, cantiamo quando siamo spaventati, sorridiamo quando samo arrabbiati, liberamoci dalle catene delle nostre emozioni richiamate per abitudine e non per reale espressione.



domenica 31 maggio 2015

Ego contro ego

E' lo scontro classico che succede in ogni relazione umana.
Si nasconde dietro una lotta di potere, di sesso, di riconoscimento ma in fondo siamo sempre li nella lotta della vita in cui qualcuno vuole sopraffare qualcun altro: facendosi rispettare, amare, considerare, seguire.
O chi ha deciso di essere il piu' debole del rapporto seguendo, amando, rispettando chi abbiamo deciso noi.
A volte ci ritroviamo in rapporti la cui origine e' sconosciuta ma che il fine invece e' cristallino al nostro desiderio: quello di piacere e di essere giudicati bene in merito ad una scala di valori che sono socialmente e moralmente condivisi.
Eppure se guardiamo la natura tutto questo e' nella norma, c'e' sempre una lotta di predominio per la femmina, per il branco, per il cibo, quindi vergognarsene, nasconderlo o metterlo fra le cattive azioni e' un atto di rinuncia ai nostri istinti piu' profondi.
E senza le nostre profondita' non esiste un essere completo.
Il mare che vediamo dalla terra e' solo una superficie che contiene profondita' biue e popolate di esseri sconosciuti, come il nostro io.
E cosa e' un leader alla fine se non colui che segue interamente ed integralmente il suo essere piu' profondo facendolo trasparire in ogni azione e contesto?
Si leader si nasce ma lo si e' ogni volta che rappresentiamo la bandiera dei nostri desideri piu' profondi allora si, la nostra voce, la nostra postura, il nostro mondo cambia per aiutarci ad esprimerci nel modo piu' opportuno il nostro io, che non sono i nostri desideri, non sono i nostri capricci, ma sono le nostre volonta', la nostra storia, il nostro messaggio.
E il vip diventa colui il cui messaggio piace a molte persone,
La cui presenza e' richiesta come un toccasana per le insicurezze dei molti, per le zone di ombre che ognuno di noi rifiuta cercando il sole altrui e dimenticando che ognuno di noi porta la luce della passione in alcuni campi, in alcune questioni, in alcuni momenti.
E allora ricerchiamo il nostro scontro con gli altri, per scontrarci dobbiamo sempre prima incontrarci e poi in un modo o nell altro trovare la nostra posizione: di leader o di gregario,
Viviamo in un epoca di individualismo e di socializzazione virtuale senza precedenti.
Quello che decidiamo sia giusto o sbagliato oggi saranno le regole del futuro e dei nostri figli.
Cerchiamo di riprendere il nostro potere decisionale e di affermazione, sara' comunque una lotta che sara' giocata con strumenti che noi conosciuamo ancora poco ma che sono potenti ed a nostra disposizione per crescere come un bosco di consapevolezza diffusa.
Non ci sara' da valutare chi ha ragione e chi ha torto ma di prendere la nostra nicchia di consapevolezza e portarla avanti, nonostante tutto e tutti, come una follia personale che sfida le istituzioni e che sfida le regole
Ma non dobbiamo sfidare gli altri, dobbiamo sfidare le nostre idee, i nostri pensieri, le nostre credenze e metterle alla prova nel gioco della vita.
Gli altri rappresenteranno il nostro mondo e se li sfidiamo stiamo sfidando il mondo a darci ragione o torno ma sopratutto ad identificare la nostra posizione di leader o di gregari e sopratutto dove siamo leader e dove non lo siamo, in una nuova realta' di indivuduazione dell individuo.

domenica 17 maggio 2015

Disobbedienza civile

E' il titolo di un testo di un autore americano che ha ispirato Gandhi e Martin Luther King.
Possiamo disobbedire a leggi fatte da altri uomini come noi, anzi la questione e' che dobbiamo disobbedire quando queste leggi violano i principi di integrita' e di moralita' personale.
Altrimenti che differenza ci sarebbe fra ubbidire ad una legge ingiusta e che crea dolore ed ubbidire ad una legge nazista orribile e disumana?
E' sempre una nostra possibilita' di fare questa scelta e certo ne pagheremo le conseguenze.
Lo stesso Henry David Thoreau che si rifiuto' di pagare le tasse perche' destinate ad opere ingiuste come ad esempio la schiavitu' ed all invasione del Messico fu imprigionato e scarcerato solo quando qualcun altro pago' il suo debito.
Ma ubbidendo a leggi ingiuste ed ingrate si hanno effetti non immediati anche peggiori che bisogna tenere in considerazione.
Non ci si puo' rimettere alla maggioranza aspettando che altri la pensino come noi.
Bisogna agire secondo propria coscienza o scegliere di non farlo ma ricordandolo poi quando la nostra vita' si pieghera' al potere indifferente ai dolori delle persone.
Non voglio entrare nel merito dell anarchia e della validita' dello stato od il suo annullamento.
Ma senza scampo dobbiamo prendere atto che la funzione dello stato in questo momento e' di difficile condivisione.
Spesso lo stato e' stato visto come un freno all economia da parte dei liberisti o quindi come un paladino della classe piu' povera ed indigente, come una protezione per i diritti dei piu' poveri ed emarginati.
Ma adesso che i piu' poveri ed emarginati sono diventati gli sbarcati dai gommoni ecco che lo stato diventa un dissipatore di ricchezze ed un ingrato verso i suoi figli primogeniti: gli italiani.
Possiamo tirare la giacchetta al primo ministro di turno ma comunque gli interessi sono spesso in conflitto e comunque una garanzia per tutti non sara' mai rispettata da un ente che annulla l'individuo.
E allora sicuramente bisogna di nuovo formare un nuovo cittadino, di formare una nuova societa', una nuova forma di associazione fra gli individui ma per fare questo bisogna dichiarare ad alta voce che qualcosa qui non va, ed e' sicuramente difficile trovare la soluzione, ma lo stato autonomo dall individuo e dalla liberta' personale non serve a nulla.
E purtroppo ritirarsi in se stessi, lasciando fuori dalla nostra vita lo stato e le sue pretese e' impossibile:
siamo costretti a scegliere di dissobedire invece di nasconderci.
Gli anarchici scelgono la propaganda e la lotta continua contro il capitalismo e il governo che sono gli strumenti per il controllo di pochi nei confronti dei molti.
Ma chi sceglierebbe una lotta con dolore sicuro in nome di un benessere mai conosciuto? Solo i piu' disperati ed i piu' emarginati non riuscendo mai a ribaltare la forza del potere economico.
Serve invece una nuova classe che conosca gli strumenti economici, che possa agire trasversalmente da fuori il governo a dentro il governo, da fuori della produttivia' economica al cuore della produzione.
Bisogna che la classe operaia si modelli ad una nuova creazione di ricchezza materiale che non sia soggetta alle regole dello sfruttamento ma che abbia la capacita' di trattare il proprio potere, ma un potere nuovo che non sia di forza fisica o materiale, ma un potere di idee di maggior equilibrio naturale fra le parti.
Per poter formare una forza di trattativa serve che sia formata una legione di uomini che non sia arrabbiata e forte solo nel togliere ma diventi paladina della distribuzione della ricchezza in ogni atto fin da subito.

domenica 10 maggio 2015

Spezzare la volonta'

Cresciamo con la campanella scolastica che come i cani di Pavlov ci danno la salivazione della gioia quando finisce la scuola e la noia del sapere inutile quando inizia la giornata.
Cresciamo con comandi esterni che creano delle mura intorno alla nostra volonta', delle mura sempre piu' alte e piu' spesse per non farci uscire dalla prigione del potere consensuale.
La nuova forma di potere democratico che ha sostituito alla autorita' della forza, prima quella del capotribu', poi alla autorita' generazionale dei re e dei sangue blu ed infine alla autorita' divina degli interpreti della potenza divina e suprema con il consenso.
Abbiamo avuto un barlume di speranza nella conoscenza accademica, quella che seleziona il sapere come elemento funzionale al miglioramento della nostra vita messo subito sotto scacco dal potere reale che ha usato la conoscenza e l' illuminismo come strumento di ulteriore potenziamento delle proprie produzioni,
passando dai latifondi all industria.
Tanto che la rivoluzione industriale ha segnato una schiavitu' senza precedenti nell essere umano.
Quella piccola parte di conoscenza che ha prodotto moti di cambiamento della civilta' come la autodeterminazione dei popoli e la coscienza di classe, e' stata inesorabilmente sotterrata sotto una democrazia vuota' svuotata dal potere economico, sovranazionale ed invincibile.
Se due ricchi si incontrano hanno sicuramente molto in comune e qualsiasi loro iniziativa ha uno scopo comune ed assolutamente determinato: arricchirsi ulteriormente.
Due poveri che si incontrano non hanno nulla in comune se non la sofferenza e sono costretti a lottare fra di loro per sottrarre la sopravvivenza all'altro e non possono avere la forza e la capacita' di sottrarre qualcosa ai ricchi, alimentando cosi' lo stato di cose.
Il potere adesso non mostra piu' l'autorita' e la forza ma cerca il consenso vuoto delle proprie iniziative volte a mantenere uno stato appena sufficiente di sopravvivenza per i cittadini.
Anche l idea di un europa unita allontana il potere dalla massa, togliendo anche l ultimo barlume di contestazione possibile.
Inquina le contestazioni con la violenza inutile e controproducente per chi non e' d'accordo con i black block.
Permette lo sbarco dei moribondi sulle nostre coste per abbassare i gradi dei diritti acquisiti.
Non c'e' bisogno di essere complottisti per immaginare una regia occulta che difende il potere, non c'e' nessuna regia: il potere ed i suoi rappresentanti mantengono la propria posizione senza bisogno di nessun accordo: hanno uno scopo unico che non c'e' bisogno di organizzare o manovrare, succede naturalmente.
E i nodi vengono al pettine: adesso che la produzione industriale e' diventata inutile al potere scoppia la crisi: chi produce lo fa senza bisogno delle persone, o con molte meno ed in nuovi luoghi affamando intere popolazioni. I governi cercano di mantenere una parvenza di civilta' firmando le cambiali dei debiti pubblici a nome nostro e come beneficiari sempre loro: i ricchi.
Siamo inculati in modo spettacolare e non possiamo rendercene conto perche' stiamo combattendo la nostra sopravvivenza quotidiana senza avere gli strumenti per poter cambiare qualcosa.
Abbiamo una piccola possibilita' allenandoci a poter decidere in modo autonomo, crescendo i nostri figli come nuovi guerrieri della civilta'.
Non come bambocci viziati e iperprotetti, in attesa di una campanella che decide il loro tempo, che scandisce il loro tempo e amputando la possibilita' che le regole possono essere cambiate sempre e comunque, con la violenza forse ma sopratutto con la volonta' ferma delle proprie decisioni che e' ben lontano dal capriccio isterico del possesso e della soddisfazione dei bisogni.
Impariamo ed insegniamo ad affrontare le difficolta' delle proprie scelte, impariamo ed insegniamo la capacita' di fare delle scelte oltre la cultura, la religione e le regole, cambiando ognuna con ogni strumento disponibile, a partire da quello della conoscenza della volonta' .

domenica 3 maggio 2015

Esperimenti con la realta'

Possiamo giocare ed essere seri, crederci o sperarci ma la realta' e' precisamente una.
E possiamo agire con tutta la nostra volonta' e tutta la nostra immaginazione ma la realta' conseguente sara' una ed unica ed ineccepibile ai nostri sensi ed ai nostri pensieri.
Possiamo modificare il giudizio della realta', i sentimenti legati ad essi, ribattezzarla con nuovi linguaggi e nuovi simboli ma essa sara' costante e perenne come il sole che sorge al mattino.
E quello che possiamo fare e' fare degli esperimenti e vedere cosa succede.
Di certo quando cerchiamo di cambiare qualcosa veramente il nostro intero corpo va in uno stato di stress e di ansia notevole. E qui il primo passaggio: se lo stress non diventa paura arriviamo ad una nuova realta' che sara' il risultato della nostra azione.
Se invece lo stress e' troppo e diventa paura la nostra azione sara' compromessa dal nostro sistema interno che non riconosce i motivi della nostra scelta o non li ritiene sufficienti allo sforzo.
E quindi possiamo allenarci ad essere la nostra guida, ma per guidare noi stessi dobbiamo prima capirci accettarci, riconoscerci e comprenderci profondamente. O almeno solo un po' alla volta.
La spiritualita', la razionalita', i sentimenti, le sensazioni, i desideri, i sogni possono tutti essere i nostri motori per fare gli esperimenti con la realta'.
Ma non possiamo escluderne qualcuno con uno sforzo imperioso di volonta' sorda e tirannica.
E' una mediazione fra le forze che ci governano e la nostra vita e' un concerto delle nostre componenti e quando riusciamo a trovare l'armonia in tutto il nostro essere allora si possiamo sperimentare la realta' come un territorio di scoperta enorme ed interessante ed iniziare ad essere esploratori del mondo.
Come nella creazione e pubblicazione di un testo, sia un libro, un blog si sviluppa la nostra componente narcisistica: quella di mostrarci, nelle nostre azioni, nelle nostre parole e pensieri.
Mostrandoci per essere riconosciuti manifestiamo un bisogno importante ma non dimentichiamo che un bisogno nasce da una carenza.
Se abbiamo bisogno di qualcosa e' perche' ci manca, a prescindere poi da indagare sul perche' ci manca.
Ed e' concetto che nella nostra attivita' ci riduce in catene di scarsita' e di insicurezza pesantissime.
In cui la realta' non e' il teatro dei nostri esperimenti ma la prigione in cui non riusciamo ad esprimere i nostri desideri.
In verita' i nostri esperimenti migliori sono quelli di cui non abbiamo veramente bisogno.
Il bisogno e' estraneo alla volonta', anzi e' il suo aguzzino.
Possiamo indicare i nostri obiettivi e le nostre intenzioni e le nostre volonta' con una moneta, a testa e croce:
conosco gente che si e' sposata scommettendo con amico di rimorchiare una data persona.
Non conta che il desiderio sia reale ed impellente per sperimentare la realta'.
Basta una decisione qualsiasi e perseguirla, come negli esercizi di Gurdjeff.
Esprimiamo noi stessi non in quello che desideriamo ma in quello che facciamo.
Facciamo il nostro cammino dimenticando quello che ci manca ma cercando e perseguendo una direzione.
Una ed una sola, finche' ci va e poi un'altra ed un'altra ancora, non inseguendo i nostri bisogni ma seguendo la nostra armonia, allora si che la vita diventa un laboratorio di creazione degli universi.

domenica 19 aprile 2015

Social e nosocial

Da ragazzo ero timido, forse lo sono ancora, ma di certo non piu' come prima, di sicuro la PNL mi ha aiutato: cambiando il mio modo di pensare ho iniziato a cambiare il mio comportamento.
Ricordo perfettamente tutti quei terribili momenti di timidezza bruciante e bloccante, come una corazza rigida che non mi permetteva di fare quel passo o raccontare quella barzelletta.
Mille piccoli drammi vissuti con una fatica enorme che solo un timido puo' capire nella sua angosciante irrazionalita'.
E credo che facebook o meglio tutte le chat online, possano veramente aiutare in qualche modo tutti i timidi del mondo, almeno in parte.
La cosa piu' difficile perchi ha paura degli altri e sopratutto del giudizio su di se' e' quella di instaurare un rapporto, ovvero vivere quei primi momenti dell incontro in cui ci si trovi ad essere conosciuto.
Con la chat abbiamo gia' stabilito un ponte di comunicazione con chi incontriamo poi realmente.
Abbiamo gia' passato la forca caudina dell accettazione e di fondo la paura del rifiuto.
Potra' ancora esserci un rifiuto nello stabilire un rapporto diverso da quello preventivato ma quello non crea il timore di essere rifiutati completamente.
Certo che poi ci sara', nel caso di un rapporto di coppia, il terribile momento del contatto fisico, della prestazione sessuale, della competizione del piacere e su quello ci possiamo fare poco se non ricordare le volte con cui ci siamo divertiti in passato.
Non voglio dare una ricetta, anche se ce ne sono molte, ma deve diventare veramente un'allenamento alla socializzazione. E per fare questo dobbiamo reimpostare tutta la dinamica relazionale con gli altri e sopratutto con noi stessi: se non siamo noi sicuri di piacere o di poter essere allegri o simpatici o comunque che la nostra compagnia sia gradita, come possiamo poi pretendere di stabilire una nuova relazione al di fuori delle mura amiche della famiglia e degli amici di vecchia data? In genere pochi?
Ovviamente a nessuno piace soffrire e di certo le situazioni di socializzazione tenderanno ad essere poche e minimizzate al massimo.
Se proprio tocca la festa si cerca il gancio dell amico, l'angolo piu' nascosto del locale, insomma un buco in cui rinchiuderci comunque anche quando siamo con gli altri, sopratutto quando siamo con gli altri.
Ricordo che una dei loop mentali piu' drammatici e' quello in cui ci si inquadra da una telecamera mentale e si vede un essere completamente inadatto e continua a riprendere ogni azione e sopratutto ogni reazione di chi sta vicino, come fosse un esame di recitazione in cui noi siamo tremendamente inadatti.
Pensa a un timido che becca un altro timido! Una postura del corpo, una rigidita' mentale e stronzate dette nella apoteosi della sofferenza psichica.
Se riusciamo iniziamo a spegnere la telecamera che registra noi ed accendiamo invece l'attenzione sull altro:
e' facile come camminare: un passo dopo l'altro. E contando mentalmente a uno si sorride, a due ci si avvicina e a tre si parla. Un ponte che sembra un salto nel vuoto. Ma un piccolo esercizio che provero' a fare anche io la prossima volta e cosi' vediamo se sono un po' piu' social live ...(continua).