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domenica 18 gennaio 2015

Piani inclinati

Si torna dalla mostra di Escher e le geometrie rimbalzano nella mente. Anche quelle irreali in cui piccoli trucchi cambiano le dimensioni del foglio da due a tre dimensioni, in cui il cervello non riconosce che le forme geometriche piu' semplici e regolari.
E quindi si tendiamo a semplificare e per questo e' facile imbrogliare i nostri sensi, la nostra percezione.
Ma se le nostre percezioni non sono affidabili che cosa resta della realta??
Una convenzione che puo' spesso essere messa in discussione od usata e manipolata.
In ogni caso della nostra realta' apparente o reale siamo intrisi e condizionati in modo irreversibile.
Possiamo combattere con tutte le nostre meditazioni per liberarci dal desiderio di realta' ma essa rimarra' impressa nel nostro corpo, nel nostro agire, nella nostra mente.
E allora la realta' stessa sara' condizionata dai nostri pensieri ma non modificata.
Ma di certo la nostra azione sara' profondamente modificata in base ai nostri pensieri.
E di certo all inizio dell anno siamo di nuovo a fare i buoni propositi dell'anno, della vita, dell universo.
Ma il desiderio viene spesso condannato in trasgressione, viene demonizzato come debolezza, opera del diavolo, come qualcosa di irresponsabile, meschino ed egoistico.
Eppure i desideri sono il motore dell' umanita', spesso sono strumento di manipolazione ma comunque lo sono di uno dei piu' grandi motivi dell esistenza: la ricerca della felicita', spesso contenuta nel realizzare i nostri desideri.
Ma capita che i propri desideri vengano rinosciuti come sogni e quindi distinti dalla realta', posizionati in un altro mondo e questo e' il primo passo verso l'abbandono della grandezza dell'uomo.
Se non inseguiamo i nostri desideri, i nostri sogni, la nostra felicita', che senso ha tutto cio?
E allora possiamo di nuovo riprendere lo scettro del diritto alla vita piena e vissuta fino in fondo, ovvero una vita alla ricerca della felicita', borghesemente alla ricerca della comodita', proletariamente alla ricerca del valore del proprio lavoro, oligarchicamente alla ricerca del potere conservato nelle mani giuste, religiosamente all ricerca del divino fuori di noi, misticamente alla ricerca del divino in noi.
Escher truccava le dimensioni ma noi possiamo fare molto piu' semplicemente inclinare il piano della nostra vita ai nostri desideri.
Un equilibrio di forze ci manda avanti e spesso ci troviamo dopo anni e decenni esattamente come eravamo anni e anni fa rispetto ad un nostro sogno, eppure e' rimasto li' intatto, commovente, sacro, unico ed importante e magari lo tramandiamo ai nostri figli per far in modo che almeno loro arrivino li' dove non siamo mai arrivati.
Eppure quest'anno faro' come Escher: cambiero' i piani geometrici, inclinero' la realta' al mio desiderio.
E come faccio? Con l'intenzione di.
Relativiteit-houtsnede di Escher
Abbandono i termini di obiettivi, successo, impegno, tempo e uso al loro posto un unica parola: intenzione.
Secondo la Treccani e' un termine che: Talora si contrappone direttamente agli atti o ai fatti.
Questo puo' sembrare una indulgenza verso noi stessi e gia' che dovremmo esserlo molto di piu' verso noi stessi per poterlo poi essere anche con gli altri.
Ma qualsiasi persona sana che modifichi il suo sogno in una intenzione avra' un richiamo unico e distinto ad agire per la sua intenzione: agendo con una intenzione si inclinera' il piano della realta' verso la nostra intenzione.
Ed infatti molte volte i nostri desideri non ri realizzano perche' la nostra realta' non e' affatto inclinata o facilitata per arrivare ad esaudire quel desiderio, quella intenzione.
Spesso ci lamentiamo delle cose che non sono come vorremmo ma accettando di fondo che non possiamo farci nulla, quindi sicuramente non abbiamo intenzione di fare qualcosa per cambiare qualcosa.
"mi piacerebbe un lavoro in cui guadagnassi xyz.." potrebbe essere il nostro mantra ma se non lo ribattezziamo con :"ho intenzione di fare un lavoro in cui poter guadagnare xyz!" quando mai potremmo agire per quel desiderio?? Non basta il mantra, non basta il pensiero, serve l'intenzione con la sua azione.
E potra' succedere spesso che nonostante le nostre azioni i nostri desideri non si realizzino, ed allora dovremmo chiederci:"da che parte e' inclinato il piano?" e potremmo scoprire che e' inclinato proprio nella realta' che viviamo e non in un'altra e che in fondo la nostra intenzione era solo un desiderio fugace e non il sogno della nostra vita.
Incliniamo il piano dell esistenza verso la nostra intenzione con l'azione.

domenica 21 dicembre 2014

Aver compagni al duo scema la pena

Cosi' recitava Dante nella Divina Commedia, oggi con la PNL chiameremo il Buddy il nostro compagno di avventure.
Spesso ne scegliamo uno, almeno uno e con lui condividiamo ogni prurito esistenziale, come se avessimo una forte spinta ad essere accettatti in ogni nostra sfaccettatura.
Come se cercassimo un rapporto di esclusivita' ed univocita' con un' altra persona.
Ma siamo dei mondi di pensieri e di emozioni, complessi ed enormi e ci relazioniamo alle altre persone in mille modi diversi.
Avere un amico per tutta la vita, una compagna, un compagno di vita diventa una routine devastante che ci mette in crisi nelle nostre evoluzioni esistenziali.
Non puo' esistere un compagno di vita, e' una trappola esistenziale di cui spesso siamo vittime.
Possiamo essere sposati per cento anni ma questo vuol dire che sicuramente avremo avuto degli amici e delle amiche che abbiamo sentito molto piu' vicini nella nostra vita che il nostro compagno di vita.
E questo spaventa, umilia, ci mette in ansia.
Ma come possiamo pretendere che il nostro partner, che sia moglie, marito, convivente o concubino condivida tutto noi stessi? Tutti i nostri pensieri, tutte le nostre emozioni??
Non puo' esistere un dio che unisce che non diventi un aguzzino ed un carceriere.
Quello che era meraviglioso dieci o venti anni fa puo' diventare un incubo insopportabile oggi, in linea di principio puo' succedere anche il contrario: che un rapporto pessimo con il tempo diventi meraviglioso, ma per fare questo serve un gran lavoro.
Il bivio che confonde e' quello dell intrgralita' del rapporto di coppia in ogni aspetto della vita: ridicolo!
E' esattamente il contrario: la famiglia, l'affetto, l'amore che spesso nasce come eros e poi si considera finito quando non c'e' piu', quando invece l'amore si tinge di tante tinte sfumate negli anni della convivenza e che, certo, bisogna apprezzare come una brace quasi spenta ma che si ravviva ad ogni smossa di carboni dimenticando le fiamme della conquista del nuovo a cui spesso si anela come a qualcosa di perso nella coppia matura.
Ma la sfida del rispetto e della convivenza non puo' nascere nella nostra civilta' se prima non viene coltivata nella coppia prima e nella famiglia poi.
Si cerca il nuovo, il trasgressivo, il brivido del desiderio di desiderare ed essere desiderati e questo dovrebbe mettere a repentaglio tutta la coppia ed il suo vissuto?? Ma e' una castrazione terribile per l'uomo e la donna che siano sani e vitali.
La coppia va sempre mantenuta e rinsaldata ad ogni passo di vita, ad ogni conquista maturata, ad ogni evoluzione psicologica od emotiva.
Certo se sentiamo che la persona con cui condividiamo una parte della nostra vita e' completamente assente al rapporto possiamo e dobbiamo verificare se non sia una distrazione di un desiderio od invece una lontanza completa in ogni parte del nostro essere.
Ma possiamo rendere estraneo quello che e' stato dentro di noi?
Se per andare avanti ci rendiamo costretti ad eliminare quello che ha fatto parte della nostra vita forse questo e' davvero necessario, ma deve essere il frutto di una completa verifica di non avere piu' nessuno scopo in comune, di non avere piu' nessun piacere nella vicinanza, nella intimita' che con gli anni non e' piu' una coppia di gambe incastrate ma un plaid sul divano un po' bisunto ma caldo e comodo.
Il mio desiderio e' di conitnuare a condivedere tutta la mia vita con la persona con cui sono al fianco adesso. E questa scelta si rinnova ogni giorno, non viene messa in discussione ma ha bisogno ogni giorno di un incontro, spesso di uno scontro ma di una relazione fra persone per mantenere l istituto della famiglia che ha valore non come ordine divino ma come espressione di comunione fra gli esseri umani.
E non una famiglia esclusiva che elimina gli altri e quindi elimina anche il partner.
Una famiglia in cui ogni partecipante ha i suoi amici per andare a giocare a pallone, fare shopping o qualsiasi altra cosa.
La coppia e' il primo principio di evoluzione della razza umana, non solo come l' espressione di vita e di conitnuazione della vita ma come espressione psicologica della crescita personale.
Ma puo' contenere anche tutto il mondo vissuto da ogni partner in modo autonomo ed indipendente senza nulla togliere alla coppia anzi arricchendola come puo' fare un figlio fisico, una esperienza.
E se scopriamo che non possiamo condivere tutto allora vuol dire che la coppia funziona,che siamo in due nel mondo legati indissolubilmente nonostante ogni ordine divino o morale.
La coppia come compagna nella vita, non l'altro. Ma la coppia come nuova entita' superiore alla somma delle parti.

domenica 14 dicembre 2014

La domenica delle agende

Girovagavo nella libreria sfogliando maniacalmente le agende del prossimo anno.
Cercando ormai da decenni l'agenda perfetta, che poi sarebbe quella che ti scrive gli appuntamenti e te li ricorda, qualcuno ci sta riuscendo con i telefonini.
Ma a me piace comporre la settimana, infatti scelgo sempre le agende con visione settimanale, come un mosaico, incastonando i miei appuntamenti lavorativi e i miei hobby.
E mi rendo conto di una cosa gravissima: sabato e sopratutto domenica sono buttati li' in spazi ristrettissimi.
Come se al di fuori della settimana lavorativa non esistesse nulla!
E allora mi rendo conto che non potro' mai avere una domenica fitta di impegni divertenti se non posso nemmeno metterli in agenda.
Infatti nella domenica e nei fine settimana ci si incastra in tutte quelle cose che non si possono fare durante la settimana: spesa al supermercato, visita parenti, lavoretti domestici e cosi' via... cazzo meglio il lavoro!
Nei paesi anglosassoni la settimana inizia con la domenica ma voglio andare a scoprire un'agenda e vedere se abbiamo tutte le ore segnate e libere come tutti gli altri giorni.
O forse il messaggio e' che visto che tutta la settimana ci sono mille impegni la domenica meglio non avere impegni?...uhm Quindi cade anche l' ultimo alibi che la si lavora per una migliore qualita' del tempo libero come la domenica? Che pero' non viene indicata ne' registrata nella nostra agenda e quindi nella nostra mente e quindi scivola via fra una partita di calcio, parrucchiere e cena al ristorante?
Per non parlare dei compiti a casa dei bambini che vanno a scuola! e che cazzo un'altra volta, ma che anche i giorni dedicati ad altro devono rientrare nell esercizio lavorativo dello studente.
Secondo me stiamo esagerando, l' unico compito che darei ad un mio allievo sarebbe: come organizzare un week end perfetto che realizzi i miei desideri e che possa vivere pienamente come vivrei la mia vita ideale.
Io non so voi, ma forse qualcun altro si ritrova il sabato e la domenica stremato dalla settimana di lavoro e gia' col fiato corto per le imcombenze familiari??
Vacanze, viaggi, feste, eventi, giornate di goliardia pura si possono ancora organizzare? o sono diventate anche quelle un lusso??
Riprendiamoci il tempo libero come un contenitore dei nostri desideri e non come una pausa fra una settimana di lavoro ed un' altra.
Mettiamoci in agenda un sabato ed una domenica bella grande da riempire per bene con tutto quello che ci piace.
La tecnologia ha portato solo dei guadagni strepitosi ai vertici della catena sociale del capitalismo e una beata fava alla maggioranza del mondo.
Con il cellulare trovo solo persone che lavorano e risolvono problemi oltre l'orario di lavoro, ma non ho mai sentito che qualcuno non va al lavoro perche' tanto col cellulare puo' lavorare solo mezza giornata!
Ma davvero non suona strano un po' anche a voi come a me??
Voglio pari dignita' per tutti i giorni della settimana, in special modo quelli in cui posso esprimere qualcosa d'altro oltre all ambito del lavoro.
Io adesso mi faccio sto blog di masturbazioni mentali la domenica, ma voglio fare molto, tanto altro di piu'.


domenica 30 novembre 2014

Here's to you, Nicola and Bart

Morire per mano dello stato assassino.
Succedeva quasi cento anni fa in america e succede oggi in una questura di Roma ad un ragazzo qualsiasi.
Se uno stato, una istituzione, una invenzione dell uomo diventa qualcosa che assume il diritto di uccidere e' come idolatrare un Dio sanguinario.
E' una barbaria al di sopra di ogni barbaria storica perche' perpretata in nome della giustizia e delle regole.
L' anarchia e' diventata una utopia e accettiamo di buon grado che qualcuno ci governi e ci dia le regole in virtu' di un bene comune alquanto immaginario rispetto ad un comportamento violento.
Attenzione vorrei portare alla attenzione di tutti che le liberta' e le regole non sono sempre state esercitate sullo stesso piano e per tutti.
Il nostro caro capitalismo ha dato una grande liberta' alle aziende di generare il profitto e ovviamente l'aumento del profitto ha portato aumento del potere di sopravvivenza delle stesse.
E' elementare ed e' scontato che nel capitalismo le aziende siano libere di esercitare il loro oggetto sociale se questo non arreca danno. Eppure le multinazionali hanno sempre piu' esercitato pressioni ed azioni contrarie al principio della liberta' e del danno in nome del profitto.
A volte sono state condannate, ma di fondo e' accettato un atteggiamento che comporti un legittimo uso di ogni risorsa per potere aumentare il proprio profitto.
E vabbe' e cosi' sia.
Pero' e' alquanto singolare che la stessa liberta' non venga data all essere umano, cioe' a coloro che creano aziende.
Gli esseri umani sono ormai imprigionati in una fitta rete di doveri e di vincoli da cui non si e' avuto nessun beneficio.
L' umanita' non ha avuto nessuno sviluppo prodigioso come lha avuto la scienza e la tecnologia, che sono gli strumenti base delle aziende per aumentare il loro profitto.
Anzi.
Rispetto ad una migliore condizione di salute data sopratutto e solo da una maggiore igiene e non gia' da condizioni di vita migliori null'altro e' sostanzialmente migliorato.
Stessi affanni e stesse melanconie di centinaia e centinaia di generazioni.
Una scala gerarchica ben stabilita in cui la situazione sociale rimane sostanzialmente legata alla nascita, come ai quarti di nobilta' medioevali.
Ci dicono che non siamo in grado di governarci senza poteri esterni alla nostra volonta'.
Ci dicono che l'ordine e la disciplina sono per la salvezza della societa'.
E certo il dubbio che non siamo capaci di governarci ci viene forte quando assistiamo a quello che avviene sugli spalti degli stadi italiani, quando partecipiamo a infuocate riunioni di condominio.
Ma e' ovvio che una qualita' mai esercitata non puo' svilupparsi autonomamente.
Come insegna la storia dell evoluzione, le qualita' che vengono usate e risultano vincenti nella guerra di specie vengono mantenute ed evolute generazione dopo generazione.
E ci troviamo qui ometti ed omuncoli spaventati dal potere che in teoria deve rispondere alle nostre esigenze.
Possiamo abbattere il potere costituito solo da un assunzione di responabilita' civile, civile nel senso piu' etimologico del termine di colto e gentile contrapposto al barbaro che usa il potere a sua discrezione.
E' tempo di battaglie epiche e possiamo farlo oggi stesso, combattendo nel campo di battaglia piu' importante di tutti: la nostra esistenza quotidiana.
Le nostre relazioni, i nostri vicini di scrivania e di casa.
Possiamo scegliere la strada del confronto in cui si innesca una relazione di potere appunto, in cui si esercita il proprio potere o pretendiamo che venga riconosciuto.
Oppure possiamo scegliere la strada della comunione e della gentilezza.
Ormai le questioni personali possono essere affrontate solo con il potere o personale o delle leggi e cosi' facendo perdiamo ogni rapporto umano, quello profondo che fa di noi degli animali straordinari quando trovano la strada della cooperazione, del riconoscimento del vicino, come parte di noi.
Il potere e' un' arma, averlo, esercitarlo, richiamarlo porta inevitabilmente al conflitto.
Ma se deve essere conflitto spostiamo completamente nel nostro comportamento e sconfiggiamo la voglia di potere e di prevaricazione, per una volta soltanto, per qualcosa di poco importante.
Alleniamo il nostro essere all unione reale senza bisogno di leggi e di istituzioni ormai vetrificate e pericolose.
Liberiamoci dei nostri assassini, abbracciando l'assassino che e' in noi ogni istante e che possa andare a dormire senza ulteriore scopo nell esistenza.
Indagini su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto

domenica 23 novembre 2014

Informati e deformati

Un uomo deforme e' generalmente oggetto di imbarazzo e repulsione, tutto cio' che non e' normale viene normalmente rifiutato dalla maggioranza delle persone.
E molto spesso accettiamo quello che e' normale nonostante tutto.
Quindi per far accettare qualcosa dalla maggioranza delle persone basta che diventi normalita' , che sia di uso comune, che venga proposto ed indicato come una via corretta per la propria esistenza.
Si diventa quindi cittadini, credenti, lavoratori senza una reale nuova possibilita' di esistenza.
Anzi anche l'arte e' diventata arte di fare affari ed i migliori artisti sono identificati solo dal prezzo delle loro opere; che poi il prezzo sia dato dalla casa d'aste o dalla galleria, che importa.
Ogni ricchissimo della terra puo' avere un'opera unica dell ingegno umano chiamata arte ma mercificata nel maggiore e piu' definitivo dei modi.
Vengono curati tutti coloro che hanno con la realta' una relazione fuori dal normale.
Vengono imprigionati coloro che non rispettano le regole.
Vengono allontanati tutti coloro che bestemmiano idolatrie.
Vengono impoveriti tutti coloro che cercano una nuova strada sociale.
Insomma meccanismi di potere, meccanismi di controllo dell elite mondiale sono in piena attivita'.
Non si tratta di complottismo ma del piu' elementare meccanismo di sopravvivenza organizzato in modo sapiente da gruppi che agiscono anche in buona fede.
Se tu e 4 amici al bar diventaste domattina presidente della repubblica chi nominereste come ministri?
Sicuramente cercheresti luminari e professionisti ma un bel po' di vostri amici verrebbero con voi.
Quindi che male c'e' che una trentina di supericconi si incontri per decidere come mantere il potere ed anzi non fare in modo che qualche insano comunista o anarchico crei un movimento di massa che possa spostare la produzione, fermarla, bloccarla, cambiarla?
La fabbrica del consenso di Noam Chomsky dice cose che abbiamo visto in decine di film, anzi ci meraviglieremmo che non fosse cosi'.
Ci scandalizziamo di fronte a furti di regime, a prepotenze di lobby farmaceutiche e ci indigniamo quando non vengono rispettati i diritti elementari ma iniziamo ad accettare purtroppo che il potere eserciti la sua sopravvivenza ed e' ormai chiaro che la sua capacita' di sopravivvere non corrisponde piu' al nostro benessere, anzi un eccessivo benessere sviluppa un pericolo senso critico che non e' funzionale alle iniziative dei pochi.
Eppure cerchiamo ancora di difendere il nostro orticello mentre all orizzonte si sta avvicinando una tempesta mostruosa che spazzera' ogni nostra certezza civile.
Corriamo a nascondere i nostri gioielli ed a cercare di passare invisibili ai problemi di una societa' che sta mostrando il suo volto machiavellico di averci protetto a nostre spese e non gia' come un mandato avuto ma con un debito che adesso ci viene chiesto di pagare, ma di pagare a chi?? Una volta lo stato eravamo noi e la ricchezza era di tutti, adesso, improvvisamente lo stato e' pieno di debiti ed invece questi non sono piu' i nostri ma di qualcun altro! Ma chi cazzo si mette in tasca questi soldi di schiavitu' moderna?????
E' un momento ancora piu' pericoloso perche' l informazione che e' nel pieno controllo del potere lascia passare le minacce in corso ma senza un reale pathos di risveglio delle coscienze, anzi e' un lavaggio del cervello per una accettazione di uno stato di cose prossimo ed inevitabile.
Anche io non faro', forse, la rivoluzione finche' riusciro' ad evitare grossi problemi ma anche io sto difendendo l orto da una tempesta tremenda.
Ci stiamo deformando ad una realta' peggiore, lontana da quella dei nostri sogni, dei nostri ideali.
Ad oggi non possiamo nascere senza essere censiti, non possiamo morire per nostra scelta, non possiamo essere seppeliti dove vogliamo, non possiamo amare chi vogliamo ed essere accettati, non possiamo evitare di lavorare, non possiamo evitare di essere allacciati alla corrente elettrica anche se possiamo generarla autonomamente, dobbiamo pagare per il suolo in cui viviamo, per l'acqua, per la spazzatura, per ogni nostro gesto. E crediamo che questo sia giusto... siamo informati o deformati?

martedì 11 novembre 2014

Rimetti a noi i nostri debiti

Cosi' come noi li rimettiamo ai nostri debitori ed ai nostri genitori.
Cresciamo con mille ferite della vita che lacerano sempre lo stesso punto in cui una volta da bambini i nostri genitori hanno fatto qualcosa che ci ha condizionato tutta la vita.
Perdoniamo i nostri genitori perche' essi sbagliano ma non sanno cosa fanno.
Follia delirante e' riconoscere le nostre colpe dai nostri genitori.
Noi abbiamo un debito con loro e negarlo o ribaltarlo come un nostro debito e' solo una macchinazione mentale, una manipolazione della realta' che da l'ombra al nostro io e quindi sua consistenza.
Abbiamo amato o odiato i nostri genitori in modo prevalente in base alle loro manchevolezze di esseri umani ma adesso richiamando la loro colpa stiamo trasmettendo a loro i nostri limiti.
Rimettiamo anche il debito della vita, dell' esempio incompleto, del punto di vista diverso e col quale opporsi o crescere insieme, rimettiamo l'atto di amore, di una scarica energetica che ha dato il via al nostro sistema personale che difendiamo con tanto orgoglio.
Ma siamo qualcosa di piu' della somma di tutte le parti che ci hanno creato ed e' questo il nostro debito.
E se vogliamo accusare i nostri genitori delle nostre manchevolezze facciamolo pure ma cosi' facendo rinneghiamo il nostro percorso di crescita, perche' per diventare adulti dobbiamo essere stati figli.
Possiamo essere stati orfani ma in quel caso siamo stati figli di qualcuno o qualche organizzazione.
Siamo cresciuti nella misura in cui abbiamo accettato il nostro ruolo di figli.
Abbiamo ucciso e scopato i nostri genitori mille volte, erano il nostro metro della vita misteriosa che germogliava in un mondo intorno a noi sempre piu' complesso come quello interiore.
Abbiamo riconosciuto il dolore e la sofferenza e la vogliamo allontanare da noi come parte sbagliata ed inutile eppure e' proprio dagli escrementi che nasce la nuova vita.
Se vogliamo eliminare una parte di noi dobbiamo eliminare anche l'altra parte, quella sana.
Perche' se eliminiamo una parte senza averne capito la completezza essa si presentera' ancora.
Possiamo essere sicuri il giorno del nostro matrimonio o con il primo milione di dollari ma dura una folata di vento. Non saremo mai sicuri come il lupo della steppa che vaga affamato ma senza insicurezze.
Cerchiamo il nostro equilibrio buttando le nostre zavorre e ritrovandoci poi nel nulla idealizzato o in un manierismo copiato da qualche spot pubblicitario.
Salutiamo i nostri genitori, sono un terreno su cui siamo germogliati a cui apparteniamo in ogni caso, ma non possiamo mai abbandonarlo, essi sono in noi, il dolore del nostro rapporto con loro diventa il dolore del nostro rapporto con noi stessi.
Siamo perennemente affamati di amore senza per questo avere la sensibilita' di riconoscerlo, senza avere l ardore di apprezzarlo, senza avere i mezzi per sentirsi innamorati ogni giorno della vita stessa.
Siamo affamati perche' cerchiamo la luce continuando ad avere gli occhi chiusi.
E quindi cancelliamo i momenti belli e incorniciamo le tragedie e queste diventano significative del nostro io e noi diventiamo significativi nella sfiga e nella lotta alla sfiga.
Disegnamo l'amore che per un attimo i nostri genitori hanno avuto per dare il via alla nostra vita.
Annusiamo i momenti di serenita' casalinga di una domenica pomeriggio un po' noiosa.
Assaporiamo le immagini eroiche dei nostri genitori.
Possiamo diventare noi i genitori di noi stessi ma prima abbiamo il compito piu' difficile: quello di essere figli di se stessi, di accettare il cordone che ci lega al passato familiare, di seccarlo e portarlo con noi come portafortuna.
Le regole assurde, le feste noiose, i parenti viscidi, i fratelli prepotenti, i padri assenti, le madri soffocanti sono tutti i personaggi del nostro mondo che hanno forgiato la materia chiamata Io.
Ringraziamo questi autori sgraziati e continuiamo l'opera ma solo dopo averla veramente ammirata come opera darte della vita dell uomo e della natura.
Figli di una energia di vita, di essere umani, di una natura inarrestabile.
Finalmente liberi di accettare gli insegnamenti senza bisogno di capricci per esprimere qualcosa di nuovo.
Ma assaporando la tradizione e spiando per il tradimento. Figli che crescono hanno una tradizione da tradire ma prima devono riconoscerla come facente parte di loro e non solo del mondo esterno ma del loro universo.
In nome del padre del figlio e dello spirito santo, amen.

domenica 26 ottobre 2014

Piccole vittorie crescono

Quando si decide di partecipare a qualche corso o lezione ci innamoriamo dei momenti di estrema chiarezza con cui i nostri maestri d'aula ci svolgono una dimostrazione empirica di pricipi e regole che hanno scoperto e poi applicato con immediato successo.
Poi torniamo a casa e le regole semplici non riusciamo a replicarle. I momenti in cui applicare le regole per trovare le soluzioni sono sfuggenti o uniti con altre variabili a noi sconosciute.
Insomma tutta la sicurezza del progresso mentale ottenuto durante il corso svanisce lentamente nelle piccole sconfitte quotidiane patite per ricercare la grande svolta improssiva nella quotidianieta'.
In verita' qualcuno definisce il coraggio la somma della chiarezza e della confidenza.
Quante volte possiamo quindi essere coraggiosi? Quante occasioni abbiamo di trovarci in una situazione pefettamente chiara e di cui siamo in piena confidenza? Uhm difficile.
Ci rifugiamo nella prudenza e nell'attesa della nuova informazione, situazione, maestro o chissa' cosaltro.
Eppure dal maestro di Michelangelo in poi una delle regole dell'apprendimento e' stata quella della ripetizione ad oltranza.
Secondo i piu' recenti studi bastano, ad esempio, 21 (o 27) ripetizioni di una nuova abitudine per poter farla diventare nostra.
In verita' non lo so, non sono riuscito spesso a superare questa soglia del 21 o del 27 e quindi ho sempre desistito dal riprovarci, sbagliando.
Il processo di volonta' spesso si immagina come un processo eroico in cui si ha una forza talmente grande da poter superare ogni prova. Ma questa e' una trappola, e' come dire: quando avro' tanti soldi raro' ricco.
Ma questa, come la chiama Brizzi, e' sodomia psicologia perpretata da qualcuno che detiene il potere e dalla maggioranza per ignoranza.
Come si puo' immaginare di avere i soldi se non si e' ricchi?
Come si puo' pensare di essere forti se non dopo aver superato prove erculee?
Come si fa a sapere qualcosa senza averla prima fatta?
Provo a spiegarmi meglio: spesso nelle agende e nei programmi si hanno grandiosi intenzioni per i prossimi mesi o prossimo anno ma quasi mai si ha un piano per i prossimi anni o un decennio.
Ci si aspetta insomma un balzo facilitatore ai nostri sogni e desideri.
Si confonde spesso la scienza quantistica come una scorciatoia per il mondo materiale e applicando il nostro pensiero a risolvere la materia con qualche magia.
Non mi risulta che sia cosi'.
Anzi il contrario, la strada che porta alla felicita', illuminazione, ricchezza e' spesso lenta e faticosa, anche se anche qui, dal punto di vista alchemico, ci sono indicazioni di una strada lenta ed una veloce.
In ogni caso bisogna andare nella direzione giusta e la direzione giusta non e' misurata dai risultati che magari sono proprio ad un passo dopo aver desistito.
La direzione giusta si misura dalle piccole vittorie.
Non si puo' pensare di sposare un attore, attrice di hollywood restando chiusi dentro casa.
Cioe' possiamo pensare di trovare un collegamento a qualcuno che ci interessa tramite internet e la regola dei sei gradi di separazione ma in quel caso usiamo la rete e siamo fortemente collegati e nel mondo, anche se solo virtuale.
Non possiamo pensare di diventare ricchi se prima non riusciamo a risolvere il problema delle bollette.
E quindi non c'e' bisogno della lotteria ma c'e' bisogno di risolvere i piccoli problemi, se siamo bravi risolveremo questioni sempre piu' impegnative, se invece non risolviamo i piccoli problemi inutile di continuare in quella strada o strategia ma guardiamo dove sono le nostre energie o dove impegnarle.
Ma questo solo con la costanza dell azione e la polarizzazione del pensiero, ovvero una idea fissa che guida le nostre giornate verso un esercizio di volonta' ed attenzione continua.
Tenta fallisci e riprova fino al successo, e poi di nuovo, ogni maledetto centimetro.
Non si puo' usare l'immaginazione da sola per creare il nostro mondo ideale ma bisogna che ci sia la ripetizione e la costanza e la direzione e la raccolta delle piccole vittorie della nostra volonta'.
Man mano aumentera' la chiarezza e la confidenza in quello che facciamo ed aumentera' quindi il nostro coraggio che fara' aumentare la soglia dei nostri obiettivi.
Inizia ad elencare i tuoi successi gia' avuti ogni mattina e fatti le seguenti domande:
Di cosa sono grato oggi?Cosa devo fare oggi obbligatoriamente? e cosa mi ecciterebbe oggi? Posso fare entrambe le cose? Posso organizzarmi per farle? Posso farle diventare la stessa cosa?
Non c'e' bisogno di essere uomini di azione e uomini di pensiero, sono la stessa cosa su due livelli diversi, se vogliamo operare nel mondo materiale abbiamo bisogno dell azione, della forma del pensiero, se vogliamo astrarre il nostro mondo dal materiale basta il pensiero ma allenare e rafforzare il pensiero e' un esercizio molto difficile di cui la strada maestra e' la meditazione e la gestione delle nostre emozioni e delle nostre ossessioni e pensieri negativi e delle voci interiori, insomma di tutto il nostro enorme mondo interiore.
Per esperienza i due mondi sono lo stesso e se non abbiamo il controllo e la gestione del nostro io difficilmente possiamo gestire le nostre azioni e le interazioni col mondo materiale.
C'e' tanto da lavorare, per intenderci noi stessi siamo l'officina alchmica, come dice il buon Stefano Brizzi,
e abbiamo tanto da fare, iniziamo con le cose semplici e prendiamoci le piccole vittorie in continuazione e sempre di piu' fino a farle diventare le grandi imprese.
Comunque non cosiderare il punto di arrivo, ovvero immaginalo ma tieni ben presente il punto di partenza, solo cosi' riconoscerai le piccole vittorie.