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domenica 21 settembre 2014

Piu' realista del Re

"Il termine realtà deriva dal latino res con affininità al sanscrito rāḥ «possesso, bene, ricchezza»[1], ovvero un oggetto materiale..." dice Wikipedia e dice molto altro, conviene farci un giro.
Ma di fondo il tema della realta' e' dibatutto da secoli per specificare quale sia e quale non sia, in fondo una definizione che e a me' piace' e' "quella cosa in cui la nostra volonta' non ha potere".
Ecco forse perche' ci piacciono i buddisti, in fondo ci avvisano che la realta' e' una illusione da cui possiamo liberarci, anzi che liberandocene raggiugiamo il nirvana.
Per noi occidentali e' forse piu' difficile liberarci dalla realta', anzi per meglio identificare realta' la sostituisco con il quotidiano che fa la profonda differenza con i nostri ideali e pensieri che spesso e volentieri sono distanti dalla... realta' e dal quotidiano.
Una frattura che sembra insanabile e spesso dolorosa.
I nostri sogni, i nostri ideali, la nostra volonta' si infrange senza sosta come un'onda sulla spiaggia, avanzando a volte ma inesorabilmente tornando indietro in un incontro e scontro che a seconda della nostra energia e' piu' o meno veemente.
Questo produce in effetti uno scollamento fra noi e la realta', spesso con il quotidiano; lo viviamo come una esigenza materiale a cui non possiamo sottrarci e di cui il dolore e' necessita'.
Io invece mi reputo una persona che ha imparato ad abbracciare la realta' con tutti i suoi spigoli.
Non spieghero' il mio punto di vista ma sollecito riflessioni a me e a chi ha la pazienza di seguirmi.
Nella filosofia del costruttivismo prendo questo estratto di Wikipedia:
"La vita è un processo cognitivo: vivere significa conoscere e conoscere significa vivere. È attraverso il processo cognitivo, che nasce dall’esperienza individuale, che ogni essere vivente genera il proprio mondo. L’esperienza vissuta è il punto di partenza di ogni conoscenza e l’uomo compie le proprie esperienze attraverso il proprio corpo avente struttura determinata. Soggetti diversi rispondono in maniera diversa ad uno stesso stimolo e la risposta sarà determinata dal modo in cui l’osservatore è strutturato. ".
Con questo gia' si apre un bello spiraglio no? Cioe' se la realta' influenza me, io posso interagire con me stesso come fa la realta' per creare un nuovo ed inatteso risultato.
Certo in fondo non possiamo cambiare la cose, perche' cosi' va il mondo.. ma chi te lo fa fare.. etc.
Ma infatti il primo passo non e' cambiare la realta' ma il mio rapporto con essa.
Nei sogni ed in viaggio i nostri occhi si aprono, il nostro repiro e' piu'intenso, le nostre emozioni sono piu' vivide ed allora perche' non vivere il nostro quotidiano come un sogno?
Siamo sicuri che le stesse persone che incontriamo, le stesse cose che vediamo non possano mutare al mutare del nostro comportamento?
In fondo quando viaggiamo nelle altre dimensioni usiamo tutto il nostro essere e siamo presenti come forse mai nella realta'.
Anzi quanti chilometri di auto e quante ore di lavoro svolgiamo con la nostra mente persa nei nostri ideali e nei nostri sogni? E questo che tipo di rapporto ci crea con il quotidiano?
Possiamo omologarci e conformarci certo ma non per questo dobbiamo rinunciare a noi alle nostre idee, alle nostre passioni.
Giochiamo al realismo magico, torniamo alla fiaba della nostra esistenza, guardiamo con profondita ed ascoltiamo con tutti i sensi ed i sentimenti troveremo nuove dimensioni e nuove porte per i multiversi del nostro presunto uni-verso.

« L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. » (Italo Calvino, Le città invisibili, 1972)

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