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domenica 26 ottobre 2014

Piccole vittorie crescono

Quando si decide di partecipare a qualche corso o lezione ci innamoriamo dei momenti di estrema chiarezza con cui i nostri maestri d'aula ci svolgono una dimostrazione empirica di pricipi e regole che hanno scoperto e poi applicato con immediato successo.
Poi torniamo a casa e le regole semplici non riusciamo a replicarle. I momenti in cui applicare le regole per trovare le soluzioni sono sfuggenti o uniti con altre variabili a noi sconosciute.
Insomma tutta la sicurezza del progresso mentale ottenuto durante il corso svanisce lentamente nelle piccole sconfitte quotidiane patite per ricercare la grande svolta improssiva nella quotidianieta'.
In verita' qualcuno definisce il coraggio la somma della chiarezza e della confidenza.
Quante volte possiamo quindi essere coraggiosi? Quante occasioni abbiamo di trovarci in una situazione pefettamente chiara e di cui siamo in piena confidenza? Uhm difficile.
Ci rifugiamo nella prudenza e nell'attesa della nuova informazione, situazione, maestro o chissa' cosaltro.
Eppure dal maestro di Michelangelo in poi una delle regole dell'apprendimento e' stata quella della ripetizione ad oltranza.
Secondo i piu' recenti studi bastano, ad esempio, 21 (o 27) ripetizioni di una nuova abitudine per poter farla diventare nostra.
In verita' non lo so, non sono riuscito spesso a superare questa soglia del 21 o del 27 e quindi ho sempre desistito dal riprovarci, sbagliando.
Il processo di volonta' spesso si immagina come un processo eroico in cui si ha una forza talmente grande da poter superare ogni prova. Ma questa e' una trappola, e' come dire: quando avro' tanti soldi raro' ricco.
Ma questa, come la chiama Brizzi, e' sodomia psicologia perpretata da qualcuno che detiene il potere e dalla maggioranza per ignoranza.
Come si puo' immaginare di avere i soldi se non si e' ricchi?
Come si puo' pensare di essere forti se non dopo aver superato prove erculee?
Come si fa a sapere qualcosa senza averla prima fatta?
Provo a spiegarmi meglio: spesso nelle agende e nei programmi si hanno grandiosi intenzioni per i prossimi mesi o prossimo anno ma quasi mai si ha un piano per i prossimi anni o un decennio.
Ci si aspetta insomma un balzo facilitatore ai nostri sogni e desideri.
Si confonde spesso la scienza quantistica come una scorciatoia per il mondo materiale e applicando il nostro pensiero a risolvere la materia con qualche magia.
Non mi risulta che sia cosi'.
Anzi il contrario, la strada che porta alla felicita', illuminazione, ricchezza e' spesso lenta e faticosa, anche se anche qui, dal punto di vista alchemico, ci sono indicazioni di una strada lenta ed una veloce.
In ogni caso bisogna andare nella direzione giusta e la direzione giusta non e' misurata dai risultati che magari sono proprio ad un passo dopo aver desistito.
La direzione giusta si misura dalle piccole vittorie.
Non si puo' pensare di sposare un attore, attrice di hollywood restando chiusi dentro casa.
Cioe' possiamo pensare di trovare un collegamento a qualcuno che ci interessa tramite internet e la regola dei sei gradi di separazione ma in quel caso usiamo la rete e siamo fortemente collegati e nel mondo, anche se solo virtuale.
Non possiamo pensare di diventare ricchi se prima non riusciamo a risolvere il problema delle bollette.
E quindi non c'e' bisogno della lotteria ma c'e' bisogno di risolvere i piccoli problemi, se siamo bravi risolveremo questioni sempre piu' impegnative, se invece non risolviamo i piccoli problemi inutile di continuare in quella strada o strategia ma guardiamo dove sono le nostre energie o dove impegnarle.
Ma questo solo con la costanza dell azione e la polarizzazione del pensiero, ovvero una idea fissa che guida le nostre giornate verso un esercizio di volonta' ed attenzione continua.
Tenta fallisci e riprova fino al successo, e poi di nuovo, ogni maledetto centimetro.
Non si puo' usare l'immaginazione da sola per creare il nostro mondo ideale ma bisogna che ci sia la ripetizione e la costanza e la direzione e la raccolta delle piccole vittorie della nostra volonta'.
Man mano aumentera' la chiarezza e la confidenza in quello che facciamo ed aumentera' quindi il nostro coraggio che fara' aumentare la soglia dei nostri obiettivi.
Inizia ad elencare i tuoi successi gia' avuti ogni mattina e fatti le seguenti domande:
Di cosa sono grato oggi?Cosa devo fare oggi obbligatoriamente? e cosa mi ecciterebbe oggi? Posso fare entrambe le cose? Posso organizzarmi per farle? Posso farle diventare la stessa cosa?
Non c'e' bisogno di essere uomini di azione e uomini di pensiero, sono la stessa cosa su due livelli diversi, se vogliamo operare nel mondo materiale abbiamo bisogno dell azione, della forma del pensiero, se vogliamo astrarre il nostro mondo dal materiale basta il pensiero ma allenare e rafforzare il pensiero e' un esercizio molto difficile di cui la strada maestra e' la meditazione e la gestione delle nostre emozioni e delle nostre ossessioni e pensieri negativi e delle voci interiori, insomma di tutto il nostro enorme mondo interiore.
Per esperienza i due mondi sono lo stesso e se non abbiamo il controllo e la gestione del nostro io difficilmente possiamo gestire le nostre azioni e le interazioni col mondo materiale.
C'e' tanto da lavorare, per intenderci noi stessi siamo l'officina alchmica, come dice il buon Stefano Brizzi,
e abbiamo tanto da fare, iniziamo con le cose semplici e prendiamoci le piccole vittorie in continuazione e sempre di piu' fino a farle diventare le grandi imprese.
Comunque non cosiderare il punto di arrivo, ovvero immaginalo ma tieni ben presente il punto di partenza, solo cosi' riconoscerai le piccole vittorie.

domenica 19 ottobre 2014

Laurea in televisione e social

Quando si decide un corso di laurea, in genere si identificano i programmi e le ore di lezione e di studio presunte per quella determinata materia e poi si verifica con l' esaminatore che il tempo e le risorse impegnate hanno prodotte una nuova informazione in noi, una formazione organizzata del sapere.
Tempo fa ho conosciuto una ragazza che mi ha detto:"Sai, io sono una esperta in internet, pensa ci passo almeno 4, 5 ore al giorno."
Confondendo secondo me completamente la informazione con la passiva fruizione di servizi online.
Tanto per fare un' esempio e' come se ai tempi di Mike Bongiorno si diventava dei mostri di cultura seguendo i quiz in televisione.
O meglio si poteva diventare esperti del tg1 tg2 solo vedendolo tutte le sere per anni ed anni, subendo passivamente le notizie ed il loro confezionamento senza interrogarsi sulla struttura.
Come sei io ogni mattina che prendo l'autobus per andare al lavoro diventassi esperto di trasporto pubblico.
Insomma quante migliaia di ore, di giorni, di anni sacrifichiamo ai nostri impulsi di ricerca, di routine, di abitudini in cui siamo e viviamo in fondo come in una realta' opaca?
Ovvero una realta' che ci circonda ma di cui non apprendiamo nulla perche' velata e di nulla reale relazione se non qualche piccolo sommovimento emotivo che appena diventa piu' importante improvvisamente colora tutta la nostra giornata:"sapessi oggi che mi e' successo sull autobus! c'era uno che....".
Insomma quando ci risvegliamo dal sonno perenne in cui ci mettiamo da soli con l'alibi del riposo, dell' obbligo e della depressione come male del secolo e quindi ampiamente accettato e condiviso dalle migliori case farmaceutiche.
Stiamo perdendo tempo! Stiamo regalando qualcosa di prezioso ed unico ed eccezionale come il nostro tempo!
E passi che gia' lo regaliamo per un lavoro, perche' seno' non si campa ma se regaliamo anche il tempo libero siamo proprio dei coglioni.
Io vorrei urlare a me stesso di essere sempre presente, presente a me stesso, di ricordarmi che io sono vivo, che merito di vivere ogni istante come attimi di eternita' pure se sono schiacciato in quella metropolitana puzzolente.
Vorrei strizzare gli occhi e vedere attentamente quello che c'e' dentro lo schermo del televisore e togliere l'audio e cercare di capire cosa stanno dicendo, vedere le facce che cosa esprimono o cosa nascondono.
Guardare la cornice del mio televisore e posare gli occhi intorno, liberi di andare intorno nel mondo.
Sentiamo la musica, cantiamo, disegnamo, leggiamo, telefoniamo (con voce) a vecchi e nuovi amici,
Prendiamo una nuova agenda e segnamo il tempo che passiamo ogni giorno davanti la tv e navighiamo nei social e sommiamo i minuti e le ore e chiediamoci in fondo se e' giusto che ci riposiamo, se poi ci divertiamo cosi' tant da dedicarci tutto sto tempo.
Io proporrei di istituire almeno una laurea ad honorem per l'impegno passivo del tempo libero in tv e social.
Tutti iscritti dopo test di ammissione:
1.numero amici su facebook
2.media di ilike su ogni post
3. almeno 5 partecipanti al grande fratello (al Maurizio Costanzo show per gli over 40)
4 etc etc...
Attenzione non voglio dire che faccio meglio io a scrivere questo pseudoblog; dico che fa meglio chiunque usi il suo tempo in modo attivo, ricordando che siamo in una clessidra che non si puo' girare e che se anche questa cosa fa venire un po' di ansia vorrei facesse venire, a me in primis, un bel po' di pepe al culo per esplodere ad un nuovo livello di vita in cui ogni schermo sia guardato attentamento proprio intorno alla cornice mettendo a fuoco con gli occhi quello che c'e' fuori dall allucinazione dell'impulso alla passivita' serena: i nostri desideri.

domenica 5 ottobre 2014

La commedia umana

Mi sono ripromesso di leggere l'opera di Balzac che nell insieme ricco dei suoi romanzi di narrativa e filosofia si chiamano la commedia umana e pare che la caratteristica sia la conoscenza dei personaggi e poi la ricerca delle cause delle loro azioni e situazioni e poi i principi che li governano.
Insomma una retrospettiva che vorrei fare anche io adesso perche' sto assumendo che noi siamo la nostra storia. In verita' piu' che la nostra storia siamo la memoria che noi abbiamo della nostra storia e sappiamo che la mente tende a cancellare episodi e momenti che riteniamo poco significativi ed invece rimane vivida e piena di dettagli quegli episodi che hanno smosso le nostre emozioni e sopratutto che emozionandoci hanno formato la nostra identita'. Si perche' in fondo non possiamo essere altri che quello che ci e' successo, o meglio quello che abbiamo vissuto, o meglio quello che ricordiamo che abbiamo vissuto.
Ma ho anche un'altra idea che la memoria non sia altro che l'immaginazione che si confonde.
Spesso usiamo la memoria per il passato e l'immaginazione per il futuro; per un futuro possibile od impossibile. La divisione fra possibile ed impossibile e' l' idea di noi stessi: la nostra identita' e le regole che ci siamo dati sul mondo e sul nostro rapporto con esso.
Vorrei tirare un sospiro di soddisfazione al pensiero di essere quello che sono anche se a volte non sono colui che immagino vorrei essere...
Se voglio immaginare di essere qualcuno diverso da quello che sono devo riscrivere la mia memoria, come un nuovo romando ma vorrei fare un inchino ed un applauso ad ognuno di noi che e' quello che e' e che a volte pensa di non poter mai diventare nessun altro.
Siamo un po' cinici ma Gurdjeff ci definirebbe degli Obyvatel:
"Coloro che sono sulla via oggettiva vivono semplicemente nella vita. Sono quel che si dice brava gente. Per essi non vi è alcun bisogno di metodi o sistemi particolari; basandosi su sistemi intellettuali e religiosi ordinari, sulla morale ordinaria, essi vivono secondo la loro coscienza.
Non fanno necessariamente molto bene, ma non fanno alcun male. Si tratta talvolta di persone molto semplici e senza una particolare educazione, ma che comprendono molto bene la vita, hanno una giusta valutazione delle cose e un giusto punto di vista. Sia ben chiaro, essi si perfezionano ed evolvono. Solo che la loro via può essere molto lunga con molte ripetizioni non necessarie.

[...]Si dimentica sovente che molte persone, incapaci di organizzare la propria vita e troppo deboli per lottare per dominarla, sognano le vie o ciò che essi considerano come vie, perché si immaginano che sarà per loro più facile della vita, trovando in un certo modo una giustificazione alla loro debolezza e al loro eterno difetto di adattamento. Chi fosse capace di essere un buon obyvatel, sarebbe certamente più utile, dal punto di vista della via, di un 'vagabondo' che si immagina di essergli superiore.
Do il nome di 'Vagabondi' a tutti i componenti della sedicente 'intellighentsia': artisti, poeti, tutti i 'morti di fame' in generale, che disprezzano l’obyvatel e al tempo stesso sarebbero incapaci di esistere senza di lui. La capacità di orientarsi nella vita è, dal punto di vista del lavoro, una delle qualità più utili.
Un buon obyvatel è di levatura tale da far vivere con il proprio lavoro almeno una ventina di persone.
Cosa può allora valere un uomo che non è capace di fare altrettanto?.

[...]Quando dico che un obyvatel è più serio di un 'vagabondo' o di un 'lunatico', intendo dire che un obyvatel, abituato a maneggiare valori reali, valuta le possibilità delle 'vie', le possibilità di 'liberazione' e di 'salvezza' meglio e più velocemente di un uomo che per tutta la sua vita è prigioniero del solito cerchio di valori immaginari, di interessi immaginari e di possibilità immaginarie.
Per l’obyvatel, quelli che vivono di illusioni e soprattutto con l'illusione di essere capaci di fare qualche cosa, non sono seri. L’obyvatel sa che essi non fanno altro che ingannare la gente che è loro intorno, promettendo Dio sa cosa, mentre in realtà stanno solo sistemando le loro piccole faccende, o molto peggio, pensa che sono dei lunatici, gente che è sempre pronta a credere tutto quanto vien loro detto".Da Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto, P.D.Ouspenky
Possiamo diventare chi vogliamo in fondo ma prima abbiamo il compito del primo compito: imparare a vivere. Arte difficile ed a volte noiosa ma necessaria per poter poi andare oltre la nostra memoria, oltre la nostra immaginazione, oltre il nostro futuro.
Bisogna risolvere la materia nella materia per poterla poi risolvere ad un nuovo livello, ovvero prima di diventare qualcuno o qualcosa, di creare, impariamo a camminare nel mondo, abbracciamo la nostra coscienza che e' il nostro mondo, accettiamo la prigionia della realta' ed organizziamoci prima, poi andremo oltre.

lunedì 29 settembre 2014

Testardo come un dinosauro

I dinosauri non so se avessero la testa dura, ma spesso avevano sicuramente la pelle dura.
Eppure non ce l'hanno fatta: in un'ora un giorno o in un tempo breve sono finiti, scomparsi, kaput!
E quindi a volte vorrei ricordare a me e a chi vorrebbe trovare la porta del paradiso di non confondere la volonta' con la testardaggine.
E' vero: spesso lo scopriamo solo dopo molto tempo che quello per cui abbiamo lottato e sperato tanto in verita' era una fissazione e non invece un reale esercizio di volonta'.
Ma direi che di fondo posso definire che quello che riguarda noi stessi e' degno di ogni sforzo assoluto ed eterno, ma appena qualcosa esce dal nostro corpo e diventa una volonta' che riguarda il mondo, gli altri e qualsiasi altra cosa essa diventa una ossessione bella e buona, senza nessuna giustificazione.
Ma come e la immaginazione creativa? e il pensiero positivo? e la gestione delle relazioni? La pietra filosofale? Tutte cazzate? Certo tutte cazzate nell istante stesso in cui vogliamo modellare qualcosa di cui non abbiamo la forza ma sopratutto e spesso non abbiamo la capacita': gli altri ed il mondo.
O meglio possiamo sforzarci ed impegnarci ad organizzare e decidere la nostra relazione con il mondo fuori di noi ma sapendo che il risultato non sara' basato sulla nostra bravura a manipolare il mondo.
Confondiamo le nostre mani, che sono vitali per la nostra sopravvivenza con la capacita' di gestire l'energia del mondo;
si perche' e' solo una questione di energia e questa non puo' che venire da un profondo equilibrio del nostro mondo.
Se tempeste ormonali, emozionali, malattie e paure assorbono il nostro mondo interno come facciamo a specchiarlo nel mondo esterno? Ovvero come possiamo avere l'energia sufficiente ad emanare il nostro mondo nel mondo intorno?
Si certo siamo tutti collegati e la mia emanazione e' gia' in atto con la tua emanazione ma queste creano un nuovo mondo che e' una risultanza della maggioranza e dei piu' forti.
Un atomo e' stato concettualizzato come un nucleo con degli elettroni che gravitano intorno con orbite ellittiche: ogni elettrone si muove ma viene mantenuto nel suo stato dalla forza del nucleo a meno che non vi sia una collisione con un altro elettrone o nel caso della bomba atomica appunto quando si scontrano due nuclei di atomo si crea una potenza enorme.
Da qualche tempo e' stata cambiata la rappresentazione dell atomo: non piu' elettroni in orbite ellittiche ma in una nuvola intorno al nucleo, perche' si e' scoperto che non si puo' sapere in quale punto esatto si trovi l'elettrone.
E quindi anche noi siamo in uno spazio probabile ma difficile da individuare, che chiunque indicandoci con il gesto stesso di indicarci e di suggerirci una posizione la sposta immediatamente in un nuovo punto indefinibile oggettivamente.
Possiamo immaginare cioe' come sara' il nostro mondo ma non possiamo definire con certezza quello che succedera' e quello che vogliamo.
Possiamo solo esercitare un energia molto grande per ampliare il nostro nucleo ed unirci con altri nuclei e nell attimo stesso dell unione cambiare per sempre il nostro stato in uno nuovo ed indefinibile, forse immaginabile ma non prevedendolo.
Ogni previsione, ogni obiettivo, ogni desiderio e' una manipolazione della realta' che in verita' non rimane che una manipolazione masturbativa del nostro io.
Un grandioso atto di onanismo che non crea vita, non crea nulla se non strati di cellule eccitare e di atomi che vibrano solitari nel cosmo.
Non c'e' bisogno di cambiare la realta' ma c'e' bisogno dell azione che porta il nostro segno distintivo ed in ogni azione un atto di potenza e di energia che richiama il mondo intorno al nostro nucleo senza distruggerlo o modificarlo ma tendendo la mano aprendo il pugno minaccioso alla carezza della bellezza della vita in se e per se' prima e a priori dei nostri desideri e se proprio siamo decisi per qualcosa usare la bellezza della vita come la carta per un regalo che vogliamo fare e farci scartandola lentamente e costantemente.
Non usiamo l'alibi dei nostri sogni per distruggere gli altri, seguiamo i nostri sogni nelle nostre azioni senza distruggere gli altri, anzi aiutandoli a venir fuori come fiori delicatissimi.
Perche' possiamo fare la fine dei dinosauri in ogni istante e tanto vale ricordarlo...

domenica 21 settembre 2014

Piu' realista del Re

"Il termine realtà deriva dal latino res con affininità al sanscrito rāḥ «possesso, bene, ricchezza»[1], ovvero un oggetto materiale..." dice Wikipedia e dice molto altro, conviene farci un giro.
Ma di fondo il tema della realta' e' dibatutto da secoli per specificare quale sia e quale non sia, in fondo una definizione che e a me' piace' e' "quella cosa in cui la nostra volonta' non ha potere".
Ecco forse perche' ci piacciono i buddisti, in fondo ci avvisano che la realta' e' una illusione da cui possiamo liberarci, anzi che liberandocene raggiugiamo il nirvana.
Per noi occidentali e' forse piu' difficile liberarci dalla realta', anzi per meglio identificare realta' la sostituisco con il quotidiano che fa la profonda differenza con i nostri ideali e pensieri che spesso e volentieri sono distanti dalla... realta' e dal quotidiano.
Una frattura che sembra insanabile e spesso dolorosa.
I nostri sogni, i nostri ideali, la nostra volonta' si infrange senza sosta come un'onda sulla spiaggia, avanzando a volte ma inesorabilmente tornando indietro in un incontro e scontro che a seconda della nostra energia e' piu' o meno veemente.
Questo produce in effetti uno scollamento fra noi e la realta', spesso con il quotidiano; lo viviamo come una esigenza materiale a cui non possiamo sottrarci e di cui il dolore e' necessita'.
Io invece mi reputo una persona che ha imparato ad abbracciare la realta' con tutti i suoi spigoli.
Non spieghero' il mio punto di vista ma sollecito riflessioni a me e a chi ha la pazienza di seguirmi.
Nella filosofia del costruttivismo prendo questo estratto di Wikipedia:
"La vita è un processo cognitivo: vivere significa conoscere e conoscere significa vivere. È attraverso il processo cognitivo, che nasce dall’esperienza individuale, che ogni essere vivente genera il proprio mondo. L’esperienza vissuta è il punto di partenza di ogni conoscenza e l’uomo compie le proprie esperienze attraverso il proprio corpo avente struttura determinata. Soggetti diversi rispondono in maniera diversa ad uno stesso stimolo e la risposta sarà determinata dal modo in cui l’osservatore è strutturato. ".
Con questo gia' si apre un bello spiraglio no? Cioe' se la realta' influenza me, io posso interagire con me stesso come fa la realta' per creare un nuovo ed inatteso risultato.
Certo in fondo non possiamo cambiare la cose, perche' cosi' va il mondo.. ma chi te lo fa fare.. etc.
Ma infatti il primo passo non e' cambiare la realta' ma il mio rapporto con essa.
Nei sogni ed in viaggio i nostri occhi si aprono, il nostro repiro e' piu'intenso, le nostre emozioni sono piu' vivide ed allora perche' non vivere il nostro quotidiano come un sogno?
Siamo sicuri che le stesse persone che incontriamo, le stesse cose che vediamo non possano mutare al mutare del nostro comportamento?
In fondo quando viaggiamo nelle altre dimensioni usiamo tutto il nostro essere e siamo presenti come forse mai nella realta'.
Anzi quanti chilometri di auto e quante ore di lavoro svolgiamo con la nostra mente persa nei nostri ideali e nei nostri sogni? E questo che tipo di rapporto ci crea con il quotidiano?
Possiamo omologarci e conformarci certo ma non per questo dobbiamo rinunciare a noi alle nostre idee, alle nostre passioni.
Giochiamo al realismo magico, torniamo alla fiaba della nostra esistenza, guardiamo con profondita ed ascoltiamo con tutti i sensi ed i sentimenti troveremo nuove dimensioni e nuove porte per i multiversi del nostro presunto uni-verso.

« L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. » (Italo Calvino, Le città invisibili, 1972)

mercoledì 17 settembre 2014

Riders on the storm

Cavalieri nella tempesta canta Jim Morrison e forse lo siamo un po' tutti sempre piu' spesso.
Cerchiamo il nostro angolo di paradiso, di tranquillita' e invece sbattiamo su tutti gli angoli della vita.
Incespichiamo con le parole con chi viviamo innalzando barriere di incomprensione in cui ognuno aspetta che l'altro si tuffi ma ritirandoci poi in un isolamento da vittima incompresa o da carneficie giustificato da mille e piu' motivi.
Se manca la spinta emotiva costruire e ricostruire la relazione diventa un lavoro enorme, come tenere un giardino pulito e curato da tutte le erbacce delle litigate e discussioni che lentamente ma inesorabilmente rovinano il prato se con la stessa vemenza non ci mettiamo a ripulirlo e curarlo con attenzione.
Perche' e' come nelle altre cose di tutti i giorni: arriviamo con il fiato corto e l orologio impazzito del tempo insufficiente alle nostre cose; ma possono davvero i nostri impegni essere maggiori del nostro tempo? E da dove la prendiamo questa insolenza di essere migliori di noi stessi?
E' davvero singolare non avere coscienza del nostro preziosissimo e finito tempo fisico.
E quindi la tempesta dei problemi continua a sfiancarci da ogni parte, spesso aumentando di intensita' fino allo svenimento dell' anima ed alla malattia che urla come una sirena.
Un equilibrio che manteniamo nel quotidiano che divora la nostra carne, gia' inquinata e bombardata come credo mai nella storia.
Una spazzatura che ci ritorna in ogni modo dentro, quanto piu' cerchiamo di allontarla dal nostro quartiere, tanto piu' la ritroviamo nel nostro cibo e quindi nel nostro organismo.
Tempesta di relazioni, tempesta di situazioni, tempeste di problemi, tempeste di inquinamento.
Dove troveremo la nostra quiete dopo la tempesta?
Forse le tempeste non finiranno mai.
Possiamo imparare a respirare i problemi ed a ballare con le nostre paure, possiamo schernire ai nostri problemi ricordando che sicuramente un giorno finiranno, ma quel giorno che corrisponde alla nostra morte puo' diventare oggi.
Perche' la tempesta diventa la nostra vita essa stessa.
Smettendola di cercare un domani inesistente, letto in qualche libro, sognato in qualche incubo.
Il domani sara' la copia esatta del nostro oggi: non c'e' futuro.
Se saremo veramente bravi a risolvere i problemi ce ne cadranno addosso di nuovi e di piu' giganteschi, in una danza infinita nella tempesta.
Basta cercare il porto sicuro del benessere e della stoppacciosa serenita'; meglio muoversi nella tempesta di tutti i giorni andando avanti senza mollare maifinche' non ci inghiottira' l'onda gigantesca della tempesa perfetta.


lunedì 1 settembre 2014

Il prossimo medioevo

Ho comprato la raccolta del medioevo di Umberto Eco per scoprire nei secoli bui la luce che sta venendo fuori delle grandezze di quel periodo conosciuto pero' come l'epoca dei secoli bui.
E spero di trovare belle notizie perche' anche se sono a volte ottimista credo che stiamo imboccando un nuovo medioevo.
Credo che dopo qualche anno di speranza in un mondo migliore, che ci hanno propinato mentre si spartivano il potere i grandi gruppi di potere, adesso il velo sta cadendo, la favola e' finita e bisogna immaginare che tutto cambiera' nonostante noi e i nostri ideali.
Se non avessi timore che andiamo verso un mondo peggiore, sarei quasi curioso di quello che sara'.
Ma nonostante i secoli dell illuminismo, dei diritti, dei principi dell'uomo, della democrazia stiamo di nuovo in mano a qualcosa di cui non abbiamo nessun controllo; ammesso che lo abbiamo mai avuto.
Nel mondo antico i sacerdoti avevano il potere di richiamare ed abbonire gli dei divini per dare cibo e salvezza alla popolazione, nei secoli scorsi, i sacerdoti avevano il potere di garantirci una vita immortale in paradiso invece che all inferno.
Ed ora abbiamo dei nuovi sacerdoti che sono la finanza e la tecnologia.
Un mondo governato dai soldi in cui i soldi sono indipendenti dal lavoro, dalla produzione, che girano vorticosi in sistemi finanziari sofisticati ed alieni.
Una tecnologia che da assistente di vita diventa grimaldello delle aziende per penetrare nei nostri vizi, nei nostri pensieri, per esaudire ogni nostro desiderio e stimolare quelli che ancora non ci sono venuti.
Una tecnlogia che non si ripara, che non ha piu' nulla di umano, che si sfiora con un dito ma solo finche' funziona, ma se non funziona, non esiste piu', si butta e si compra una nuova.
Come un automobile dal cofano chiuso in cui giriamo la chiave e parte ma che se si ferma non possiamo far nulla.
Come una malattia che se ci prende andiamo dal sacerdote della medicina che ci da una pillola veloce che risolve, che guarisce.
Tutto senza pensieri, tutto senza domande, tutto senza ricerca, desiderio e soddisfazione, ambizione e competizione, digitale ed analogico.
Interconnessi con i nostri compagni di scuola e lontani dai nostri vicini di casa.
Attenti all immagine ed immuni al contenuto.
Stiamo perdendo i meccanismi, i funzionamenti, non li chiediamo, non li cerchiamo, combattiamo per l effetto senza preoccuparci della causa.
Abbiamo passato i secoli bui della credenza religiosa, abbiamo passato i secoli del progresso e adesso siamo di nuovo al punto di inizio: ignavi del mondo reale, sfuggenti dal mondo interiore, insofferenti ai perche' e concentrati sul fine ultimo, come topi in un labirinto a cercare l'uscita.
Dove le nostre pareti sono della normalita', del conformismo per il terrore ultimo della solitudine, terrore ampliato dal nostro equilibrio senza centro, rotolante sul quotidiano, fino alla fine.