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domenica 14 dicembre 2014

La domenica delle agende

Girovagavo nella libreria sfogliando maniacalmente le agende del prossimo anno.
Cercando ormai da decenni l'agenda perfetta, che poi sarebbe quella che ti scrive gli appuntamenti e te li ricorda, qualcuno ci sta riuscendo con i telefonini.
Ma a me piace comporre la settimana, infatti scelgo sempre le agende con visione settimanale, come un mosaico, incastonando i miei appuntamenti lavorativi e i miei hobby.
E mi rendo conto di una cosa gravissima: sabato e sopratutto domenica sono buttati li' in spazi ristrettissimi.
Come se al di fuori della settimana lavorativa non esistesse nulla!
E allora mi rendo conto che non potro' mai avere una domenica fitta di impegni divertenti se non posso nemmeno metterli in agenda.
Infatti nella domenica e nei fine settimana ci si incastra in tutte quelle cose che non si possono fare durante la settimana: spesa al supermercato, visita parenti, lavoretti domestici e cosi' via... cazzo meglio il lavoro!
Nei paesi anglosassoni la settimana inizia con la domenica ma voglio andare a scoprire un'agenda e vedere se abbiamo tutte le ore segnate e libere come tutti gli altri giorni.
O forse il messaggio e' che visto che tutta la settimana ci sono mille impegni la domenica meglio non avere impegni?...uhm Quindi cade anche l' ultimo alibi che la si lavora per una migliore qualita' del tempo libero come la domenica? Che pero' non viene indicata ne' registrata nella nostra agenda e quindi nella nostra mente e quindi scivola via fra una partita di calcio, parrucchiere e cena al ristorante?
Per non parlare dei compiti a casa dei bambini che vanno a scuola! e che cazzo un'altra volta, ma che anche i giorni dedicati ad altro devono rientrare nell esercizio lavorativo dello studente.
Secondo me stiamo esagerando, l' unico compito che darei ad un mio allievo sarebbe: come organizzare un week end perfetto che realizzi i miei desideri e che possa vivere pienamente come vivrei la mia vita ideale.
Io non so voi, ma forse qualcun altro si ritrova il sabato e la domenica stremato dalla settimana di lavoro e gia' col fiato corto per le imcombenze familiari??
Vacanze, viaggi, feste, eventi, giornate di goliardia pura si possono ancora organizzare? o sono diventate anche quelle un lusso??
Riprendiamoci il tempo libero come un contenitore dei nostri desideri e non come una pausa fra una settimana di lavoro ed un' altra.
Mettiamoci in agenda un sabato ed una domenica bella grande da riempire per bene con tutto quello che ci piace.
La tecnologia ha portato solo dei guadagni strepitosi ai vertici della catena sociale del capitalismo e una beata fava alla maggioranza del mondo.
Con il cellulare trovo solo persone che lavorano e risolvono problemi oltre l'orario di lavoro, ma non ho mai sentito che qualcuno non va al lavoro perche' tanto col cellulare puo' lavorare solo mezza giornata!
Ma davvero non suona strano un po' anche a voi come a me??
Voglio pari dignita' per tutti i giorni della settimana, in special modo quelli in cui posso esprimere qualcosa d'altro oltre all ambito del lavoro.
Io adesso mi faccio sto blog di masturbazioni mentali la domenica, ma voglio fare molto, tanto altro di piu'.


domenica 30 novembre 2014

Here's to you, Nicola and Bart

Morire per mano dello stato assassino.
Succedeva quasi cento anni fa in america e succede oggi in una questura di Roma ad un ragazzo qualsiasi.
Se uno stato, una istituzione, una invenzione dell uomo diventa qualcosa che assume il diritto di uccidere e' come idolatrare un Dio sanguinario.
E' una barbaria al di sopra di ogni barbaria storica perche' perpretata in nome della giustizia e delle regole.
L' anarchia e' diventata una utopia e accettiamo di buon grado che qualcuno ci governi e ci dia le regole in virtu' di un bene comune alquanto immaginario rispetto ad un comportamento violento.
Attenzione vorrei portare alla attenzione di tutti che le liberta' e le regole non sono sempre state esercitate sullo stesso piano e per tutti.
Il nostro caro capitalismo ha dato una grande liberta' alle aziende di generare il profitto e ovviamente l'aumento del profitto ha portato aumento del potere di sopravvivenza delle stesse.
E' elementare ed e' scontato che nel capitalismo le aziende siano libere di esercitare il loro oggetto sociale se questo non arreca danno. Eppure le multinazionali hanno sempre piu' esercitato pressioni ed azioni contrarie al principio della liberta' e del danno in nome del profitto.
A volte sono state condannate, ma di fondo e' accettato un atteggiamento che comporti un legittimo uso di ogni risorsa per potere aumentare il proprio profitto.
E vabbe' e cosi' sia.
Pero' e' alquanto singolare che la stessa liberta' non venga data all essere umano, cioe' a coloro che creano aziende.
Gli esseri umani sono ormai imprigionati in una fitta rete di doveri e di vincoli da cui non si e' avuto nessun beneficio.
L' umanita' non ha avuto nessuno sviluppo prodigioso come lha avuto la scienza e la tecnologia, che sono gli strumenti base delle aziende per aumentare il loro profitto.
Anzi.
Rispetto ad una migliore condizione di salute data sopratutto e solo da una maggiore igiene e non gia' da condizioni di vita migliori null'altro e' sostanzialmente migliorato.
Stessi affanni e stesse melanconie di centinaia e centinaia di generazioni.
Una scala gerarchica ben stabilita in cui la situazione sociale rimane sostanzialmente legata alla nascita, come ai quarti di nobilta' medioevali.
Ci dicono che non siamo in grado di governarci senza poteri esterni alla nostra volonta'.
Ci dicono che l'ordine e la disciplina sono per la salvezza della societa'.
E certo il dubbio che non siamo capaci di governarci ci viene forte quando assistiamo a quello che avviene sugli spalti degli stadi italiani, quando partecipiamo a infuocate riunioni di condominio.
Ma e' ovvio che una qualita' mai esercitata non puo' svilupparsi autonomamente.
Come insegna la storia dell evoluzione, le qualita' che vengono usate e risultano vincenti nella guerra di specie vengono mantenute ed evolute generazione dopo generazione.
E ci troviamo qui ometti ed omuncoli spaventati dal potere che in teoria deve rispondere alle nostre esigenze.
Possiamo abbattere il potere costituito solo da un assunzione di responabilita' civile, civile nel senso piu' etimologico del termine di colto e gentile contrapposto al barbaro che usa il potere a sua discrezione.
E' tempo di battaglie epiche e possiamo farlo oggi stesso, combattendo nel campo di battaglia piu' importante di tutti: la nostra esistenza quotidiana.
Le nostre relazioni, i nostri vicini di scrivania e di casa.
Possiamo scegliere la strada del confronto in cui si innesca una relazione di potere appunto, in cui si esercita il proprio potere o pretendiamo che venga riconosciuto.
Oppure possiamo scegliere la strada della comunione e della gentilezza.
Ormai le questioni personali possono essere affrontate solo con il potere o personale o delle leggi e cosi' facendo perdiamo ogni rapporto umano, quello profondo che fa di noi degli animali straordinari quando trovano la strada della cooperazione, del riconoscimento del vicino, come parte di noi.
Il potere e' un' arma, averlo, esercitarlo, richiamarlo porta inevitabilmente al conflitto.
Ma se deve essere conflitto spostiamo completamente nel nostro comportamento e sconfiggiamo la voglia di potere e di prevaricazione, per una volta soltanto, per qualcosa di poco importante.
Alleniamo il nostro essere all unione reale senza bisogno di leggi e di istituzioni ormai vetrificate e pericolose.
Liberiamoci dei nostri assassini, abbracciando l'assassino che e' in noi ogni istante e che possa andare a dormire senza ulteriore scopo nell esistenza.
Indagini su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto

domenica 23 novembre 2014

Informati e deformati

Un uomo deforme e' generalmente oggetto di imbarazzo e repulsione, tutto cio' che non e' normale viene normalmente rifiutato dalla maggioranza delle persone.
E molto spesso accettiamo quello che e' normale nonostante tutto.
Quindi per far accettare qualcosa dalla maggioranza delle persone basta che diventi normalita' , che sia di uso comune, che venga proposto ed indicato come una via corretta per la propria esistenza.
Si diventa quindi cittadini, credenti, lavoratori senza una reale nuova possibilita' di esistenza.
Anzi anche l'arte e' diventata arte di fare affari ed i migliori artisti sono identificati solo dal prezzo delle loro opere; che poi il prezzo sia dato dalla casa d'aste o dalla galleria, che importa.
Ogni ricchissimo della terra puo' avere un'opera unica dell ingegno umano chiamata arte ma mercificata nel maggiore e piu' definitivo dei modi.
Vengono curati tutti coloro che hanno con la realta' una relazione fuori dal normale.
Vengono imprigionati coloro che non rispettano le regole.
Vengono allontanati tutti coloro che bestemmiano idolatrie.
Vengono impoveriti tutti coloro che cercano una nuova strada sociale.
Insomma meccanismi di potere, meccanismi di controllo dell elite mondiale sono in piena attivita'.
Non si tratta di complottismo ma del piu' elementare meccanismo di sopravvivenza organizzato in modo sapiente da gruppi che agiscono anche in buona fede.
Se tu e 4 amici al bar diventaste domattina presidente della repubblica chi nominereste come ministri?
Sicuramente cercheresti luminari e professionisti ma un bel po' di vostri amici verrebbero con voi.
Quindi che male c'e' che una trentina di supericconi si incontri per decidere come mantere il potere ed anzi non fare in modo che qualche insano comunista o anarchico crei un movimento di massa che possa spostare la produzione, fermarla, bloccarla, cambiarla?
La fabbrica del consenso di Noam Chomsky dice cose che abbiamo visto in decine di film, anzi ci meraviglieremmo che non fosse cosi'.
Ci scandalizziamo di fronte a furti di regime, a prepotenze di lobby farmaceutiche e ci indigniamo quando non vengono rispettati i diritti elementari ma iniziamo ad accettare purtroppo che il potere eserciti la sua sopravvivenza ed e' ormai chiaro che la sua capacita' di sopravivvere non corrisponde piu' al nostro benessere, anzi un eccessivo benessere sviluppa un pericolo senso critico che non e' funzionale alle iniziative dei pochi.
Eppure cerchiamo ancora di difendere il nostro orticello mentre all orizzonte si sta avvicinando una tempesta mostruosa che spazzera' ogni nostra certezza civile.
Corriamo a nascondere i nostri gioielli ed a cercare di passare invisibili ai problemi di una societa' che sta mostrando il suo volto machiavellico di averci protetto a nostre spese e non gia' come un mandato avuto ma con un debito che adesso ci viene chiesto di pagare, ma di pagare a chi?? Una volta lo stato eravamo noi e la ricchezza era di tutti, adesso, improvvisamente lo stato e' pieno di debiti ed invece questi non sono piu' i nostri ma di qualcun altro! Ma chi cazzo si mette in tasca questi soldi di schiavitu' moderna?????
E' un momento ancora piu' pericoloso perche' l informazione che e' nel pieno controllo del potere lascia passare le minacce in corso ma senza un reale pathos di risveglio delle coscienze, anzi e' un lavaggio del cervello per una accettazione di uno stato di cose prossimo ed inevitabile.
Anche io non faro', forse, la rivoluzione finche' riusciro' ad evitare grossi problemi ma anche io sto difendendo l orto da una tempesta tremenda.
Ci stiamo deformando ad una realta' peggiore, lontana da quella dei nostri sogni, dei nostri ideali.
Ad oggi non possiamo nascere senza essere censiti, non possiamo morire per nostra scelta, non possiamo essere seppeliti dove vogliamo, non possiamo amare chi vogliamo ed essere accettati, non possiamo evitare di lavorare, non possiamo evitare di essere allacciati alla corrente elettrica anche se possiamo generarla autonomamente, dobbiamo pagare per il suolo in cui viviamo, per l'acqua, per la spazzatura, per ogni nostro gesto. E crediamo che questo sia giusto... siamo informati o deformati?

martedì 11 novembre 2014

Rimetti a noi i nostri debiti

Cosi' come noi li rimettiamo ai nostri debitori ed ai nostri genitori.
Cresciamo con mille ferite della vita che lacerano sempre lo stesso punto in cui una volta da bambini i nostri genitori hanno fatto qualcosa che ci ha condizionato tutta la vita.
Perdoniamo i nostri genitori perche' essi sbagliano ma non sanno cosa fanno.
Follia delirante e' riconoscere le nostre colpe dai nostri genitori.
Noi abbiamo un debito con loro e negarlo o ribaltarlo come un nostro debito e' solo una macchinazione mentale, una manipolazione della realta' che da l'ombra al nostro io e quindi sua consistenza.
Abbiamo amato o odiato i nostri genitori in modo prevalente in base alle loro manchevolezze di esseri umani ma adesso richiamando la loro colpa stiamo trasmettendo a loro i nostri limiti.
Rimettiamo anche il debito della vita, dell' esempio incompleto, del punto di vista diverso e col quale opporsi o crescere insieme, rimettiamo l'atto di amore, di una scarica energetica che ha dato il via al nostro sistema personale che difendiamo con tanto orgoglio.
Ma siamo qualcosa di piu' della somma di tutte le parti che ci hanno creato ed e' questo il nostro debito.
E se vogliamo accusare i nostri genitori delle nostre manchevolezze facciamolo pure ma cosi' facendo rinneghiamo il nostro percorso di crescita, perche' per diventare adulti dobbiamo essere stati figli.
Possiamo essere stati orfani ma in quel caso siamo stati figli di qualcuno o qualche organizzazione.
Siamo cresciuti nella misura in cui abbiamo accettato il nostro ruolo di figli.
Abbiamo ucciso e scopato i nostri genitori mille volte, erano il nostro metro della vita misteriosa che germogliava in un mondo intorno a noi sempre piu' complesso come quello interiore.
Abbiamo riconosciuto il dolore e la sofferenza e la vogliamo allontanare da noi come parte sbagliata ed inutile eppure e' proprio dagli escrementi che nasce la nuova vita.
Se vogliamo eliminare una parte di noi dobbiamo eliminare anche l'altra parte, quella sana.
Perche' se eliminiamo una parte senza averne capito la completezza essa si presentera' ancora.
Possiamo essere sicuri il giorno del nostro matrimonio o con il primo milione di dollari ma dura una folata di vento. Non saremo mai sicuri come il lupo della steppa che vaga affamato ma senza insicurezze.
Cerchiamo il nostro equilibrio buttando le nostre zavorre e ritrovandoci poi nel nulla idealizzato o in un manierismo copiato da qualche spot pubblicitario.
Salutiamo i nostri genitori, sono un terreno su cui siamo germogliati a cui apparteniamo in ogni caso, ma non possiamo mai abbandonarlo, essi sono in noi, il dolore del nostro rapporto con loro diventa il dolore del nostro rapporto con noi stessi.
Siamo perennemente affamati di amore senza per questo avere la sensibilita' di riconoscerlo, senza avere l ardore di apprezzarlo, senza avere i mezzi per sentirsi innamorati ogni giorno della vita stessa.
Siamo affamati perche' cerchiamo la luce continuando ad avere gli occhi chiusi.
E quindi cancelliamo i momenti belli e incorniciamo le tragedie e queste diventano significative del nostro io e noi diventiamo significativi nella sfiga e nella lotta alla sfiga.
Disegnamo l'amore che per un attimo i nostri genitori hanno avuto per dare il via alla nostra vita.
Annusiamo i momenti di serenita' casalinga di una domenica pomeriggio un po' noiosa.
Assaporiamo le immagini eroiche dei nostri genitori.
Possiamo diventare noi i genitori di noi stessi ma prima abbiamo il compito piu' difficile: quello di essere figli di se stessi, di accettare il cordone che ci lega al passato familiare, di seccarlo e portarlo con noi come portafortuna.
Le regole assurde, le feste noiose, i parenti viscidi, i fratelli prepotenti, i padri assenti, le madri soffocanti sono tutti i personaggi del nostro mondo che hanno forgiato la materia chiamata Io.
Ringraziamo questi autori sgraziati e continuiamo l'opera ma solo dopo averla veramente ammirata come opera darte della vita dell uomo e della natura.
Figli di una energia di vita, di essere umani, di una natura inarrestabile.
Finalmente liberi di accettare gli insegnamenti senza bisogno di capricci per esprimere qualcosa di nuovo.
Ma assaporando la tradizione e spiando per il tradimento. Figli che crescono hanno una tradizione da tradire ma prima devono riconoscerla come facente parte di loro e non solo del mondo esterno ma del loro universo.
In nome del padre del figlio e dello spirito santo, amen.

domenica 26 ottobre 2014

Piccole vittorie crescono

Quando si decide di partecipare a qualche corso o lezione ci innamoriamo dei momenti di estrema chiarezza con cui i nostri maestri d'aula ci svolgono una dimostrazione empirica di pricipi e regole che hanno scoperto e poi applicato con immediato successo.
Poi torniamo a casa e le regole semplici non riusciamo a replicarle. I momenti in cui applicare le regole per trovare le soluzioni sono sfuggenti o uniti con altre variabili a noi sconosciute.
Insomma tutta la sicurezza del progresso mentale ottenuto durante il corso svanisce lentamente nelle piccole sconfitte quotidiane patite per ricercare la grande svolta improssiva nella quotidianieta'.
In verita' qualcuno definisce il coraggio la somma della chiarezza e della confidenza.
Quante volte possiamo quindi essere coraggiosi? Quante occasioni abbiamo di trovarci in una situazione pefettamente chiara e di cui siamo in piena confidenza? Uhm difficile.
Ci rifugiamo nella prudenza e nell'attesa della nuova informazione, situazione, maestro o chissa' cosaltro.
Eppure dal maestro di Michelangelo in poi una delle regole dell'apprendimento e' stata quella della ripetizione ad oltranza.
Secondo i piu' recenti studi bastano, ad esempio, 21 (o 27) ripetizioni di una nuova abitudine per poter farla diventare nostra.
In verita' non lo so, non sono riuscito spesso a superare questa soglia del 21 o del 27 e quindi ho sempre desistito dal riprovarci, sbagliando.
Il processo di volonta' spesso si immagina come un processo eroico in cui si ha una forza talmente grande da poter superare ogni prova. Ma questa e' una trappola, e' come dire: quando avro' tanti soldi raro' ricco.
Ma questa, come la chiama Brizzi, e' sodomia psicologia perpretata da qualcuno che detiene il potere e dalla maggioranza per ignoranza.
Come si puo' immaginare di avere i soldi se non si e' ricchi?
Come si puo' pensare di essere forti se non dopo aver superato prove erculee?
Come si fa a sapere qualcosa senza averla prima fatta?
Provo a spiegarmi meglio: spesso nelle agende e nei programmi si hanno grandiosi intenzioni per i prossimi mesi o prossimo anno ma quasi mai si ha un piano per i prossimi anni o un decennio.
Ci si aspetta insomma un balzo facilitatore ai nostri sogni e desideri.
Si confonde spesso la scienza quantistica come una scorciatoia per il mondo materiale e applicando il nostro pensiero a risolvere la materia con qualche magia.
Non mi risulta che sia cosi'.
Anzi il contrario, la strada che porta alla felicita', illuminazione, ricchezza e' spesso lenta e faticosa, anche se anche qui, dal punto di vista alchemico, ci sono indicazioni di una strada lenta ed una veloce.
In ogni caso bisogna andare nella direzione giusta e la direzione giusta non e' misurata dai risultati che magari sono proprio ad un passo dopo aver desistito.
La direzione giusta si misura dalle piccole vittorie.
Non si puo' pensare di sposare un attore, attrice di hollywood restando chiusi dentro casa.
Cioe' possiamo pensare di trovare un collegamento a qualcuno che ci interessa tramite internet e la regola dei sei gradi di separazione ma in quel caso usiamo la rete e siamo fortemente collegati e nel mondo, anche se solo virtuale.
Non possiamo pensare di diventare ricchi se prima non riusciamo a risolvere il problema delle bollette.
E quindi non c'e' bisogno della lotteria ma c'e' bisogno di risolvere i piccoli problemi, se siamo bravi risolveremo questioni sempre piu' impegnative, se invece non risolviamo i piccoli problemi inutile di continuare in quella strada o strategia ma guardiamo dove sono le nostre energie o dove impegnarle.
Ma questo solo con la costanza dell azione e la polarizzazione del pensiero, ovvero una idea fissa che guida le nostre giornate verso un esercizio di volonta' ed attenzione continua.
Tenta fallisci e riprova fino al successo, e poi di nuovo, ogni maledetto centimetro.
Non si puo' usare l'immaginazione da sola per creare il nostro mondo ideale ma bisogna che ci sia la ripetizione e la costanza e la direzione e la raccolta delle piccole vittorie della nostra volonta'.
Man mano aumentera' la chiarezza e la confidenza in quello che facciamo ed aumentera' quindi il nostro coraggio che fara' aumentare la soglia dei nostri obiettivi.
Inizia ad elencare i tuoi successi gia' avuti ogni mattina e fatti le seguenti domande:
Di cosa sono grato oggi?Cosa devo fare oggi obbligatoriamente? e cosa mi ecciterebbe oggi? Posso fare entrambe le cose? Posso organizzarmi per farle? Posso farle diventare la stessa cosa?
Non c'e' bisogno di essere uomini di azione e uomini di pensiero, sono la stessa cosa su due livelli diversi, se vogliamo operare nel mondo materiale abbiamo bisogno dell azione, della forma del pensiero, se vogliamo astrarre il nostro mondo dal materiale basta il pensiero ma allenare e rafforzare il pensiero e' un esercizio molto difficile di cui la strada maestra e' la meditazione e la gestione delle nostre emozioni e delle nostre ossessioni e pensieri negativi e delle voci interiori, insomma di tutto il nostro enorme mondo interiore.
Per esperienza i due mondi sono lo stesso e se non abbiamo il controllo e la gestione del nostro io difficilmente possiamo gestire le nostre azioni e le interazioni col mondo materiale.
C'e' tanto da lavorare, per intenderci noi stessi siamo l'officina alchmica, come dice il buon Stefano Brizzi,
e abbiamo tanto da fare, iniziamo con le cose semplici e prendiamoci le piccole vittorie in continuazione e sempre di piu' fino a farle diventare le grandi imprese.
Comunque non cosiderare il punto di arrivo, ovvero immaginalo ma tieni ben presente il punto di partenza, solo cosi' riconoscerai le piccole vittorie.

domenica 19 ottobre 2014

Laurea in televisione e social

Quando si decide un corso di laurea, in genere si identificano i programmi e le ore di lezione e di studio presunte per quella determinata materia e poi si verifica con l' esaminatore che il tempo e le risorse impegnate hanno prodotte una nuova informazione in noi, una formazione organizzata del sapere.
Tempo fa ho conosciuto una ragazza che mi ha detto:"Sai, io sono una esperta in internet, pensa ci passo almeno 4, 5 ore al giorno."
Confondendo secondo me completamente la informazione con la passiva fruizione di servizi online.
Tanto per fare un' esempio e' come se ai tempi di Mike Bongiorno si diventava dei mostri di cultura seguendo i quiz in televisione.
O meglio si poteva diventare esperti del tg1 tg2 solo vedendolo tutte le sere per anni ed anni, subendo passivamente le notizie ed il loro confezionamento senza interrogarsi sulla struttura.
Come sei io ogni mattina che prendo l'autobus per andare al lavoro diventassi esperto di trasporto pubblico.
Insomma quante migliaia di ore, di giorni, di anni sacrifichiamo ai nostri impulsi di ricerca, di routine, di abitudini in cui siamo e viviamo in fondo come in una realta' opaca?
Ovvero una realta' che ci circonda ma di cui non apprendiamo nulla perche' velata e di nulla reale relazione se non qualche piccolo sommovimento emotivo che appena diventa piu' importante improvvisamente colora tutta la nostra giornata:"sapessi oggi che mi e' successo sull autobus! c'era uno che....".
Insomma quando ci risvegliamo dal sonno perenne in cui ci mettiamo da soli con l'alibi del riposo, dell' obbligo e della depressione come male del secolo e quindi ampiamente accettato e condiviso dalle migliori case farmaceutiche.
Stiamo perdendo tempo! Stiamo regalando qualcosa di prezioso ed unico ed eccezionale come il nostro tempo!
E passi che gia' lo regaliamo per un lavoro, perche' seno' non si campa ma se regaliamo anche il tempo libero siamo proprio dei coglioni.
Io vorrei urlare a me stesso di essere sempre presente, presente a me stesso, di ricordarmi che io sono vivo, che merito di vivere ogni istante come attimi di eternita' pure se sono schiacciato in quella metropolitana puzzolente.
Vorrei strizzare gli occhi e vedere attentamente quello che c'e' dentro lo schermo del televisore e togliere l'audio e cercare di capire cosa stanno dicendo, vedere le facce che cosa esprimono o cosa nascondono.
Guardare la cornice del mio televisore e posare gli occhi intorno, liberi di andare intorno nel mondo.
Sentiamo la musica, cantiamo, disegnamo, leggiamo, telefoniamo (con voce) a vecchi e nuovi amici,
Prendiamo una nuova agenda e segnamo il tempo che passiamo ogni giorno davanti la tv e navighiamo nei social e sommiamo i minuti e le ore e chiediamoci in fondo se e' giusto che ci riposiamo, se poi ci divertiamo cosi' tant da dedicarci tutto sto tempo.
Io proporrei di istituire almeno una laurea ad honorem per l'impegno passivo del tempo libero in tv e social.
Tutti iscritti dopo test di ammissione:
1.numero amici su facebook
2.media di ilike su ogni post
3. almeno 5 partecipanti al grande fratello (al Maurizio Costanzo show per gli over 40)
4 etc etc...
Attenzione non voglio dire che faccio meglio io a scrivere questo pseudoblog; dico che fa meglio chiunque usi il suo tempo in modo attivo, ricordando che siamo in una clessidra che non si puo' girare e che se anche questa cosa fa venire un po' di ansia vorrei facesse venire, a me in primis, un bel po' di pepe al culo per esplodere ad un nuovo livello di vita in cui ogni schermo sia guardato attentamento proprio intorno alla cornice mettendo a fuoco con gli occhi quello che c'e' fuori dall allucinazione dell'impulso alla passivita' serena: i nostri desideri.

domenica 5 ottobre 2014

La commedia umana

Mi sono ripromesso di leggere l'opera di Balzac che nell insieme ricco dei suoi romanzi di narrativa e filosofia si chiamano la commedia umana e pare che la caratteristica sia la conoscenza dei personaggi e poi la ricerca delle cause delle loro azioni e situazioni e poi i principi che li governano.
Insomma una retrospettiva che vorrei fare anche io adesso perche' sto assumendo che noi siamo la nostra storia. In verita' piu' che la nostra storia siamo la memoria che noi abbiamo della nostra storia e sappiamo che la mente tende a cancellare episodi e momenti che riteniamo poco significativi ed invece rimane vivida e piena di dettagli quegli episodi che hanno smosso le nostre emozioni e sopratutto che emozionandoci hanno formato la nostra identita'. Si perche' in fondo non possiamo essere altri che quello che ci e' successo, o meglio quello che abbiamo vissuto, o meglio quello che ricordiamo che abbiamo vissuto.
Ma ho anche un'altra idea che la memoria non sia altro che l'immaginazione che si confonde.
Spesso usiamo la memoria per il passato e l'immaginazione per il futuro; per un futuro possibile od impossibile. La divisione fra possibile ed impossibile e' l' idea di noi stessi: la nostra identita' e le regole che ci siamo dati sul mondo e sul nostro rapporto con esso.
Vorrei tirare un sospiro di soddisfazione al pensiero di essere quello che sono anche se a volte non sono colui che immagino vorrei essere...
Se voglio immaginare di essere qualcuno diverso da quello che sono devo riscrivere la mia memoria, come un nuovo romando ma vorrei fare un inchino ed un applauso ad ognuno di noi che e' quello che e' e che a volte pensa di non poter mai diventare nessun altro.
Siamo un po' cinici ma Gurdjeff ci definirebbe degli Obyvatel:
"Coloro che sono sulla via oggettiva vivono semplicemente nella vita. Sono quel che si dice brava gente. Per essi non vi è alcun bisogno di metodi o sistemi particolari; basandosi su sistemi intellettuali e religiosi ordinari, sulla morale ordinaria, essi vivono secondo la loro coscienza.
Non fanno necessariamente molto bene, ma non fanno alcun male. Si tratta talvolta di persone molto semplici e senza una particolare educazione, ma che comprendono molto bene la vita, hanno una giusta valutazione delle cose e un giusto punto di vista. Sia ben chiaro, essi si perfezionano ed evolvono. Solo che la loro via può essere molto lunga con molte ripetizioni non necessarie.

[...]Si dimentica sovente che molte persone, incapaci di organizzare la propria vita e troppo deboli per lottare per dominarla, sognano le vie o ciò che essi considerano come vie, perché si immaginano che sarà per loro più facile della vita, trovando in un certo modo una giustificazione alla loro debolezza e al loro eterno difetto di adattamento. Chi fosse capace di essere un buon obyvatel, sarebbe certamente più utile, dal punto di vista della via, di un 'vagabondo' che si immagina di essergli superiore.
Do il nome di 'Vagabondi' a tutti i componenti della sedicente 'intellighentsia': artisti, poeti, tutti i 'morti di fame' in generale, che disprezzano l’obyvatel e al tempo stesso sarebbero incapaci di esistere senza di lui. La capacità di orientarsi nella vita è, dal punto di vista del lavoro, una delle qualità più utili.
Un buon obyvatel è di levatura tale da far vivere con il proprio lavoro almeno una ventina di persone.
Cosa può allora valere un uomo che non è capace di fare altrettanto?.

[...]Quando dico che un obyvatel è più serio di un 'vagabondo' o di un 'lunatico', intendo dire che un obyvatel, abituato a maneggiare valori reali, valuta le possibilità delle 'vie', le possibilità di 'liberazione' e di 'salvezza' meglio e più velocemente di un uomo che per tutta la sua vita è prigioniero del solito cerchio di valori immaginari, di interessi immaginari e di possibilità immaginarie.
Per l’obyvatel, quelli che vivono di illusioni e soprattutto con l'illusione di essere capaci di fare qualche cosa, non sono seri. L’obyvatel sa che essi non fanno altro che ingannare la gente che è loro intorno, promettendo Dio sa cosa, mentre in realtà stanno solo sistemando le loro piccole faccende, o molto peggio, pensa che sono dei lunatici, gente che è sempre pronta a credere tutto quanto vien loro detto".Da Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto, P.D.Ouspenky
Possiamo diventare chi vogliamo in fondo ma prima abbiamo il compito del primo compito: imparare a vivere. Arte difficile ed a volte noiosa ma necessaria per poter poi andare oltre la nostra memoria, oltre la nostra immaginazione, oltre il nostro futuro.
Bisogna risolvere la materia nella materia per poterla poi risolvere ad un nuovo livello, ovvero prima di diventare qualcuno o qualcosa, di creare, impariamo a camminare nel mondo, abbracciamo la nostra coscienza che e' il nostro mondo, accettiamo la prigionia della realta' ed organizziamoci prima, poi andremo oltre.